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Trento

Sloi, la fabbrica dei veleni: La bomba va disinnescata subito

 
Fra pochi giorni ricorre un triste anniversario, 35 anni fa infatti prese fuoco la fabbrica Sloi di via Maccani che produceva Piombo Tetraetile. 

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Fra pochi giorni ricorre un triste anniversario, 35 anni fa infatti prese fuoco la fabbrica Sloi di via Maccani che produceva Piombo Tetraetile. 
 
Il ricordo torna a quell'infausto 14 luglio del 1978, quando si verificò un incendio nei depositi della fabbrica, con il rischio di provocare una catastrofe ambientale, e in seguito all'evento la fabbrica venne chiusa. Oggi quello che resta della fabbrica, nota come "fabbrica dei veleni", si colloca in un'area con un elevato tasso di inquinamento e nei pressi del centro storico cittadino.
 
L’incendio fu violentissimo. A pochi metri di distanza c’era il deposito del piombo tetraetile. Anche di questo ce n’erano tonnellate. Se il fuoco lo avesse raggiunto la città di Trento sarebbe diventata una enorme camera a gas. Centomila corpi che vacillano per le strade, si accasciano in preda a convulsioni… E poi morti, tutti.
Per fortuna l’incendio fu domato, Trento fu salva, ma ancora oggi porta in grembo le offese della Sloi.
 
Attualmente si ritiene che circa 180 tonnellate di piombo tetraetile siano nel terreno sottostante alla fabbrica, che pare essere inquinato per una profondità di 15 metri. Sono 4 le società immobiliari proprietarie dell'area ex SLOI (Tim, Imt, Mit, Fransy). La bonifica doveva partire dopo mille rinvii nel 2013 ed era stata pianificata in più fasi: la prima riguardava la decontaminazione delle rogge demaniali e richiedeva 37,50 milioni di euro (29,46 dal Ministero dell'Ambiente e 8,74 dalla Provincia di Trento), e richiedeva circa 3 anni di lavoro. La seconda fase riguardava la bonifica dei terreni per la quale occorrevano almeno 60 milioni di euro.
 
Un costo di bonifica finale intorno ai 100milioni di euro che i proprietari dei terreni naturalmente si guardano bene dal mettere sul tavolo. La politica fino ad ora ha fatto il resto, e ha trasformato la fabbrica dei veleni in fabbrica degli invisibili che hanno trovato un comodo e nascosto giaciglio dove dormire e costruire le loro baracche sicuri che nessuno li disturberà. 
 
Ma che la fabbrica fosse poco sicura si sapeva fin dall'inizio, dal 1960 al 1971 ci sono infatti 1.108 infortuni e, tra questi, 325 casi di intossicazione acuta. Quasi 600 operai finiscono alla clinica del lavoro dell'Università di Padova, altri presso il manicomio di Pergine, dove erano relegati come alcolisti cronici.
 
Il 30 ottobre 1969 alcuni operai della SLOI si recano davanti al palazzo della regione per incontrare l'assessore alla sanità. Gli operai si presentano con questi slogan: "In ogni litro di benzina c'è un po' della nostra salute". Lo stesso giorno viene distribuito un documento in città, vi si legge: "Alla SLOI noi moriamo, perché siamo costretti a lavorare in un ambiente nocivo, lavorando il piombo che attraverso le esalazioni ci fa diventare vecchi a 30 anni".
 
Nel luglio del 1971 interviene la magistratura, troppi sono gli ammalati, troppe le morti sospette. Ma gli allarmi ripetuti per le fughe di nubi maleodoranti che il vento spinge sopra i quartieri di Cristo Re e Campotrentino e la preoccupazione per la tutela della salute degli operai e della popolazione svaniscono contro il ricatto occupazionale (se la fabbrica chiude sono posti di lavoro che saltano).
 
Poi lo scoppio e i drammatici momenti dove i residenti di Cristo Re fuggono lontano per paura di essere contaminati. Solo dopo alcuni anni ci fu la consapevolezza di essere stati sfiorati da un colossale dramma ambientale che avrebbe potuto avere un alto tributo di vittime immediate e nelle future generazioni.  
 
Poi tante interrogazioni, confronti, tavoli, proclami, false partenze, richieste di progetti, ma la fabbrica dei veleni è ancora là, ferma e immobile, una bomba pronta a scoppiare dentro il cuore di Trento. 
 
Sono stati i consiglieri di Civica Trentina Antonio Coradello (nella conferenza stampa di sabato) e Claudio Civettini (attraverso l'ennesima interrogazione) a portare nuovamente a galla questo enorme e pericoloso problema con il quale Trento è costretta a convivere dai lontani anni 70, forse il più grosso nodo irrisolto che la storia tentina ricordi.
 
Proprio lo stesso Claudio Civettini nell'ennesima interrogazione depositata l'altro giorno in giunta ha persino scomodato Luigi Sardi, giornalista e inviato speciale del quotidiano “Alto Adige” dal marzo del 1959 all’agosto del 1998 che ha scritto anche due libri sulla fabbrica della morte. 
 
Civettini cita nell'interrogazione un passaggio del suo libro, “Esemplare la carrellata di ecomostri, sfregio da tempo immemorabile del nostro territorio. Da Chizzola di Ala a Trento Nord in via Maccani, dall'edificio della Montecatini dove – era il 1960 – lavorando l'alluminio si diffondevano sulla pelle delle genti della zona le famose «macchie blu», ai ruderi della Sloi, la fabbrica del micidiale piombo tetraetile che nel devastante incendio del 14 luglio 1978 minacciò di soffocare l'intera città.
 
Lorenzo Dellai, al suo primo mandato di sindaco di Trento disse testualmente: «Non possiamo consegnare ai nostri figli la bomba ecologica innescata sotto il terreno della Sloi. Adesso, dato il tempo passato, ci sono i nipoti ma la bomba ecologica è ancora lì in una zona di massimo degrado già centrale di spaccio della droga, poi luogo per i senza dimora, ancora oggi campo di gente fuggita dalla miseria.
 
Convegni, tavole rotonde, vertici di personaggi della scienza e della politica, denaro pubblico speso a borsa aperta, ma l'ecomostro è sotto gli occhi di tutti: cumuli di macerie avvelenate, rottami, immondizie. Con le rogge che si dipartono da quel luogo ancora da bonificare, con il pericolo di una sempre possibile catastrofe. Senza una soluzione all'orizzonte. Né politica né scientifica». (Luigi Sardi). Lo stesso giornalista alla fine si chiede: «A quando la soluzione sulla bomba chimica di Trento centro»?
 
Risposta che la giunta di centro sinistra dovrà dare al consigliere di Civica Trentina che chiede se corrisponde al vero che le rogge si dipartono da quel luogo ancora da bonificare, quali i percorsi e quali le destinazioni e scarichi. Ma Civettini attende risposte anche sulla consapevolezza da parte della della giunta del problema Sloi in tutta la sua gravità, di quanto si è speso,in termini di denari pubblici della Provincia, enti e società satelliti o amministrazioni locali, per convegni,studi,progetti di bonifica, carotaggi, approfondimenti e altre iniziative per accertare quanto a tutti era noto dai tempi della produttività aziendali.
 
Le foto sono di Luca Pisoni
 
 

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