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Trento

Chiusa la fondazione Ahref. Depositata interrogazione per l’apertura di un’indagine.

La più famigerata, chiacchierata e misteriosa fondazione trentina di sempre è stata chiusa. {facebookpopup}

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La più famigerata, chiacchierata e misteriosa fondazione trentina di sempre è stata chiusa. {facebookpopup}
 
Alludiamo alla fondazione Ahref sulla quale tutti i media e il nostro giornale in particolare aveva scritto (leggi qui) numerosi articoli dove sono state fatte emergere contraddizioni, incongruenze e quello che oggi si chiama «spreco di risorse pubbliche» a fronte del festival del nulla. (leggi qui)
 
Ma sul tavolo della giunta è arrivata quella che potrebbe essere l'ultima interrogazione delle decine presentate, quella dove si chiede, ora che la fondazione è stata chiusa, il rendiconto finale di come, dove e da chi sono stati spesi oltre 2 milioni di euro dei cittadini trentini. E qui potrebbero aprirsi scenari inquietanti. 
 
Un progetto, ideato dall'ex governatore Lorenzo Dellai, che mise a capo del tutto il suo fido Michele Kettmayer (foto) che è tutt'ora tesserato nell'UPT con mansioni legate alla comunicazione, che è costato ai cittadini e contribuenti trentini oltre 2 milioni di euro e che non ha prodotto nulla, ma si pensa che in realtà l'unica finalità fosse proprio quella; cioè non realizzare nulla appunto.
 
Sulla fondazione Ahref e prima ancora sul «progetto del  social network che non c'è» (tutte e due legate sempre al duo Dellai Kettmayer) sono state presentate fiumi di interrogazioni da parte di numerosi esponenti politici e non tutti dell'opposizione fino alla notizia di oggi, cioè alla definitiva chiusura della fondazione Ahref.  
 
La chiusura è stata confermata (protocollo Prot. n. A001/289827/2.5.) attraverso la risposta data all'ennesima interrogazione (1386) di Rodolfo Borga, circa appunto la messa in liquidazione della Fondazione Ahref, con le seguenti motivazioni:
 
“In data 24 settembre 2014 è stato deliberato, ai sensi dell’art. 24, comma primo dello statuto, lo scioglimento della fondazione ritenendo che fossero divenuti eccessivamente onerosi i mezzi per attuare lo scopo della fondazione e tenuto conto degli orientamenti della Provincia Autonoma di Trento circa l’esaurimento della fase di ricerca e sviluppo in relazione al processo di razionalizzazione del sistema della ricerca promosso dalla Giunta provinciale. Nella medesima data sono stati nominati i liquidatori i quali sono formalmente entrati in carica a far data dal 3 novembre 2014. Con comunicazione di tale data infatti il Commissariato del Governo per la Provincia di Trento ha comunicato l’estinzione della persona giuridica chiedendo la cancellazione della fondazione stessa dal registro delle Persone Giuridiche. La Camera di commercio di Trento ha provveduto a registrare la cessazione della fondazione. I liquidatori incaricati concluderanno presumibilmente la loro attività entro il corrente anno. Ritenendo importante valorizzare gli investimenti effettuati dalla Fondazione Ahref sulle piattaforme dei media civici e l’esperienza maturata nell’ambito dei servizi di animazione territoriale, la Giunta provinciale ha incaricato la società Informatica Trentina S.p.A. di acquisire la tecnologia sviluppata da Ahref e di implementarla per le finalità di utilizzo della Provincia stessa. Tale attività è stata completata da Informatica Trentina S.p.A.: il modello evolutivo e di promozione dei servizi per la partecipazione democratica dei cittadini alla vita della pubblica amministrazione trentina è in corso di utilizzo con riferimento al Piano per la salute e alla revisione della legge urbanistica”.
 
«Ora se un primo risultato è stato ottenuto, – commentano Borga e Civettini – cioè quello della chiusura di una fondazione incredibilmente bisognosa di denari pubblici, crediamo sia corretto, averne corretta rendicontazione del lavoro svolto dai liquidatori, per meglio capire e inquadrare, tutta la situazione reale, ma anche per capire, quale sia stata la gestione dei fondi e delle risorse, rese magnanimamente disponibili, dalla gestione politica trentina».
 
