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Trento

Kaswalder suona la carica: «torniamo ai valori del passato»

Il presidente Walter Kaswalder ieri ha consegnato a tutti i giornalisti un documento che «suona» come la linea che il partito dovrà tenere nei prossimi anni di governo. 

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Il presidente Walter Kaswalder ieri ha consegnato a tutti i giornalisti un documento che «suona» come la linea che il partito dovrà tenere nei prossimi anni di governo. 
 
Il documento politico, presentato il 31 luglio al consiglio del partito e ieri diventato anche pubblico, è composto da 7 punti ed è stato inviato a tutti i segretari di sezione della provincia e mira – ha precisato lo stesso Kaswalder – a far ancorare il Patt ai principi storici sui quali era legato in passato.
 
Quanto scritto dal presidente del Patt non è però completamente condiviso da tutta la segreteria, «la visione di Walter Kaswalder – spiega Panizza – nasce dall'ascolto delle esigenze della base del movimento, e contiene proposte e risposte ai problemi che tutti vorremmo risolvere in fretta (orso, sicurezza, immigrazione ecc ecc) ma che spesso non sono di facile attuazione perché gestiti dallo stato e non dalla provincia».
 
Ma il documento è stato comunque apprezzato nel metodo, infatti, adesso che ci comincerà a discutere la legge di bilancio 2016 in consiglio potrebbe contenere delle proposte su cui ragionare all'interno del partito che sfoceranno anche sulla direzione da prendere politicamente parlando per il Patt. 
 
Nel concreto Kaswalder nel documento ricorda che la nuova svolta per il Patt è cominciata a Sanbapolis, dove il partito si è ricompattato proponendosi come forza numero uno della coalizione di governo e richiama a declinare con maggiore concretezza la politica del Patt, in forma cioè più pratica che qualche anno fa un indovinatissimo ed autoctono slogan “Trentini su con le rece”,  adottato dal P.P.T.T., bene riassumeva. Quel «Trentini su co le rece» che, oggi, esorta tutti i cittadini a diffidare del Pd Trentino, mai molto amato dal presidente del Patt. 
 
I temi su cui propone una discussione serrata partono dall'economia, «l’assenza di liquidità dovuta al famigerato patto di stabilità imposto dalla PAT ai Comuni rappresenta per i Comuni un problema molto grave; purtroppo solo alcuni di essi hanno potuto fruire dello sblocco del patto di stabilità. Si pone ora la questione di come nel concreto riavviare gli investimenti pubblici nelle piccole realtà per dare lavoro alle nostre ditte artigiane in questo momento di stagnazione del mercato».
 
Poi Kaswalder continua, «la mia proposta è abbastanza semplice: a fine 2013 c’erano 244 milioni di euro di avanzo di amministrazione dei comuni trentini non utilizzabili: 150 di questi non sono vincolati, usiamone 100 per far ripartire gli investimenti pubblici come nel 2008 si fece con la cosiddetta operazione anticongiunturale accollando alla PAT una percentuale del patto di stabilità».
 
Creare liquidità è consentire l’accesso al fondo strategico provinciale anche alle piccole imprese e risolvere il male incurabile della burocrazia una volta per tutte, sia per le aziende che per le associazioni di voltariato che stanno ormai soffocando, queste le altre risposte del Presidente ad alcune tematiche di attualità molto sentite. 
 
Sulla questione orso dice: «appare sfuggita al controllo pubblico, questo almeno per quanto riguarda la percezione generale. Domina certamente la paura dell’accadimento fatale per l’uomo che appare  prevalente di gran lunga rispetto all’indotto turistico positivo insito nell’originario piano Life Ursus». «Concordiamo con il ministro il trasferimento di 30 orsi in altre zone , la nostra gente capirà che stiamo facendo qualcosa di concreto! Garantiamo l’abbattimento di tutti gli orsi problematici».
 
Sulla Valdastico è possibilista, «Al tavolo con la A4 e il governo ci sediamo per bloccare la pedemontana e solo se ci verrà garantito lo stralcio di questa autostrada saremo disposti a parlare di Valdastico nord».
 
Sull'immigrazione e sulla sicurezza esce la parte «destra» di Kaswalder, peraltro mai nascosta, «Per extracomunitari, immigrazioni e profughi sappiamo di avere raggiunto già a metà anno il limite massimo di profughi concordato a febbraio. Ora una scelta politica è obbligata e ci deve vedere in grado di optare tra una trattativa col governo centrale o la decisione di un scelta in linea con le regioni che hanno scelto la via dura nei confronti di Roma».
 
