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Trento

Più sobrietà per le caserme trentine dei vigili del fuoco

La seduta della Terza commissione di oggi pomeriggio è iniziata con la discussione della delibera che detta i criteri per le caserme dei 237 corpi dei Vigili del fuoco volontari.

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La seduta della Terza commissione di oggi pomeriggio è iniziata con la discussione della delibera che detta i criteri per le caserme dei 237 corpi dei Vigili del fuoco volontari.
 
La delibera è stata presentata, al posto di Tiziano Mellarini, dall'assessore Mauro Gilmozzi il quale ha affermato che nel tempo si sono resi necessari criteri per il finanziamento delle caserme dei Vvff. Non ovunque, ha affermato, devono esserci le stesse attrezzature e le stesse soluzioni edilizie, ha detto, e i criteri parlano di questo: cioè del rapporto vigili – numero di abitanti, delle dotazioni tecniche e degli spazi per le caserme. 
 
Si devono adattare i criteri alle capacità di spesa, al tempo stesso assicurando a tutti i corpi ciò che serve. Ma, ha sottolineato più volte, i rapporti della Giunta con il volontariato, non cambiano, anzi. L'ingegner Bertoldi, dirigente generale della Protezione civile, ha ricordato che la delibera deriva da un articolo della finanziaria 2015 nella quale si prevede la sobrietà per gli interventi delle caserme dei Vvff.
 
Si lavora, ha ricordato, sia su caserme già ammesse al finanziamento dalla Cassa antincendio che sul quello del Fut (Fondo unico territoriale). Ci sono sei sette caserme ammesse al finanziamento dal Fondo antincendi con contributo non ancora concesso e tre sul Fut. Tutti i corpi, ha affermato il dirigente, hanno bisogno di una sede decente per operare ma ultimamente si è avuta contezza di caserme fuori scala. Applicando questi criteri si otterrà qualche risparmio per intervenire sulle caserme messe male, che non mancano. 
 
Nel concreto i nuovi criteri non sono più legati al numero dei vigili ma quello degli abitanti di comuni e frazioni. E' stato posto un tetto alle spese di realizzazione delle caserme (costruzione, area, attrezzature radio) di 900 mila euro per comuni e frazioni sotto 700 abitanti; 1 milione e 200 mila euro per quelli da 700 abitanti ai 3 mila; di un milione e 600 mila dai 3000 ai 10 mila; ai 2 milioni e mezzo per quelli oltre i 10 mila. 
 
La delibera prevede un incremento di 400 mila euro per le sedi delle unioni distrettuali. Anche l'acquisto dell'area è sottoposto ai nuovi criteri perché anche in questo caso, è stato ricordato nella seduta della Terza commissione, in alcuni casi si è andati fuori scala. E' stato messo un limite ai volumi del lotto ed è previsto un parere di congruità sul valore degli espropri.
 
Limiti anche sul tipo di pavimentazione, e sui volumi delle stanze riunioni che dovranno essere condivise dai vari corpi della Protezione civile. Ma, ha ricordato il dirigente, nei nuovi criteri ci sono anche quelli che determinano i volumi necessari per rendere le caserme funzionali perché, se ci sono state esagerazioni, non vanno dimenticati i casi di sedi assolutamente inadeguate.  
 
Nerio Giovanazzi (AT) ha premesso la sua ammirazione per i Vvff, ma s'è detto sorpreso dal fatto che solo oggi si introducano criteri per le caserme. Comunque, ha aggiunto, con questa delibera si fa un'ammissione implicita che si sono sprecati soldi. "C'è stato un periodo di esaltazione dei pompieri – ha detto – quasi si volesse militarizzare i Vvff volontari. In quel momento, ha aggiunto, sono stati creati doppioni e realizzate opere che non si sarebbero dovute fare. Comunque, anche senza criteri si sarebbe potuto opporre un no politico. Però – ha concluso – attenzione ora a non passare dall'altra parte". Il consigliere ha ricordato che si deve lavorare anche su una maggiore collaborazione tra permanenti e volontari. 
 
Massimo Fasanelli (Misto), dichiarando il suo parere favorevole alla delibera, ha detto di apprezzare l'iniziativa della Giunta perché in passato ci sono state esagerazioni. Gilmozzi ha replicato ricordando che da tempo si è fatta una revisione dei progetti per le caserme e degli impianti sportivi e questi nuovi criteri derivano proprio da questo lavoro avviato già da anni. 
 
Claudio Civettini (Civica Trentina) ha detto che nessuno mette in dubbio la Protezione civile ma ristrutturare i meccanismi è un atto dovuto perché ci sono più caserme di comuni, per di più mentre si stanno accorpando i municipi. Ma nonostante gli sprechi ci sono alcuni buchi nella rete della Protezione civile come la caserma di Rovereto dove tutti i giorni vengono i vigili da Trento con i loro mezzi, il che implica una mezzora di vuoto della sicurezza. "Un assurdo – ha detto – che sembra più che altro una guerra tra bande". Inoltre, ha continuato il consigliere, tutto il sistema della Protezione civile va ripensato, includendo anche la messa di sicurezza del sistema informatico più volte preso di mira in Trentino. "Va fatta una riforma, insomma, – ha concluso – per smuovere centri che sono stati più di consenso che di efficienza".
 
Luca Zeni (Pd) ricordando il ruolo anche storico dei pompieri volontari, ha detto che si tratta di un sistema capillare che va difeso, ma nel quale è entrato anche un elemento di competizione tra i corpi che non ha portato buoni frutti, anzi. L'interesse dei vigili, ha affermato, si fa con la sobrietà e la razionalità. Però ha aggiunto, bisogna stare attenti a non mettere nella ristrutturazione istituzionale anche questo mondo. "Non si devono fondere cinque corpi – ha detto – se si fondono cinque comuni. Ma le caserme possono essere gestite insieme".
 
Sui criteri ci vuole flessibilità: a Spormaggiore, ad esempio, con migliaia di ettari da controllare, chiedono di ampliare la struttura, mentre a Tenna c'è una caserma nuova che si trova tra quelle di Pergine e Levico. Si deve stare attenti a non dare ai cittadini un'immagine di spreco di una realtà importantissima anche dal punto di vista sociale. L'assessore Gilmozzi ha detto che il modello del volontariato della Protezione civile trentina si basa sul senso di appartenenza con al prorio paese, al servizio della gente della propria comunità. 
 
Ma ciò implica anche pensare a quali cooperazioni e sinergie si possono fare. In questo schema c'è anche il ruolo di coordinamento dei permanenti. "Va tenuto conto però – ha detto –  che questo modello ha permesso di far crescere un volontariato altamente professionalizzato mentre altrove i volontari si limitano a funzioni di manovalanza al servizio dei permanenti. La Giunta non ha alcuna volontà di cambiare questo modello per sposarne altri che non hanno nulla a che vedere con la nostra realtà alpina. Ciò non significa che dobbiamo avere il doppio di caserme del necessario o il mezzo più avanzato. Vogliamo solo introdurre sobrietà, ma non vogliamo assolutamente cambiare modello". 
 
Mario Tonina (UpT), presidente della Terza commissione, ha detto che la delibera va nella direzione giusta anche alla luce del momento che sta attraversando il Trentino. Mentre si punta alla fusione dei comuni possono comunque coesistere più corpi. Tonina ha però ricordato che ci sono corpi che hanno strutture indecorose ed è doveroso trovare risorse per dare loro sedi degne di questo nome.
 
La delibera è stata approvata con cinque sì (compreso Giovanazzi e Fasanelli) e un astenuto, Civettini.
 

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