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Trento

Maffioletti e CCDU assolti. La cooperativa Lilium fallita

 
Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. 

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Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. 
 
Con queste parole il giudice per le indagini preliminari ha cassato la richiesta del pubblico ministero di iniziare un processo contro alcuni membri del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus e l’allora consigliere comunale Gabriella Maffioletti, a seguito della denuncia presentata da Vittorio Lupinetti – in proprio e quale Presidente del Consiglio di Amministrazione Legale Rappresentante della Lilium – nel novembre del 2012. Mentre il CCDU, difeso dall’avvocato Pilerio Plastina del Foro di Milano, è stato assolto, apprendiamo invece che la Lilium è stata soggetta a procedura fallimentare, nello scorso mese di gennaio 2015.
 
Sono davvero soddisfatta del giudizio espresso ieri nella giurisdizione di Chieti netto e inconfutabile sulle gravissime accuse mosse nei confronti dei componenti del CCDU e della sottoscritta, – dichiara Gabriella Maffioletti – all'epoca consigliere comunale di Trento e delegata regionale di ADIANTUM, nell'ambito del rito per le indagini preliminari che ci ha visti vittoriosi dopo tre lunghi anni di patimenti e di ingiuste preoccupazioni.
 
Questa assoluzione piena in una fase di dibattimento mi ha confortato sul valore che la giustizia terrena acquista quando ricerca la verità attraverso i suoi Autorevoli rappresentanti come in questo caso ha fatto il giudice che aveva acquisito il nostro fascicolo e come purtroppo non sempre accade! Essere accusati di reati come la calunnia e la diffamazione per il solo fatto di avere illustrato in un esposto le condizioni di precarietà abitative trovate nel Centro di accoglienza visitato quel 6 settembre 2012 e lo stato di degenza in cui giacevano i minori ospitati nella struttura per un processo di recupero mentale era un'onta e un affronto davvero spropositato. Ora la struttura è chiusa e noi siamo certi di avere contribuito a rendere giustizia a molti ragazzi! Questa vicenda ci permette di analizzare alcuni principi fondamentali.
 
Innanzitutto segnalo come sia di per sé sbagliato non dotarsi sul nostro territorio di strutture indicate alla mission statutaria per cui queste strutture vengono ideate e costruite dato che dovrebbe essere compito del governo locale ricercare per la propria comunità la migliore offerta residenziale e sanitaria, con i migliori standard abitativi e riabilitativi a beneficio dell'utenza a cui le stesse rivolgono i loro servizi invece vediamo attraverso queste situazioni che così non è. E alle istanze documentali e verbali prodotte all'epoca, altre voci in seguito hanno iniziato a essere in linea ed in accordo di intenti e di progettazioni. Ricordo anche che nel caso in esame noi avevamo due ragazzi ospitati presso la cooperativa Lilium con un costo giornaliero pari a 350,00 euro al giorno! Non posso infine non indirizzare il mio pensiero a quei giovani che erano stati alloggiati lì dentro per anni. Sono felice per loro e a loro corre il mio pensiero di rinascita e di riscatto in questo momento per me di immensa gioia e trionfo!”
 
Sulla Lilium, alla fine del 2012, proprio a seguito degli esposti del CCDU era stato disposto un accertamento affidato ai NAS che, in sintesi, aveva riscontrato, Gravissimi reati come esercizio di attività sanitaria senza autorizzazione (art. 110 C.P. e 193 T.U. LL.SS.); falso ideologico (artt. 110-483 C.P.); truffa in danno di Enti Pubblici (artt. 110-640, secondo comma, C.P.).
 
In buona sostanza, da questi accertamenti era risultato che la Lilium operava del tutto abusivamente perché, priva delle necessarie autorizzazioni sanitarie, aveva presentato documentazione ideologicamente falsa e, per l’effetto, frodava, incamerando cospicue rette, gli enti pubblici che mandavano i ragazzi perché venissero curati.
 
