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Trento

Elementi di disturbo: La folle ideologia che ci porterà nel baratro.

Avete mai parlato con un rappresentante locale delle forze dell’ordine? Chiedetegli cosa ne pensa della sicurezza a Trento e vi risponderà parlando di pensioni tagliate, stipendi bloccati da anni, mancanza di turn-over, età media da cronicario, mani ingessate da leggi farsa e burocrazia spietata. {facebookpopup}

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Avete mai parlato con un rappresentante locale delle forze dell’ordine? Chiedetegli cosa ne pensa della sicurezza a Trento e vi risponderà parlando di pensioni tagliate, stipendi bloccati da anni, mancanza di turn-over, età media da cronicario, mani ingessate da leggi farsa e burocrazia spietata. {facebookpopup}
 
Triste verità, e se accanto ci mettete anche la recente introduzione del reato di tortura e istigazione alla tortura, che fuor dalle ipocrisie tacitamente quasi ogni cittadino ancorché colto, cattolico reazionario o laico progressista invoca per certa delinquenza, il gioco delle tre scimmie è completo: non vedo, non sento e non parlo (e non faccio) fin tanto che siamo presi per i fondelli da un politica in mano alle lobbyes, incapace di dare una risposta efficace alla criminalità diffusa.
 
Guardate le recenti leggi sulla sicurezza cittadina varate nella democratica e certo non più franchista Spagna in accordo con una popolazione ormai prevalentemente di sinistra: tra le varie norme non sarà più possibile disobbedire, resistere o non farsi identificare dall’Autorità, si rischiano 30mila euro di sanzione direttamente comminate dalla Polizia, e senza passare per i Tribunali.
 
Interessante è anche l’introduzione di sanzioni per chi smarrisce un documento di identità o la patente, lo sport preferito degli extracomunitari o stranieri in genere, che permettono così il proliferare di falsi documentali: con tre smarrimenti in Spagna si pagano 600 euro di multa.
 
Il perché di tale immobilismo nel varare norme efficaci lo spiegano le «populiste chiacchiere da bar» che però i fatti non smentiscono, e dicono che altrimenti si dovrebbe ingabbiare anche mezzo Parlamento. Non sarebbe plausibile infatti comminare, come auspica la maggioranza della popolazione, 6 anni di lavori forzati per furto di bicicletta e 12 per furto in abitazione, anziché le carezze al volto delle leggi attuali che sono un tacito invito a delinquere senza sosta, per poi non ingabbiare e mettere un ventennale piccone in mano a condannati per reati ben più gravi a guardare i disastri prodotti all’Italia, come Previti, Galan e soci insegnano, ma come visto molti di loro incassano, da pregiudicati definitivi e con leggi votate da loro, ancora somme consistenti ogni mese..
 
Ormai diventa una corsa a delinquere, in tutti i settori e strati di popolazione: furti a tappeto, che tanto non verranno mai perseguiti, scoperti o preventivati, rapine più o meno ridicole ma sempre allarmanti, e droga come piovesse, che moltiplica microcriminalità e bande di delinquenti latinos o nordafricani. In leggero calo le rapine bancarie, perchè gli stessi furfanti hanno capito che di soldi non ce ne sono proprio più.
 
Truffe continue di gente che si spaccia per chiunque e colpisce soprattutto i nostri anziani, falsi religiosi, falsi assicuratori, falsi funzionari pubblici, disabili, in calo per fortuna le false riviste delle Forze di Polizia. A Trento poi, come su tutte le spiagge, proliferano eserciti di extracomunitari che vendono di tutto e tutto falso a due passi dalla Guardia di Finanza, e qui ci piacerebbe sapere che fine ha fatto l’Autorithy per le contraffazioni o la commissione parlamentare sullo stesso tema di cui fa parte il nostro Giovanni Gravante.
 
Poi esistono fatti più gravi, come gli integralisti islamici musulmani con passaporto italiano perché hanno acquisito la cittadinanza, e che hanno iniziato ad abbracciare le terrificanti predicazioni propagandate dall’Isis, perché quando uno non ha nulla da perdere si sa che diventa facile preda di illusori paradisi promessi in cambio di un martirio rapido e quasi indolore.
 
Ve ne sono anche qui, come in tutta Italia, non ne siamo esenti. E intanto il Duomo e la torre Civica brucia, speriamo per autocombustione e non per la vergogna..
 
