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Trento

Ipoacusia e sordita’ infantile: quando crescere e’ come stare in una bolla

La sordità rappresenta una tra le più comuni disabilità congenite infantili.

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La sordità rappresenta una tra le più comuni disabilità congenite infantili.

Numeri alla mano, il fenomeno colpisce 1-3 neonati su mille e 4-5% dei neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale. La sordità è, quindi, ritenuta una patologia frequente, molto più della fenilchetonuria e dell’ipotiroidismo, con conseguenze importanti sulla vita di relazione dei piccoli legate alla compromessa possibilità di riuscire a sviluppare una normale comunicazione verbale.

Per questo motivo e sulla base delle linee guida internazionali della Joint Committee on Infant Hearing, USA 2007, si indica la necessità di avvio alla terapia protesico-riabilitativa in tutti i soggetti neonati affetti da ipoacusia entro i primi 6 mesi di vita e di diagnosi precoce entro i 3 mesi di vita. La protesizzazione su indicazione del medico Otorino o Audiologo, risulterà fondamentale per attivare tutte le aree preposte alla ricezione, trasmissione e analisi degli stimoli uditivi percepiti. Lo scopo principale dell’adattamento audioprotesico nel bambino neonato, è quello di riuscire ad ottenere una compensazione della perdita uditiva quanto più completa possibile, per permettere al bambino di raggiungere l’udibilità delle voci, dei suoni e dei rumori intorno a lui.

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Tutto questo è fondamentale per lo sviluppo del linguaggio e per la corretta maturazione dell’area uditiva primaria preposta alla corretta analisi uditiva. Particolarmente complessa risulta la procedura di corretto adattamento audioprotesico e per questa ragione, è necessaria la collaborazione di più figure coinvolte nella terapia protesico-riabilitativa, tra cui il medico Otorino o Audiologo, l’Audiometrista, l’Audioprotesista, la Logopedista e non ultimi i genitori del piccolo paziente.

Quando un bambino soffre di un difetto uditivo è fondamentale intervenire precocemente per allontanare il più possibile danni irreversibili nei processi di acquisizione e sviluppo del linguaggio e per evitare problemi nella comunicazione verbale, spesso con gravi conseguenze nello sviluppo cognitivo, psichico, motorio e sociale. Bisogna precisare che ipoacusie, anche di lieve o media entità, se protratte nel tempo, possono determinare difficoltà nell’ascolto in presenza di rumore – ad esempio in una classe scolastica – e nella localizzazione delle sorgenti sonore – basti pensare a quanto questa capacità sia importante anche soltanto per attraversare la strada in sicurezza.

E’ utile anche considerare che un bambino con difficoltà uditive importanti, non riuscirà a riprodurre i suoni delle parole che sente, non potrà essere calmato e rassicurato dalla voce della mamma e inoltre non potrà recepire correttamente buona parte di tutte le esperienze sensoriali che compiono i suoi coetanei. Ed è anche questa mancanza di stimolazione che arresta o altera il normale sviluppo uditivo ed è bene ricordare che la durata della sordità prima della diagnosi e dell’intervento protesico-riabilitativo, è negativamente correlata con la capacità che avrà in futuro il bambino di esprimersi e comunicare.

“Generalmente l’età consigliata per l’adattamento audioprotesico, è entro i primi 6 mesi di vita. – Ha commentato il dottor Fabio Tomassetti, Direttore Scientifico di PiùUDITO. – Oggi per tutti i bambini in età collaborativa, oltre i 5 anni di vita, la PiùUDITO, attraverso uno studio durato oltre venti anni, è riuscita a sviluppare il Nuovo Protocollo Audioprotesico, basato su una procedura metodologica innovativa, usata durante la pratica di regolazione delle audioprotesi, che consente di ottenere risultati ottimali per il recupero della migliore percezione uditiva possibile nelle ipoacusie, attraverso il riequilibrio ottimale ancora praticabile in ogni singolo orecchio ipoacusico trattato. Questo riequilibrio ottimale rende la percezione dei suoni, più equilibrati e definiti su tutte le frequenze ancora compensabili. Ad oggi, il Nuovo Protocollo Audioprotesico, è praticabile solo nei soggetti collaborativi, ma uno dei nostri obiettivi futuri sarà anche quello di renderlo applicabile in assenza di partecipazione da parte del paziente. Questo, un domani, permetterà al bambino di guadagnare tempo nel recupero o nella abilitazione della sua migliore capacità uditiva possibile, limitando al massimo le inevitabili conseguenze legate a tutte le sordità non compensate attraverso la terapia protesico-riabilitativa”

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