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Trento

Padri separati da tutto: la tragica storia di Paolo

Una storia che pone alcuni interrogativi che non sono certo nuovi ai più, stiamo parlando della macchina burocratica e giudiziaria che, in quanto andiamo a raccontare, diventa una stortura portata al limite della sopportazione. 

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Una storia che pone alcuni interrogativi che non sono certo nuovi ai più, stiamo parlando della macchina burocratica e giudiziaria che, in quanto andiamo a raccontare, diventa una stortura portata al limite della sopportazione. 
 
Ma è anche la storia di un uomo che ha perso tutto e che è passato da una vita serena e dignitosa al tunnel della povertà, e purtroppo senza via d'uscita. È una storia che si sviluppa in un paese dell'Alta Valsugana, dove tutti dovrebbero sapere tutto di tutti e che invece rimane silenziosa fino all'ultimo. 
 
Parliamoci chiaro. Di casi come quello di Paolo (nome di fantasia) ce ne sono a migliaia e tutti in attesa di giudizio da parte di giudici spesso poco competenti e disinteressati. Giudizi che però minano i valori della famiglia, l'affetto e l'educazione dei figli e la dignità dei padri. 
 
Paolo conosce Kira (nome di fantasia) nel 2008 a Trento, lei viene dalla Moldavia ed è qui in Italia illegalmente. Kira è già stata sposata in Moldavia e ha due figli che vivono in patria insieme alla nonna. 
 
Paolo sta vivendo in brutto momento per la perdita dell'amata sorella, e forse anche per questo ha bisogno di una persona vicina che lo aiuti a superare il suo dramma. Dopo alcune settimane di frequentazione i due s'innamorano e parte una relazione che culmina da li a pochi mesi con l'inizio di una convivenza nella casa di proprietà di Paolo, che però non sarà felice come sperato. 
 
Kira, fino a quel momento, faceva dei lavoretti in «nero» per mantenersi, mentre Paolo ha un lavoro sicuro in fabbrica.
 
Dopo alcuni mesi lei comincia a non stare bene, a maggio del 2009 viene operata da un'appendicite e ricoverata all'ospedale di San Lorenzo a Borgo Valsugana. Ma nello stesso periodo rimane incinta di una bambina, «dopo la lieta notizia ho subito cominciato a pensare di fare una famiglia» – ci confida Paolo.
 
Nel 2010, dopo nove mesi nasce Sara,(nome di fantasia) e qui cominciano i problemi. «Subito dopo la nascita di Sara la prima cosa che mi chiese era la firma per portare gli altri due figli che vivevano in Moldavia in Italia, ma li per li non ci pensai e non risposi» -ricorda Paolo.
 
Kira insiste nel voler portare gli altri due figli di 15 e 17 anni in Italia per così riunire la famiglia, ma Paolo prende tempo per degli ovvi motivi, primo fra tutti la possibile difficoltà di mantenere 5 persone solo con una paga e in aggiunta un mutuo da pagare della casa che aveva contratto ancora prima di conoscere Kira. 
 
I rapporti cominciano a diventare tesi, ma quando Kira rimane di nuovo incinta di un bel maschietto il sereno sembra ritornare. Paolo, fervido credente dei valori della famiglia è felice perché il suo sogno di dare un fratellino a Sara e rinforzare ancora di più il nucleo famigliare sembra ormai ad un passo dal compiersi. 
 
«Lei mi disse che voleva abortire, e alle mie domande sul perchè non volle rispondere». «Mi ricordo – continua Paolo – che andai anche dal parroco di Borgo Valsugana per cercare aiuto nel tentativo di evitare l'aborto».
 
Il sogno di Paolo sembra svanire finchè un giorno Kira lo mette finalmente di fronte alla verità, «tengo il figlio solo se accetti di portare qui in Italia a vivere con noi i miei due figli che sono in Moldavia e se mi sposi» – ecco l'ultima possibilità che mette con le spalle al muro Paolo. 
 
Paolo è innamorato quindi non perde tempo e accetta le condizioni della compagna, si sposa nel maggio del 2011, porta qui in Italia i 2 figli e dopo pochi mesi nasce Andrea. È l'inizio della fine.
 
