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Trento

Sorelle di Stella: l’assistente ci ha spinto a odiare mamma e papà. Sconvolgente!

È ancora una volta il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus (CCDU) che denuncia un nuovo drammatico capitolo della storia di Stella (nome di fantasia) la bambina della val di Non allontata dalla sua famiglia dai servizi sociali. 

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È ancora una volta il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus (CCDU) che denuncia un nuovo drammatico capitolo della storia di Stella (nome di fantasia) la bambina della val di Non allontata dalla sua famiglia dai servizi sociali. 
 
Stella è una bambina che capisce che c'è qualcosa che non va in quello che ogni giorno l'assistente sociale gli riferisce e per questo decide di registrare un suo incontro a Milano in una struttura protetta.
 
La registrazione purtroppo è sconvolgente e conferma i dubbi sul comportamento inqualificabile dell’assistente sociale che, tra il resto, denigra i genitori davanti alla bambina dandogli dei bugiardi, e accusandoli di non essere in grado di fare i genitori e di aver nulla da offrirle, cercando di convincerla, fino al punto di farla piangere, ad andare in una famiglia affidataria in Lombardia nonostante le insistenze della bambina per tornare dalla sua famiglia di origine: il tutto registrato e consegnato dalla famiglia al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e anche al dirigente dei servizi sociali nel corso di un incontro con la mamma, l’avvocato Francesco Miraglia, un rappresentante del CCDU e la coordinatrice dei servizi sociali.
 
La pubblicazione dell'articolo (leggi qui) aveva scatenato un «vespaio», aggravato ancora di più dall'intervento del Ivan Zanon responsabile dele politiche sociali della comunità della val di Non in difesa dell'assistente sociale e del lavoro svolto dalla comunità della val di Non.(leggi qui
 
A questo punto sono interventi la mamma di Stella (leggi qui l'articolo) e l'avvocato Francesco Miraglia (leggi qui) che hanno entrambi smentito le parole di Ivan Zanon in modo anche polemico. Da segnalare anche l'intervento di Gabriella Maffioletti, delegata Adiantum, che ha scritto che le adozioni sono solo un business per le cooperative sociali.(leggi qui)
 
Ma ora questa triste storia si arricchisce ancora di un capitolo, e a scriverlo sono le sorelle di Stella, che dopo aver letto quanto scritto in tutti gli articoli pubblicati hanno deciso di dire la loro. 
 
Le sorelle di Stella, non volevamo intervenire in questa vicenda ancora molto dolorosa per loro. Ma ieri il papà si è rivolto ai servizi sociali di Trento dove gli hanno dato poche speranze con un laconico: “Noi non possiamo fare niente.” L’udienza dal giudice si avvicina e le sorelle hanno quindi deciso di fare luce sui comportamenti di questa assistente sociale.
 
La vicenda è stata seguita da molti lettori, molti dei quali ci hanno scritto, hanno commentato sui social e nel blog sotto gli articoli, a dimostrazione che il problema è piuttosto sentito. Sono stati oltre 50mila i lettori che hanno letto tutti gli articoli riguardanti questa triste vicenda.
 
«Se confermati, gli sconvolgenti comportamenti denunciati dalle ragazze, ormai maggiorenni, sono inequivocabilmente figli di quella cultura psichiatrica coercitiva e invasiva, basata sul trattamento sanitario obbligatorio» scrive in una nota il CCDU.
 
«Per una certa psichiatria, – continua il CCDU – la persona non è un essere umano da ascoltare e da aiutare, ma un “malato” da curare anche con la forza. Purtroppo questa visione si è insinuata anche in certi ambiti dell’assistenza sociale, dove le famiglie e i minori non sono ascoltati ma controllati. Una bambina in fuga da quella che percepisce come prigione, per tornare nella sua famiglia, viene dunque considerata malata mentale. In maniera simile, ai tempi della schiavitù in America, era stata inventata la diagnosi psichiatrica di “drapetomania” (dal greco drapetes – schiavo fuggitivo): lo schiavo che tentava la fuga non era un essere umano in cerca della libertà, ma un malato mentale».
 
La paura della gente nei confronti dei servizi sociali deriva proprio dal tradimento perpetrato da certe operatrici che, alla sincera richiesta di aiuto delle famiglie in difficoltà, rispondono a volte con misure drastiche che disgregano la famiglia invece di aiutarla. «E non è tutto – tuona il CCDU – Le “mele marce” all’interno del sistema minorile non danneggiano solo famiglie e minori: danneggiano anche un’intera categoria di assistenti sociali oneste e dedicate. Per questo, se le accuse saranno accertate, auspichiamo la massima severità».
 
Ora lasciamo spazio alle sorelle di Stella, vera parte in causa di questa assurda vicenda, ecco la loro lettera, ricopiata fedelmente in ogni passaggio dalle originali, in nostro possesso.
 
«L’assistente sociale ha sempre ribadito che i miei genitori non erano in grado di farci da mamma e papà, che quando eravamo piccole i miei genitori avevano chiesto una mano a lei perché non riuscivano a tenerci ed eravamo disubbidienti. I nostri genitori ci dicevano di andare a dormire e non ci andavamo, e allora l’assistente sociale da lì ha preso provvedimenti togliendoci dai nostri genitori. Io sono stata tolta dalla mamma all’età di 7 anni e mia sorella V. all’età di 10 anni.
 
L’assistente sociale ci ha sempre detto che i nostri genitori non ci volevano perché preferivano lavorare e non pensare a noi, che loro non erano in grado di poterci tenere e che lei doveva provvedere per noi, e l’unico modo con il quale riusciva a provvedere è averci tolto dalla nostra famiglia e metterci in questa comunità.
 
