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Italia ed estero

La guerra silenziosa dei bambini: in Yemen è emergenza umanitaria

Soltanto qualche giorno fa è stato pubblicato uno scioccante rapporto dell’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dell’assistenza umanitaria per i bambini, sulle atrocità che si stanno consumando nel piccolo Stato dello Yemen.

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Soltanto qualche giorno fa è stato pubblicato uno scioccante rapporto dell’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dell’assistenza umanitaria per i bambini, sulle atrocità che si stanno consumando nel piccolo Stato dello Yemen.

Il rapporto dell’Unicef, dal nome “Yemen: Childhood Under Threat”, ha riportato dati agghiaccianti sulla condizione dei bambini yemeniti. Il primo dato, quello che più colpisce scorrendo il rapporto, riporta il numero dei bambini uccisi dallo scorso mese di marzo durante il quale la guerra civile ha subito una forte escalation.

Sono all’incirca 400 i bambini rimasti uccisi negli scontri e oltre 600 sarebbero quelli rimasti feriti. 8 bambini uccisi al giorno è la macabra media che si registra in questa terra dimenticata dal mondo.

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Ma questo purtroppo non è tutto. Nel Paese ormai manca l’assistenza sanitaria di base con oltre 900 strutture ormai chiuse da marzo. La malnutrizione è la seconda causa di morte per i bambini yemeniti e la maggior parte di loro, come il resto della popolazione, non ha accesso all’acqua potabile né ai servizi igienici di base.

I danni provocati dagli scontri hanno determinato la chiusura di tantissime infrastrutture tra cui moltissime scuole cosa che oggi impedisce a quasi 2 milioni di bambini di ricevere un’adeguata istruzione.

La carenza di strutture scolastiche unitamente alla mancanza della giusta assistenza psicologica ai minori che subiscono gli effetti devastanti del conflitto, hanno fatto sì che il numero di bambini reclutati per combattere è raddoppiato e stando ai dati dell’Unicef oggi sono circa 380 quelli impiegati nella guerra.

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Di questa situazione di totale emergenza umanitaria viene accusata in particolare l’Arabia Saudita che dallo scorso mese di marzo ha dato avvio ad una vera e propria guerra contro i ribelli Houthi che hanno rovesciato il governo del presidente Hadi e lo hanno costretto alla fuga e all’esilio negli Emirati Arabi.

I ribelli, organizzati in un gruppo armato fin dal 1992 e aderenti allo Sciismo, la corrente minoritaria della fede islamica, occupano attualmente le basi militari e le sedi del governo e vengono appoggiati dai vari gruppi organizzati sciiti dei Paesi vicini, soprattutto da quelli iraniani.

L’intervento saudita è stato deciso proprio per contrastare gli Houthi e fermare la guerra civile scoppiata, come in molti Paesi musulmani, dal contrasto tra sciiti e sunniti. L’Arabia Saudita partecipa al massacro attraverso i bombardamenti aerei che poco discriminano tra civili e combattenti.

Importanti organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Right Watch hanno condannato l’azione saudita e hanno accusato l’Arabia Saudita di violare i diritti umani chiedendone il sanzionamento quali crimini di guerra.

D’altra parte l’intervento militare saudita non ha mai ricevuto l’appoggio di altri Paesi se non verbale e solo simbolico da parte di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, né tantomeno quello del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha invece promosso un embargo sulle armi per disarmare quanto più possibile i gruppi ribelli yemeniti.

Ma la realtà è che la guerra civile sta paralizzando il Paese, ha portato alla distruzione di migliaia di case e infrastrutture civili, impedisce agli aiuti umanitari di arrivare a destinazione e lascia milioni di persone in balìa delle ondate di bombardamenti.

A farne le spese, come già ricordato, sono soprattutto i giovani e i bambini che nel Paese più devastato dagli sconvolgimenti della Primavera araba non hanno nessun tipo di futuro, proprio loro che dovrebbero essere il nostro futuro.

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