Gli anarchici che non sanno nemmeno cos’è l’anarchia, si sa, vivono in Trentino indisturbati come l’orso in una terra dove si può fare di tutto, tanto, ora che parta la macchina burocratica (velocissima con gli onesti) si arriva a morire di vecchiaia estinguendo il reato, sempre che amnistie e indulti, puntuali come i saldi d’agosto non intervengano prima a sanare la incomprensibile mancata attuazione di un serio piano di edilizia carceraria.
 
I goffi tentativi del Governo di varare serie norme anticorruzione si sono scontrati con la cronica e granitica interpretazione del diritto come esercizio di erudizione normativa anziché come senso comune. Come il falso in bilancio, che ora sembra premiare rispetto a prima, ed ha permesso a Crespi, l’ex-sondaggista di Berlusconi, di scansare una condanna di 7 anni.
 
Insomma, il disastro istituzionale continua senza sosta, e Trento, che con un po’ di accortezza e meno burocrazia potrebbe avere la patente di Paradiso Terrestre, non ne è esente, perché chi amministra palesemente non sa far fronte alle emergenze con polso e assunzione di responsabilità, spesso troppo impegnato a regalarsi doti per incrementare pacchetti di voti o difendere la propria “carega”, con un attendismo veterodemocristiano.
 
E così ci piacerebbe che, accanto a Casa Pound e quella parte di destra liberale che vede nell’ordine pubblico un elemento di difesa della libertà, a sollevare i forconi contro l’espropriazione della cosa pubblica (intesa come libertà di non essere violati) da parte della micro&macro criminalità diffusa ci fossero anche le sinistre
 
L’assordante silenzio (assenso?) o le deboli risposte di fronte a qualsiasi protesta civile nei confronti di questa violenza costante che il cittadino subisce è quantomeno imbarazzante se non irritante, ma fa il paio con la sindrome da galline senza testa del centrosinistra locale, che parrebbe vincere sempre per mancanza di opposizione, intenta a leccarsi le ferite post-berlusconiane, ma il tempo di cazzeggiare è finito per tutti e  cittadini, e soprattutto contribuenti sono esausti e stufi di pagare sempre per tutti. 
 
Naturalmente mi rendo conto che essere un Amministratore, nazionale o locale, è compito spesso ingrato e che, qualsiasi direzione si prenda, la critica è sempre dietro l'angolo, ma arriva un momento in cui un politico, se veramente ha scelto la strada della politica per assicurare un presente migliore al popolo, deve fare delle scelte con lungimiranza e concretezza.
 
Il nostro sindaco è stato appena rieletto, con promesse e discorsi di grande pacatezza e ha dato un colpo al cerchio e una alla botte, cercando di dare l'impressione di voler accontentare un po' tutti, e fanno sorridere le sue parole all'indomani dell'incendio della Torre Civica di Trento reputata dal primo cittadino « una ferita mortale per la città», in realtà, Trento, di ferite mortali ne subisce molte ogni giorno ma pare che il sindaco guardi solo verso l'alto e si accorga dopo aver speso milioni di euro per la ristrutturazione della Torre di essersi dimenticato di mettere il sistema antincendio. 
 
Ma un esempio emblematico di quello che potrebbe succedere a Trento è Venezia. Per decenni l'amministrazione politica di una delle città più storiche del mondo, è stata affidata a politici dalle vuote parole, caratterizzata solo dalla politica del «Non faccio nulla per non scontentare nessuno, mentre dico che farò qualcosa per accontentare gli altri», e dov'è arrivata Venezia? (guardate il fimato e godete… di disperazione..
 
C'è voluta tutta la disperazione di una città presa in ostaggio da bande di rom, nord africani e chi più ne ha più ne metta, per votare un sindaco che facesse qualcosa, anche se troppo poco e troppo tardi e non vogliamo che anche Trento, come Venezia, finisca ostaggio di chi, nascondendosi dietro il buonismo di troppi, ne approfitta per da un nuovo significato alla parola "accoglienza" e cioè "assedio" e un nuovo significato a "integrazione" e cioè "invasione".
 