Noi ogni volta le chiedevamo di poter tornare a casa, ma lei rispondeva che questo non era possibile perché i nostri genitori preferivano il lavoro a noi, che a loro non interessava di noi, ed è per questo che ci trovavamo in questa comunità. L’assistente sociale ci ha portato al punto di odiare i nostri genitori, perché con la sua voce talmente melliflua ci aveva portato alla convinzione che per i nostri genitori noi non eravamo importanti. 
 
E da lì sono iniziati i miei 10 anni in comunità. Poi ho scoperto che non era vero niente all’età di 14 anni. 
 
In più, dopo che ho iniziato a scappare dall’istituto per tornare a casa mia, lei voleva rinchiudermi in un istituto psichiatrico nonostante gli psicologi gli avevano detto che ero una ragazzina a posto e sana di mente. Dopo tante fughe dall’istituto si sono stufati di rincorrermi e allora mi hanno lasciata a casa, dove volevo stare.
 
Noi non vediamo nostra sorella (Stella) da circa 5 anni perché ci diceva che eravamo “negative” per lei e che prima di vederla dovevamo aspettare l’ok dal giudice. Non so se poi avesse mai mandato una richiesta per farcela vedere. Invece a mia sorella (Stella) ha sempre detto che noi non volevamo vederla. Come ci ha scritto in una lettera che ci ha fatto avere di nascosto. Io penso che questa assistente sociale dovrebbe smettere di fare questo lavoro»! {facebookpopup}
 
 
Lettera firmata dalle Sorelle di Stella
 
 

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Trento

Scontro auto – bici in via Romagnosi, 39 enne finisce al santa Chiara

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Investimento poco dopo le 14.00 in via Romagnosi a Trento prima dell’incrocio con via Petrarca

Ad essere coinvolti un’autovettura e una bicicletta finita per aria nello scontro.

Sul posto è arrivata la polizia locale che grazie ai rilievi dovrà capire la dinamica e le eventuali responsabilità.

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Il ciclista, un 39 enne, è finito sul parabrezza, che è andato in mille pezzi, per poi ruzzolare a terra.

Allertato il numero unico di emergenza 112, ha inviato un’ambulanza che ha trasportato il ciclista all’ospedale di santa Chiara in codice giallo.

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Trento

Via della Cervara: illuminazione a Led non sufficiente

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Le proteste, corredate da alcune foto, arrivano da alcuni residenti della via del capoluogo e segnalano un piccolo paradosso.

L’amministrazione comunale da poco tempo in via della Cervara è stata cambiata recentemente l’illuminazione pubblica.

Sulla via è stata installata una nuova tipologia di luce a Led, che in teoria garantisce maggior risparmio, ma forse in questo caso anche troppo.

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Come si può vedere infatti nell’immagine, la fermata dell’autobus, il marciapiede, e il relativo parcheggio auto sono scarsamente illuminati anzi in verità appaiono al buio.

I cittadini della via hanno ritenuto opportuno evidenziare tale problema nella speranza che l’amministrazione lo risolva visto che potrebbe anche aggravarsi maggiormente visto l’arrivo dell’inverno. 

L’illuminazione scadente potrebbe stimolare scippi o rapine o far inciampare qualche anziano.

Ma questo problema non riguarda solo via delle Cervara. 

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In tal senso il consigliere provinciale Claudio Cia 7 mesi fa aveva lanciato un’interessante proposta per illuminare maggiormente la zona che comprende le mura del Castello del Buonconsiglio.

Molte città hanno creato un’identità unica lavorando sull’illuminazione dei punti di riferimento cittadini, in un’ottica di promozione turistica ma anche di stimolo per l’orgoglio degli abitanti, creando un’atmosfera invitante e più sicura.

Da qui la proposta di Claudio Cia: un piano di riqualificazione del Castello del Buonconsiglio mediante una nuova illuminazione esterna della cinta muraria e degli edifici interni, con sorgenti luminose efficienti a led, che ne esalti la complessità e i dettagli architettonici, con l’obiettivo di valorizzare e di restituire alla piena fruizione notturna questa imponente struttura del patrimonio provinciale.

Un’illuminazione quindi che esalti la bellezza della cinta muraria, degli edifici interni e delle vie adiacenti in armonia con il contesto urbano.

La segnalazione è arrivata al numero whatsApp della redazione (3922640625)

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Trento

Contro la violenza sulle donne: gruppo di lavoro ieri in Questura

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Ieri l’assessore Stefania Segnana ha partecipato in Questura ad un incontro del Gruppo interdisciplinare per la prevenzione e il contrasto delle situazioni di violenza sulle donne, costituito con una deliberazione di Giunta provinciale del 2015 e coordinato dalla Polizia di Stato.

Una partecipazione che avviene all’indomani dell’ultimo recente femminicidio avvenuto a Nago nei giorni scorsi e ai funerali a cui ha partecipato l’assessore Segnana in qualità di referente delle pari opportunità provinciali.

Il Gruppo è costituito da rappresentanti di agenzie pubbliche (Polizia, Carabinieri, Polizia Locale, Commissariato del Governo, Azienda provinciale per i servizi sanitari, Provincia, Servizi sociali territoriali) e del Terzo settore (casa rifugio, che garantisce una riposta al bisogno h24)

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Il suo compito consiste nell’esaminare i casi di violenza domestica ad alto rischio posti all’attenzione del Questore, relativamente ai procedimenti di ammonimento, con il fine di individuare tramite una metodologa di lavoro integrato e multidisciplinare che prevede anche il coinvolgimento attivo delle vittime, risposte concrete al bisogno di protezione.

La presenza dell’assessore ai lavori del gruppo testimonia un’attenzione forte agli strumenti utili per contrastare la violenza sulle donne, che vedono la Provincia protagonista nel promuovere politiche attente ed efficaci a sostegno delle vittime.

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