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Trento

Allontanamenti e abuso di psicofarmaci sui minori: «un sistema da cambiare subito»

A chiusura della mostra «Psichiatria: un viaggio senza ritorno» il CCDU (comitato cittadini per i diritti umani) ha organizzato ieri sera un interessante convegno presso la fondazione Caritro in via Calepina a Trento che ha visto la partecipazione di circa 150 persone

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A chiusura della mostra «Psichiatria: un viaggio senza ritorno» il CCDU (comitato cittadini per i diritti umani) ha organizzato ieri sera un interessante convegno presso la fondazione Caritro in via Calepina a Trento che ha visto la partecipazione di circa 150 persone
 
In sintesi due gli argomenti trattati dai relatori: l'allontanamento dei minori dalla famiglie e la cura dei disturbi specifici dell'apprendimento che spesso vengono risolti con l'abuso di psicofarmaci anziché con didattiche personalizzate e specifiche. 
 
Dopo il saluto del moderatore Roberto Conci è toccato a Silvio De Fanti vicepresidente del CCDU nazionale fare il primo saluto: «Il CCDU ha lo scopo di informare e denunciare quello che succede nel campo della salute mentale – esordisce De Fanti – che poi ha citato alcuni casi drammatici di allontanamento di minori successi in Lombardia sancendone l'illegittimità «le motivazioni a volte non sono tali per dare dei giudizi che possono portare all'allontanamento dei bambini dalla famiglia».
 
«I giudizi spesso sono basati sul nulla, – continua De Fanti – e alcune decisioni sbagliate possono cambiare la vita di una famiglia e recare dolore ad intere generazioni». Poi il vice presidente ha ringraziato i «molti amici di Trento che ci danno una mano» e in particolare Paolo Roat, responsabile del CCDU trentino «che – spiega – sta collaborando con grandi professionisti nel campo medico legale per dare assistenza alle famiglie e aiutarle in questo percorso spesso drammatico».
 
Ma ha anche ricordato il lavoro di molti politici che negli ultimi anni si sono interessati al problema, «ed è a persone come Gabriella Maffioletti (assente perché all'estero) ed a molti altri che va il merito per il calo gli allontanamenti dei minori in Trentino che ora sono il 30% in meno»
 
Ha poi concluso con un monito e una precisazione, «le cose cambieranno quando ognuno di noi cambierà il proprio punto di vista». Ma è stato citando il clamoroso caso di uno psichiatra Trentino che ha l'abitudine di presentarsi ai colloqui con pantaloncini corti e ciabatte  e redarre perizie in soli 30 minuti, nei quali «riesce a rovinare le persone, e i bambini» che ha precisato che il 90% delle assistenti sociali, psichiatri e giudici chiamati a decidere sono grandi professionisti e pensano prima, con il buon senso, a trovare la soluzione giusta per tutti. 
 
Nel suo intervento Vincenza Palmieri, Psicologa, consulente di parte è Fondatrice e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (INPEF) che ha sede a Roma e Presidente dell’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari (ANPEF) ha approfondito le tematiche legare all'abuso di psicofarmaci da parte dei bambini, «stiamo parlando – ha dichiarato – di 11 milioni di persone che assumono psicofarmaci in Italia, con un business astronomico da far tremare chiunque, 400 mila di questi sono di ragazzi con disturbi mentali». Palmieri ha sottolineato come a parer suo si tratti di un'accanimento diagnostico, spesso dettato da interessi economici che portano i pazienti anche bambini ad un'assuefazione totale. 
 
«Questa facilità di somministrazione – ha poi tuonato Vincenza Palmieri – è un abuso che trasforma un comportamento in un disagio, in una vera patologia. Un farmaco, infatti, spesso è per sempre, è come essere gia condannati a morte»
 
Spesso l'assunzione di un primo farmaco è l'anticamera del secondo e cosi via, «conosco ragazzi con ricette di 10 psicofarmaci al giorno che ormai sono degli zombie».  
 
