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La Sfera e lo Spillo

Il “muro” bianconero regge con onore, vittoria del “Barca” (1-3)

 

Il cielo è blaugrana sopra Berlino.

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Il cielo è blaugrana sopra Berlino.

La “volta celeste” o meglio azzurra che incorona l’Italia campione del mondo nel 2006 è questa volta un epilogo amaro per i colori bianconeri.

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La Vecchia Signora torna nella storia, un ritorno di prestigio nelle competizioni del calcio europeo, prende posto con merito al tavolo imbandito e regale dei palati fini e raffinati.

E’ un percorso fatato iniziato il 16 settembre scorso nella partita casalinga con il Malmo (2-0) e conclusa il 13 maggio con il pareggio esterno a Madrid contro il Real (1-1).

I campioni d’Italia approdano alla finale di Champions League dopo un digiuno durato 12 anni.

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L’avversario nella notte ai piedi della “Statua della Vittoria” è di grande blasone, il Futbol Club Barcelona che può annoverare nella sua maestosa bacheca numerosi trofei nazionali e internazionali.

La nobile squadra di Luis Enrique vince nel suo glorioso passato 23 titoli di Spagna, 27 Coppe del Re, 2 Coppe della Liga, 11 Supercoppe di Spagna. In ambito planetario colleziona 5 Champions League, 4 Coppe delle Coppe, 3 Coppe delle Fiere, 4 Supercoppe UEFA, 2 Coppe del mondo per club.

In questa speciale annata il “Barca” è guidato da un attacco, un trio, capace di realizzare 120 reti; Lionel Messi a segno 58 volte, Neymar 38, Luis Suarez 24.

Entrambe le contendenti, prima del match, possono puntare al triplete; la squadra di Massimiliano Allegri vince il tricolore e la coppa Nazionale, i catalani vincono la Liga e la Coppa del Re.

Sabato 06 giugno ore 20.45, si gioca all’Olympiastadion di Berlino la contesa tra Juventus FC e FC Barcelona.

La serata meteo, in riva al fiume Sprea è gradevole, il cielo è sereno e la temperatura misurata è di ventidue gradi centigradi.

La guida tecnica di Vinovo schiera il modulo 4-3-1-2 con il capitano Gianluigi Buffon in porta. La difesa è amministrata dal regista basso Bonucci e dal ritrovato Barzagli, sugli esterni scorrono i puntuali pendolini, Lichtsteiner ed Evra; nel reparto nevralgico del campo si colloca il playmaker Pirlo, in compagnia di Marchisio e Pogba; davanti, il tandem Morata e Tevez supportati dal cileno Vidal.

La guida tecnica del centro Ciutat Esportiva Joan Gamper sceglie il modulo 4-3-3 con Ter Stegen tra i pali. La difesa composta da Dani Alves, Piqué, Mascherano e Jordi Alba; in mediana il trio con Rakitic, Busquets e Iniesta; davanti il già citato trio delle meraviglie con Messi, Suarez e Neymar.

Il fischietto dell’incontro è affidato al trentottenne turco Cuneyt Cakir.

Il big match termina con la vittoria degli spagnoli (1-3).

Il tecnico di Livorno imposta una gara giocata a viso aperto, un’idea di calcio lontana dalla tradizione italica, senza marcature specifiche o dedicate sui veloci e rapidi avanti, nessuna gabbia sui costruttori di gioco.

Sui binari laterali la squadra sabauda soffre la vivacità degli esterni catalani, la mediana rincorre il centrocampo di Iniesta piegandosi sovente alla fase di contenimento.

I pendolini bianconeri faticano a contenere le folate, spesso in ritardo nelle ficcanti giocate di Dani Alves e Jordi Alba. Paul Pogba e il principino Marchisio si spendono in ripiegamenti esterni e la zona nevralgica del campo rimane a tratti sguarnita, preda delle geometrie iberiche.

Arturo Vidal lotta come un guerriero, a tratti nervoso più del dovuto ma fondamentale nelle chiusure della cerniera di metà campo.

Per la mediana di Allegri risulta difficile rompere le trame ben orchestrate con sapienza dal centrocampo governato dal ritmo di Rakitic e dal luminare Iniesta.

L’ermetica difesa dei campioni d’Italia non ha le caratteristiche fisiche (in primis la velocità) e la raffinata tecnica per competere e fronteggiare alla pari le verticalizzazioni di qualità a pieni giri di Messi e compagni.

Contro il trio di furetti, qualsivoglia difesa rischia le brutte figure, pochi difensori nel panorama europeo possiedono la gamba e il tempismo per tamponare le falle create dai funamboli, Messi, Neymar e Suarez.

Il successo, nel caso specifico, è limitare con l’organizzazione di reparto la pericolosità delle ripartenze, limitando i rifornimenti dalle retrovie.

I passaggi e gli scambi eseguiti a velocità decisamente elevate sono le qualità riconosciute di un team, quello degli azulgrana, che possiede pochi punti deboli.

Pirlo e Tevez sono sottotono, davanti Alvaro Morata lotta come un leone rientrando spesso sulla linea della palla con grande spirito di sacrificio.

Al primo affondo i catalani passano in vantaggio, il pacchetto arretrato di capitan Buffon è messo male, gli interni non scalano come dovrebbero e i lunghi difensivi sono sorpresi sotto misura.

Messi accende Jordi Alba che appoggia su Neymar, il passaggio di Iniesta facilita l’inserimento di Ivan Rakitic che buca e trafigge il cuore della difesa bianconera (al minuto 4).

Il pareggio dei piemontesi nella ripresa con un’azione che sorprende le guardie spagnole; colpo di tacco di Marchisio che innesca Lichtsteiner per Tevez che tira, il portiere Ter Stegen non trattiene e Alvaro Morata insacca con sagacia e opportunismo (al minuto 55).

A questo punto la partita potrebbe girare verso, cambia il vento e la Juventus crede all’impresa. Nel magic moment della Vecchia Signora che sfiora il vantaggio, i campioni di Spagna segnano in contropiede.

La ripartenza di Messi è devastante, il tiro avvelenato della Pulce sorprende Buffon che non trattiene e per “El Pistolero” Suarez è un giochino gonfiare la rete (al minuto 68).

Nell’occasione della rete blaugrana gli undici di Allegri concedono quello spazio che non andrebbe concesso, il campo aperto, la prateria nella quale il “trio” non perdona, l’errore più vistoso della serata berlinese.

A tempo scaduto Neymar cala il tris con un contropiede da manuale dopo uno scambio con Pedro (al minuto 90+7).

Onore alla Vecchia Signora, il “Barca” è campione d’Europa.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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