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Trento

Venezia72. Bellocchio e Kaufman nello spazio di un mattino

Nozze d’oro alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Questo il possibile sottotitolo di una mattinata al Lido con Marco Bellocchio che festeggia il suo mezzo secolo di cinema, qui a Venezia, dove debuttò nel 1965 con I pugni in tasca. E lo fa con la sua famiglia, artistica e di sangue, con (non a caso) Sangue del mio sangue in cui dirige anche i propri figli Pier Giorgio ed Elena.

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Nozze d’oro alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Questo il possibile sottotitolo di una mattinata al Lido con Marco Bellocchio che festeggia il suo mezzo secolo di cinema, qui a Venezia, dove debuttò nel 1965 con I pugni in tasca. E lo fa con la sua famiglia, artistica e di sangue, con (non a caso) Sangue del mio sangue in cui dirige anche i propri figli Pier Giorgio ed Elena.

Elegante quanto enigmatico, incantevole quanto inafferrabile, stucchevole e disordinato. Ma bello da vedere. Film difficile da comprendere, forse, ma che va preso così com’è. Bellocchio, infatti, firma un’opera (in Concorso) nata dall’unione di due progetti indipendenti ed estranei fra loro, che decide di far crescere insieme.

Con una libertà narrativa cercata e trovata che diviene l’essenza del film stesso, di questa storia che viaggia attraverso i secoli abitando i medesimi luoghi e le medesime stanze, quelle di un carcere abbandonato che nella finzione diviene prima un convento e poi un nascondiglio.

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Dalla Controriforma alla Seconda Repubblica, insomma, per parlare di una società che cambia, per rimanere però uguale a se stessa. Perché il dominio millenario della Chiesa, in Italia, non ha conosciuto eclissi ma, semmai, ha registrato un passaggio di consegne tra porporati e una classe dirigente riunita sotto lo stesso scudo (crociato prima e mascherato poi).

Una storia dell’Italia di ieri che ripescando personaggi di manzoniana memoria, dalla monaca di Monza al cardinal Federigo, conduce dritta dritta all’Italia di oggi, quella della corruzione e dei falsi invalidi, dei poteri forti che vivono nell’ombra (resa palpabile con invidiabile maestria da Daniele Ciprì) ma continuano a decidere le sorti di una nazione, come moderni vampiri che succhiano il sangue di un paese allo stremo delle forze.

E a condire una mattinata già saporita ecco approdare al Lido Anomalisa, film d’animazione in Concorso, firmato dai registi Charlie Kaufman e Duke Johnson, tanto originale e spiazzante che la programmazione della sua proiezione dopo la prima del film di Bellocchio risulta perfetta.

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Kaufman, sceneggiatore conosciuto per la sua fantasia e intelligente stravaganza cinematografica (Essere John Malkovich e Se mi lasci ti cancello sono creature sue), a Venezia72 porta anche la sua versatilità professionale, presentando un cartoon ottenuto con la tecnica dello stop-motion. Un’opera capace di catturare il pubblico di non appassionati del genere e condurlo in un viaggio negli anfratti della mente di un motivatore, Michael Stone, reso celebre da un libro sul tema, ma depresso e incapace di comunicare.

Commedia cinica, tragedia umana (anche se i protagonisti non sono esattamente degli esseri umani) e insieme dramma esistenziale che sceglie un claustrofobico hotel di Cincinnati per accogliere il suo sviluppo e ambientare anche quelle scene di sesso che probabilmente faranno proibire la visione ai minori. In mezzo un susseguirsi di sequenze contrassegnate da un ritmo narrativo lento ma ideale per far apprezzare agli spettatori ogni singolo particolare disegnato.

Consigliati, entrambi, a persone pazienti, con il gusto dell’approfondimento. E se per Anomalisa non è ancora segnalata la data di uscita in Italia, Sangue del mio sangue lo si troverà in sala da domani 9 settembre 2015. E la declinazione a canto gregoriano di Nothing Else Matters dei Metallica vale, da sola, il prezzo del biglietto.

Emanuela Macrì

Foto Riccardo Giuliani

[email protected]

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