«Stiamo assistendo ad un aumento dell’uso di psicofarmaci nelle scuole ma anche ad un numero sempre maggiore di giovani a cui viene diagnosticato un disturbo dell’apprendimento che non va risolto con gli psicofarmaci ma con percorsi didattici alternativi e personalizzati».  – ha concluso la presidente di INPEF.
 
L'Avvocato Francesca Miraglia penalista del Foro di Modena, esperto di diritto minorile e diritto di famiglia e profondo conoscitore di molti casi di sottrazione di minori dalle proprie famiglie anche trentine ha spiegato le grandi difficoltà che un avvocato ha nello spiegare ai genitori il perché dell'allontanamento dei figli. Anche lui ha chiesto di non generalizzare e ha portato ad esempio della case famiglie modello. «Spesso il provvedimento del tribunale è un copia incolla della perizia e questo diventa devastante per le famiglie, conosco persone a cui sono stati sottratti i figli per dei comportamenti troppo affettivi e amorevoli».
 
Miraglia ha portato all'attenzione della platea alcuni allontanamenti clamorosi, e ha spiegato che in alcuni casi i figli tornano in famiglia dopo anche 10/15 anni. 
 
Francesco Morcavallo ha risposto alle domande di Roberto Conci in collegamento via Skype. L'avvocato nel 2013 si è dimesso dalla sua veste di giudice del Tribunale per i Minorenni con un atto di grande coraggio e onestà professionale ed umana ed è esperto di diritto di famiglia e della tutela dei diritti della persona ai sensi della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali.
 
Morcavallo ritiene da sempre che il problema dei minori sia un «meccanismo perverso» e insieme «il più osceno business italiano». «Basta che arrivi una segnalazione dei servizi sociali; basta che uno psicologo stabilisca che i genitori siano «troppo concentrati su se stessi». In molti casi, è evidente, si tratta di vicende strumentali, che partono da separazioni conflittuali. Il problema è che tutti gli atti del tribunale sono inappellabili» – ha spiegato Morcavallo
 
«I provvedimenti sono formalmente «provvisori»ha poi continuato – l’allontanamento dalla famiglia, per esempio, è per sua natura un atto provvisorio. Così, anche se dura anni, per legge non può essere oggetto di una richiesta d’appello. Insomma non ci si può opporre; nemmeno il migliore avvocato può farci nulla».
 
L'ultimo intervento è stato quello dello psicologo, specializzato in psicologia forense, clinica e investigativa e consulente tecnico presso il Tribunale di Bolzano Davide Vanni. «In tutti gli interventi è necessario confrontarsi con i genitori per capirne gli eventuali disagi, cosa che purtroppo non fa mai nessuno». 
 
Davide Vanni ha anche consigliato, prima di rivolgersi ad un legale, di parlare con un pedagogista o psicologo di fiducia che sappia capire la situazione del bambino, «è necessario – ha detto – portare all'attenzione del giudice altri pareri diversi da quello dell'assistente sociale e dello psichiatra incaricato». Anche Davide Vanni ha raccontato dei casi incredibili di allontanamenti di minori dovuti ad errori di valutazione delle assistenti sociali e psichiatri che lui stesso ha definito «poco competenti».
 
Ma Vanni ha ammonito anche gli insegnanti e il mondo della scuola a non fare valutazioni sui possibili problemi comportamentali dei bambini perché i docenti scolastici non possiadono ne le competenze, ne le conoscenze per giudicare in tal senso. «I ragazzi vivaci non hanno problemi psichiatrici – ha poi concluso – vanno solo capiti e aiutati, e non certo con gli psicofarmaci». 
 
Roberto Conci, il moderatore, prima del saluto finale ha spiegato che è necessario far emergere e denunciare ciò che non funziona, «ci sono molte cose che funzionano bene in Trentino – ha affermato – quindi è inutile parlarne, è invece doveroso aiutare la politica e le istituzioni a migliorare quello che non va». L'ultimo saluto è stato per i numerosi giovani presenti, «Voi avete la responsabilità di cambiare le cose brutte del nostro paese, ascoltate la vostra anima, la vostra coscienza e poi agite con intraprendenza, tenacia e pervicacia». 
 
