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Trento

Quattro chiacchiere con… la Dottoressa Barbara Furlan, Psicologa – Psicoterapeuta

Nelle prossime settimane dedicheremo parte di questa pagina alla scoperta dei suoi autori, oggi incontreremo la Dott. Barbara Furlan, (foto) psicologa e psicoterapeuta, Associate Member del team milanese di Légein Radicati Liberi.

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Nelle prossime settimane dedicheremo parte di questa pagina alla scoperta dei suoi autori, oggi incontreremo la Dott. Barbara Furlan, (foto) psicologa e psicoterapeuta, Associate Member del team milanese di Légein Radicati Liberi.

Buongiorno Dottoressa, come mai una milanese che scrive su “La Voce del Trentino?”

«Questa opportunità mi è data in quanto parte di una realtà, Légein Radicati Liberi, che è presente sia a Milano che a Trento e che vuole costituire uno spazio sia reale che virtuale ove occuparsi della cura della Persona e delle Relazioni, ove costruire una cultura del ben-essere, a partire da quello psicologico. Credo che sia un argomento che non ha confini geografici e che, anzi, il discuterne ed il confrontarsi in vari ambiti non possa che costituire un arricchimento».

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Il suo primo articolo (letto da oltre 5.000 persone con 2.289 mi piace)per il nostro giornale tratta di Alzheimer, è di questo che lei si occupa?

«Dal 2007 sono responsabile di un Alzheimer Caffè, un luogo di incontro e di supporto per chi soffre di Alzheimer e di altre forme di decadimento cognitivo grave, ma anche per le loro famiglie. Di fatto però, come spesso accade nella mia professione, questo è solo uno degli ambiti di cui mi occupo».

In quali altri ambiti opera?

«Ho lavorato per circa dieci anni in psichiatria, occupandomi in particolare di Auto-Mutuo-Aiuto, associazionismo degli utenti e processi di empowerment e recovery; tra l’altro in quel periodo ho avuto spesso a che fare col circuito delle Parole Ritrovate, che è nato proprio a Trento».

Empowerment? Recovery?Di cosa si tratta?

«Al di là delle “parolacce” inglesi che li indicano sono concetti semplici e concreti, che si possono applicare alla psichiatria come ad altri ambiti di ri-costruzione della salute e del benessere. La parola empowerment ha a che fare con l’individuazione ed il potenziamento di quelle capacità e di quelle doti che sono proprie di una persona e che meritano di essere valorizzate al di là della malattia di cui essa soffre; il processo di recovery è un percorso mediato a livello psicologico attraverso il quale le persone possono migliorare il proprio ben-essere in vari ambiti della propria vita, ambiti comuni a tutte le persone indipendentemente dal fatto che sia loro stata diagnosticata o meno una patologia cronica».

Bene, in qualche modo quindi questi due temi accomunano i suoi ambiti di intervento, si possono applicare sia al decadimento cognitivo che all’ambito psichiatrico…

«In effetti si tratta di strumenti che, come le stesse metodiche dell’Auto-Mutuo-Aiuto, si prestano in molteplici ambiti e che a volte utilizzo anche in altri contesti».

Ad esempio?

«Per esempio il processo di empowerment è uno strumento che trovo molto utile, fondamentale direi, anche quando lavoro con donne vittime di violenza di genere, poiché permette loro di ritrovare la propria autostima e di accedere alle risorse necessarie per uscire dalla spirale della violenza, risorse che possiedono ma di cui spesso non sono consapevoli».

Quindi si occupa anche di donne maltrattate…

«Mi è capitato di incontrare casi di violenza di genere… da sempre, sin dal tirocinio post lauream svolto in psichiatria, dove arrivavano donne i cui disturbi traevano origine da maltrattamenti, purtroppo spesso già in età infantile. In seguito ho incontrato molte di queste donne durante la mia attività privata, di psicologa prima e di psicoterapeuta ad indirizzo analitico transazionale poi; ad un certo punto ho sentito il bisogno di fare qualcosa che andasse al di là del prendermi semplicemente cura di quelle che arrivavano nel mio studio ed ho iniziato a tenere qualche conferenza sul tema, a parlarne in radio… E’ stato allora che sono stata contattata da Rete Rosa, un’associazione che si occupa di Violenza di Genere, ho iniziato a collaborare con loro a titolo volontario, poi sono diventate un Centro Regionale Antiviolenza e la collaborazione si è fatta più strutturata».

E in tutto questo anche Légein. Cosa c’entra, anzi, di preciso cos’è?

«Légein è un team di psicologi e psicoterapeuti di vario orientamento, voluto da due colleghi che conosco e stimo da molti anni –sin dai tempi della specializzazione in Analisi Transazionale- Ersindo Nuzzo e Sandro Anfuso; si tratta di un gruppo di professionisti che operano in vari ambiti, con vari metodi, e che hanno scelto di mettere a fattore comune le proprie competenze per dare vita a qualcosa di nuovo, per uscire dall’ottica della ripetizione ad oltranza di modelli di applicazione della psicologia già noti e cercare di rispondere ai bisogni di oggi, ecco perché il nostro motto è “Quello che non c’era, oggi c’è”. Légein è uno spazio fisico, anzi al momento due, uno a Milano ed uno a Trento, aperto a vari modi di fare psicologia e psicoterapia, di occuparsi della Persona e delle Relazioni, di costruire ben-essere; ma Légein si proporne anche di uscire dai propri luoghi e di andare verso le persone, là dove un intervento psicologico ha o può acquistare un senso nuovo. Légein è anche il desiderio di costruire una cultura della psicologia in un mondo dove andare dallo psicologo è ancora visto come “roba da matti” e dove le varie figure (psicologo, psicoterapeuta e psichiatra) vengono spesso confuse, e in questo ricade il senso di dare la nostra disponibilità a collaborare con i media per una diffusione della cultura psicologica».

Molto interessante, sarebbe bello poter approfondire…

«Credo e spero che ce ne sarà occasione su queste pagine, magari attraverso degli articoli».

Un ultima domanda, a carattere personale. Oltre alla professionista c’è una donna, che cosa fa nella sua vita?

«Sono una mamma ed una moglie, tra l’altro i miei figli hanno età molto diverse: 22 anni il maggiore, quasi 3 la piccola; buona parte del mio tempo libero è quindi dedicato a loro. Cerco comunque di ritagliare un po’ di tempo per me stessa, per leggere, per fare passeggiate e nuotare, per la cura del mio corpo… anche perché sarebbe veramente assurdo insegnare agli altri che è fondamentale prendersi cura di sé e poi essere la prima a non farlo»!

Intervista a Barbara Furlan, Psicoterapeuta di Lègein, Milano.

barbarafurlan@legein.it

www.legein.it

 

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