Oggi, a pochi chilometri da Trento, la gente ha paura di uscire di casa, le risse tra bande di criminali stranieri sono all'ordine del giorno, l'amministrazione è rimasta immobile, con la testa sotto la sabbia per così tanto tempo, che chi è arrivato da paesi in cui la polizia non fa finta di non vederli, perché tanto anche se li arrestano dopo poche ore sono già di nuovo per strada, fa quello che vuole, spartendosi la città come se fosse proprietà loro.
 
Perché "invadere" non è solo un'orda immensa di persone che si appropriano di uno spazio altrui, è anche un piccolo contingente che invade qualcosa di più prezioso dello spazio fisico: lo spazio sociale.
 
Quello spazio sociale fatto delle tradizioni, dell'educazione, della cultura e della religione di un popolo, che a Venezia viene puntualmente invaso da chi, scappato dal proprio paese, vuole continuare con il suo stile di vita nel nostro, imponendo la propria religione, le proprie usanze, senza il rispetto che qualunque ospite dovrebbe avere.
 
È così allora, che pochi giorni fa, la polizia si è trovata a dover prelevare una capra, legata ad un cassonetto dell'immondizia, che stava per essere macellata come da usanze religiose, ma in pieno contrasto con le comuni leggi di civile convivenza e igiene pubblica, così come ogni mattina i cittadini di Mestre, vedono arrivare furgoni di zingari che mettono in tasca l'ultimo modello di smartphone, iniziano a zoppicare e chiedono l'elemosina in modo così insistente da rasentare il ricatto o le minacce, il tutto ovviamente senza che nessuno intervenga.
 
Il degrado di una città è anche questo: il risultato dell'immobilismo di chi quella città dovrebbe amministrarla, per fare gli interessi di chi la vive, non i propri, del partito o di un'ormai folle ideologia che potrebbe portare l'Italia e Trento nel baratro.
 
Roberto Conci 
 
Nella foto la rivolta degli immigrati nella città di Rosarno ( Reggio Calabria). 

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Trento

Ieri l’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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Molti i temi affrontati ieri all’assemblea annuale della Federazione provinciale Scuole materne di Trento, che ha visto presso le Cantine Ferrari a Ravina, ben 123 scuole rappresentate su 134.

Il presidente Giuliano Baldessari ha dedicato la sua relazione a “Qualificare l’investimento per l’Infanzia. 70 anni da capitalizzare”: “Il primo riferimento va all’anniversario della nostra associazione. Un anno significativo il 2020 che si apre col desiderio di immaginare ancora una volta il futuro e di rilanciare prospettive di ricerca e di innovazione.  Con lo sguardo al 19, 20 e 21 novembre prossimi – date nelle quali prenderanno vita le iniziative specifiche legate ai settanta anni di istituzione della Federazione – molte le storie, i percorsi, le domande, le sfide, i progetti da condividere per continuare a curare attenzione, cultura, progettualità nelle politiche per l’infanzia in alleanza con le famiglie e le comunità”.

All’avvio dei lavori l’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti ha portato il proprio saluto ai partecipanti, riprendendo i temi espressi da don Marco Saiani che nella Messa di apertura aveva fatto riferimento alle condizioni storiche che hanno portato più di un secolo e mezzo fa alla nascita delle scuole dell’infanzia equiparate e successivamente all’istituzione della Federazione, richiamando il contesto di unità di visione della vita e di disponibilità a collaborare per trovare insieme soluzioni.

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L’assessore Bisesti, evidenziando come sia fondamentale rifarsi a quei valori di solidarietà, ha ricordato come tali valori, pur riletti alla luce dei tanti cambiamenti intervenuti nel corso degli anni, siano la base per affrontare le sfide importanti che ci attendono.

Fra presenti anche gli assessori regionali Giorgio Leonardi e Claudio Cia, nonché l’assessore alla partecipazione, innovazione, formazione e progetti europei del Comune di Trento Chiara Maule.

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Trento

Le Albere, Lega: «Il vero volto di 20 anni di amministrazione del centro sinistra a Trento»

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Da area produttiva simbolo della Trento industriale del boom economico, a quartiere modello e all’avanguardia a livello architettonico.

Presentato come quartiere modello di 113 mila metri quadri, urbanisticamente all’avanguardia, raggiungibile da pochi, addirittura con le guardie private che ne limitavano gli ingressi ( e così è stato nei primi mesi) , non è mai entrato nel cuore dei trentini.