Qui Kaswalder chiede allo stato procedure veloci (in Austria il processo per il riconoscimento dello status di profugo dura dalle 4 alle 6 settimane, in Italia invece minimo 18 mesi) e tempi certi per stabilire chi può godere dello stato di profugo, per gli altri rimpatrio immediato coatto. Su questo punto anche il segretario Panizza si trova d'accordo, la realizzazione di un documento redatto dallo stesso senatore e presentato a Roma dove chiede di cambiare l'iter per il riconoscimento dello status di rifugiato ne è la chiara testimonianza.
 
Sulla sicurezza parte un nuovo affondo sul PD, «pensiamo forse che sia il PD a dover dare dei segnali sulla sicurezza? Siamo noi a dover pungolare la coalizione su questo tema, sta a noi pretendere un impegno maggiore da parte delle forze dell’ordine e delle strutture delle polizie municipali con uno Stato e la magistratura che applichino con correttezza e severità le leggi in vigore» 
 
Sul fronte «Comunità di Valle» già in crisi prima ancora di iniziare – afferma Kaswalder – sorge spontanea la domanda di cosa fare. Poi, le fusioni dei Comuni hanno segnato la strada, possiamo dare una accelerazione? «In tal senso ho pronti ben due disegni di legge».
 
Affronta poi il tema maggiormente di attualità negli ultimi giorni; la sanità trentina dove non mostra molta sintonia con il Pd, «dobbiamo assolutamente preservare il ruolo degli ospedali di valle più distanti da Trento, gli sprechi vanno ridotti a livello di burocrazia, non di front office ! I servizi verso i cittadini devono essere potenziati e decentrati mantenendo nelle valli i punti di prelievo , gli ambulatori e il primo intervento e costruendo un Ospedale Provinciale unico  a Trento sud».
 
Un visione – quella di Kaswalder – più vicina all'opposizione che all'alleanza di governo, che però raccoglie tutti i disagi e la confusione degli elettori del PATT e non solo. Oggi l'elettorato autonomista sceglie le forti politiche sulla sicurezza, sull'immigrazione e su un nuovo welfare che abbia più occhio di riguardo al territorio, e questo va in netta contraddizione con gli alleati del PD. 
 
Ma che gli equilibri stiano cambiando molto velocemente si capisce anche dalle ultime parole di Kaswalder, «Gli equilibri interni alla maggioranza provinciale, con riferimento in particolare alle fibrillazioni imposte dal P.D. richiedono repliche diverse dagli hashtag: penso a  strumenti incisivi che impediscano al Partito di subire sistematici attacchi dal fuoco amico che ha nel vice presidente della Giunta il più delle volte la punta più avanzata. Il Patt deve anche  farsi carico di recuperare il rapporto con le liste civiche, sintomo e non causa di un malessere da valutare con estrema attenzione, creiamo una struttura di raccordo fissa tra giunta e maggioranza e garantiamo un certo numero di appuntamenti a tutti i consiglieri provinciali con Assessori e Presidente. Al PD parliamo chiaro: basta fibrillazioni o ognuno per la sua strada».
 
Oggi il PATT è l'unica forza in grado di governare il Trentino con due possibili maggioranze, quella di sinistra e quella che fa capo ai centristi dell'Upt e alle liste civiche del centro destra con l'appoggio esterno della Lega Nord.
 
Basta solo un cenno da parte della maggioranza dell'Upt (Dellai escluso) per avviare una nuova storia politica per la nostra regione. 
 

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Trento

Neuroradiologia, trattati 80 casi di stroke cerebrale

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Partito a giugno del 2018 il nuovo servizio di neuroradiologia interventistica interprovinciale ha messo a fattore comune professionalità ed esperienze per offrire ai cittadini livelli ottimali di assistenza – dai trattamenti endovascolari a cervello e midollo spinale fino all’ictus – e accrescere, attraverso una maggiore casistica, la professionalità del personale medico.

Con le sue due sedi operative – a Trento e a Bolzano – e un bacino di utenza di oltre un milione di abitanti è una novità nel panorama sanitario italiano e consente di assistere nel modo migliore le persone di entrambe le Province dando lo stesso elevato standard di trattamento senza spostare il paziente e senza l’intervento di consulenze esterne.