 

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Trento

«San Marco: bene comune», lunedì via alle iniziative di animazione contro il degrado

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C’è un parco storico, tra i più belli della città, che è spesso malfrequentato, bersaglio di vandali e insicuro.

Ci sono le mamme della scuola materna, che al parco sono affezionate e che non si rassegnano alla situazione.

E poi ci sono tante persone che si danno da fare: un libraio, i professionisti di uno studio d’arte, un ristoratore, i giardinieri del Comune, i vigili, il personale del servizio Beni Comuni.

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Tutti insieme fanno diventare il parco, che poi è il San Marco, uno spazio di gioco e d’incontro di cui tutti, d’ora in poi, sono chiamati a prendersi cura.

Questa bella storia di collaborazione è stata oggi raccontata nella sala stampa di palazzo Geremia dall’assessora comunale Chiara Maule e dai tanti soggetti coinvolti nel progetto. “In un mondo che si frammenta noi oggi cerchiamo di mettere insieme – ha spiegato Chiara Maule – La frammentazione porta a solitudine e paura, noi invece abbiamo scelto un’altra strada. Si tratta di un piccolo intervento che però ha un grande significato. Per questo ringrazio tutti coloro che hanno dedicato il proprio tempo per renderlo possibile”.

Lunedì 25 marzo entrano nel vivo le iniziative di animazione del giardino storico di San Marco, previste dal patto di collaborazione “San Marco: bene comune”, firmato lo scorso dicembre e finalizzato a rendere l’area verde, patrimonio di tutta la città, un luogo vitale, sicuro e allegro.

Il Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione comunale per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani individua proprio il patto di collaborazione quale strumento privilegiato con cui il Comune e i cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario per la realizzazione degli interventi, in un’ottica di amministrazione condivisa.

Il patto di collaborazione è stato sottoscritto dall’associazione scuola dell’infanzia Tambosi, dall’associazione studio d’arte Andromeda, dalla libreria Due Punti, dall’associazione culturale LinguAttiva, dal ristorante Terramia e dal Comune di Trento.

La collaborazione prevede una serie di attività volte a curare il verde, promuovere attività di animazione ludica, culturale, artistica, ricreativa e musicale per rendere il giardino storico un posto piacevole, fruibile e animato da bambini e famiglie in sicurezza. Il patto è anche un’opportunità per presidiare l’area e segnalare eventuali problematiche all’Amministrazione comunale.

Il percorso che ha portato alla sottoscrizione del patto di collaborazione parte da lontano: nel mese di ottobre 2017 l’associazione Scuola materna Tambosi ha pubblicizzato, attraverso vari canali, un avviso per la ricerca di idee e partner per la realizzazione di un progetto chiamato “San Marco: Bene Comune”.

Il Comune di Trento ha pubblicato l’avviso sul proprio sito internet nell’area tematica dedicata ai beni comuni e pubblicizzato l’iniziativa attraverso la newsletter Benicomunichiamo contribuendo in tal modo a darne la massima diffusione.

All’appello dell’associazione scuola materna Tambosi hanno risposto diversi soggetti accomunati dal fatto di riconoscere il giardino storico come bene comune, funzionale al benessere individuale e collettivo: questi soggetti hanno avviato un confronto di alcuni mesi per condividere con l’Amministrazione comunale il progetto. Il Servizio Beni comuni e gestione acquisti, che ha ricevuto e pubblicato la proposta di collaborazione, ha coinvolto nell’istruttoria il servizio Gestione strade e parchi, il Corpo di Polizia locale Trento Monte Bondone e la Circoscrizione Centro storico Piedicastello, ottenendo altrettanti pareri favorevoli.

Il patto di collaborazione è pertanto il risultato di un lungo percorso di co-progettazione che si è concluso nel dicembre 2018.

