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Trento

Assassini su quattro ruote: non è forse l’ora di fermarli?

20% di rischio, tanto si concedeva il Campione Mondiale di Formula 1 Niky Lauda: se le probablità di fare un incidente grave erano superiori, non correva. E' stato così fedele a questa sua regola, da rinunciare ad un titolo mondiale a favore di James Hunt, l'amico/rivale, da cui Ron Howard ha tratto il film Rush. Purtroppo, se noi motociclisti dovessimo applicare la stessa regola del 20%, non usciremmo più di casa.{facebookpopup}

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20% di rischio, tanto si concedeva il Campione Mondiale di Formula 1 Niky Lauda: se le probablità di fare un incidente grave erano superiori, non correva. E' stato così fedele a questa sua regola, da rinunciare ad un titolo mondiale a favore di James Hunt, l'amico/rivale, da cui Ron Howard ha tratto il film Rush. Purtroppo, se noi motociclisti dovessimo applicare la stessa regola del 20%, non usciremmo più di casa.{facebookpopup}

Il tremendo incidente di ieri pomeriggio ne è la prova: due persone, marito e moglie, con la passione delle due ruote, di certo non dei pazzi scatenati che si credono il Valentino Rossi del paese, hanno perso la vita e tutto perché una donna di cinquant'anni, con il suo bel SUV, se ne viaggiava beatamente contro mano in una strada a senso unico con una serie di curve cieche.

Immaginate di essere uno dei due sfortunati coniugi: una domenica mattina decidete di prendere la moto, in compagnia di altri due amici, anche loro in moto, e andare al Lago di Garda, per passare una giornata di relax. Caricate gli asciugamani, un cambio che non si sa mai, indossate le vostre protezioni, giacca, pantaloni e casco e vi mettete in strada; in quel momento non lo sapete, non sapete che la follia di una donna, positiva all'alcool test, farà si che state salutando i vostri figli per l'ultima volta.

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Dopo una giornata divertente con gli amici, vi rimettete in sella, tranquilli, rilassati, tenendo una velocità di sicurezza, affrontando curva dopo curva quella strada che sapete essere a senso unico, che non ha pericoli, quando all'improvviso ecco, appena prima di affrontare una curva cieca, vi trovate di fronte il muso di un SUV, quel bestione che probabilmente il marito della signora le ha comprato perché "Se fa un incidente non si fa male", ed è così, LEI non si fa male, ma i motociclisti no, loro muoiono, probabilmente guardando dritto negli occhi quella donna, lui che era alla guida della moto lo ha capito, noi motociclisti capiamo le cose, sappiamo quali sono i nostri punti deboli, in quella frazione di secondo avrà forse anche provato a scartare o frenare, lo sguardo dritto verso il parabrezza di quel SUV, che proteggerà con cura l'assassina che lo ucciderà, che ucciderà sua moglie e che rovinerà la vita ai suoi figli.

Credete che sia un caso isolato? Che capiti solo una volta ogni tanto? No, non è così: quanti svoltano a sinistra pensando "Tanto ce la faccio a tagliare la strada a quella moto che mi viene incontro"? E' successo ad una signora di 51 anni a Bassano, "Tanto ce la faccio a passare" e ha svoltato, uccidendo così l'uomo di 46 anni in sella alla sua moto.

E di esempi così ne leggiamo sui giornali oramai quasi tutti i giorni. Certo che ci sono motociclisti che si credono Valentino Rossi, che non hanno il senso della misura e il rispetto per se stessi e per gli altri, ma non è una questione di essere motociclisti o automobilisti, è una questione di persone e chi si comporta in maniera sconsiderata lo fa sia sulle due che sulle quattro ruote, la differenza è che nella maggior parte dei casi, gli sconsiderati su due ruote fanno del male solo a se stessi, mentre quelli sulle quattro no.

E in tutto questo come si sente un motociclista? Protetto dalle forze dell'ordine? Purtroppo no: chiunque salga in sella, la domenica in particolar modo, sa che prima o poi troverà una pattuglia di qualche forza dell'ordine appostata, non per controllare l'enorme massa di automobilisti della domenica, distratti e spesso inetti al volante, ma al contrario, li ignoreranno, perché hanno l'ordine di fermare le motociclette, di controllare che le frecce e gli specchietti siano a norma, che i pneumatici siano della misura giusta etc etc, tutte cose che sicuramente fanno la differenza tra la vita e la morte vero?

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Capiamo l'accanimento di certi Comuni verso i motociclisti: vedono quasi esclusivamente i pazzi che sfrecciano ben oltre il limite, ma non tolleriamo che si pensi sempre e solo a perseguitarli in ogni modo con controlli assurdi, fatti appositamente per scoraggiare l'uso della moto, mentre non ci si impegna minimamente a difenderli, controllando meglio le strade, punendo in modo severo i comportamenti scorretti degli automobilisti, migliorando le condizioni di sicurezza delle nostre strade e chi ha avuto un incontro ravvicinato con un guard rail, ve lo può spiegare cosa voglia dire.