Obiettivo primario della nuova Unità operativa di neuroradiologia interventistica interaziendale è il trattamento endovascolare – in urgenza e in elezione – della patologia ischemica ed emorragica del sistema nervoso centrale.

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Da giugno 2018 ad oggi sono stati trattati da entrambe le équipe (Trento e Bolzano) circa 80 casi di stroke cerebrale acuto, rispettando i principali standard di riferimento internazionali sul tempo di inizio del trattamento e sulla durata dell’intervento endovascolare.

In particolare da gennaio di quest’anno l’Unità operativa ha iniziato a trattare i pazienti con ictus cerebrale all’ospedale di Trento, senza necessità di trasferimento e lavorando in stretta collaborazione anche con l’Unità operativa di neurologia, con una marcata riduzione del tempo di inizio della terapia endovascolare fattore che, in una patologia tempo-dipendente come l’ictus – time is brain – risulta fondamentale.

Nei pazienti trattati in entrambe le sedi è stata evidenziata una percentuale di successo procedurale (rimozione del trombo e riapertura dell’arteria) dell’85% a cui ha quasi sempre corrisposto un notevole miglioramento clinico del paziente e in molti casi una immediata completa remissione della sintomatologia neurologica.

Questi risultati hanno comportato un minor impegno di risorse per i trattamenti successivi come ad esempio quelli riabilitativi incidendo anche sui livelli di autonomia e qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.

Il trattamento della patologia emorragica, dovuta alla rottura di aneurismi o malformazioni cerebrali, ha avuto un notevole incremento, grazie alla fattiva collaborazione con le neurochirurgie dei due ospedali.

In particolare a Trento è stato raddoppiato il numero di trattamenti endovascolari – 42 casi in 8 mesi – in pazienti con aneurismi cerebrali o malformazioni vascolari sia in acuto sia in elezione, grazie anche all’introduzione dei più moderni ed efficaci dispositivi di trattamento intravascolare. I risultati di questi trattamenti sono in linea con i più elevati standard di riferimento internazionale.

Questi risultati sono stati raggiunti in tempi più rapidi del previsto e l’impegno dell’équipe è di continuare a mantenere standard elevati offrendo alla popolazione trattamenti ottimali sia sull’ictus sia sull’emorragia cerebrale con tempistiche sempre più brevi anche lavorando in équipe con la diagnostica neuroradiologica pre-trattamento, fondamentale per ottenere risultati sempre migliori.

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Trento

Verso il 22 marzo: tra Del Poggetto e Poggio non c’è partita

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Da sinistra: Barbara Poggio e Maria Cristina Del Poggetto

Da giorni il quotidiano on line, megafono dei centri sociali e di quello che rimane del PD Trentino ospita le invettive del suo direttore e di svariati personaggi della sinistra contro l’evento del 22 marzo, intitolato «Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?»

Le accuse sono molteplici, in perfetto stile ideologico: “chi sono, gli altri, per avere diritto di parola? La patente per poter parlare la diamo noi!”.

Per anni la Provincia, tramite l’assessore Sara Ferrari, ha propinato a tutti, in tutte le salse, senza mai un dibattito, una ben precisa visione del rapporto maschio-femmina; ha propagandato l’utero in affitto, ha dato uno spazio incredibile al mondo Lgbt, da cui evidentemente attinge non pochi voti, dimenticando del tutto ogni altra realtà pro vita e famiglia…

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Ed ora, l’immancabile Sara Ferrari, il Dolomiti, l’Arcigay, Paolo Ghezzi eccetera eccetera, vorrebbero che la nuova amministrazione non abbia una sua visione, e che l’assessore Segnana si adegui ad obbedire ai loro diktat.

Che governino, o meno, devono comandare sempre gli stessi, deve risuonare sempre la medesima musica, altrimenti comincia la canea urlante e delegittimante.

Per fortuna, la democrazia dell’alternanza è un’altra cosa, e chi sino a ieri non ha mai avuto diritto di parola, alcuna possibilità di accedere allo spazio pubblico, da oggi speriamo possa farlo.

L’altra accusa che rimpalla di bocca in bocca, rilanciata soprattutto da Barbara Poggio, sociologa dell’Università di Trento, è la seguente: gli oratori del 22 marzo sarebbero persone senza arte ne parte, senza titoli accademici. Mica come lei!

Di fronte a tanta, ingiustificata spocchia, verrebbe da ricordare alla professoressisima Poggio almeno tre cosette.

