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Trento

Legge omofobia: le opposizioni sulle barricate, nuovo rinvio al 2016

 
Nel terzo, faticoso, giorno di discussione delle legge sull'omofobia il protagonista in negativo è stato il presidente dell'associazione ArciGay Paolo Zanella entrato nell'occhio del ciclone per le dichiarazioni rilasciate ad alcuni media ieri e per il messaggio di minacce di morte nei confronti di Claudio Cia, apparso sul suo profilo Facebook, e cancellato dopo 16 ore, e solo dopo la denuncia da parte del consigliere direttamente in aula. 

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Nel terzo, faticoso, giorno di discussione delle legge sull'omofobia il protagonista in negativo è stato il presidente dell'associazione ArciGay Paolo Zanella entrato nell'occhio del ciclone per le dichiarazioni rilasciate ad alcuni media ieri e per il messaggio di minacce di morte nei confronti di Claudio Cia, apparso sul suo profilo Facebook, e cancellato dopo 16 ore, e solo dopo la denuncia da parte del consigliere direttamente in aula. 
 
Oltre che dalle minoranze il gesto è stato condannato anche da tutta la maggioranza, «Con fermezza condanniamo gli attacchi ed insulti personali ricevuti dal collega Cia sui social media, al collega va quindi la nostra piena solidarietà» cita un passaggio della nota arrivata in redazione. Dalla maggioranza arriva anche notizia che non appena la conferenza dei Capigruppo deciderà di rimettere all’ordine dei giorno il ddl, la maggioranza sarà nuovamente impegnata in modo compatto per la sua approvazione.
 
Ma dalle minoranze arriva ancora un secco no, quindi l'ostruzione continuerà e difficilmente il disegno di legge vedrà la luce. Si può facilmente indovinare che il rinvio sarà quasi sicuramente per l'estate 2016, ma parliamoci chiaro, per arrivare alla votazione ci vorranno minimo 2 anni. 
 
Un'altra fitta sequenza di interventi sull'ordine dei lavori ha occupato a lungo stamane il dibattito nell'aula del Consiglio provinciale convocato per il terzo giorno consecutivo per esaminare il ddl unificato che prevede azioni di contrasto alle discriminazioni causate dall'omofobia. Dopo un'ora e mezzo il presidente Dorigatti ha sospeso i lavori per consentire una riunione delle minoranze chiesta dal garante Rodolfo Borga. Riunione a una parte della quale hanno poi partecipato anche Dorigatti e l'assessore Gilmozzi delagato della Giunta per i rapporti con il Consiglio.
 
Rodolfo Borga di Civica Trentina ha preso la parola sull'ordine dei lavori contestando il primo firmatario di uno dei due disegni di legge unificati, signor Paolo Zanella, il quale ha giudicato “indegna” l'aula del Consiglio provinciale. 
 
Il consigliere ha chiesto al presidente Dorigatti, a un esponente della Giunta provinciale e della maggioranza di prendere posizione nei confronti del co-firmatario di questo disegno di legge, per dire che non si può definire indegna un'aula che sta facendo legittimamente il suo lavoro. E' inaccettabile la petulanza con cui esponenti di associazioni interessate all'approvazione di questo ddl, che rappresentano una minoranza nel mondo omosessuale, tentano di condizionare il presidente della Provincia e i consiglieri.
 
Il presidente Dorigatti ha condiviso il giudizio negativo di Borga in merito alle dichiarazioni riferite all'aula del signor Zanella.
 
Per Claudio Cia (CT) la presa di posizione di Dorigatti “è una camomilla” rispetto alla richiesta di Borga. Questa legge dovrebbe essere contro ogni tipo di discriminazione e per questo il Patt si è smarcato. Non è tollerabile che Zanella venga qui a dettare l'agenda all'aula quando indica che basterebbero 50 ore per terminare l'esame degli emendamenti e gli articoli.
 
Civettini (CT) ha suggerito a Zanella di candidare alle prossime elezioni provinciale per sostituire il collega Civico. E ha richiamato il Consiglio a discutere dei temi veri di cui un'amministrazione provinciale dovrebbe occuparsi. “Perché – ha chiesto Civettini – Zanella non ci dice per quante ore dovremmo occuparci delle delle famiglie che non arrivano alla fine del mese. Non è vero che il problema di questo ddl è causato dalle minoranze che fanno ostruzionismo. Il problema per Civettini deriva da una maggioranza che non c'è”. E ha chiesto una sospensione dei lavori per uscire da questa situazione di stallo.
 