Con la firma del patto, le parti si sono impegnate a promuovere i valori della cittadinanza attiva sul territorio, dell’impegno civico e della rigenerazione urbana e della cura condivisa degli spazi pubblici; a far sì che la comunità si riappropri di un importante e centrale area verde della città, trasformandola in un luogo sicuro e aperto frequentato dai bambini, dalle famiglie e dalla collettività; a stimolare gli abitanti e le associazioni del quartiere alla realizzazione di attività di animazione dell’area; a favorire momenti di aggregazione e coesione sociale a beneficio dei bambini che frequentano le scuole nelle vicinanze e di quanti frequentano il giardino.

Il patto di collaborazione prevede la costituzione di un tavolo di lavoro, che dovrà riunirsi almeno due volte all’anno per definire e condividere il calendario di attività, valutare le iniziative proposte da altri soggetti, monitorare l’andamento del patto, verificare eventuali punti critici e problemi emersi e attivarsi per il loro superamento.

Il tavolo di lavoro è già stato convocato nel mese di febbraio ed è stato predisposto un calendario per il primo semestre 2019, che prevede otto iniziative di vario genere che spaziano da momenti di cura del giardino, con l’allestimento delle aiuole da parte dei bambini della scuola d’Infanzia Tambosi che metteranno a dimora piantine da fiore, da orto e aromatiche in collaborazione con la giardineria comunale, a momenti culturali e laboratori artistici con la collaborazione dell’associazione culturale LinguAttiva, della libreria Due Punti e dello studio d’arte Andromeda, a momenti musicali con il coinvolgimento del liceo musicale e coreutico Bonporti nonché degli studenti del conservatorio Bonporti.

“San Marco: bene comune”, i prossimi appuntamenti

Lunedì 25 marzo, dalle 13.30, giochi e attività dei bambini della scuola dell’Infanzia Tambosi in collaborazione con le studentesse del liceo musicale coreutico Bonporti; allestimento delle aiuole con la collaborazione dell’ufficio Parchi e Giardini del Comune

Martedì 26 marzo, in mattinata, allestimento delle aiuole con i bambini della scuola dell’infanzia Tambosi e con la collaborazione dell’ufficio Parchi e Giardini del Comune.

Sabato 30 marzo, dalle 15.30, proposta laboratoriale con il progetto Art-bus a cura di studio d’arte Andromeda. Appuntamento aperto a tutti.

Venerdì 26 aprile, ore 18, presentazione del libro “Nel nostro fuoco” (edizione Hacca) con la presenza dell’autrice Maura Chiulli che, oltre alla presentazione, proporrà uno spettacolo di mangiafuoco. A cura della libreria Due Punti. Appuntamento aperto a tutti.

13 maggio, ore 15, momento musicale a cura degli studenti del liceo musicale Bonporti. Appuntamento aperto a tutti.

21 maggio, ore 10-12, letture e giochi con i bambini della scuola dell’infanzia Tambosi a cura della libreria Due Punti, la libreria Seggiolina Blu e l’associazione Culturale Lingua Attiva.

1 giugno, dalle 10 alle 12, yoga con Fazia e Tania

3 giugno, dalle 13.30, giochi e attività con i bambini della scuola dell’infanzia Tambosi in collaborazione con le studentesse del liceo musicale coreutico Bonporti. Allestimento delle aiuole con la collaborazione dell’ufficio Parchi e Giardini del Comune.

4 giugno, in mattinata, allestimento delle aiuole con i bambini della scuola dell’infanzia Tambosi e con la collaborazione dell’ufficio Parchi e Giardini del Comune.

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Trento

Tragedia a Vezzano, muore mentre tenta di bloccare il suo Tir

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Tragedia questa mattina, a Vezzano, sulla Gardesana.

Pochi  minuti prima delle 9.00 il conducente di un mezzo pesante con il rimorchio ha perso la vita nei pressi del piazzale del bar «Al Bersaglio». 

Il camion adibito al trasporto di legname era in sosta nella piazzola in località al Bersaglio.

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Era arrivato a Vezzano alle 6 del mattino, lasciando momentaneamente il rimorchio in sosta, diretto con la motrice a Riva del Garda per scaricare.

