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Trento

De Laurentis: «26 punti per un nuovo modello d’impresa»

 
Va in scena l'orgoglio artigiano in un teatro sociale e una piazza Cesare Battisti piene di piccole e medie imprese trentine. (valutate circa 1.500 le presenze)  

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Va in scena l'orgoglio artigiano in un teatro sociale e una piazza Cesare Battisti piene di piccole e medie imprese trentine. (valutate circa 1.500 le presenze)  
 
Il presidente Roberto De Laurentis ha preso per mano l'artigianato trentino davanti al governatore Ugo Rossi, agli assessori Alessandro Olivi e Mauro Gilmozzi, al senatore Franco Panizza e numerosi altri consiglieri provinciali attenti ed interessati spettatori dell'assolo del presidente degli artigiani.
 
Le note dolenti per le nostre piccole e medie imprese sono molte, dalla burocrazia che appesantisce sempre di più le imprese, al pagamento diretto ai sub appaltanti, allo «scandalo» del concordato in continuità, alle regole che devono essere uguali per tutti, ai vitalizi, al difficile accesso al credito, alla concorrenza sleale e l'abusivismo. È stato un attacco aperto al governo provinciale reo – secondo De Laurentis – di non aiutare le piccole e medie imprese e di non aver fatto seguire alle molte parole i fatti. 
 
L'inizio è slittato alle 10.30, dopo l'arrivo del presidente Rossi accolto da qualche timido fischio arrivato dalla platea, che poi lo contesterà nuovamente a metà intervento. «Ventisei punti ha iniziato De Laurentis – che, rivolgendosi a Rossi, le invieremo lunedì e che rappresentano la nostra visione dell'economia trentina e di un modello che va rivisto e subito.».  
 
La prima stoccata è per il sindacato, «oggi il sindacato trentino è funzionale alla politica, di artigianato non capisce nulla, ma non è nemmeno interessato a saperne di più visto che le nostre imprese hanno pochi addetti e quindi pochi bacini di voti o tessere»
 
Il presidente poi ha ringraziato Rossi e Olivi per quanto hanno fatto nel taglio dei vitalizi e dell'Irap che ha risconosciuto essere la più bassa in Italia, ma questo è solo uno zuccherino perchè poi parte un nuovo attacco alla giunta.
 
Poi tocca alla mastodontica macchina pubblica essere tirata in ballo, «13mila imprese, 9.950 della quali imprese artigiane, 35.100 dipendenti che lavorano nel campo dell'artigianato in Trentino, ebbene – affonda De Laurentis – dall'altra parte ci troviamo 35mila dipendenti provinciali e 15mila statali. Il costo della macchina pubblica in Trentino è di 216 milioni di euro mentre per la provincia di Bolzano solo 105mila euro. Le nostre imprese devono lavorare 6 giorni al mese solo per una montagna di carte che nessuno leggerà mai».
 
Qui parte un lungo applauso di tutta la platea che comincia a scaldarsi, compreso Rossi che dalla prima fila contesta i dati del costo della macchina pubblica bolzanina, a suo parere, superiore a quanto detto da De Laurentis. Ma poco conta, la miccia è accesa e da questo momento De Laurentis diventa un vero mattatore.
 
Il presidente ammette che la scintilla che ha permesso di organizzare questa giornata di «protesta» è nata grazie alla «voragine» della BTD Primiero dove si è scoperto un buco di 27 milioni di euro con il rischio di veder volare via crediti per le imprese artigiane per 2 milioni di euro.
 
Ma a questo riguardo sembra che l'assessore Olivi abbia creato un fondo straordinario per evitare agli artigiani di perdere i propri soldi. 
 
Per quanto successo alla BTD ha descritto un pragmatico esempio di come non fosse possibile non accorgersi del buco, «per 5 trimestri i controlli non trovano nulla che non va, improvvisamente nel sesto trimeste c'è un buco di 27 milioni di euro, spiegatemi com'è possibile?» – chiede rivolgendosi agli assessori seduti in prima fila. 
 
Dalla BTD al concordato in continuità il passo è breve, e De Laurentis è molto critico in tal senso, ma ringrazia il senatore Franco Panizza per quanto sta facendo a Roma.
 
«Nessuno deve decidere per noi – poi tuona – noi non siamo figli dei Dio minore, paghiamo il 68% di tasse tributarie e per questo siamo dei veri eroi in grado di creare benessere per il Trentino»
 
De Laurentis ha accusato la provincia di essere insensibile alle richieste delle piccole e medie imprese, che vedono svanire la possibilità di vedersi affidare lavori solo perché gli appalti superano i 2 Milioni di euro e quindi possono venire appaltate anche ad aziende fuori provincia.
 
Ma poi si è scagliato ancora una volta contro l'abusivismo e la concorrenza sleale, e ha tirato in ballo gli hobbisti e i dipendenti provinciali o cassaintegrati che lavorano tranquillamente in nero rubando il lavoro agli artigiani.
 
Capitolo a parte per le certificazioni, «che  – ricorda De Laurentis – dovrebbero avvantaggiare la professionalità delle nostre imprese artigiane, ma se queste cerfificazioni poi non vengono messe nei capitolati addio». 
 
Verso la fine non è mancato un duro attacco verso il comparto dell'agricoltura, «noi produciamo il 17% dei PIL trentino, mentre l'agricoltura solo il 5%, ma nonostante questo a noi la provincia non eroga nessun euro, mentre ai contadini fiumi di denaro a fondo perduto».
 
«Si rimetta al centro l'impresa, rilanciamo l'artigianato, noi siamo quelli che tengono vivi i centri della comunità, che sostengono gli alpini, che aiutano la povera gente, noi c'eravamo milioni di anni fa, ci siamo adesso, e ci saremo fra mille anni, gli altri non lo so…»  – ha concluso fra gli applausi il suo intervento Roberto De Laurentis.
 
Il dado è tratto quindi, e sembrano lontani i tempi dove il presidente degli artigiani decise di sostenere il centro sinistra autonomista, era il settembre del 2014 e lo stesso De Laurentis allora in conferenza stampa confermò l'appoggio del mondo artigiano trentino al progetto del governatore Rossi, «il centro sinistra autonomista è il più credibile» – disse allora, ora dopo le parole di oggi la violenta restromarcia. 
 
Una giornata che ha ricompattato sicuramente il mondo artigiano, ma che ha anche fatto emergere il grande disagio non solo artigiano ma anche dei commercianti e degli esercenti che hanno aderito alla manifestazione. Nei prossimi giorni si vedrà se la giunta provinciale ha assorbito il grido d'allarme lanciato dalle categorie che pare davvero essere forte e radicato in tutta la provincia, vedremo quindi se il tempo delle parole è finito e inizierà il tempo dei fatti. 
 
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