Anche l'assassina di ieri la passerà liscia: forse le ritireranno la patente, ma si guardano bene dal dire il suo nome, dal pubblicare la sua foto, dal dare insomma il giusto rilievo al gesto che ha fatto e che solo pochi sapranno che ha fatto e allora diciamo "No! Non ci stiamo!": vogliamo vedere il volto di quella donna, vogliamo sapere il nome di quella donna, vogliamo che affronti lo sguardo dei due ragazzi che ha reso orfani, vogliamo che tutti vedano cosa si prova ad essere degli assassini su quattro ruote, di modo che se lo ricordino la prossima volta che si mettono al volante, perché noi ci mettiamo in sella pensando a quel 20% di rischio di Lauda, ma tanti, troppi, si mettono al volante pensando a qualsiasi cosa, tranne che alla strada che percorrono, al pericolo che possono essere per gli altri e ai danni che potrebbero fare: la macchina non è un diritto, è un privilegio che va guadagnato, fin tanto che non sarà così, ci saranno sempre troppi morti sulle strade di tutti i giorni.

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Trento

È morto Stefano Tabarelli de Fatis, il vice comandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone

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Sgomento e tristezza in tutti i corpi dei vigili del fuoco della provincia di Trento per la morte di Stefano Tabarelli de Fatis vicecomandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone.

Stefano è morto ieri alle 15.30 del pomeriggio a soli 29 anni dopo un malore improvviso.

Tutto era cominciato con un banale mal di testa terminato purtroppo con la tragica morte del giovane vigile del fuoco.

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Lascia la fidanzata Arianna la sorella di 28 anni Debora e due genitori con i quali viveva.

Lavorava come macchinista sui treni ma era sempre pronto all’azione quando il pericolo chiamava.

Gli amici lo descrivono come una persona fantastica, allegra, tranquilla, buona ed educata.

Era entrato nei vigili del fuoco da giovanissimo nel 2009. 

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In una nota il Corpo dei vigili del fuoco provinciale rivolge le più sentite condoglianze ai familiari e alla sua ragazza Arianna.

«Abbiamo tutti perso un amico…Un grande amico, Ciao Taba Il tuo comandante e amico Gianluca» – Queste le ultime parole del comunicato lanciato dalla caserma dove operava ormai da anni con professionalità e dedizione.

Da ore sulla pagina facebook dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone arrivano messaggi di cordoglio da tutte le caserme del Trentino e da semplici cittadini.

«Che brutto scherzo ci hai fatto… Stavolta invece delle nostre tante risate, ci hai fatto piangere tutte le nostre lacrime… Guida i nostri treni dal cielo adesso… I nostri cuori daranno sempre il pronti al tuo ricordo… Ciao, Maestro!»Scrive un’amica

Arriva anche la vicinanza del consigliere provinciale Devis Moranduzzo e del presidente del consiglio regionale Roberto Paccher che sulla loro pagina social scrivono: «Tra ieri e oggi Trento piange due giovani, il primo, Stefano Tabarelli De Fatis (29 anni) vicecomandante dei vigili del fuoco di Baselga del Bondone è deceduto in seguito ad un malore e Silvio Maestrello, anche lui giovane, volontario e istruttore della Croce Bianca di Trento è spirato dopo aver combattuto una brutta malattia. Alle famiglie e ai loro amici le mie più sentite condoglianze».

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Trento

Tre ore di lingue straniere in più alla settimana nelle scuole trentine

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Approvate oggi dalla Giunta provinciale le direttive per il potenziamento dell’insegnamento delle lingue straniere, obiettivo prioritario in tema di politiche scolastiche per la corrente legislatura.

L’intento è quello di assicurare un profilo di maggiore autonomia e flessibilità alle istituzioni scolastiche per permettere di perseguire lo scopo senza vincoli o imposizioni che possano condizionare in senso negativo il perseguimento dell’obiettivo.

In questa direzione le nuove linee guida consentono alle istituzioni scolastiche provinciali di potenziare l’insegnamento delle lingue, non solo attraverso l’apprendimento integrato di lingua e contenuto (CLIL), ma anche mediante un repertorio di attività definite e programmate dalle singole realtà di scuola, nell’esercizio della propria autonomia e in coerenza con gli obiettivi di competenza linguistica specificamente previsti dai Piani di studio provinciali.

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Un’attenta ricognizione nella scuola trentina di ogni ordine e grado in tema di apprendimento delle lingue straniere ha messo in evidenza alcune difficoltà, soprattutto per ciò che concerne l’assetto organizzativo. Nel confronto tra addetti ai lavori è emersa pertanto la necessità di apporre alcuni correttivi al sistema organizzativo, che vengono ora regolamentati attraverso le nuove direttive approvate oggi dalla Giunta provinciale.