In seguito, come riferito dal quotidiano Il Centro nell’articolo del 7 gennaio 2014, veniva emessa un’ordinanza il 21 dicembre 2012 con la quale si intimava la cessazione dell'attività sanitaria esercitata in via Verdi. La Lilium presentava quindi ricorso che veniva respinto dal TAR. Come riferisce Il Centro: “Nell’ottobre 2012 la ASL ha informato il Comune che la Lilium non è in possesso dell’autorizzazione sanitaria predefinitiva e le domande per ottenere quella definitiva non possono essere accolte. A sua volta la Regione ha chiarito che la società non era iscritta all’albo, dove compariva ancora la Cearpes. La Lilium, che risulterebbe in possesso solo di autorizzazioni per servizi alla persona, rilasciate dal Comune nel 2007, non potrebbe beneficiare delle norme sulle strutture sanitarie.”
 
Come facilmente riscontrabile sul sito www.fallimentichieti.com, la Lilium Scarl di Via Verdi 18 – 66020 – San Giovanni Teatino (CH), partita Iva 02081170694 è soggetta a procedura di fallimento dichiarata il 13/01/2015, numero 1/2015, con curatore l’avv. Maria Rita Arabella Tenaglia. Ricordiamo ai lettori che la LILIUM è una germinazione – stessa struttura, stesse persone – della Coop. CEARPES, fallita alcuni anni fa.
 
Giova descrivere dettagliatamente tutta la vicenda, per permettere ai lettori di comprenderla appieno.
 
L’11 ottobre 2012, Silvio De Fanti, vicepresidente del CCDU, Paolo Roat e Campidell Peter, membri del CCDU, e l’allora consigliere comunale Gabriella Maffioletti, avevano depositato in Procura un esposto che in seguito aveva dato luogo al procedimento oggi conclusosi positivamente per il CCDU e la Maffioletti.
 
Tutto era partito dal fatto che durante un tavolo informativo tenuto dalla ONLUS (CCDU) a Trento nel novembre 2011 sugli abusi di psicofarmaci sui minori, si era avvicinata una signora di Trento per segnalare la storia di suo nipote a Paolo Roat, membro del CCDU.
 
La signora informava il CCDU che il nipote, sul quale esercitava potestà genitoriale era stato mandato, a motivo del suo carattere ribelle, con provvedimento del Tribunale per i minorenni, presso la Cooperativa LILIUM di San Giovanni Teatino. Recatisi, lei e il marito, a fargli visita, erano rimasti sconvolti da quanto avevano potuto vedere presso la LILIUM, tanto che avevano subito portato via il ragazzo.
 
Purtroppo, continuava a raccontare la signora, il Tribunale per i Minorenni confermava il provvedimento di ricovero e sospendeva la loro potestà genitoriale. Poco dopo il nipote era scappato assieme ad altro ricoverato ed aveva fatto perdere le sue tracce per alcuni giorni, fino a quando non si era presentato assieme all’amico a casa sua a Padova. La nonna faceva presente di avere presentato dei reclami contro la LILIUM e che il soggiorno del nipote presso questa cooperativa aveva lasciato un segno indelebile nel ragazzo, come successivamente confermato dalla dottoressa che lo aveva preso in cura.
 
Nel gennaio del 2012 Il CCDU viene contattato da un’altra signora, mamma di una minore ricoverata presso la cooperativa LILIUM. La signora riferisce che durante questo ricovero la figlia era stata soggetta a molestie sessuali da parte di un infermiere. Inoltre, riferiva pure che nel marzo 2012, mentre ancora la figlia era presso la LILIUM, i medici di questa struttura le avevano somministrato la pillola del giorno dopo, poiché aveva avuto rapporti con altro ricoverato. Riferiva ancora che, non solo i responsabili della LILIUM erano a conoscenza del fatto, ma che in qualche modo erano stati consenzienti ed addirittura proclivi a favorirne gli incontri. 
 
Tra il marzo e l’aprile 2012 giungono altre segnalazioni di ex ospiti della LILIUM, di allarmante gravità, secondo le quali presso questa struttura circolasse sia della vodka che della droga. 
 
Nel luglio successivo, l’Avvocato Francesco Miraglia deposita alla Procura di Chieti un esposto relativo proprio alla circolazione di droga e alcool nella comunità supportato da quanto dichiarato da un ex ospite al suo medico curante, il Dr. Paolo Cioni, psichiatra di Firenze. Il medico aveva appreso dal ragazzo che all’interno della LILIUM “circolavano droga e alcool.” Ed anche che “Gli educatori ci portavano a comprarla al Parco Florida, vicino a Pescara”; faceva anche il nome dell’operatore che aveva permesso a lui l’acquisto. 
 