«Fino al giorno prima dell'arrivo di Andrea andava tutto bene, poi a partire dalle 24 ore seguenti la mia vità è cambiata, è diventata un incubo». Paolo continua a sostenere economicamente 6 persone da solo, nessuno lo aiuta e anzi, la figlia più grande della donna appena arrivata in Italia, non solo non ha nessuna intenzione di trovare lavoro, ma comincia ad uscire la sera e alcuni notti non rientra nemmeno a casa. «Fra di loro hanno cominciato a parlare in Moldavo – ricorda Paolo – diventava impossibile gestirle perchè si spalleggiavano su tutto, non c'era rispetto delle regole da parte di nessuno, si viveva nel caos assoluto». Ma Paolo che crede ancora che la situazione sia recuperabile le prova  tutte e si rivolge anche ad un centro specializzato per i problemi di coppia, ma le cose vanno sempre peggio. 
 
Kira comincia a lavorare ma tutto quello che guadagna se lo spende in proprio, mentre Paolo paga il mutuo, le bollette, e tutto quello che serve per tirare avanti la famiglia. Quando Paolo scopre che sua moglie si è aperta anche un conto corrente di nascosto i rapporti diventano molto tesi e si aggiungono ad altre situazioni ormai al limite della sopportaziome, «i risultati dei suoi figli a scuola erano pessimi, facevano tutto di nascosto e la figlia più grande mi aggrediva e mi rispondeva con arroganza». Paolo allora tenta l'ultima carta per tenere insieme la famiglia e, preso atto che vivere tutti sotto lo stesso tetto è impossibile, propone di prendere la casa vicina dove dovrebbero andare a vivere lei e i suoi figli Moldavi, mentre lui continuerebbe a vivere nella propria con i figli piccoli. Questo in effetti poteva portare maggiore serenità dentro il nucleo famigliare e permettere alla donna di seguire bene tutti i figli. 
 
La risposta di Kira gela Paolo, «vuoi fare un accordo? io mi prendo i bambini e casa tua e voglio anche il mantenimento mio e dei figli» – il tutto ricorda Paolo, condito con un sorrisino ironico. Paolo non accetta ed è piuttosto tranquillo, infatti la casa è sua e pensa di non correre nessun pericolo. Pensa…
 
Quando veloce come la luce in pochi giorni arriva la lettera dell'avvocato della donna dove gli viene chiesto di lasciare immediatamente casa sua qualche sicurezza dentro di lui comincia ad inclinarsi. Nella lettera non si fa cenno a nessun accordo, vengono chiesti 400 euro per il mantenimento di Sara e Andrea. In men che non si dica il giudice nel luglio del 2014 (mai stata così veloce la giustizia in Italia) pronuncia la sentenza provvisoria; Paolo deve lasciare subito casa sua.
 
Il giudice inoltre decide per l'affidamento condiviso. Paolo abbandona casa sua, prima che arrivino i carabinieri e lo facciano uscire con la forza. «E per fortuna che il giudice decide per l'affidamento condiviso – ci spiega Paolo – infatti la mia ex continua a farmi pressioni perchè rilasci la mia firma sui passaporti dei miei figli, questo vorrebbe dire addio ai miei piccoli, perchè lei li porterebbe in Moldavia e non li rivedrei mai più».
 
Paolo ricorre subito al tribunale di Trento perchè il giudice riveda tutta la sua posizione, ma in questo caso il giudice non è molto frettoloso e decide che la prossima udienza sarà a Luglio del 2016. 
 
Oggi Paolo vive con una paga di 1.600 euro al mese dai quali vanno detratti 610,00 di mutuo, 400 euro di spese di mantenimento per i figli, 500 euro di affitto dell'appartamento dove vive, più tutte le altre spese. Ogni 15 giorni la caritas gli consegna quello che viene chiamato «pacco viveri» e viene saltuariamente aiutato dagli anziani genitori e qualche amico. Un uomo con un buon lavoro fisso, proprietario di un immobile ridotto a morire di fame, come è possibile? 
 
Mancano quasi 17mila euro per finire di pagare il mutuo sulla casa, una casa che non potrà probabilmente abitare mai. «Ho perso tutto – ci confida Paolo – anche la dignità e in nome dell'amore e dei valori della famiglia».
 
La verità è che in Italia c’è una legge che spesso non viene applicata come si dovrebbe, ma interpretata. E questa interpretazione, nella maggior parte dei casi, penalizza la figura paterna. Nel caso di separazione e divorzi, indipendentemente dalle colpe, la legge italiana tende a favorire, o meglio, a tutelare di più la madre.
 
Paolo ora è un padre separato ormai da tutto, ma tiene duro per i figli che ama. Prima di lasciarlo ci viene spontaneo chiedere se rifarebbe tutto uguale, se sposerebbe di nuovo quella donna moldava che l'ha rovinato, lui ci guarda per un attimo, china la testa e non risponde. 
 
 
 

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