L’obbiettivo delle nuove disposizioni rimane quello di assicurare un’offerta didattica capace di migliorare significativamente le competenze linguistiche di tutti gli alunni.

La volontà di migliorare l’autonomia delle scuole e l’esigenza di rispondere alle criticità emerse, ha reso però necessario prevedere più ampie possibilità di intervento, nell’ottica della diversificazione delle modalità didattiche e di un più mirato impiego della flessibilità riconosciuta, pur salvaguardando tutte le fruttuose esperienze maturate nel passato.

Nello specifico le nuove disposizioni stabiliscono che nella scuola primaria, per l’intero primo ciclo, vengano assicurate almeno tre ore settimanali di potenziamento linguistico, che si aggiungono al monte ore quinquennale esistente pari a 500 ore da suddividere tra tedesco e inglese, come previsto dai Piani di studio provinciali.

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Nella scuola secondaria di primo grado inoltre viene stabilito un potenziamento linguistico con un livello minimo di tre ore settimanali per ogni anno di corso che vanno ad aggiungersi alle 198 ore annuali previste per l’insegnamento del tedesco e dell’inglese.

Infine nella scuola secondaria di secondo grado, dove l’insegnamento delle lingue straniere si articola in modo diverso rispetto ai vari indirizzi, la nuova normativa stabilisce che il potenziamento linguistico nel secondo grado si sostanzi in 60 ore per ciascun anno di corso e che nel quinto anno, al fine di garantire coerenza con quanto previsto dalla normativa nazionale vigente, l’attività didattica venga realizzata in CLIL per il 50% dell’orario annuale di una o più discipline non linguistiche, fermo restando, comunque, il limite di 60 ore annuali.

Il potenziamento linguistico sarà sostenuto dall’amministrazione scolastica con specifiche attività di supporto alle scuole, tra esse rientrerà anche la formazione di sistema del personale docente garantita da IPRASE, sia per quanto attiene al miglioramento delle competenze linguistiche sia sotto il profilo didattico-metodologico.

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Trento

È eccellente la qualità delle acque dei laghi balneabili trentini

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I laghi trentini confermano anche per quest’anno l’eccellenza della qualità delle loro acque e i bagnanti potranno tranquillamente tuffarsi e nuotare in tutti e venti gli specchi d’acqua monitorati dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari a partire dal primo maggio prossimo e fino al 30 settembre 2020.

Il provvedimento proposto oggi dall’assessore alla salute Stefania Segnana, infatti, aggiorna l’individuazione delle acque lacuali idonee alla balneazione nel territorio della provincia di Trento e fissa la durata della prossima stagione balneare.

Le vigenti disposizioni in materia impongono alle Regioni ed alle Province autonome di effettuare il monitoraggio delle acque lacuali utilizzate per la balneazione, avvalendosi dei competenti Uffici di Igiene e Sanità Pubblica; sulla base dei campionamenti effettuati nel corso del 2019 e delle risultanze fornite dalla relazione di Apss, lo stato delle acque con prelievi da aree prospicienti le spiagge trentine ha registrato il punteggio massimo: eccellente.

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Nessun valore anomalo, ma altissima qualità, dunque, per i laghi di Caldonazzo, Canzolino, Cei, Garda, Idro, Lagolo, Lamar, Lases, Lavarone, Ledro, Levico, Molveno, Piazze, Santo, Serraia, Tenno, Terlago, Cavedine, Nembia e Roncone.

Il provvedimento approvato oggi, con i dati delle rilevazioni 2019, viene trasmesso al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente, della tutela del Territorio e del Mare, all’Apss e ai Comuni interessati, competenti ad adottare idonei strumenti di informazione alla cittadinanza sullo stato di balneazione dei laghi che rientrano nel proprio territorio.

 Il monitoraggio, compiuto in genere mensilmente durante la stagione primaverile ed estiva, prevede che siano effettuate, ad ogni controllo, rilevazioni di parametri ambientali (temperatura aria, temperatura acqua, vento, corrente, onde), ispezioni di natura visiva (residui bituminosi, vetro, plastica, gomme, altri rifiuti) e prelievi di campioni di acqua per l’analisi batteriologica in laboratorio.

I risultati delle rilevazioni confluiscono in una banca dati europea, che registra lo stato delle acque nelle regioni dei diversi Paesi.

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I laghi del Trentino rappresentano un patrimonio ambientale prezioso e una meta turistica di grande interesse: l’eccellenza delle loro acque è sicuramente un aspetto significativo per le 39 spiagge complessivamente monitorate del nostro territorio.

I risultati di tutte le attività di controllo effettuate nel corso del 2019, con l’indicazione dei punti di prelievo, sono visibili a questo link 

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