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Italia ed estero

Se questa è Europa…

Prendo spunto dall’accorata lettera scritta dal premier greco Tsipras al popolo ellenico nella notte di sabato 27 giugno, che di seguito riporto, per esprimere qualche riflessione personale in merito all’Europa ed al rapporto non paritario che si è instaurato tra gli organi istituzionali centrali europei ed i Paesi membri.

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Prendo spunto dall’accorata lettera scritta dal premier greco Tsipras al popolo ellenico nella notte di sabato 27 giugno, che di seguito riporto, per esprimere qualche riflessione personale in merito all’Europa ed al rapporto non paritario che si è instaurato tra gli organi istituzionali centrali europei ed i Paesi membri.

«Amici greci, da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio. Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro Paese.

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Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regole comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi. Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni. Comunque, nemmeno per un momento abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco. Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo. Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche. Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partner e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco.

Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale. Amici greci, in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale.

La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese. E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco. Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana. Questa proposta è stata accettata all’unanimità. Domani la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.

Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea. Amici greci, al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede. Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.

La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo. Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano. Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo. In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti.

La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’Europa sarebbe un’Europa senza identità e senza bussola. Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta. Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci. Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.»

Nella lettera di Tsipras più che intravedere il fallimento della Grecia, personalmente vedo il fallimento dell’intero progetto europeo; la Grecia non ha saputo gestire il suo bilancio ma non per questo va sottoposta a ricatti, umiliazioni ed ultimatum.

L’Europa attuale mi sembra molto lontana dai principi dei “Padri fondatori”, tutti i buoni propositi di chi aveva vissuto gli orrori delle due guerre mondiali e si riproponeva di sostituire ai macabri scenari della guerra e dell’orrore, quelli della fratellanza, della cooperazione, dello sviluppo e del benessere per tutti i cittadini europei sembrano ormai definitivamente cancellati in nome della finanza, dell’economia e del profitto.

La Commissione ed il Consiglio europeo, già da tempo, secondo me non stanno più lavorando alla realizzazione dell’Europa dei popoli ma stanno favorendo esclusivamente l’Europa delle banche; con questo non voglio dare spazio al cosiddetto populismo (ma in fin dei conti chi viene dal popolo, e non dai palazzi del potere, perché mai dovrebbe prendere le parti di banche e multinazionali… a meno che non abbia un tornaconto personale) ma limitandomi ad una semplice osservazione dei fatti internazionali, non smentibili e sotto gli occhi di tutti, è innegabile che le istituzioni europee pur di favorire le banche e le speculazioni finanziarie sono pronte a sacrificare ed annientare i popoli sovrani, tutto ciò perché oggi le leve decisionali non sono più nelle mani della politica che cercava di ridistribuire la ricchezza per mantenere la pace sociale ma nelle mani dell’economia che è fine al solo profitto smodato.

L’Europa col FMI ha messo fin troppo alle corde il sistema economico ellenico, ma anche quello italiano, ed ha violato quelli che non solo costituiscono i più elementari e democratici diritti ad auto-governarsi di taluni stati membri, che di per sé dovrebbero essere sovrani sul proprio territorio e nella propria capacità di legiferare e decidere sulla propria economia e sul proprio sviluppo; ma addirittura ha violato i più elementari diritti umani nel caso della Grecia togliendo al popolo lo stato sociale, riducendo all’osso l’assistenza sanitaria, chiedendo di tagliare le pensioni, abbassando la spesa scolastica e quindi limitando di fatto il diritto all’istruzione e tanto altro ancora, negando in pratica alla Grecia il diritto alla crescita ed alle prossime generazioni elleniche il diritto al proprio futuro.

Le odierne imposizioni alla Grecia non sono assimilabili alle dure riparazioni chieste dalla Francia alla Germania alla fine della prima guerra mondiale, sappiamo bene che tali richieste generarono nell’allora Repubblica di Weimar disordini sociali, instabilità economica ed una spaventosa svalutazione nonché il risentimento dell’orgoglio tedesco piegato e frustrato che non molto tempo dopo vide come reazione in Germania la nascita e l’affermarsi del nazionalsocialismo che tanto orrore seminò in tutta Europa.

Germania e Francia oggi invocano, assieme all’Olanda e ad altri Paesi del nord Europa, il rispetto delle regole di Maastricht (fissate nel lontano 1992, mai più rivedute e decisamente anacronistiche) ed in particolare di quel famoso 3% del rapporto deficit/PIL (deliberato senza alcuna base scientifico-economica) ma non molti sanno che dal 2000 al 2003 la stessa Germania ha infranto la regola del 3% ed inoltre finanziato a deficit le proprie imprese, in aperta violazione del trattato, spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva attraverso le famigerate riforme Hartz.