Ancora, il 4 luglio 2012, il “Messaggero Veneto”, riportava notizia di un ragazzino di 13 anni di Udine picchiato dagli operatori, oltreché legato al letto per periodi di tempo molto lunghi. Contemporaneamente, venivamo quindi a conoscenza del fatto che la Coop. LILIUM altro non era che una germinazione – stessa struttura, stesse persone – della Coop. CEARPES, fallita a seguito del fatto che il Tribunale dei Minorenni di Pescara le aveva revocato tutti gli incarichi. Ulteriore articolo di allarme, dal titolo “Pescara : abusi in comunità, minori legati a letto e violentati” era apparso su Il Manifesto relativamente alla gestione CEARPES, come avevamo potuto reperire in internet. Queste notizie ci venivano confermate da quanto potevamo leggere in un articolo pubblicato sul periodico online “Abruzzo24ore”.
 
In seguito nel 2014 i dipendenti della cooperativa «Cearpes», tratti a giudizio per quanto avveniva nel loro centro, sono stati assolti dopo nove anni di indagini e processi. Come riferisce il quotidiano Il Centro nell’articolo del 18 gennaio 2014, la cooperativa “non era un lager dove quei ragazzi, venuti in Abruzzo anche da Bolzano e da tante altre parti d’Italia, ricoverati nel centro anche su ordine del giudice per i minori, venivano storditi con i farmaci, legati con le corde al letto, segregati e costretti a subire violenze psicologiche.
 
O meglio: se ciò è davvero accaduto non c’erano altri modi di cura, non esistevano terapie d’urto alternative, se non quella dei farmaci e dei letti di contenzione. Quei 32 operatori, in poche parole, erano mossi da uno stato di necessità.”. 
 
Qui vorremmo inserire una nota. Ricordiamo ai lettori che si parla di ragazzi minorenni pesantemente sedati e legati ai letti. 
Forse non ci sono riscontri penali, anche se dall’articolo prima richiamato che illustra l’assoluzione degli operatori, si capisce bene che questa è intervenuta grazie ad una scriminante costituita dallo stato di necessità. Ciò vuol dire che il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un illecito penale, e solo dopo questo riconoscimento, ha applicato la causa di esenzione. 
 
Sull'argomento il CCDU è chiaro, «ci permettiamo di dissentire sulla correttezza di certe procedure nei confronti di ragazzi di quell’età. Sfortunatamente ci sono alcuni psichiatri che concordano con questi trattamenti, a nostro avviso, invasivi e degradanti, sebbene strutture d’eccellenza come ad esempio la Casa Basaglia di Merano e molte altre, abbiano dimostrato definitivamente come non sia assolutamente necessario ricorrere alla contenzione neppure degli adulti. Inoltre nel 20% degli SPDC “a porte aperte” si dimostra quotidianamente che neppure la segregazione è necessaria. Ciò detto, pare proprio il caso di ripensare queste strutture psichiatriche ad alto contenimento per minori. E anche per gli adulti». 
 
Tornando alla cronaca della vicenda, il 7 di agosto 2012, l’Onorevole Rita Bernardini del Partito Democratico, assieme ad altri suoi cinque Colleghi, aveva presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia e a quello delle Politiche Sociali. In questo atto, venivano enunciate circostanze allarmanti relative alla Lilium e cioè: che in data 30 luglio e 1° agosto 2012 la stampa riportava diverse segnalazioni aventi ad oggetto la cooperativa Lilium; che alcuni siti di notizie online trentini e abruzzesi, TrentoToday, TrentinoLibero, ChietiToday, Abruzzo24ore e il quotidiano abruzzese Il Centro, pubblicavano la notizia che i gestori e gli amministratori della comunità in oggetto erano stati denunciati presso la Procura di Chieti; che gli stessi media davano notizia di un’altra denuncia rivolta ai gestori e/o amministratori della cooperativa Lilium per avere omesso di denunciare una molestia sessuale praticata da un infermiere del Centro verso una ragazza minorenne ospite della comunità, pure essendone a conoscenza, poiché avevano invitato la ragazza a sporgere denuncia, cosa che la minore si era rifiutata di fare; sempre i media riferiscono di altri abusi praticati nel Centro e in particolare veniva riportato di alcuni ospiti che avevano scritto di ragazzi e ragazze legati al letto e chiusi in stanza per ore ed ore, di problemi di sicurezza con ragazzi che si scambiavano psicofarmaci e di droghe circolanti nella struttura, infine, di condizioni insopportabili che spingevano i ragazzi a tentare la fuga; che la Comunità Lilium era già salita all’onore delle cronache per un servizio del TGR Trentino Alto Adige di Rai 3 che dava conto della minore molestata dall’infermiere, di un ragazzino di soli 13 anni picchiato dagli operatori, di un ragazzo di 15 anni deceduto dopo solo cinque ore di permanenza nella comunità Lilium; che la Commissione governativa per l’Infanzia e l’Adolescenza si era già occupata della struttura Lilium su denuncia dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie.
 
