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Trento

Cultura Gender nelle scuole: Fratelli d’Italia attacca Sara Ferrari

L'assessore alle pari opportunità della provincia autonoma di Trento Sara Ferrari ha preso posizione nei confronti della diffusione dell'ideologia Gender nelle scuole, definendola «operazione atta a diffondere immotivato allarmismo»

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L'assessore alle pari opportunità della provincia autonoma di Trento Sara Ferrari ha preso posizione nei confronti della diffusione dell'ideologia Gender nelle scuole, definendola «operazione atta a diffondere immotivato allarmismo»
 
Primo attore in provincia, da sempre schierato contro l'inserimento della cultura Gender nelle scuole, è il movimento Fratelli d'Italia/AN che attraverso una nota ha voluto replicare all'assessore.
 
«Prima di tutto ci sfugge la competenza precipua che l'Assessore Ferrari vanta sui percorsi scolastici, – inizia la nota di Fratelli d'Italia – se non fosse per il ruolo che la Giunta provinciale le conferisce nella stesura dei piani programmatici che metteranno piede nelle nostre scuole da settembre 2015. Del resto, probabilmente, alla Ferrari sfugge a sua volta che il Presidente Rossi è già intervenuto sulla questione, smentendo in pieno quanto pateticamente asserito dall'Assessore piddina».
 
Arriva anche una forte critica al governatore Rossi che interrogato in merito alla diffusione in alcune scuole d'Infanzia di Trento sul "Il libro delle famiglie" – contenente, tra le altre cose, chiari riferimento con supporti grafici della possibilità per due lesbiche o due gay di avere figli- ha dichiaratamente dato il suo appoggio a questo genere di, chiamiamolo così, materiale didattico. 
 
«Questo, fino a prova contraria, conferma che negli intenti dichiarati della Giunta vi è far entrare nelle nostre scuole i progetti di indottrinamento gender" – afferma Marika Poletti, presidente provinciale di Fratelli d'Italia/AN – «sempre che l'Assessore Ferrari non voglia smentire il proprio Presidente».
 
Rossi rispondendo ad un'interrogazione del Consigliere Rodolfo Borga, aveva evidenziato due aspetti che secondo Fratelli d'Italia molto molto preoccupanti. 
 
Il primo. I genitori non erano stati messi nelle condizioni di conoscere quanto ai propri figli sarebbe stato insegnato, il che contrasta apertamente con il diritto/dovere della famiglia di vedersi riconosciuta la priorità educativa, soprattutto quando parliamo di bambini così piccoli (fascia 3-6 anni).
 
Il secondo. La giustificazione che Rossi dà è a dir poco censurabile – secondo Fratelli d'Italia – infatti il Presidente, sottoscrive l'importanza di veicolare libri analoghi per abituare i bambini a non dare per scontato di avere un padre ed una madre perché esistono "situazioni in cui, per abbandono, per eventi tragici che comportano la morte di uno dei genitori o per allontanamento di uno dei due coniugi" la conformazione della famiglia viene a cambiare. Utilizzare strumentalmente una disgrazia come la morte di un genitore per legittimare una formazione sociale artificiosa come la genitorialità omosessuale è davvero quanto di più deplorevole vi sia. 
 
«Sia come sia, lanciamo una proposta all'Assessore Ferrari. Siano i genitori a decidere cos'è meglio per i propri figli. Per questo motivo ci permettiamo di sfidarla in una tavola rotonda in cui, pubblicamente, si esporranno le diverse posizioni. Siano i cittadini trentini a decidere se il nostro è un "ingiustificato allarmismo»termina la nota di Fratelli d'Italia.
 
Anche Claudio Cia era interventuo sull'argormento sottolineando l'incongruenze e le contraddizioni dell'assessore Sara Ferrari, «Accantonata quella che sembrava una “emergenza omofobia” – aveva detto Cia – si è arrivati ora alla nuova priorità della politica trentina: negare a tutti i costi l’esistenza dell’ideologia gender. Bisogna dare atto che effettivamente queste idee non sono mai state definite come una “teoria” vera e propria, tuttavia è legittimo parlarne in questi termini dato che quel che sostengono è ben definibile tramite due precisi convincimenti: esisterebbe una sessualità specifica (il dato “biologico”) e un genere distinto (il dato “psicologico”); finora sarebbe stata la società a indirizzarci nei rispettivi generi sessuali facendoli forzatamente coincidere al dato biologico e d’ora in poi bisognerebbe invece prendere coscienza di ciò e far crescere i bambini “liberi” da questi “stereotipi” per dar loro la possibilità di decidere “liberamente” attraverso un’educazione apposita».
 
«I sostenitori di queste tesi si stanno accorgendo che se la società identifica i loro convincimenti riconducendoli ad una precisa “teoria”, diventa allora più difficile riuscire ad entrare nelle scuole e instillare queste idee nella futura società, ed ecco perché negli ultimi giorni stiamo assistendo a dichiarazioni che ne negano l’esistenza stessa. L’esempio palese in queste ore è quello dell’assessora Sara Ferrari che scrive in un comunicato nientemeno che: «L'ideologia gender non esiste, è un'invenzione».
 
«Il rischio – continua Cia – è che con l’identificazione esclusiva della persona come “genere” si giunga alla neutralizzazione dell’identità. La persona non viene più valorizzata nel suo essere uomo o donna, bensì appiattita nell’ambito di un’indifferenza di genere, nella quale uomini e donne vengono percepiti come semplicemente “uguali” e tutte le differenze biologiche, di ruolo, di caratteri vengono annullate, dimenticando il significato essenziale della bipolarità sessuale e la sua struttura oggettiva».
 
Poi Claudio Cia termina dando un consiglio all'assessore delle pari opportunità, «Quello sul quale consiglio all’assessora Ferrari di riflettere è piuttosto sul perché di questo impellente bisogno della società moderna di sognare di evadere da se stessi, magari autolegittimandosi con l’invenzione ad hoc di strampalate teorie, e invece che spiegare ai bambini che sono tutti uguali, magari chiarire che in realtà siamo tutti diversi, con pari dignità e ​uguali diritti e doveri».
 

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