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Trento

Giulia Robol: «la maggioranza non esiste più»

Cosa è successo nella riunione del PD tenutasi lunedì che ha visto la presentazione delle dimissioni irrevocabili della segretaria Giulia Robol? Abbiamo riportato in modo sintetico i punti essenziali del discorso di Giulia Robol che contiene dei passaggi molto interessanti.  

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Cosa è successo nella riunione del PD tenutasi lunedì che ha visto la presentazione delle dimissioni irrevocabili della segretaria Giulia Robol? Abbiamo riportato in modo sintetico i punti essenziali del discorso di Giulia Robol che contiene dei passaggi molto interessanti.  
 
Nel suo discorso individua i motivi del fallimento del PD, (Dellai e il Patt) ma offre anche degli spunti per ripartire in fretta,  sullo stato del partito l'ex segretario del partito, propone, illustra, osserva, interpreta e ritrova lo slancio per ripartire, perchè dice, «c'è la necessità assoluta di ritrovare slancio, vigore, voglia di costruire e di proporsi come progetto attrattivo, come interprete delle esigenze e dei bisogni della società». Ma teme che la maggioranza non possa arrivare compatta alle prossime provinciale del 2018. 
 
LA LEADERSHIP E LA QUESTIONE IDENTITARIA – «Siamo un partito nazionale dove per statuto la premiership coincide con la leadership – osserva Robol –  vale a dire che la funzione stessa del Pd si manifesta nell’azione di governo, che ovviamente deve perseguire obiettivi di libertà e giustizia, che sono tra i nostri valori fondanti. Questa norma statutaria non è un caso, a mio avviso ma assolve ad una precisa visione: il partito è il governo dell’azione del premier e su quest’azione organizza la sua struttura».
 
Giulia Robol critica la dialettica del partito, «ormai non ha più senso, perché l’attuale modello di partito, così come uscito dai movimenti dell’Ulivo, per approdare all’esperienza del Lingotto di Veltroni e continuare con Bersani, che pur non ne ha modificato la struttura, è quella di un partito elettorale, fondato sulle primarie aperte agli elettori» – spiega, elettorato – continua poi – che è radicalmente cambiato, Il PD, infatti, per interpretare la società, ha scelto di aprirsi ad essa, attraverso lo strumento delle primarie, unico modo per consentire cambiamento e alternanza di classe dirigente, che diversamente al partito non si avvicina, perché non considerato più rappresentativo, più attrattivo».
 
Sulla figura del leader Robol è molto chiara, «il leader – dice – ha bisogno di una squadra, senza la quale nulla può fare, deve nel partito costruire idee e programmi funzionali all’esecutivo, che è la vera azione politica sul territorio». Sulla classe dirigente arrivano invece le prime critiche al PD e non solo trentino, «Siamo alla presenza di una classe dirigente che ancora risponde ad un modello di partito che è quello di un tempo, non più attrattivo per l’elettorato, e quindi totalmente ignorato», poi porta anche un esempio strettamente attuale, nella piena consapevolezza che il partito è in difficoltà su tutto il territorio Italiano «l'uscita di Civati e molti altri rappresenta comunque un segnale che non poche fibrillazioni anche nella maggioranza del PD trentino ha creato, anche se la leadership di Renzi non è in discussione».
 
IL PD TRENTINO SUL TERRITORIO – Robol individua due momenti fondamentali, che non hanno consentito la nascita di una progettualità democratica, soprattutto sui territori di valle, eccezion fatta per il capoluogo. «Individuo nelle scelte di Lorenzo Dellai, non sempre consequenziali tra di loro, la non volontà di costruzione di un progetto politico di centrosinistra quale doveva e avrebbe dovuto per me, essere il Pd, progetto che ad un certo punto per forza e per orgoglio doveva crescere e farsi forte a prescindere da quella leadership, la forza individuale dovrebbe essere anche collettiva, nel caso di Dellai lo è stata sul piano istituzionale meno su quello politico».
 