La prima è che la sua assidua frequentazione con certe realtà, come l’Arcigay, la rende molto meno neutrale, credibile e super partes di quello che lei cerca di far credere.

La seconda è che al mondo non esistono solo gli accademici come lei: vi sono medici, magistrati, avvocati, teologi ecc… che non insegnano in Università, ma non per questo appartengono ad un mondo di “inferiori”, non legittimato a parlare perchè privo del bollino di qualità concesso dall’accademica Poggio!

La terza è che le due donne relatrici, verso cui l’esimia professoressa lancia i suoi strali, con ben poca solidarietà femminile, hanno tutte le carte in regola, anche più di lei, per parlare (per non dire nulla, per pietà, dei titoli a riguardo di Paolo Ghezzi e Sara Ferrari!)

Maristella Paiar, infatti, è un avvocato, e non risulta che il suo titolo valga meno della laurea in sociologia; inoltre il suo libro sul femminicidio è stato presentato, meno di due anni fa, presso il Liceo Classico Prati, con introduzione dell’allora assessore Sara Ferrari. (vedi locandina sopra, in fondo a destra)

Viene da chiedersi: l’avvocato Paiar va bene, ha tutte le carte in regola, se parla presente l’assessore Ferrari, ma non va più bene se al posto della pasionaria del Pd, vi è un altro assessore, sempre donna, come Stefania Segnana?

Quanto al Maria Cristina Del Poggetto, è il caso di dirlo: prof. Poggio, questa volta la ha fatta proprio fuori dal vaso.

Tra Del Poggetto e Poggio, a parlare di identità maschile e femminile, cioè di un tema che ha implicazioni biologiche, mediche e psicologiche, non c’è partita.

Perchè, se proprio dobbiamo stare ai titoli di studio (concezione perversa cui ci costringe l’ottica poggiolesca), la laurea in sociologia della Poggio non può neppure competere, scientificamente parlando, con i titoli della deprecata oratrice (con esperienza accademica anch’essa).

La Del Poggetto, infatti, oltre a possedere una laurea in Medicina e Chirurgia, una Specializzata in Psichiatria con lode presso l’Università degli studi di Pisa (forse la più prestigiosa in Italia, in questo campo), ed una Specializzata in Psicoterapia ad Indirizzo Sistemico-Relazionale, e oltre ad essere referente scientifico per l’area psichiatrica dell’Associazione Medico-Scientifica Promed Galileo, è stata co- docente all’IPR di Pisa (2006-1010) e Segretario-tesoriere della SIPR (dal 2008-2012), cioè la Società Italiana di Psicoterapia Relazionale.

La Poggio e gli amici Ghezzi, Tonini, Ferrari, insieme a direttori vari di quotidiani piombati in disgrazia dopo il 21 ottobre, ecc ecc… facciano uno sforzo: siano più tolleranti, più aperti al confronto, più umili (c’è persino gente più titolata di loro, al mondo, ma la vita può essere bella lo stesso) e per una volta vengano a sentire un’altra campana.

Fino ad oggi non ne hanno mai avuto occasione…

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Trento

Carcere Spini: non ci sono più soldi, chiusa la mensa per le guardie carcerarie

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Nuova tegola sul carcere di Spini di Gardolo.

Prima la rivolta della casa circondariale di Spini di Gardolo, che ha messo a dura la struttura del carcere provocando milioni di euro di danni che pagheranno i contribuenti italiani, adesso la mensa che di fatto è chiusa perché nessun fornitore viene pagato e quindi nessuno si fida nemmeno più a consegnare gli alimenti.

Il pane fresco per esempio non si vede sui ripiani della mensa da un bel pezzo.

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Per  questo alcune guardie carcerarie devono portarsi il pranzo da casa naturalmente a proprie spese.

Sembra un film horror, ed invece è la situazione dentro il carcere di Trento che doveva essere un vero modello nel suo genere.

Gli alimenti e le forniture che arrivano a singhiozzo ed in modo proporzionale ai pagamenti e i lavori da fare per ristrutturare una carcere devastato dopo l’ultima rivolta.

Una sequela di appalti e sub appalti vari che negli anni ha portato al fallimento di aziende che dovevano fornire la mensa del carcere (ce ne fosse solo una trentina) e dove nonostante l’incalzare dei sindacati il ministero della giustizia è rimasto assente e in silenzio.

Tutto parte dal Triveneto e dall’Emilia Romagna. Poi però investe anche il Trentino.

