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Trento

Perchè sono necessarie le “quote di genere”.

Non è andata per niente bene alle elezioni comunali del 10 maggio per le donne. 

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Non è andata per niente bene alle elezioni comunali del 10 maggio per le donne. 

Non abbiamo ancora i dati definitivi, visto che oggi si voterà per il ballottaggio in molti comuni trentini, ma se prendiamo ad esempio i 25 comuni con più di 3000 abitanti (di cui 8, oggi, in ballottaggio Rovereto, Borgo Valsugana, Ala, Aldeno, Mori, Cavaliere, Folgaria e Storo), il bilancio è sicuramente in perdita. Solo 8 consigliere su 40 a Trento: Antonia Romano (L'Altra Trento a Sinistra), unica candidata Sindaca, e poi Mariachiara Franzoia, Elisabetta Bozzarelli, Roberta Zalla e Roberta Calza (Pd), Bruna Giuliani (Lega Nord Trentino), Lucia Coppola (Verdi), Marianna Demattè (Movimento Cinque Stelle), nessuna per la Civica Trentina, Cantiere Civico Democratico, PATT, Forza Italia e Progetto Trentino.

E negli altri Comuni la situazione non è tanto diversa. Solo 2 sindache (Predazzo e Volano) elette sinora.

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E nei consigli comunali con una media da 20 componenti, le donne rappresentano una percentuale molto, molto bassa. Ad Avio saranno presenti tre donne su 18 consiglieri, tutte e tre di Forza Italia, nessuna negli altri partiti e liste civiche. A Baselga di Pinè due donne, una del Patt e l'altra di Insieme per Pinè, su 20 consiglieri. 4 donne a Brentonico, a Caldonazzo tre, tutte appartenenti alla lista civica che ha raccolto più preferenze. A Cles due candidate Sindache entrano in Consiglio assieme a Carmen Noldin del Pd. A Dro, tre donne più la candidata Sindaca in Consiglio.

A Lavis 5 donne con la candidata Sindaca, a Mezzolombardo in Consiglio una candidata Sindaca e una consigliera. A Pergine Valsugana 4 consigliere compresa la candidata sindaca, a Riva del Garda 5 donne. Visti i risultati, quel cambio di passo che ci si aspettava e si auspicava da più parti non è avvenuto.

Anzi, all'indomani del risultato elettorale, Sara Bonelli Consigliera Comunale di Carano ha dichiarato che "alle donne in politica non servono le quote rose". A parte il fatto che si chiamano “quote di genere”, proprio per evidenziare il fatto che un genere, in questo caso quello femminile, non è rappresentato, credo sia più umiliante e mortificante non esserci, dove vengono decise le sorti di una comunità, del proprio Comune.

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La società è composta da uomini e donne ed è non solo opportuno, ma estremamente necessario, che la politica si avvalga di entrambi i punti di vista, per garantire un'equilibrata gestione della cosa pubblica, tale da rispondere in modo efficace ai problemi delle cittadine e dei cittadini. Tutti i temi che la politica deve affrontare devono avere uno sguardo di genere incrociato.

Il sistema elettorale attualmente vigente nella nostra Regione presenta la grave lacuna di impedire, nei fatti, la giusta rappresentanza delle donne, mentre nel resto d'Italia, con la legge n. 215/2012 nelle regioni a statuto ordinario si vota (nei comuni sopra i 5000 abitanti) con la doppia preferenza di genere. A livello nazionale, il sistema è stato applicato per la prima volta nelle elezioni comunali del maggio 2013.

Uno studio sui risultati elettorali nei 16 comuni capoluogo che hanno votato con questo nuovo sistema, evidenzia effetti molto positivi: in termini assoluti il numero di donne elette raddoppia, mentre in termini percentuali la presenza femminile è due volte e mezzo quella della precedente tornata nel complesso (dall'11,2 al 27,9%), e nel caso dei capoluoghi meridionali addirittura quadrupla (dal 7,3 al 28%). Se leggiamo i dati dell'Assemblea capitolina (l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo di Roma capitale) la presenza femminile è aumentata dal 7 per cento (con 4 consigliere su 60 componenti del consiglio) al 31 per cento (con 15 consigliere su 48 componenti).

E poi bisogna smettere di pensare che sia mortificante votare un uomo e una donna per legge. "E' dimostrato da dati oggettivi che il contributo delle donne, nel mercato del lavoro, nel management delle imprese ed enti pubblici e nella vita politica ha una ricaduta immediata sulle persone che vivono in un territorio, aiuta l'economia, migliora le performance aziendali, fa crescere il PIL, favorisce una società più equa e dunque dove si vive meglio: perché, allora, non sfruttare appieno le risorse femminili anche in politica?” Sottolineava con forza la Consigliera di Parità nel suo comunicato stampa a favore dell'approvazione della legge sulla doppia preferenza di genere.

Ed il Presidente Rossi ha dedicato un capitolo specifico alle donne nel proprio programma di legislatura: “Le pari opportunità fra uomini e donne sono un obiettivo fondamentale per garantire eguaglianza e piena partecipazione. Dovremo impegnarci a fondo per rendere concreto questo obiettivo e sviluppare politiche di sostegno verso il mondo femminile su più livelli…”.

Le “quote di genere” sono perciò una misura indispensabile, visto che, con l’attuale sistema elettorale, la presenza femminile nei consigli comunali del Trentino è solo del 26% e le sindache sono solo il 13%. L'introduzione anche in Trentino della doppia preferenza di genere non è quindi simbolica, ma è una misura necessaria per migliorare la qualità delle decisioni delle nostre amministrazioni, attraverso una complementarietà di visioni, costruttiva ed efficace.

La Corte Costituzionale ha sancito la legittimità di tale disposizione, che non lede la libertà di scelta dell'elettore, il quale, infatti, può limitarsi a votare anche solo un candidato, ma che diventa “un'azione positiva” per superare gli ostacoli culturali e sociali che penalizzano la rappresentanza femminile.

E’ una misura coerente con l'articolo 117, settimo comma, della Costituzione che prevede quanto segue: "Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive".

Si sente spesso ripetere “io voglio votare il merito e non il genere”, va precisato che questa legge non obbliga, ma invita a riconoscere e scegliere la qualità e il merito anche nel gruppo femminile. La possibilità di dare una svolta concreta e di adeguarci al resto del Paese l'abbiamo avuta qualche mese fa, ma in Consiglio regionale, nella seduta del 28 febbraio scorso, il disegno di legge che avrebbe introdotto la doppia preferenza di genere anche in Trentino è stato affossato.

Nelle prossime settimane i lavori per l'approvazione di una legge giusta, coerente e democratica verranno ripresi, non sprechiamo questa nuova occasione per arricchire ed integrare il Trentino con ulteriori competenze e nuovi talenti.

A cura di Minella Chilà

 

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