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Trento

«Generare comunità inclusive»: Insegnanti deluse, seminario flop al PalaRotari

«Generare comunità inclusive»: giornata formativa per insegnanti delle scuole dell’infanzia, questo era il tirolo del seminario voluto fortemente dalla provincia che intendeva riprendere e sviluppare il discorso sulla professionalità dell’insegnante, già affrontato nell’appuntamento del 2014, e che intendeva focalizzare l'attenzione sul tema dell’inclusione scolastica.

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«Generare comunità inclusive»: giornata formativa per insegnanti delle scuole dell’infanzia, questo era il tirolo del seminario voluto fortemente dalla provincia che intendeva riprendere e sviluppare il discorso sulla professionalità dell’insegnante, già affrontato nell’appuntamento del 2014, e che intendeva focalizzare l'attenzione sul tema dell’inclusione scolastica.
 
Il seminario è stato organizzato per l’esigenza di sviluppare maggiormente le competenze relative all’organizzazione scolastica per progettare tempi, spazi, gruppi e didattica rispetto alle necessità rilevate cercando di fornire a tale proposito una preziosa occasione di confronto e approfondimento rivolta agli insegnanti delle scuole dell’Infanzia provinciali.
  
Il programma prevedeva la prima parte della giornata dedicata a riflessioni sui principi dell’inclusività con gli interventi di Marina Santi, Tiziano Vecchiato e Giuseppe Disnan, mentre nel pomeriggio è stato dato spazio ai professionisti della scuola – insegnanti, coordinatori pedagogici, accompagnati da esperti di settore: Emanuela Paris, Stefano Cainelli, Annamaria Voci che hanno presentato esperienze, osservando e valutando aspetti di forza e di criticità per trovare soluzioni più flessibili e originali.
 
L'idea del convegno quindi era quella di costruire insieme una scuola intraprendente, che sa professionalmente rimodularsi per ottimizzare le risorse e generare comunità inclusive.
 
Purtroppo pare che quanto presentato in sede di invito non sia stato confermato dai fatti.

 
Dalle numerose e-mail e testimonianze arrivate alla nostra redazione pare che la giornata di formazione per i docenti della scuola d'infanzia svoltasi presso il PalaRotari di Mezzocorona il giorno 28 agosto sia stata un flop clamoroso sotto tutti i punti di vista.
 
Le segnalazioni parlano di confusione da parte dei relatori, inconguenze, contraddizioni, ambiente non adatto per una giornata di formazione. Ma anche di errori clamorosi di sintassi nelle cartellette dove è stato inserito il programma del convegno e anche del catering che dopo soli pochi minuti ha lasciato a bocca asciutta oltre la metà delle persone partecipanti al meeting. 
 
In alcuni casi le impressioni sulla giornata di formazione «a tutti i costi» – cita anche una testimone – sono addirittura tragicomici. 
 
La prima parte, condotta da esperti psicologi e pedagogisti molto preparati con una dialettica accattivante, pare partire bene, infatti secondo molte partecipanti non mancano gli stimoli di riflessione interessanti. Purtroppo i contenuti sono piuttosto complicati, specie per chi poi dovrà comunque rimanere concentrato per altre 7 ore. (questa la durata della giornata)
 
Ma, la cosa che ha deluso molte partecipanti, è stato il fatto che è stato un seminario fondamentalmente condotto come un monologo, cioè senza la possibilità di confronto e approfondimento su alcune tematiche.
 
Ma che la sala scelta per il seminario non fosse adatta è confermata anche dalla relatrice dottoressa Santi che esordisce appunto criticando la location che a parer suo non favorisce il suo intervento, che voleva essere tutt’altro che un monologo, ma per dirla con le parole di Bachtin (NdR – filosofo, critico letterario e storico russo) –  che lei stessa cita, – lei voleva usare un linguaggio più dialogico e polifonico inteso come voci che si possono fondere, cosi’invece non e’ stato.
 
Da tenere conto che dentro il solito favoloso Pala Rotari per tutto il giorno una fastidiosa aria condizionata altissima ha messo a dura prova molte insegnanti, poco vestite vista la giornata molto calda ed estiva. Pare anche che per questo motivo alcune se ne siano andate.
 
Ma proprio durante la relazione della dottoressa Santi cominciano ad emergere alcune incongruenze. Santi introduce un interessante stimolo di riflessione sulla scuola inclusiva che – a parer suo – deve parlare  di progetti di vita, una vita progettuale, quindi, ecco che non si parla più di obiettivi ma di progetti e progettualita’.  
 
Peccato che nella seconda parte del convegno lo stesso concetto venga frainteso e a volte, in contraddizione con alcuni interventi di coordinatori ed insegnanti, venga riportato invece sugli obiettivi. «Tutto insomma – scrive una lettrice – sembra lasciato al caso, uno dice una cosa al mattino l'altro l'esatto contrario nel pomeriggio».
 
