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Italia ed estero

Immigrazione: la sfida di Merkel, idolo dei rifugiati

 

Come d'incanto Angela Merkel non è più la leader più cinica d'Europa, quella capace solo di affondare la Grecia a colpi di austerità. È ormai lontano anni luce l'ottobre del 2012, quando venne accolta ad Atene da un gruppo di manifestanti che brandivano la sua foto vestita da nazista e con i baffetti da Hitler.

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Come d’incanto Angela Merkel non è più la leader più cinica d’Europa, quella capace solo di affondare la Grecia a colpi di austerità. È ormai lontano anni luce l’ottobre del 2012, quando venne accolta ad Atene da un gruppo di manifestanti che brandivano la sua foto vestita da nazista e con i baffetti da Hitler.

Ora Merkel viene accolta tra gli applausi dei richiedenti asilo nei centri per stranieri di Berlino. Davanti alla stazione di Budapest, i migranti inneggiano al suo nome e sventolano cartelli con la sua faccia. Una rifugiata ghanese, Ophelia Adé, ha addirittura voluto chiamare la figlia di sei mesi Angela Merkel Adé. La cancelliera è diventata un idolo per chi cerca di entrare in Europa. L’“Angela dei rifugiati”, la cancelliera di ferro dal cuore tenero, la paladina della solidarietà in un Europa che si sta chiudendo a riccio.

Regala selfie ai più bisognosi e promette: “La Germania come paese forte ed economicamente sano ha la forza per fare tutto ciò che è necessario per accogliere i profughi”. Apre le porte del suo paese a tutti i siriani e, per bocca del suo vice-cancelliere, Sigmar Gabriel, fa sapere di essere pronta ad accogliere 500mila immigrati per diversi anni a venire. Solo per quest’anno ne arriveranno circa 800mila. Accolti dagli applausi scroscianti della popolazione tedesca al loro arrivo alla stazione di Monaco di Baviera e, soprattutto, da un pacchetto di 6 miliardi di euro stanziati nei giorni scorsi dal Bundestag.

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Ma che fine ha fatto l’insensibile Angela che solo pochi mesi fa aveva fatto piangere in diretta la quattordicenne palestinese Reem Sahwil, che aveva osato chiederle spiegazioni sulla procedura di riconoscimento dello status di rifugiati? “Non possiamo accoglierli tutti, la politica a volte è dura”, aveva tagliato corto la cancelliera, provocando le lacrime di disperazione della bambina.

Quella donna è sempre lì, forse un po’ intenerita dai tragici eventi delle ultime settimane, ma per nulla scalfita nella sua coerenza. È vero, ha dato prova di grande umanità e ha preso in mano le sorti del continente europeo, assumendo quel ruolo di leadership che negli ultimi anni ha spesso rinunciato a ricoprire.

Ma alla fine il suo modo di fare politica non è per nulla cambiato. Solidarietà in cambio di responsabilità, aiuti in cambio di rispetto delle regole di convivenza. Ieri la Grecia, oggi i migranti: la musica non cambia.

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Dopo aver aperto le porte ai rifugiati, Merkel si è affrettata a sottolineare l’importanza della loro rapida integrazione in Germania. Obiettivo dichiarato: evitare i problemi creati dalle precedenti ondate migratorie, in particolare dalla Turchia e dalla Jugoslavia, durante il boom economico del dopoguerra.

I nuovi arrivati dovranno imparare il tedesco rapidamente e dovrà essere loro permesso di lavorare. Dovranno così integrarsi nella società tedesca, evitando di dar vita a comunità parallele, di minacciare le regole di convivenza tedesche e di mettere in pericolo la pace sociale. Chi non ha diritto a restare dovrà tornare indietro.

Quella di Merkel è una scommessa ardita. Di fronte a una società europea sempre più vecchia, il fenomeno migratorio si trasformerà negli anni a venire da parte del problema a parte della soluzione. La sfida è gestire fin da subito con intelligenza e lungimiranza questo flusso inarrestabile.

Il modello Merkel fa già scuola in tutta Europa. Anche il nostro Presidente della Provincia, Ugo Rossi, ha preso appunti. “Sul tema dei profughi – ha dichiarato recentemente Rossi – la piega che sta prendendo la questione a livello Ue è quella che noi abbiamo sempre predicato: accoglienza non disgiunta dal rispetto delle regole. La Germania, ad esempio, ha stanziato 6 miliardi per i profughi, ma questo non le impedisce di rimandare indietro chi non ha diritto a essere accolto. Noi come Patt ci sentiamo più vicini alla Merkel che a Salvini”.

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