Giacomo Bezzi (FI) ha invitato il presidente Dorigatti ad essere rigoroso nel richiamare al rispetto dell'aula per permettere un sano confronto democratico su questa legge che peraltro non ha nessun contenuto. 
 
Anche Maurizio Fugatti (Lega) ha stigmatizzato le parole lette sull'aula. Da una ricerca sui testi scolastici venduti dalle librerie trentine che promuovono l'ideologia gender e dimostrano che le opposizioni non sta affatto creando facili allarmismi.
 
Per Walter Viola (Progetto Trentino) di fronte alle dichiarazioni rese da Zanella alla stampa “stigmatizzare è poco”. Il consigliere ha anche lamentato l'assenza preannunciata per tutto il giorno del presidente Rossi dall'aula: “questo la dice lunga dell'attenzione della Giunta su un tema così sentito”. E ha aggiunto riferendosi alle associazioni interessate all'approvazione della legge: “nessuno ha mai esercitato pressioni dall'esterno come questa sull'organo legislativo”. Assistiamo a un fatto di una gravità assoluta perché la Costituzione vieta il “mandato imperativo”. La pretesa del “mandato imperativo” è anticostituzionale e anticivile. 
 
Massimo Fasanelli (Gruppo misto) ha evidenziato come sia in gioco la credibilità della politica “se qualcuno di noi qui in aula dichiara una cosa mentre in piazza ne dice un'altra”. Non si può votare turandosi il naso se un disegno di legge tratta di valori e certi consiglieri sono totalmente contrari. Mattia Civico (Pd) ha difeso Zanella sostenendo che lui e gli altri rappresentanti delle associazioni non sono lobby ma persone che soffrono sulla loro pelle tutti i risvolti che il tema che stiamo discutendo comporta. “Persone che hanno lavorato con noi su questo testo per tre anni accettando di passare dal ddl di iniziativa popolare a una versione unificata, fino ad incassare ulteriori tagli e rinunce a norme del ddl purché venga approvato. Io leggo così la forte stigmatizzazione dell'aula espressa dal primo firmatario del ddl di iniziativa popolare. Perché la misura è colma dopo 58 ore di dibattito occupate dalla minoranza. Detto questo, ha concluso Civico, “non credo che l'aula possa essere definita indegna” né che altri possano determinarne i tempi di lavoro che devono essere rispettosi delle istituzioni.
 
Walter Kaswalder (Patt) ha respinto con forza al mittente l'accusa riportata dalla stampa di essere una persona indegna, e “un cane sciolto”  ricordando di aver ricevuto dagli elettori trentini 4.500 voti, di essere un lavoratore onesto che ha sempre rispettato le leggi, di essere presidente di un partito che ha dato all'unanimità la possibilità ai suoi membri di votare in piena libertà di coscienza su questo ddl. “Per questo – ha concluso – nessuno può impedirmi di votare contro questo ddl”.
 
Nerio Giovanazzi (AT) ha apprezzato le parole di Kaswalder e sollecitato il presidente del Consiglio a tutelare l'aula “perché io mi sento offeso dalle dichiarazioni di certe persone che in questi giorni girano nella bouvette”. “Ci vuole coraggio – ha aggiunto – per non essere succubi di una maggioranza cui si appartiene ma che calpesta i propri valori”. Il consigliere ha concluso chiedendo al presidente Dorigatti di querelare chi ha offeso l'aula.
 
Gianfranco Zanon (PT) ha detto che si aspettava dal presidente del Consiglio una presa di posizione più forte. E ha aggiunto che su questo ddl la maggioranza non sa più che pesci pigliare.
 
Marino Simoni (PT) ha condiviso le parole di Kaswalder ma “dietro tutto questo c'è la dignità di quest'istituzione che va salvaguardata”. La situazione va affrontata in termini istituzionali e per questo Simoni ha chiesto una sospensione dei lavori in aula per una riunione delle minoranze e poi dei capigruppo.
 
Filippo Degasperi (M5s) ha osservato che non è certo la minoranza il problema di fronte a questo ddl ma è la maggioranza che si sta sfaldando su uno dei pochi temi ideologici arrivati in quest'aula. Ha poi ricordato che questo non è l'unico ddl di iniziativa popolare che non arriva all'approvazione del Consiglio. E ha citato i casi del ddl sulla democrazia diretta, “che è stato affossato, quello sì indegnamente, dalla maggioranza”, e il ddl sul parco agricolo del Garda. Nel merito del ddl non tutti gli obiettivi contenuti nel testo sono condivisibili. Per Degasperi infatti la Provincia non dovrebbe prevedere però di affidare alle associazioni esterne gli interventi antidiscriminatori nelle scuole. “La Provincia – ha obiettato – potrebbe fare da sè”.  
 