Ma se nella prima parte si era iniziato abbastanza bene, nella seconda invece diventa tutto noioso e ripetitivo. «Pare tutto realizzato e costruito ad hoc solo per riempire le ore, non viene portato nulla di nuovo alla conoscenza dei presenti, anzi si crea notevole confusione rispetto a quanto sentito al mattino» scrive una signora presente al corso di formazione.
 
La dott.ssa Pintarelli – scrivono alcune testimoni – «è sempre preoccupata perché si è in anticipo con il programma e quindi si devono riempire degli spazi con dibattiti aperti. Ma quando qualcuno interveniva, pochi per dire la verità, perché in molti erano intimoriti dalla sala grande, con grande stupore la dottoressa Pintarelli mostrava stupore e pareva quasi infastidita».
 
Ma la cosa si fa ancora più tragicomica quando dopo che le coordinatrici leggono dei lavori svolti e costruiti più a tavolino che vissuti realmente con i bambini la neurospichiatra ammette candidamente davanti alla platea che «l’interazione con la coordinatrice per praparare l’incontro e’ avvenuta in modo virtuale criticando lo stesso coordinatore di non aver sottolineato una parte piuttosto che un’altra». Quando si dice lavoro di squadra insomma….
 
Tutto insomma – secondo le testimonianze di numerose presenti – appare essere progettato in modo superficiale, senza argomentazioni e tematiche innovative e importanti, trattando argomenti «vecchi triti e ritriti», di nessun stimolo per i presenti.
 
Ma veniamo al catering. «Dopo soli pochi minuti il cibo scarseggia, ma quello è il minimo, infatti non è possibile sedersi, siamo quindi in circa 1.000 persone obbligate a mangiare in piedi». Sembra anche che più di un operatore confidi ad alcune partecipanti che il buffet è stato organizzato all'ultimo momento. (per 1.000 persone! )
 
E qui ecco le povere insegnanti che schizzano sul cibo per accapararsi almeno un piatto di riso freddo o un pezzo di pane rischiando anche di essere prese involontriamente a gomitate. Solo la parte del buffet dedicata ai celiaci sembra reggere alla massa affamata di insegnanti. Per gli altri invece il cibo rimane un sogno.
 
Molte le lamentele anche per i bagni, risultati carenti per le oltre mille persone presenti e per il parcheggio, «c’è chi si e’ lamentato per aver atteso 30 minuti prima di poter uscire dal posteggio grande esterno, se avessero segnalato meglio anche il posteggio verso l’interno della zona industriale che prevedeva due passi in piu, il problema sarebbe stato risolto, un organizzazione da dilettanti…» – scrive un'altra insegnante
 
Lo scrivere correttamente è il minimo che si possa fare nella presentazione di qualsiasi evento ma a maggior ragione quando si tratta di un seminario legato alla scuola. Sulla cartelletta che contiene il programma esplicativo della giornata c'è invece un'errore sulla parte forse piu’ bella sel seminario, infatti «La sand art di Nadia Ischia e Laura Lotti» diventa improvvisamente «La send art»,  (vedi foto titolo) quindi l'arte della sabbia – secondo la trascrizione – si trasforma in una non precisata «spedizione della sabbia» (arrangiata da noi per tentare di darne un senso compiuto). «Anche qui – afferma un'altra insegnante – l'impressione di un'organizzazione veloce e superficiale emerge subito, e si nota come non ci sia stata nessuna persona competente che ha controllato  e corretto il materiale esplicativo che è stato stampato in grandi quantità». (per 1000 insegnanti con tanto di cartelletta e fogli per appunti e penna) 
 
«Inclusione», era la parola chiave del seminario, ma tante insegnanti si sono sentite escluse, per nulla attirate da proposte concrete da un punto di vista operativo, sul campo e nella scuola dove hai piu’ bisogno di aiuto. «Si e’ parlato dell’importanza dei coordinatori ma sappiamo benissimo che nella scuola si vedono sempre meno e si parla pro futuro di tagli del coordinatore verso una figura unica per tutte le scuole». – aggiunge un'altra insegnante
 
Unica nota positiva è stata la creatività delle artiste della sabbia che ha tenuto alta attenzione e curiosità, «insabbiando» cosi’ una giornata da dimenticare, poco produttiva, e che alla fine a detta di molte insegnanti, «si poteva gestire e organizzare molto meglio mettendo così tutti i costi dei relatori e del misero catering a disposizione per qualcos'altro»
 
In concreto, riassumendo le molte voci degli insegnanti presenti, si ritorna sul tema principare dibattuto negli ultimi mesi, «si parla di insegnanti senza posti di lavoro sicuro e gratificante, – osservano molte insegnanti – per una professione che deve parlare di continuita’ e di inclusione vera, concreta e non solo espressa a parole, in modo serio e produttivo nelle aule scolastiche, nei team degli insegnanti, fra genitori ed insegnanti, fra gli stessi bambini».
 {facebookpopup}«Qui dobbiamo investire i soldi, la morale e’ che alle insegnanti è chiesto di fare di piu’con meno e le voci si fanno ripetitive» sostiene laconicamente un'insegnante al termine di un'email.
 
 
 

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