Le riforme Hartz, un aiuto di stato vietato dai trattati, hanno portato ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, inserendo la precarietà della flexicurity e dei mini job, ed hanno determinato un declino dei salari tedeschi scesi del 6% fra il 2003 e il 2009, tutte azioni in aperta violazione del trattato di funzionamento dell’UE.

Germania e Francia hanno sforato il limite del 3% del rapporto deficit/PIL in più occasioni ma non c’è stata mai una volta in cui l’UE abbia aperto una procedura di infrazione nei loro confronti.

Inoltre, la Commissione Europea ha raccomandato al Consiglio Europeo di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per: Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovenia escludendo stranamente o forse volutamente l’Italia da questo beneficio.

L’Europa non è imparziale nelle sue scelte nel sostenere o nel distruggere le economie dei Paesi membri, crea il club dei Paesi di serie A che cercano di prevalere quotidianamente sui Paesi di serie B, più che un progetto di collaborazione sembra un moderno “Risiko” giocato sui tavoli dell’alta finanza e dell’economia per annientare ed assimilare i Paesi in difficoltà.

A differenza della Grecia, l’Italia non ha ancora avuto il suo scatto d’orgoglio, con i suoi governi non rappresentativi del popolo, oramai siamo al terzo, abbiamo passivamente e di buon grado accettato dalla UE tutte le imposizioni a detrimento della nostra economia; il fiscal compact è stato firmato da un presidente del Consiglio di un governo tecnico non eletto dai cittadini ma espressione dei vertici delle più spietate lobby finanziarie (BilderbergTrilaterale, Goldman Sachs, Brugel).

L’Austerity fortemente voluta per l’Italia ha peggiorato le condizioni economiche e finanziarie della PMI italiana ed ha consentito alle industrie tedesche di fare acquisti a prezzo di saldo nel “Paese dove fioriscono i limoni”, per dirla con Goethe e non volendo utilizzare altra rima, con buona pace dei tanti che hanno perso il lavoro, ma tanto i cittadini sembra non siano una priorità per il Governo italiano.

Le affermazioni di Oriana FallaciL’Unione Europea è solo il club finanziario che dico io. Un club voluto dagli eterni padroni di questo continente cioè dalla Francia e dalla Germania. E’ una bugia per tenere in piedi il fottutissimo euro” sono purtroppo sempre più rispondenti alla dura realtà.

L’uscita dall’Euro della Grecia sarebbe un peccato e porterebbe ripercussioni sull’intera area euro, già immagino particolari speculazioni sull’Italia; tuttavia, per com’è la politica economica dell’Europa in questo momento potrebbe anche essere l’unica via di salvezza per la Grecia e in fondo credo che la strada sia già segnata.

Speriamo che la Grecia possa presto dimostrare all’Europa e al mondo intero che è possibile risollevarsi con dignità anche quando hai tutti contro, che non è necessario rinunciare alla democrazia ed alla sovranità nazionale, con questo non ne faccio un discorso di nazionalismo, viceversa auspico un solo governo e parlamento europeo e la scomparsa dei vari governi nazionali con i propri egoismi ed interessi particolari a favore dello sviluppo dell’Europa intera e di tutta la popolazione europea e non solo di una parte limitata di essa.

Auguro alla Grecia le facoltà di recupero che ha già avuto a suo tempo l’Islanda, che ce la faccia senza l’Euro per dimostrare anche agli altri Paesi in difficoltà che si può uscire dalla schiavitù della moneta unica, poiché senza una politica economica comune alle spalle non ha alcun senso avere l’Euro, che la recuperata dignità della Grecia sia da esempio ai Paesi PIGS (apostrofati porci dall’acronimo, alla faccia del politically correct della UE) per il loro riscatto e che dall’esperienza Greca anche la Scozia trovi più coraggio per il suo affrancamento dalla politica di Londra senza più dover subire il ricatto economico.

Dopo aver ricevuto questo trattamento dai fratelli europei, la Grecia non sarebbe da biasimare se volesse stringere accordi commerciali con la Russia per pensare alla propria rinascita ed al proprio futuro indipendentemente dalla posizione della UE o della NATO, sulle quali non ha potuto fare alcun affidamento.

Finché l’Europa andrà avanti con questa politica che non vede una regia unica per l’intero continente ma una guerriglia economica interna tra gruppi di stati, forse è meglio tornare indietro.