Su richiesta di Borga come garante delle minoranze il presidente ha sospeso per mezz'ora la seduta per permettere una riunione delle opposizioni alla quale Dorigatti ha poi partecipato insieme all'assessore Gilmozzi, responsabile per la Giunta dei rapporti con il Consiglio provinciale. 
 
Il presidente del Consiglio ha anche preannunciato per il pomeriggio un suo comunicato stampa nel quale condannerà le dichiarazioni apparse sulla stampa e riferite all'aula. La ripresa dei lavori dopo la riunione delle minoranze.
 
Altri interventi delle minoranze sul regolamento e sull'ordine dei lavori hanno riaperto stamane i lavori in aula del Consiglio provinciale chiamato a  discutere del ddl antiomofobia, dopo l'interruzione durata poco più di mezz'ora per una riunione dei consiglieri di opposizione con il presidente Dorigatti. 
 
Borga (CT) è intervenuto sul regolamento per segnalare al presidente che occorre far rispettare integralmente, perché la mancata applicazione di queste norme getterebbe il Consiglio nel caos. Il presidente Dorigatti ha assicurato il pieno rispetto del regolamento. Sull'ordine dei lavori Fugatti (Lega) ha chiesto che i consiglieri di maggioranza di esprimano ma il presidente ha considerato chiusi gli interventi sull'ordine dei lavori e riaperto la discussione del ddl partendo dall'emendamento 1 all'articolo 2. Al riguardo Borga ha chiesto alla maggioranza chi tiene in ostaggio quest'aula quando il presidente della Giunta, Patt e Upt chiedono di riportare il ddl in commissione. “Andate voi della maggioranza – ha aggiunto il consigliere – a raccontare alla gente che i problemi dei trentini sono quelli del signor Zanella”. 
 
Civettini (CT) ha ricordato che l'ex assessora Berasi nel 2006 aveva scritto che non vi sono dati specifici sull'omofobia riferiti al Trentino e sulle relazioni tra suicidi e identità sessuali. 
 
Cia (CT) ha segnalato di aver ricevuto telefonate minatorie e insistito che la questione delle discriminazioni non sono da riferire solo agli omosessuali ma a tutte le tipologie di lesione dei diritti della persona. Cia ha poi citato un commento ad un post pubblicato da Paolo Zanella nella sua pagina Facebook, in cui il consigliere era definito un assassino per aver ucciso Samuelle​.
 
Fugatti (Lega) ha sottolineato il fatto che il presidente Rossi non sia riuscito a convincere la maggioranza a non riportare il ddl in commissione. La gente che ci vede qui in aula vuole un po' di chiarezza su cosa intende fare il Patt su questo disegno di legge.
 
Di fronte ad un botta e risposta tra Civettini e Borga che ha indotto quest'ultimo a chiedere di nuovo la parola per fatto personale, il presidente Dorigatti ha contestato quest'interpretazione scorretta del regolamento al solo scopo di poter intervenire ancora. 
 
Giovanazzi (AT) ha chiesto al presidente rassicurazioni per accertare se vi sono gli estremi nei confronti di chi ha fatto certe dichiarazioni alla stampa.Ha poi sottolineato l'estrema gravità delle dichiarazioni su Facebook segnalate da Cia. Ha chiesto inoltre quanti sono in realtà i consiglieri della maggioranza disposti a votare a favore di questa legge. Non è chiara ad esempio per Giovanazzi la posizione dell'Upt.
 
Il presidente Dorigatti ha sospeso i lavori alle 12.55 interrompendo un intervento di Civettini da lui giudicato pretestuoso perché riferito ad un inesistente “fatto personale” tra l'esponente di Civica Trentina e il suo capogruppo Borga. 
 