Di certo il Muse ha contribuito a creare curiosità, il parco a portare gente, ma la scommessa è la nuova biblioteca universitaria che si rivolge alla “ nuova Trento”, quella degli studenti, universitari in particolare.

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Una città che ha deciso la completa demolizione del complesso industriale della Michelin dopo la chiusura nel 1997.

Tra la Michelin e la città di Trento per molti anni si è instaurato un grande rapporto di amore e rispetto.  Un’empatia che le Albere non hanno mai avuto con la cittadinanza.

Per il momento a distanza di anni il quartiere “Le Albere” a Trento perde sempre più valore e gli appartamenti del complesso progettato da Renzo Piano restano per gran parte invenduti o disabitati.

Nel 2017 il complesso di proprietà del fondo immobiliare Clesio ha perso il 18% e oggi è poco oltre il 50% del valore iniziale, ovvero 44,3 milioni di euro. I debiti con le banche ammontano a 150 milioni.

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I soci del fondo cioè enti territoriali come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, hanno ottenuto come “rimborso” parziale delle perdite gli stessi appartamenti invenduti.

Purtroppo il complesso non è mai decollato ne dal punto di vista commerciale ne tanto meno da quello abitativo. Oggi si possono vedere i segni dell’usura delle strutture e luoghi dove il degrado ha preso il sopravvento.

Sull’argomento hanno preso una precisa posizione anche i consiglieri comunali della Lega.

«Ormai non ci stupiscono più le notizie riguardanti il fallimento del progetto di riqualificazione dell’area ex Michelin, – si legge in una nota dei consiglieri –  altresì conosciuta con il nome di quartiere Le Albere. Del resto, si tratta di una situazione ben delineata e che dimostra come questi vent’anni di amministrazione di centrosinistra a Trento non abbiano portato a risultati concreti per la riqualificazione della città. Le aree ex Sloi ed ex Prada, assieme allo sviluppo immobiliare di Trento Nord e le centinaia di appartamenti “semipopolari” sfitti alle Albere (ex Michelin) e la Destra Adige – ex Itacementi, sono vanto della maggioranza uscente nella orgogliosa rivendicazione che la controfigura scelta come candidato Sindaco dal rinato Centrosinistra Autonomista userà in campagna elettorale».

Poi l’attacco all’amministrazione del Sindaco Andreatta additato come primo responsabile della situazione delle Albere: «per il centrosinistra va tutto bene, del resto poco conta se – con riferimento al quartiere Le Albere – il 50% degli alloggi resta invenduto anche nonostante la realizzazione di tutta una serie di sottopassaggi che, nei fatti, non sono serviti per la riqualificazione e l’inclusività del quartiere all’interno della città. La situazione non cambierà neanche con lo spostamento, inutile e solo antiproduttivo – della funivia che dovrebbe portare fino al monte Bondone».

E ancora: «Se in Alto Adige si è vista la realizzazione di impianti funivistici vicino alle stazioni ferroviarie per ridurre l’uso di mezzi di trasporto, qualcuno a Trento, invece, vuol rendere poco praticabile un servizio, quello della funivia, che potrebbe seriamente riqualificare il Bondone ma solamente partendo da un’area vicino alla funivia. Le notizie riguardanti la fuga di negozianti dal quartiere sono conferma di un fallimento di un quartiere che, nonostante i proclami volti a esaltare la riqualificazione urbana, non è stato realizzato in modo tale da essere un polo attrattivo per la città. Peccato perché la riqualificazione poteva essere un’occasione importante per la città».

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Trento

«Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti»: stasera se ne parla alla SAT di via Manci

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“Programmazione e gestione delle uscite; strumenti e comportamenti” è il tema della serata proposta dalla Sat a partire dalle 20,30 di domani sera presso la sede di via Manci.

Relatori saranno Claudio Covelli e Armando Tomasi. Nel corso della serata si parlerà di come organizzare e gestire un’escursione, con particolare attenzione per gli ambienti a rischio come potrebbero essere le aree innevate o ghiacciate, per muoversi nell’ambito della sicurezza assoluta.

Non saranno tralasciate alcune indicazioni per la corretta lettura dei bollettino meteorologici e del “ Metodo Munter” ( metodo di valutazione del rischio valanghe), per l’utilizzo del telefono satellitare e saranno presentati alcuni siti internet e app utili per l’escursionista.

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