Il secondo momento è dedicato agli alleati del Patt vincitore delle primarie, «Il Patt inizia la costruzione di un progetto che va oltre la sua stessa identità autonomista, – ricorda Robol – lavorando ai margini dell’upt, quasi nel suo stesso campo, fino ai confini con il centrodestra, qualche volta varcando il perimetro, forte di un attaccamento al Pd nazionale, che nell’immaginario collettivo trentino, si pone moderno rispetto ai canoni della sinistra storica. Questo gioco all’ambiguità, la forza istituzionale data dal governo sul territorio, avvia un percorso di centrosinistra meno definito,  non così certo per l’avvenire – quantomeno per noi ma certamente di prospettiva verso un bis del 2018.  Le amministrative da questo punto di vista hanno costituito un buon banco di prova non tanto per il simbolo di per sé stesso, quello del Patt ma per quel civismo avanzante di cui il Partito autonomista, pare volersi intestare il primato di avvicinamento e confronto.
 
D’altronde l’ass. più politico della giunta è Carlo Daldoss, ass tecnico, padre delle riforma urbanistica, che attua una importante sburocratizzazione e contrazione dei tempi di approvazione dei PRG, referente della riforma istituzionale, che ha riscosso di recente grande approvazione dai cittadini con i referendum sui comuni.E naturalmente è anche e soprattutto attraverso la visione di disegno del territorio, che la politica configura le proprie relazioni».
 
E il Pd che fa? – si chiede Robol – «Il Pd non osa, vive di equilibri, sostiene una riforma sanitaria, si importante ma la dirige come fatto tecnico e non politico e su quello si va a conflitto con la stra gran maggioranza dei territori. La politica è nelle stanze delle grandi decisioni ma il territorio è fuori e comprende poco e di quei meravigliosi processi di partecipazione di cui sempre portiamo avanti i valori, poco si vede realmente nei livelli dal basso, quelli delle amministrazioni, delle comunità, dei cittadini. Anche sulla politica economica lo slancio politico non è forte, quello che ci vorrebbe, è capire se il Trentino può ambire ad un modello diverso rispetto al passato e come questo possa concretamente essere realizzato. La sensazione è che lo scenario politico potrebbe in vista del 2018 radicalmente cambiare».
 
I RISULTATI ELETTORALI «le amministrative hanno messo in luce un progetto politico complessivo, che va ripensato – Affonda Giulia Robol –  A Trento, il capoluogo, dove vinciamo arretriamo come centrosinistra di parecchi punti, a Rovereto si perde, a Pergine pure, a Borgo non entriamo neppure in consiglio comunale. Non voglio fare in questa sede una disamina di numeri, non la considero francamente rilevante, voglio mettere in chiara evidenza, che il Pd si conferma quel partito d’opinione, che vince rispetto ad un progetto politico di scala nazionale od europea, dove la visione è più chiara, più riconoscibile, legata all’identificazione della premiership non risulta invece sufficientemente competitivo rispetto ai territori, laddove non vanta quella rete di classe dirigente costruita nel tempo, come patt e upt, un processo che va avanti da parecchio e che non è cresciuto o migliorato rispetto ad un anno e mezzo fa, quando è iniziata quest’esperienza di segreteria«.
 
Robol per uscire dal pericoloso impasse propone il rilancio dei circoli e della rappresentanza del partito nelle comunità, partendo dalla conoscenza di quelle comunità stesse, dai loro bisogni, dalle loro richieste, questo peraltro eraa un punto del suo programma legato alle primarie. 
 
«La sensazione – spiega poi Robol – è che il Pd non crescerà, se la classe dirigente anche nei circoli, rimane sempre la stessa, soprattutto, laddove, non interpreta processi di cambiamento. Si può essere portatori di forte consenso elettorale, che però deve essere messo a servizio di un progetto collettivo per la comunità e di un progetto politico per il Trentino, che non può comunque rispondere ad una dinamica solo autoreferenziale».
 
Ammette che a Rovereto la preoccupazione che poi si è trasformata in sonora sconfitta di perdere la competizione l'ha indotta a forzare la mano, sapendo che in quanto segretaria provinciale e roveretana perdere la città non poteva essere accettabile. «Le mie riflessioni non hanno avuto seguito e il risultato lo conosciamo».
 
«La maggioranza non è più presente, – queste le ultime parole di Giulia Robol prima delle sue dimissioni nella riunione di lunedì – dilaniata da un percorso in cui non si riconosce più. Io non voglio rinunciare alla mia idea di PD, che cercherò comunque di perseguire nei luoghi deputati, se pur certamente limitati rispetto a prima. Non posso, però, che prendere atto, che una fase si è conclusa e non posso in alcun modo più rappresentare la guida di questo partito. Le continue prese di posizione sulla stampa, l’assenza di interlocutori, pongono al termine quest’esperienza».
 

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