Dopo l'articolo uno del ddl antiomofobia, nel pomeriggio è stato approvato l'emendamento di Borga, con 28 sì e un astenuto, con il quale è stato abrogato l'articolo 2 del ddl, e quindi tutti i 59 emendamenti che lo accompagnavano. L'articolo cancellato dettava le definizioni di identità di genere, orientamento sessuale, intersessualità, transessuale, transgender. Il confronto ora è aperto sull'articolo tre che riguarda la realizzazione degli interventi della Pat e dei comuni per il contrasto all'omofobia.​ 
 
Il dibattito del pomeriggio è iniziato con una serie di interventi sulle minacce denunciate in mattinata da Cia e Mattia Civico (Pd) ha espresso la solidarietà al consigliere della Civica. Ricordando però che è necessario per tutti "ripulire", soprattutto su questi argomento, i linguaggi e le bacheche sulle pagine Facebook. Baratter (Patt) ha anche lui chiesto di abbassare i toni ma ha aggiunto che definire "aula indegna" il Consiglio (affermazione attribuita al presidente Arcigay) sta a significare una mancanza di rispetto anche nei confronti degli elettori. Più in generale fitto è stato il confronto tra Civico, Cia, Baratter, Simoni, Borga su alcuni post e link, ritenuti offensivi e addirittura minacciosi.
 
Lorenzo Baratter (Patt) ha dato inoltre atto a Kaswalder di essere stato coerente nel suo no al ddl aggiungendo che va rispettato anche il ruolo che il consigliere e presidente del Patt rappresenta nel partito. "Nessuno – ha affermato poi – ha messo in discussione gli impegni che il Patt ha preso in questa coalizione. A dimostrazione di questo sta il fatto che il primo articolo è stato votato, tranne che da Kaswalder, dai consiglieri autonomisti".
 
Borga, in dichiarazione di voto, ha affermato che non si piegherà mai al pensiero unico del politicamente corretto. Mentre Viola ha attaccato la maggioranza dicendo che pochissimi consiglieri del centro sinistra hanno sostenuto questa legge pur ritenendola importante. "La maggioranza – ha chiesto – crede o no in questo ddl?"
 
Baratter ha ribattuto affermando che questo tema ha una grande rilevanza mediatica ma ciò non significa che sia il tema principale. "Non è una rivoluzione sui diritti umani – ha detto – ma è un ddl contro la discriminazioni sessuali. Migliaia di persone hanno firmato un ddl di iniziativa popolare alle quali bisogna dare una risposta. Va chiarito – ha detto infine – che in questa legge non si parla di unioni gay e soprattutto non si parla di ideologia gender"
 
Cia ha risposto che se davvero fosse una legge fondamentale per i diritti la si sarebbe approvata in pochi minuti ma si deve definire cosa significa discriminazioni che in realtà è fatto per propagare l'ideologia gender anche nella scuola attraverso associazioni. Nel testo, ha replicato Civico leggendo l'articolo 5 e l'emendamento che la maggioranza si è impegnata a votare, non si parla di associazioni ma solo di un contrasto al bullismo omofobico e si prevede che la Pat possa proporre alle scuole, senza obbligarle  anche perché non lo potrebbe fare, progetti sull'educazione alla sessualità. In realtà il ddl ha detto Simoni nella sua essenza rimane quello di partenza e per questo permane il no dell'opposizione.
 
Dopo un’ altra interruzione di mezzora chiesta dalla minoranza il dibattito è ripreso con la presentazione di un comunicato proposto dall’opposizione, concordato con l’assessore Gilmozzi, di condanna degli attacchi portati al consigliere Claudio Cia su Facebook.
 
Gilmozzi, in aula, ha detto che il proponente del ddl, Civico, e Zanella non hanno voluto firmare il documento che invece è stato condiviso dal resto della maggioranza. Borga ha affermato che dal testo è stato tolto il riferimento all’associazione alla quale appartiene chi ha fatto le minacce su Facebook, ma ha detto che questo comunicato deve essere firmato solo dai consiglieri e non da estranei.
 
Ieri era stato approvato il testo dell'articolo 1 del disegno di legge unificato “Disposizioni per il contrasto alle discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere”, approvato ieri dal Co​nsiglio provinciale.
 
Il testo approvato recita: “La Provincia autonoma di Trento promuove la realizzazione dell'uguaglianza sostanziale tra gli individui, anche all'interno della loro dimensione affettiva, e garantisce la parità di diritti di ogni persona, considerando ogni discriminazione legata all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alla condizione di interssessualità come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.
 
La norma era stata ridotta al solo primo comma dopo l'abrogazione degli altri quattro da cui era composta. Il disegno di legge è formato da 17 articoli e gli emendamenti sono in tutto 1.500.
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