La gravità del contenuto della parte narrativa della ricordata interrogazione parlamentare, rende, a tutto tondo, il quadro dell’allarmante situazione che la Lilium aveva certamente creato in quel momento nel Paese.
 
A seguito dell’interrogazione parlamentare dell’Onorevole Bernardini ai Ministri competenti, sopra riassunta, la dirigenza della LILIUM invita il CCDU a visitare la struttura, al chiaro scopo di uscire allo scoperto e tentare di convincere tutti che, contrariamente a tutto quanto appreso dai diretti interessati e da testate di riconosciuta autorevolezza e, per questo, divenuto di dominio pubblico, si trattasse di idoneo luogo di cura per adolescenti affetti da disturbi della personalità o da vere e proprie malattie mentali. 
 
Ma durante la visita dei vertici del CCDU alla struttura, avvenuta il 6 settembre 2012, emerge che gli allarmi dettagliatamente riportati, obiettivamente, per il loro numero e per la loro sostanza, erano fondati. 
 
Da quel momento parte la denuncia alla procura da parte del CCDU nei confronti della cooperativa Lilium, che però reagisce denuncianto il CCDU per calunnia
 
«Oggi, – spiegano i vertici del CCDU – siamo soddisfatti della decisione del giudice che pone fine a una vicenda paradossale in cui ci trovavamo ad essere imputati addirittura di calunnia, per aver semplicemente fatto il nostro dovere di denuncia a tutela di ragazzini minorenni e indifesi. Ora, vorremo portare l’attenzione dei cittadini e dei legislatori su queste comunità psichiatriche ad alto contenimento. Riteniamo che debbano essere ripensate integralmente. Il solo pensiero che attualmente ci siano ragazzi chiusi a chiave in una struttura, pesantemente sedati e legati al letto da psichiatri che ritengono che “non ci siano altri modi di cura e che non esistono terapie d’urto alternative, se non quelle dei farmaci e dei letti di contenzione” ci fa rabbrividire. Purtroppo siamo a conoscenza di altre strutture in cui si utilizzano regolamenti e protocolli che a nostro avviso violano i diritti umani dei ragazzi. Noi ci battiamo perché non siano più tollerati, in una società che voglia avere i caratteri per definirsi, civile. Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus»
 
Nella foto la conferenza stampa tenuta dopo l'assoluzione, presenti Gabriella Maffioletti, Silvio De Fanti e Paolo Roat {facebookpopup}

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Trento

La trentina Energy fornisce al mercato ortofrutticolo di Bologna il sistema di accumulo e scambio sul posto industriale più grande d’Italia

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Il mercato ortofrutticolo di Bologna si fa green e si dota del più grande impianto di storage per autoconsumo industriale d’Italia.

A fornirlo, in cordata con altre imprese del settore, la trentina Energy, nata e cresciuta in Progetto Manifattura a Rovereto, l’hub della green economy di Trentino Sviluppo.

Nello specifico Energy ha progettato e installato la tecnologia di accumulo che permetterà di consumare durante le ore di buio l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici durante il giorno.

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Ciò è particolarmente funzionale alle esigenze del mercato ortofrutticolo, il cui fabbisogno energetico notturno è particolarmente elevato a causa degli orari di carico-scarico della merce. Significativo, oltre al positivo impatto sull’ambiente, anche il risparmio in bolletta, circa 23 mila euro, per il consorzio ortofrutticolo.