Ricordo quando c’erano le frontiere, le dogane, il filo spinato, le guardie armate, i controlli, a Berlino c’era un muro l’est comunista e “cattivo” era separato dall’ovest liberista e “buono”, così ci avevano raccontato, dovevo cambiare la valuta ma allora i soldi in tasca per viaggiare ne avevo e valevano qualcosa, ora con la UE non ne ho più.

C’era il romanticismo del viaggio in terra straniera, il fascino di una lingua diversa, la curiosità di esplorare usi e costumi differenti, di trovare prodotti sconosciuti e caratteristici che da noi non si importavano, oggi è tutto un appiattimento di gusti, colori, sapori, esperienze e falsi ideali grazie alla globalizzazione che svuota tutto e tutti dalle proprie caratteristiche uniche e peculiari in nome del profitto delle multinazionali e dello sfruttamento dei popoli.

Strano che all’Est che ha tanto agognato la presunta libertà dell’ovest, oggi ci siano moltitudini di persone che rimpiangono i tempi del regime sovietico quando almeno un posto di lavoro, la scuola, la sanità e la casa gli erano garantite mentre oggi devono fare i salti mortali per ottenere il minimo per la sopravvivenza, ma comunque viva la libertà!

Chissà se il segreto di Fatima sulla caduta del comunismo non andava letto come l’inizio della decadenza della civiltà occidentale liberista, anziché visto come la vittoria contro il mostro del comunismo, che forse non era tanto più mostro del liberismo, ma così ce lo hanno voluto spiegare.

Provate ad immaginare, adesso, chi sarà la prossima vittima del FMI?

A cura di Mario Amendola

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Il futuro dell’Italia a 48 ore dalla verità: tra silenzi, tensioni e trattative

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Mentre si ipotizzano possibili scenari, di alleanze, tra silenzi e trattative la concentrazione è su quel che dirà Conte, martedì 20 agosto.

Nonostante le 48 ore dal momento della verità nel aula del Senato le carte restano ancora parzialmente coperte.

Matteo Salvini si dice pronto a tutto pur di evitare il ritorno a Palazzo Chigi di Renzi, Lotti e Boschi, parole che lascerebbero intravedere un clamoroso ripensamento: il riavvicinamento con il Movimento Cinque Stelle con modalità ancora tutte da definire.

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Al contrario i pentastellati al motto: “ indietro non si torna, frattura insanabile” continuano il fuoco di sbarramento.

Ad allargare ulteriormente il solco con il carroccio ci pensano le parole del fondatore Beppe Grillo:“ non bisogna cadere nella trappola della Lega” che considera la mano tesa di Salvini come una mossa strategica che depotenzierebbe l’opzione Governo pentastellati – PD ed accenderebbe definitivamente la crisi.

Ma anche la Lega sospetta particolari tattiche dei Cinque Stelle che, con la loro barriera starebbero lavorando ad un piano per far salire il prezzo politico della riconciliazione.

Oggi, a dire “no” ad una riedizione di un Governo giallo – verde ci pensa il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta “chi ha tradito una volta lo farà ancora e a questo punto la porta alla Lega io non la riaprirei”.

Per quanto riguarda le future alleanze, i contatti tra Salvini e il centro destra parrebbero interrotti: “Nessuna comunicazione” fanno sapere sia Forza Italia che Fratelli d’Italia, con cui a caldo dopo lo rottura, Salvini aveva ridisegnato una bozza di centro destra per tornare alle urne il prima possibile.

Sulla ipotesi del Governo con Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle gravano ancora numerose difficoltà, non ultima quelle della collocazione futura del capo politico pentastellato Luigi di Maio e del Premier Giuseppe Conte che i dem vorrebbero fuori dell’esecutivo per sottolineare discontinuità.

La nomina del Presidente del Consiglio in carica a Commissario Europeo potrebbe risolvere una parte del problema ma restano poi i nodi politici.

I contatti tra PD e Cinque Stelle procedono comunque con il massimo appoggio di Zingaretti ma la piena opposizione di Calenda.

Ma in caso non si andasse ad elezioni subito a rimetterci sarebbe Zingaretti che si troverebbe segretario di un partito che ha la netta minoranza dei suoi al parlamento. Infatti i Renziani dentro Camera e Senato spopolano con l’80% dei parlamentari.

Mentre tutti questi accordi e trattative sembrano non essere arrivate ad una fine, oggi Salvini in una sua diretta facebook ribadisce “ non darò la soddisfazione di togliere il disturbo”, facendo capire di non avere intenzione né di dimettersi nè di dimettere i suoi Ministri.

