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Trento

L’anima del Trentino in 31 boschi

Ci sono le foreste della Magnifica Comunità di Fiemme, la foresta dei violini di Paneveggio ma anche il "vecchio e nuovo bosco della Fiamena", la faggeta della Busa del formai, la foresta vergine del Ludrin, il lariceto di Clef e Maresse, le mughete del Pasubio e tanti altri boschi ancora. 

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Ci sono le foreste della Magnifica Comunità di Fiemme, la foresta dei violini di Paneveggio ma anche il "vecchio e nuovo bosco della Fiamena", la faggeta della Busa del formai, la foresta vergine del Ludrin, il lariceto di Clef e Maresse, le mughete del Pasubio e tanti altri boschi ancora. 

Sì perché in Trentino, terra coperta per il 60 per cento della sua superficie da foreste, parlare henericamente di bosco è fuorviante, mentre al contrario il contesto forestale provinciale è costituito da molti boschi diversi, ognuno con la sua identità, con una sua "personalità".

Un pregevole e affascinante volume del Servizio Foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, presentato ieri pomeriggio al MUSE, ne ha "catalogati" una trentina, valorizzando la ricchissima biodiversità forestale ma, soprattutto, offrendo un'occasione per tutti coloro che provano interesse per un territorio così unico come quello delle Alpi, di approfondire la conoscenza del prezioso contesto ambientale che ci circonda.

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"Il bosco è visto come caos quando si avvicina alle case mangiandosi territorio – il commento dell'assessore alle foreste Michele Dallapiccola – come luogo di serenità e di pace ma anche di paure, luogo abitato da animali nei confronti dei quali dobbiamo avere un atteggiamento sereno ma al contempo serio. Una risorsa economica e una bellissima realtà che deve continuare ad essere mantenuta affinché sia goduta da residenti e turisti".

Nel volume “Il Bosco – anima del Trentino” a cura di Mauro Confalonieri, del Servizio Foreste e fauna, con testi di Marcello Mazzucchi e fotografie di Nicola Angeli e Alessandro Gadotti, sono descritte e vissute 31 diverse situazioni forestali, in maniera semplice ma scientificamente corretta, dai boschi più famosi e nominati del Trentino, estesi su grandi superfici, a piccole “chicche” di pochi ettari che particolari condizioni storiche, climatiche o di localizzazione hanno plasmato e reso significative.

Di ciascun bosco è proposto uno o più percorsi di accesso, attraverso strade pubbliche liberamente transitabili o per strade forestali e sentieri percorribili a piedi, con un’approccio che vuole essere, sia una scoperta delle dinamiche naturali che guidano l’evoluzione della natura, nonché dei segni della storia e della cultura che permeano l’essenza strutturale e l'estetica dei boschi, sia un’esperienza individuale.

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Del volume hanno naturalmente parlato al MUSE gli autori – Mauro Confalonieri, Marcello Mazzucchi, i fotografi Nicola Angeli e Alessandro Gadotti – ma anche il dirigente del Servizio Foreste e fauna Maurizio Zanini, il presidente del Consorzio dei Comuni Paride Gianmoena (sono i Comuni ad essere proprietari della stragrande maggioranza dei boschi del Trentino) e il direttore del Museo Michele Lanzingher.

"Dopo la pubblicazione, nel 2006, del volume sugli alberi monumentali “Custodi del tempo… dalle radici del Trentino” – ha spiegato Mauro Confalonieri – si è voluto passare dalla dimensione di maestosità individuale, forse più facile da rappresentare ed apprezzare, a quella collettiva delle piante, che costituisce talora segno tangibile dell’azione diretta della natura e, altre volte, espressione dell’armonia e bellezza derivanti dall’intervento equilibrato di coltivazione da parte dell’uomo."

Ecco perciò che, descrivendo alcuni significativi boschi trentini, accanto alla naturale diversità di ambienti dovuta ad una estrema variabilità di climi, da quelli mediterranei ai ghiacciai perenni, forte appare anche la diversità dovuta all’azione degli abitanti del posto che, nel tempo, hanno modellato il territorio forestale. Il risultato, comunque sia, è di estrema ricchezza biologica e naturalistica, oltre che di grande valenza paesaggistica, che in questo volume si è voluto presentare attraverso alcuni esempi che, in ogni caso non vogliono essere esclusivi o esaurienti di situazioni o esperienze che ciascuno, nel proprio piccolo e con la propria cultura e sensibilità, può sperimentare, percorrendo e vivendo l’ambiente forestale che lo circonda.

In questo senso “anima”, oltre che dare significato ad una componente essenziale che caratterizza il territorio, significa anche, per una popolazione di montagna come quella trentina, che il bosco fa parte della propria cultura e della propria storia, è insito nel proprio subconscio e ne ha comunque caratterizzato l’individualità e la realizzazione spirituale.

"Questo lavoro – ha spiegato ancora Confalonieri – vuole anche essere testimonianza del grande amore provato nei confronti dei boschi del Trentino da parte delle generazioni di forestali che nel tempo hanno avuto il privilegio di poter dedicare alla cura di un bene tanto prezioso la loro professione e la passione che sempre l'ha guidata e, al contempo, un'attestazione della lungimiranza e della sensibilità dimostrate dalle Amministrazioni proprietarie e dalla gente che questi boschi ha quotidianamente percorsi e con oculatezza utilizzati, sino a renderli così unici all'interno del contesto alpino e nazionale."  {facebookpopup}

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