Al suo ritorno, verso le 9.00 aveva cominciato l’operazione di aggancio del rimorchio alla motrice, quando il mezzo si è messo in moto.

Improvvisamente la motrice si sarebbe messa in movimento andando senza controllo in discesa verso il paese di Vezzano.

L’uomo avrebbe tentato disperatamente di salire sulla cabina per riprenderne il controllo della motrice, e sarebbe stato investito e trascinato nella scarpata sottostante per una ventina di metri mentre il tir è rimasto in bilico.

La morte del conducente, un uomo di Ferrara di 57 anni, è stata inevitabile e avvenuta sul posto.

Non è ancora chiaro se si sia trattato di un guasto o se l’autista abbia dimenticato di azionare il freno a mano.

Sul posto, per soccorrerlo, sono arrivati un’ambulanza e l’elicottero.  Gli sforzi dei soccorritori sono stati purtroppo vani.

Per i vigili del fuoco di Vezzano appare molto problematico il recupero del mezzo, rimasto in equilibrio precario.

I vigili del fuoco stanno operando con una autogru per metterlo in sicurezza.

 

 

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Trento

«Centro Aiuto alla Vita accoglie»: l’addio e il ringraziamento delle volontarie

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Il «Centro Aiuto alla Vita accoglie», ascolta e accompagna le donne che si trovano a dover affrontare una gravidanza inattesa o difficile.

Con il rinnovo delle cariche elettive una parte del gruppo non si è più sentito rappresentato e ha così concluso lo splendido lavoro fatto in molti anni.

In una lettera, che pubblichiamo interamente sotto,  il saluto e il ringraziamento a chi ha sostenuto questa «avventura» e alle tantissime persone che conoscono il gruppo di volontari.

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LA LETTERA – Ci sono cose nella Vita per le quali vale la pena combattere e ce ne sono altre che vanno accettate così come sono. Non è sempre facile capirne la differenza. Il cambiamento è una di queste.

Siamo un gruppo di volontarie che fino ad ottobre 2018 hanno collaborato con amore e dedizione al Centro Aiuto alla Vita di Trento. Abbiamo accolto tante mamme in difficoltà per una gravidanza difficile o inattesa, le abbiamo ascoltate e accompagnate nel loro percorso.

La passione e l’impegno che ci hanno sostenute non è stato niente in confronto al calore che abbiamo ricevuto da loro. Con il rinnovo delle cariche elettive, non ci siamo sentite più rappresentate, per cui con tanta tristezza nel Cuore, abbiamo accettato il cambiamento.

Lasciamo ora il posto al “nuovo”.

Vorremmo ringraziare tutte le persone che in questi anni ci hanno sostenuto e aiutato. In particolare, ricordiamo con affetto tutti i volontari “esterni” della Giornata per la Vita, i ragazzi delle varie scuole e parrocchie del Trentino che hanno fatto da portavoce di questa buona cultura dell’accoglienza, sostenuti e guidati da insegnanti e catechisti sensibili al Valore della Vita. Ricordiamo le associazioni che hanno collaborato con noi e gli altri C.a.v. del Trentino, con i quali si stava rafforzando la rete.

Ringraziamo inoltre il Centro Servizi Volontariato della Provincia di Trento, che con i suoi formatori ha fatto in modo che il nostro servizio sia stato in questi anni non solo buono, speriamo, ma anche competente.

Riconosciamo l’importanza di andare oltre le diverse ostilità e incomprensioni che ci sono state, e quindi auguriamo al nuovo gruppo un buon lavoro, sempre e comunque in difesa della Vita.

Un pensiero speciale va alle nostre mamme, con i loro bambini… ci hanno insegnato che non sempre è facile farsi aiutare, ci vuole umiltà e coraggio.

Grazie !

Nadia Ischia, Mariapia Natale, Fernanda Conti, Farida Ruggierello, Renata Furlan, Nadia Moser, Ilda Failo, Ida Caliari, Teresa Caravieri, Elisabetta Del Favero, Antonella Iannaccone, Sonia Pedrinolli eRaffaela Caldini

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