Riflettori puntati martedì 20 agosto in Senato verso Conte dove, forse, si arriverà ad una soluzione finale di un inizio definitivo e ufficiale di una crisi o una fine di Governo.

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Open Arms: tutte le balle sui migranti a bordo della nave

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Non si placa la disputa fra la Ong spagnola Open Arms e il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Dopo l’annuncio del premier spagnolo Pedro Sanchez sull’intenzione di accogliere al porto di Algeciras i 107 migranti a bordo della nave bloccata a Lampedusa, la Ong ha fatto sapere che per raggiungere l’Andalusia sarebbero necessari altri 5 giorni di navigazione.

Secondo quanto riporta l’Ansa, Open Arms ha precisato: “Non abbiamo rifiutato l’offerta della Spagna, solo fatto presente che dopo 17 giorni in mare con 107 persone stremate e la situazione di emergenza a bordo non siamo in grado di affrontare 5 giorni di mare”.

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Immediata la replica del leader del Carroccio su Twitter: “La Ong spagnola rifiuta il porto offerto dalla Spagna! Incredibile e inaccettabile, organizzano crociere turistiche e decidono loro dove sbarcare? Io non mollo, l’Italia non è più il campo profughi d’Europa”.

In realtà da qualsiasi parte si voglia vedere sull’ONG spagnola sono successe delle cose piuttosto incongruenti.

La ONG pochi giorni fa dichiarava che “i migranti sono molto stanchi e provati dalla lunga permanenza sulla barca”, in realtà dopo il sopralluogo del medico di Lampedusa e dei due medici della sanità marittima non sarebbero emerse “patologie particolari importanti, dal punto di vista medico”. Questa è almeno la relazione stilata dalla Squadra mobile di Agrigento che ieri ha ispezionato per oltre tre ora la nave Ong

In precedenza il medico di Lampedusa Francesco Cascio ha rivelato che dei 13 migranti fatti sbarcare a Ferragosto per “gravi motivi sanitari” solo uno era malato, di otite, mentre gli altri erano tutti in buone condizioni.

Non solo: dei 27 minorenni fatti sbarcare sabato pomeriggio, almeno 8 hanno confessato di avere più di 18 anni.

Oggi l’ultima chicca. Una decina di migranti – secondo l’ONG  stremati e malati – si sono tuffati dal ponte della nave in mare e a nuoto a velocità supersonica hanno tentato di raggiungere la riva. Dopo circa 100 metri sono stati raggiunti e riportati sulla nave Open Arms. 

Se poi ci mettiamo anche i migranti che quando sulla nave è salito Richard Gere si sono fatti fotografare con catenine al collo e cellulari da 800 euro vien da pensare che sia davvero una presa in giro. (foto)

Ai migranti torturati nei lager libici in fuga sull’ong quindi gli aguzzini avrebbero lasciato costosi cellulari e catenine magari anche d’oro.

Presunti malati, presunti minorenni, presunti torturati e presunta pure l’emergenza? Come sempre ai posteri e ai nostri lettori l’ardua sentenza.

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Vergogna PD: «Auguro un tumore a tutti coloro che non vogliono lo sbarco della Open Arms, se poi colpisce i figli meglio ancora»

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Siamo arrivati purtroppo al paradossale, all’immoralità assoluta, alla vergogna senza ritorno.

«Auguro un tumore a tutti coloro che non vogliono lo sbarco della Open Arms, se poi colpisce i figli meglio ancora».

Sono queste le parole scritte da Fabrizio Ciuffardi militante renziano di primo pelo sulla sua pagina Facebook.

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Parole drammatiche e offensive verso chi soffre di tumore e i suoi famigliari. Un vera vergogna mai vista prima.

Ora si è superato qualsiasi limite di decenza e di rispetto della vita umana, ma naturalmente solo di quella degli italiani.

Sul suo profilo è uno scatenarsi di insulti di qualsiasi tipo da circa un’ora.

Ma a quanto pare c’è anche qualcuno che lo difende, infatti fra le centinaia di insulti spunta questo commento incredibile:

«Gentile Fabrizio, non curarti di tutti questi fascisti che ti stanno insultando. Il tuo commento era forte, magari adottava toni bruschi ma trasmetteva perfettamente la sensazione di disagio che questo governo violento e neonazista continua a suscitare.

Abbiamo bisogno di persone appassionate come te, non ti abbattere per qualche insulto, noi siamo più forti perché siamo dalla parte giusta: quella di chi accoglie e non perde l’umanità che oggi è più minacciata che mai»

Insomma, si parla di fascisti, ma si augura la morte di centinaia di persone, bambini compresi.

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