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Trento

Porfido: Nuovo super blitz della Guardia di Finanza nelle cave.

Sono arrivati nelle cave tutti insieme, una sessantina di militari della Guardia di Finanza di Trento, che hanno compiuto un vero e proprio mega blitz setacciando una quindicina di aziende del comparto del porfido tra Lona Lases, Baselga e Fornace.

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Sono arrivati nelle cave tutti insieme, una sessantina di militari della Guardia di Finanza di Trento, che hanno compiuto un vero e proprio mega blitz setacciando una quindicina di aziende del comparto del porfido tra Lona Lases, Baselga e Fornace.
 
I controlli, effettuati con l'aiuto dei funzionari Inps, Inail, Servizio Lavoro della Provincia, Appa e Servizio Minerario, hanno riguardato fisco e lavoratori sottopagati o in nero.
 
I finanzieri hanno sequestrato una montagna di documenti e hanno raccolto numerose testimonianze che saranno vagliate nei prossimi giorni. La situazione nelle cave di porfido è ormai risaputa da oltre 25 anni, ma forse in parte è rimasta celata fino alla fine degli anni 2000, cioè fino a quando i ricavi erano ancora molto importanti.
 
Negli anni 90', quando il comparto del porfido era al terzo posto come fatturato della regione era chiamato «oro rosso», e pur essendo un settore che dava lavoro a moltissime persone era già pieno di incongruenze e contraddizioni. Da allora i fatturati si sono compressi di oltre il 60%, l'impiego delle forze lavoro si è dimezzato e molte aziende piccole, ma anche molto importanti hanno chiuso i battenti o sono fallite. Rimangono in piedi, ma con grosse difficoltà, le aziende che hanno le cave di proprietà, che in questi anni hanno investito accuratamente nell'innovazione e che hanno avuto la capacità di conquistare i mercati esteri, il resto è alla canna del gas.
 
A suo tempo l'associazione artigiani si era interessata attraverso il suo direttore Gianni Benedetti dei numerosi problemi a cui giornalmente erano sottoposte le piccole aziende artigiane del porfido, spesso composte da un solo lavoratore. Già allora erano emerse situazioni spiacevoli legate al «caporalato» e alla difficile convivenza dei cavatori con gli artigiani, ai quali veniva venduto il materiale grezzo in cambio del prodotto finito, creando così di fatto dei rapporti sub alterni molto pericolosi. 
 
Da ricordare anche che nella maggior parte dei casi le cave erano pubbliche, cioè di proprietà dei comuni che erano date in concessione alle aziende a prezzi francamente «politici», con la possibilità dell'eventuale passaggio della concessione fra padre e figlio in automatico. Poi è arrivata la crisi, in un settore che ha fatto molta fatica a rinnovarsi e globalizzarsi grazie alla presenza all'interno della aziende di poche competenze strutturali legate al marketing e alla visione di nuove proposte. E allora sono cominciate le scie di sangue lasciate da aziende importanti che sono fallite o hanno chiuso in fretta. 
 
Proprio questa situazione di crisi profonda ha portato al blitz della guardia di finanza che su alcune segnalazione si è mossa con l'obiettivo di capire se vi fossero dipendenti pagati in nero e aziende non in regola con il pagamento dei contributi. Un fenomeno che va a danno sia dei lavoratori stessi che dello Stato, che a causa delle violazioni in ambito contributivo introita meno del dovuto.
 
Non si ha ricordo di un'operazione simile nella storia trentina, anche se sono state molte le contestazioni e le irregolarità riscontrate negli ultimi anni e molte legate all'impiego di risorse umane, (cinesi, immigrati, clandestini, giovani del sud) con stipendi giornalieri anche di otto euro al giorno, cose insomma del «terzo mondo» 
 
Un quadro drammatico che ha contribuito a creare le condizioni favorevoli per lo sfruttamento e per le irregolarità fiscali.

