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Italia ed estero

Embargo sulle armi in Libia: alla fine a vincere sarà la Russia

Sono mesi ormai che in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si discute sulla possibilità di revocare l’embargo deciso e attuato nei confronti della Libia da quando il Paese è sprofondato nella guerra civile dopo la deposizione e la morte del dittatore Gheddafi.

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Sono mesi ormai che in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si discute sulla possibilità di revocare l’embargo deciso e attuato nei confronti della Libia da quando il Paese è sprofondato nella guerra civile dopo la deposizione e la morte del dittatore Gheddafi.

Dal 2011 l’embargo grava soprattutto sul settore bellico e riguarda principalmente le armi e questo limita moltissimo la capacità del nuovo governo, insediato nella città di Tobruk, di contrastare l’avanzata dello Stato islamico sul territorio libico.

Già lo scorso febbraio, in occasione di una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, era stata presentata dagli stati arabi una bozza di risoluzione per la cessazione delle misure di embargo sulla vendita di armi alla Libia.

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La motivazione avanzata nella richiesta era proprio quella di “permettere al governo legittimo di Tobruk, riconosciuto come tale dalla comunità internazionale, di combattere contro il terrorismo”. Da quanto veniva presentato nella proposta di risoluzione, una simile decisione andrebbe ad evitare quanto più possibile l’intervento massiccio di truppe straniere in Nord Africa.

Attualmente, ed così da quattro anni ormai, la Libia può importare armi e materiale bellico soltanto previa autorizzazione e supervisione di una commissione dell’ONU creata per controllare la corretta applicazione delle misure di embargo.

Nelle ultime settimane la situazione si è aggravata ulteriormente con sempre più numerosi scontri tra i militanti dell’ISIS e le truppe regolari libiche e la situazione del Paese si aggrava di giorno in giorno man mano che lo Stato islamico riesce a conquistare nuovi territori soprattutto nella parte settentrionale del Paese.

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È per questo motivo che il governo libico è tornato nuovamente a chiedere alle Nazioni Unite di revocare l’embargo sulle armi. Il Ministro dell’Informazione, Omar Qweri, ha fatto intendere che le truppe libiche si sono già mosse, hanno identificato le posizioni dei terroristi, li hanno circondati e attendono soltanto il via liberadel governo per attaccare.

Le parole del Ministro sono state ferme e decise: “L’esercito libico è pronto; ora bisogna solamente togliere l’embargo. Se ciò avviene, la questione relativa allo Stato Islamico potrebbe essere risolta entro fine anno”.

Stando a tali dichiarazioni, il problema della presenza dello Stato islamico in Libia potrebbe essere risolto in pochi mesi se solo il governo libico avesse accesso ai rifornimenti di armi provenienti dall’estero.

L’ostacolo da superare è proprio l’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza che tentenna ancora circa la revoca dello stesso e che ancora oggi non riesce a giungere ad una risoluzione in tal senso. Come aggirarlo?

Rivolgendosi alla Russia. La Libia infatti, di fronte all’indecisione dell’organo decisionale dell’ONU, sta valutando la possibilità di sfruttare l’interesse russo a rifornire il Paese dei suoi preziosissimi fucili d’assalto, i Kalashnikov.

Secondo fonti non confermate, sarebbe stata istituita dal governo libico una vera e propria commissione con il compito di valutare l’offerta avanzata dai russi durante una visita in Russia da parte del Ministro dell’Informazione Qweri.

“Ho visitato una fabbrica per la produzione di Kalashnikov dove ho ricevuto offerte e informazioni sui prezzi. Ho sottoposto queste informazioni al generale dell'esercito libico Khalifa Haftar”. Sono state queste le parole del Ministro Qweri di rientro dal suo viaggio in Russia. E bisognerà attendere le conclusioni della commissione per sapere se alla fine la Libia cederà e accetterà l’offerta russa.

Nulla di troppo sorprendente. “Dove è il cadavere, lì si radunano anche gli avvoltoi”.

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