L’appalto ristorazione delle case circondariali del Triveneto ed Emilia Romagna sta creando infatti numerosi disagi alle mense dei penitenziari anche in Trentino: alle lavoratrici della ristorazione mancano infatti le retribuzioni da dicembre 2018 a febbraio 2019.

L’appalto è gestito dal consorzio Unilabor Società Consortile con sede a Roma, aggiudicato in data 01 aprile 2017 fino al 31 dicembre 2018, rilevato dalla precedente gestione della Jd Service Italia ora in fallimento.

Il Consorzio ha subappaltato da tale data alla Sybaris Srl, che nel marzo del 2018 aveva problemi a retribuire le lavoratrici e con i fornitori.

In data 1 aprile 2018 il Consorzio ha affidato la gestione alla Food & Facility srl con sede a Roma.

Dall’agosto 2018 si sono verificati nuovamente problemi e le retribuzioni di agosto e settembre 2018 sono state pagate dopo che la Uiltucs del Trentino, dopo vani tentativi bonari rivolti alla Food & Facility nonché al consorzio Unilabor, responsabile in solido ex art 29 D.Lgs 276/2003, in data 11 ottobre 2018 ha azionato tramite richiesta intervento R.U.P. (responsabile dell’appalto del Provveditorato di Padova) ex art.30 Dlgs 50/2016 comma 6 la procedura per la verifica dell’insoluto nonché, in assenza di riparazione nei 15 giorni successivi, il pagamento da parte del Ministero.

Immediatamente il Ministero ha dato avvio alla procedura richiedendo in ogni struttura operativa le copie delle buste paga non retribuite.

Tale intervento ha fatto sì che in data 12 ottobre 2018 le lavoratrici hanno ricevuto dall’azienda un anticipo della retribuzione di agosto e in data 22 ottobre il saldo, mentre, la retribuzione di settembre, è arrivata in data 24 ottobre.

Quando pareva rientrata l’emergenza, in dicembre 2018 non sono state erogate le 13sime e solo in data 28 gennaio è stato pagato il rateo di competenza di Food & Facility, mentre la quota di 13sima di competenza della Sybaris (gennaio 2018-marzo 2018) non è stata erogata.

Ad oggi, inoltre, mancano interamente le retribuzioni dal dicembre 2018 a febbraio 2019.

Si verificano, naturalmente, anche problematiche relative agli approvvigionamenti nelle strutture operative ove comincerebbero a giungere evasioni parziali di ordini e addirittura mancanza di pane fresco.

In concreto se le aziende non pagano chi fornisce la mensa la merce comincia a scarseggiare e quindi la mensa rimane bloccata 

Sembrerebbe che l’appalto, con originaria scadenza al 31 dicembre 2018, è stato prorogato al Consorzio perché al bando di aggiudicazione temporanea nessuna azienda non ha manifestato interesse dato lo scarso ritorno in termini economici.

Le OO.SS nazionali, stante la situazione che coinvolge più regioni, sono intervenute presso il Consorzio, la Food & Facility e verso il Ministero della Giustizia inviando numerose missive di richieste di incontro, ad oggi purtroppo rimaste inascoltate.

Per cercare di sbloccare la situazione a sostegno delle richieste sindacali in data 25 febbraio 2019 è stato proclamato, nonché effettuato, uno sciopero dell’intera giornata a cui naturalmente hanno aderito la totalità dei lavoratori coinvolti causando la chiusura delle mense interessate.

In risposta alla sciopero il Provveditorato di Padova ha nuovamente attivato la procedura di pagamento diretto e ha richiesto a tutte le amministrazioni di raccogliere e inviare le buste paga delle lavoratrici.

«Nonostante i continui solleciti non conosciamo, però, i tempi di pagamento dell’Amministrazione di Padova. Se giovedì non riceveremo risposte – dichiara il segretario della UilTuCS Dino d’Onofrio – chiederemo immediata udienza al direttore della struttura penitenziaria di Trento per supportare le nostre richieste. Non discutiamo ovviamente le scelte correlate al risparmio di spesa che porta questo appalto a non essere appetibile in termini economici, e quindi di interesse di aziende non solide, ma pretendiamo dal Ministero un intervento risoluto per garantire gli stipendi e la continuità del servizio e chiediamo con forza che sia fatta chiarezza attraverso l’incontro richiesto e non ancora effettuato con le OO.SS. nazionali».

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