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Trento

Federazione, si dimette il vicepresidente Marco Misconel

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“Un passo indietro per stimolare una ampia riflessione nel credito cooperativo trentino sui principali temi che riguardano il futuro delle Casse Rurali. Ho ritenuto necessario dare un segnale forte al movimento di credito cooperativo per rilanciare il ruolo delle Casse Rurali e della Federazione che le rappresenta”.

Il vicepresidente del credito della Federazione Marco Misconel motiva così le proprie dimissioni consegnate oggi alla presidente Mattarei, che ne ha preso atto.

La presidente Marina Mattarei porterà le dimissioni in consiglio di amministrazione convocato per lunedì prossimo.  “Comprendo e rispetto le motivazioni che hanno portato a questa scelta radicale – ha affermato la presidente della Federazione – e ringrazio il collega Misconel per l’impegno svolto fin qui con passione e competenza”. Misconel era stato eletto vicepresidente nel giugno del 2018 e consigliere del fondo comune delle casse rurali trentine il 25 ottobre 2019

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Nomina del 08/06/2018

 

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Trento

Ciclisti in via Brennero, rischio incidente. Il Video

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Il video è stato ripreso con la dash Cam poco prima delle ore 19.00 di oggi venerdì 17 gennaio 2020.

Due ciclisti provenienti da Gardolo stanno percorrendo la via Brennero poco prima dello svincolo della tangenziale.

La loro manovra oltre che pericolosissima per se stessi e per le autovetture che transitano è vietata dal codice della strada.

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Come si vede nel video, il conducente arrivato nei pressi dei due ciclisti deve rallentare vistosamente per evitare di investirli non potendosi spostare sulla corsia di sorpasso già occupata da altri veicoli.

I due ciclisti, pare di origine nord africana hanno poi imboccato lo svincolo che porta alla tangenziale. 

Nel video non è ben visibile se i fari sono in funzione o meno. Da ricordare che per raggiungere Trento da Gardolo ci sono comunque numerose alternative sia percorrendo delle strade comunali oppure prendendo la ciclabile.

L’episodio non sarebbe isolato, infatti gli avvistamenti nel merito sono numerosi e riguardano anche i ciclisti che viaggiano sulla tangenziale e anche di notte.  

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Come tutti gli utenti della strada, anche i ciclisti devono rispettare precise regole di comportamento, sia in città, che nei percorsi extraurbani.

I Ciclisti possono pedalare su tutte le strade comunali, provinciali, statali. Non possono transitare sulle autostrade e sulle strade a scorrimento veloce o superstrade e in talune gallerie.

In proposito l’Art. 182 comma 9 del codice della strada recita: “I velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le modalità stabilite nel regolamento”.

La violazione, se contestata è di 35 euro per non aver rispettato il divieto imposto dalla segnaletica

 

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Trento

Parcheggi selvaggi e viabilità poco chiara. I cittadini di Pergine protestano

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Da Pergine Valsugana arrivano due segnalazioni comprensive di fotografie al numero whatsApp della nostra redazione. (3922640625)

La prima riguarda Viale Dante  dove i mezzi traditi dal navigatore imboccano la via Maoro per raggiungere la tangenziale, ma arrivati a pochi metri dal passaggio a livello si ritrovano il divieto.

E in un budello poi si ritrovano a fare manovre assurde bloccando il traffico.

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«Tutto questo – segnala il cittadino – perché da anni è stato richiesto un divieto per camion fino all’imboccatura. Inoltre la strada è stretta e senza marciapiede, e tutte le volte che c’è un incidente sulla statale 47 se ne approfitta per passare impedendo alle persone di uscire dai cancelli e chi va a scuola o al lavoro a piedi devono fare il segno della croce»

L’altra segnalazione riguarda i parcheggi selvaggi di via Bellini. «Ormai il fenomeno è giornaliero – osserva un altro cittadino – e succede anche quando i parcheggi regolari sono vuoti. Se proprio il Comune vuole far cassa, può mandare i vigili, così poi hanno i soldi per sistemare le buche delle strade del paese»

Nel merito rimane un mistero il perché le autovetture siano posteggiare sulla carreggiata in divieto invece che utilizzare il posteggio ex Cederna tanto acclamato dal sindaco che rimane sempre vuoto.

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