Il merito di aver scoperchiato il gigantesco pentolone senza fondo dove finivano i denari pubblici dei contribuenti trentini va al Consigliere Marco Sembenotti, che da subito non esitò a denunciare il tutto attraverso interrogazioni, interviste sui media. Già allora infatti non era ben chiaro come e cosa si stava “mestolando” con tanti denari pubblici, tanto che qualche testata locale, aveva azzardato definendo “sprecopoli”, il fiume di denaro pubblico concesso.
 
Ora, alla luce di tutto ciò, a prescindere dai meriti o dalle colpe, la chiarezza è d’obbligo pubblico e ogni relazione di chiusura come quella riguardante la Fondazione, va illustrata nei dettagli, a partire-ad esempio-da quei oltre 100 mila euro che sarebbero stati investiti da Informatica Trentina, per dotare gli addetti, di iPhone e iPad di ultima generazione e per capire che fine abbiano fatto i frutti di tanta tecnologia avanzata.
 
«Qualcuno, in passato ha anche maliziato su presunte contiguità di benefici elettoralistici tra contribuzioni e campagne elettorali di qualche personaggio di spicco, – incalzano Borga e Civettini – avendo trovato dei legami o tramiti, tra beneficiari e curatori pubblicitari, forse casuali o forse no, nelle intense campagne elettorali, visto che la Fondazione Ahref era costituita dalla fondazione Bruno Kessler e da Informatica Trentina S.p.A. (entrambe partecipate della provincia) a Trento il 19 aprile 2010, per volontà dell’allora Governatore Dellai, con l’obiettivo dichiarato quello di “studiare e valorizzare la qualità dell'informazione che circola sulla rete” e di “analizzare internet e i media e contribuire alla conoscenza degli strumenti di social network, per trasformarli in opportunità per le famiglie e le imprese”, forse anche in qualche cosa d’altro e utile in termini di comunicazione particolare».
 
Il nostro giornale dopo la pubblicazione dei primi articoli era stato osteggiato e aveva subito delle pressioni attraverso degli avvocati di Milano legati al Kettmayer, che avevano intimato la nostra testata di sospendere detti articoli, velate minacce che l'editore però aveva rimandato gentilmente al mittente continuando la strada dell' inchiesta che alla fine ha dato ragione al nostro giornale e a tutti i numerosi interroganti.
 
Non solo, gli inviati che seguirono l'inchiesta, presero allora appuntamento con la fondazione Ahref in Vicolo Dallapiccola a Trento, ma furono cacciati maleducatamente, quando i responsabili Ahref capirono perché erano li. 
 
Ora tutti si auspicano l'apertura di una sorta d'inchiesta per sapere e capire dove siano andati e a cosa siano serviti tutti questi soldi pubblici per questo Borga e Civettini chiedono all giunta quale sia lo stato dei fatti, circa la Fondazione Ahref, a fronte della risposta data alla interrogazione n.°1386 del collega Rodolfo Borga in cui si annuncia la messa in liquidazione della società, quale sia la rendicontazione (di cui si chiede copia) della verifica e del mandato dato ai liquidatori e quale lo stato finanziario e patrimoniale accertato e quali destinazione hanno avuto i beni imputati alla Fondazione e, ad esempio, quale destino hanno avuto gli iPhone e iPad di ultima generazione forniti agli addetti, per i quali sembra si siano spese risorse importanti, di cui se ne chiede la quantificazione e l’attuale destino dei prodotti forniti.
 
Non manca nell'interrogazione dei due esponenti di Civica Trentina il richiamo all'incarico dato dalla giunta provinciale alla società Informatica Trentina S.p.A. che ha acquisito la tecnologia sviluppata da Ahref (quale?) e che avrà il compito di implementarla per le finalità di utilizzo della Provincia stessa. 
 
Visto che “Tale attività è stata completata da Informatica Trentina S.p.A.: il modello evolutivo e di promozione dei servizi per la partecipazione democratica dei cittadini alla vita della pubblica amministrazione trentina è in corso di utilizzo con riferimento al Piano per la salute e alla revisione della legge urbanistica”, Borga e Civettini chiedono anche quali siano stati i reali apporti innovatati prodotti e quali quelli concretamente attuati ai fini annunciati; quale sia l’eventuale quantificazione dei costi sostenuti per tali innovazioni, quale il valore di mercato di tali supposte innovazioni e quali quelli che sembrerebbero “politicamente” riconosciuti per motivazioni che urgono di essere eventualmente chiarite. 
 
Potrebbe quindi, alla luce degli ultimi fatti, essere l'ultimo capitolo della vicenda Ahref che tanto in termini economici è costata alla città e che ai suoi promotori potrebbe costare una sonora figuraccia.
 

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