C’è anche la trentina Energy nella cordata di aziende green-tech che hanno da poco ultimato la realizzazione del più grande impianto di storage per autoconsumo d’Italia presso il Centro Agroalimentare di Bologna, in sigla CAAB.

L’impresa, nata nel 2013 in Progetto Manifattura, l’hub della green economy di Trentino Sviluppo a Rovereto, si è occupata nello specifico di progettare ed installare il sistema di accumulo, ovvero un serbatoio interconnesso dove immagazzinare l’energia generata dai pannelli stessi, per poterla poi riutilizzare quando il sole non c’è.

“La necessità di dotare l’impianto di un sistema di storage – spiega Davide Tinazzi, fondatore di Energy – emerge dalle caratteristiche stesse delle attività tipiche di un mercato di tali dimensioni, che prevedono una forte concentrazione dei consumi elettrici nelle ore notturne per l’illuminazione durante le operazioni di carico-scarico di frutta e ortaggi”.

Il progetto di efficientamento energetico del Centro Agroalimentare, di cui fa parte anche FICO- Eataly World, è stato coordinato da REA-Reliable Energy Advisors ed ha portato all’installazione di una copertura fotovoltaica con una potenza di 450 kWp, abbinata a un innovativo impianto di accumulo dell’energia che permetterà attraverso l’applicazione del time shift di auto consumare nelle ore di buio una parte significativa dell’energia prodotta in quelle di luce.

L’impianto alimenta inoltre due colonnine per la ricarica di veicoli elettrici in grado di servire fino a tre auto contemporaneamente.

In questo modo, d’ora in poi, tutte le utenze del mercato ortofrutticolo saranno servite in regime di autoconsumo con scambio sul posto, con importanti benefici per l’ambiente ed un notevole risparmio in bolletta per il CAAB, stimato in circa 23 mila euro l’anno.

Nello specifico, Energy ha fornito al progetto la tecnologia di storage, che si compone di inverter ibridi in grado di integrare al proprio interno sia le funzioni di inverter che quelle di accumulo.

Gli inverter dell’impresa trentina sono inoltre dotati di un innovativo software di “inseguimento” della curva di carico, che permette di ottimizzare l’utilizzo dell’energia accumulata all’interno delle batterie dei pannelli fotovoltaici.

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Trento

Camion e autovettura bloccati dentro la galleria dei crozi

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Si sono improvvisamente fermati nella galleria dei Crozi, pochi minuti uno dall’altro.

Stavano procedendo in direzione Bassano quando il camion di è fermato sulla destra della carreggiata e la Panda sulla sinistra. La presenza dei due mezzi fermi in galleria rende la percorribilità molto pericolosa

La manovra ha provocato subito gravi rallentamenti in una giornata funesta per la viabilità del capoluogo e zone limitrofe.

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Trento

Roberto Dei Giudici starebbe andando in Francia

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Roberto dei Giudici, il 35 enne trentino scomparso da stamane alle 5.30 sarebbe vicino al confine Francese. 

Le forze dell’ordine l’avevano individuato stamane dopo le 8.00 alla stazione di Verona, ma non sapevano ancora della sua scomparsa.

Alcune ore più tardi saputo che era la persona cercata sono tornati alla stazione per verificare la destinazione del suo biglietto.

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Roberto sarebbe quindi in viaggio verso la Francia.

Non è ben chiaro il perché di questa scelta, visto che in Francia non ha ne parenti ne amici.

Ma c’è un ipotesi: nei giorni scorsi sul suo cellulare avrebbe cercato più volte notizie sulla legione straniera francese.

Ricordiamo che insieme a quella spagnola, la legione francese è l’unica rimasta

Roberto era  uscito da casa alle 5.30 del mattino e dopo mezz’ora ha lasciato la macchina nel piazzale di via Rienza a Gardolo dove risiede la ex moglie insieme ai figli.

Dentro la sua macchina era stato trovato il suo cellulare.

Roberto aveva messo la chiave dell’autovettura nella bussola delle lettere della sua ex moglie lasciando anche due lettere, una per la sua ex moglie ed una per i figli. 

Da quel momento Roberto è scomparso nel nulla. 

Se qualcuno ha delle informazioni telefoni a questo numero 3459964354

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