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Italia ed estero

Il Brasile è ufficialmente entrato in recessione: comincia la discesa dei BRICS?

Lo scorso mese di agosto si è concluso con una notizia scioccante che ha visto protagonista il Brasile, uno dei più grandi Paesi del gruppo dei BRICS, ovvero le cinque maggiori economie emergenti del mondo.

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Lo scorso mese di agosto si è concluso con una notizia scioccante che ha visto protagonista il Brasile, uno dei più grandi Paesi del gruppo dei BRICS, ovvero le cinque maggiori economie emergenti del mondo.

E’ stato infatti annunciato ufficialmente che l’economia brasiliana, dopo anni di crescita rapida e ingente, è entrata in recessione. Nei primi tre mesi dell’anno in corso il Brasile ha registrato un calo del Pil di circa lo 0,7%, crollo che nei tre mesi appena trascorsi ha raggiunto il livello di quasi il 2%.

Il settore industriale ha subito perdite che ammontano ad oltre l’8%, il consumo interno è stato completamente soffocato, i tassi di interesse hanno raggiunto livelli altissimi e nel suo complesso l’economia brasiliana ha subito una riduzione rispetto allo scorso di anno di circa il 2,5%.

Si è detto che addirittura il crollo dell’ultimo periodo sia il più grave dal 1931 per il Brasile e si parla anche della possibilità che la discesa del PIL si prolunghi nei prossimi due anni a venire. Le cause sono tante e diverse e la loro sovrapposizione ha generato questa situazione di pesante caduta del prodotto interno lordo brasiliano.

La prima causa del crollo del PIL è sicuramente la decisione della presidente Wilma Rousseff di implementare misure di austerità che hanno portato a pesanti tagli alla spesa che ammonterebbero ad oltre 20 miliardi di euro.

I tagli che il governo ha implementato per ridurre il debito pubblico vanno ovviamente a colpire le frange più deboli della società dato che intaccano direttamente le politiche sociali tanto propagandate in campagna elettorale. Primi su tutti ad essere dimezzati sono stati i sussidi di disoccupazione, cosa che non ha fatto che aumentare il malcontento generale dopo i numerosi scandali dei quali il governo si è reso protagonista.

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 La seconda e forse più importante causa della crisi in Brasile è sicuramente la crisi economica mondiale che ha portato alla caduta dei prezzi delle materie prime di cui il Paese verde-oro è grande esportatore e sulle quali ha basato da sempre la propria economia e la straordinaria crescita degli ultimi anni.

Se a ciò si aggiunge che con la recessione economica mondiale molti degli Stati importatori hanno tagliato nettamente le loro spese e con il rallentamento della produzione anche le importazioni di materie prime provenienti in gran parte dai Paesi BRICS.

Ha di sicuro influito molto il rallentamento della produzione industriale cinese e il tracollo finanziario che ha determinato il crollo improvviso delle esportazioni brasiliane verso la Cina. Tutto questo ha inciso sul forte deprezzamento subìto dal Real, la valuta brasiliana, il cui valore ad oggi pare sia addirittura inferiore del 30% rispetto a quello dell’anno appena trascorso.

A questo punto ciò che si teme di più è il contagio sia a livello regionale che internazionale. A livello regionale si prospettano anni difficili per l’America Latina tutta, già lacerata dall’instabilità politica di molti Paesi, dalla corruzione delle classi dirigenti e dalla difficile condizione economica. Basti pensare che le esportazioni degli Stati del Mercosur (Mercado Común del Sur) verso il Brasile sono calati dall’inizio dell’anno di oltre il 23%.

A livello internazionale l’attenzione è rivolta soprattutto verso gli altri Paesi BRICS che, dopo Cina e Brasile, potrebbero essere trascinati nella spirale negativa e vedere così la propria crescita rallentare sempre più fino al fatidico segno meno.

A preoccupare maggiormente sono le economie più deboli quelle basate principalmente su un solo settore, come lo è la Cina su quello industriale, che potrebbero accusare maggiormente il colpo. È quello che sta accadendo alla Russia che con il calo del prezzo del petrolio e l’indebolimento del rublo, la valuta nazionale, sta pian piano avviandosi sul sentiero già tracciato dal Brasile.

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