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Trento

Diagnosi Energetica: un obbligo improrogabile

L'avevamo accennato in precedenza, ma vista l'importanza del tema, abbiamo deciso di dedicare un articolo ad hoc alla questione della redazione di una diagnosi energetica, da presentarsi obbligatoriamente entro il 5 dicembre 2015, per le grandi imprese e tra queste anche quelle a elevato consumo energetico, dette anche "energivore".

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L'avevamo accennato in precedenza, ma vista l'importanza del tema, abbiamo deciso di dedicare un articolo ad hoc alla questione della redazione di una diagnosi energetica, da presentarsi obbligatoriamente entro il 5 dicembre 2015, per le grandi imprese e tra queste anche quelle a elevato consumo energetico, dette anche "energivore".

Che il fattore energetico, o meglio il risparmio energetico, sia un tema centrale della politica, è un dato di fatto: dopo anni in cui il mondo politico mondiale ha cercato di sminuire i rischi legati all'ambiente, ormai è una certezza scientifica, riconosciuta da tutti, che siamo arrivati sull'orlo di un baratro dal quale non c'è ritorno.

Per questo motivo, la Comunità Europea, ha fissato nel 5 Dicembre 2015, il limite improrogabile, entro il quale le grandi aziende,  cioè quelle attività produttive che hanno un numero di dipendenti superiori a 250 o con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro, oppure quelle che consumano 2,4 GWh anno, per un consumo che incida oltre il 3% sul fatturato, devono presentare una valida diagnosi energetica, che consenta loro di efficientare il consumo energetico.

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Abbiamo approfittato della pazienza e della disponibilità dell'Ing. Nicola Fruet, (foto) Amministratore Delegato di NESCO, nostro referente d'eccellenza sul tema delle energie, per chiedere qualche delucidazione a riguardo.

Ing. Fruet, la vostra azienda è impegnata proprio nella questione dell'efficientamento energetico, ci può spiegare cosa significa questo impegno del 5 dicembre prossimo?

Volentieri, vede, in Italia ci sono diverse aziende energivore, aziende cioè che consumano una grande quantità energetica per la produzione, stiamo parlando di consumi enormi per gli standard a cui siamo abituati noi semplici cittadini, così grandi che incidono per almeno il 3% del loro fatturato. Stiamo parlando di cifre a cinque, anche sei zeri, per cui questa iniziativa della Comunità Europea è non solo un vantaggio per l'ambiente, ma anche per i bilanci di queste aziende.

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Un efficientamento energetico che si riflette quindi in un risparmio economico?

Certo! Calcoli che un corretto efficientamento energetico, che deriva ovviamente da uno studio della situazione attuale del consumo dell'azienda, porta a risparmi anche nell'ordine del 10% o più, in alcuni casi. Questo risparmio energetico cos'è, se non un risparmio economico? Meno energia utilizzo, meno pago nella bolletta, meno mi costa produrre e infine, maggiore è il mio guadagno finale, oppure divento più competitivo, potendo abbassare il prezzo di vendita.

La relazione di cui si parla, è un processo semplice o richiede uno studio approfondito?

Ovviamente è uno studio molto approfondito: efficientare un'azienda energivora non è come risparmiare nella bolletta di casa, ci vuole uno studio di tutta la catena produttiva, il rapporto tra noi e i nostri clienti è a doppio senso, non possiamo semplicemente scrivere una relazione generica.

E' un nostro preciso dovere, professionale ed etico, di creare un'alternativa valida per i nostri clienti, così che l'efficientamento energetico non sia un costo maggiore del risparmio che produce, ma soprattutto che sia un intervento armonico con la filiera produttiva, migliorando senza stravolgere, sia la produzione che il lavoro di chi l'azienda la vive ogni giorno.

Un intervento così articolato, che prevede studi a 360°, avrà dei tempi tecnici per il suo svolgimento. Quanto durano mediamente i lavori per una relazione come quella richiesta?

Parlando in termini di tempistica media, circa sessanta giorni lavorativi, quindi circa tre mesi. Ovviamente è una stima molto generica quella che facciamo, parlando di tempi medi: dipende tutto dall'azienda nella quale andiamo a operare, ci sono aziende più o meno virtuose, che hanno criticità diverse, esigenze diverse e quant'altro. Sta di fatto che con tempistiche di questo tipo, la scadenza del 5 dicembre non sembra più così lontana.

E' vero che, a fronte di una richiesta di una relazione fatta a norma di legge, alle aziende come la NESCO che svolgeranno il lavoro, non viene richiesta nessuna particolare certificazione?

Si, per quest'anno è vero: non verranno richieste le certificazioni delle aziende che produrranno le relazioni, ma già dall'anno prossimo, sarà obbligatorio per chi compila la relazione, esserne in possesso. Noi non abbiamo problemi in tal senso: siamo già certificati da due anni.

Questo limite improrogabile del 5 dicembre, è forse un preludio ad un periodo futuro di normative sull'efficientamento energetico, più esteso?

Sicuramente, così come in passato le normative sulla sicurezza sono partite dalle grandi aziende, per diventare nel corso del tempo uno standard per tutti, anche per le piccole e medie aziende, anche l'efficientamento energetico farà questo percorso.

Non sappiamo ancora i tempi esatti per quest'allargamento del bacino di imprese interessate, ma siamo sicuri che avverrà. Già ora, molti mercati stranieri, soprattutto nel nord dell'Europa, richiedono certificazioni ambientali e/o energetiche alle nostre aziende, solo che per aprire un canale di vendita dei nostri prodotti. Quello del tema energetico/ambientalistico, sta diventando centrale, non solo per una questione economica, ma anche di prestigio agli occhi dell'utente finale: un'azienda che produca nel rispetto dell'ambiente e all'insegna del risparmio energetico, è scelta più facilmente dai clienti.

Ringraziamo l'Ing. Fruet e guardando il calendario, è chiaro che ha proprio ragione: se i tempi per compilare questo tipo di certificazione sono quelli descritti, il 5 Dicembre è vicino, molto più vicino i quello che ci sembrava prima dell'intervista, ma è un passaggio fondamentale e irrinunciabile, perché il termine massimo più importante è quello della salvaguardia del nostro pianeta e, in fin dei conti, della qualità delle nostre vite, ma soprattutto di quelle dei nostri figli.

 

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