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Arte e Cultura

La sessualità degli adolescenti e Internet

Siete preoccupati per la prima volta che vostro figlio andrà a scuola da solo, ma non vi chiedete cosa faccia tre ore ogni giorno chiuso nella sua stanza? Forse state puntando l’attenzione delle vostre ansie di genitore sull’obiettivo sbagliato.

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Siete preoccupati per la prima volta che vostro figlio andrà a scuola da solo, ma non vi chiedete cosa faccia tre ore ogni giorno chiuso nella sua stanza? Forse state puntando l’attenzione delle vostre ansie di genitore sull’obiettivo sbagliato.

Questo quanto emerso in una recente conferenza tenuta a Milano dal dott. Alberto Pellai.

Medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva, specialista in Igiene e Medicina Preventiva, autore di numerose ricerche e di diversi libri sull'infanzia, sull'adolescenza e sulla genitorialità, nei sui suoi ultimi lavori “Baciare fare dire. Cose che ai maschi nessuno dice”, “Questa casa non è un albergo! Adolescenti: istruzioni per l'uso” e “Tutto troppo presto. L'educazione sessuale dei nostri figli nell'era di internet” si è occupato di un tema di grande attualità: l’adolescenza e la fase di sviluppo sessuale fra i 10 e 12 e 13 e 14 anni nell’era di Internet.

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Una fase assolutamente naturale e normale, in cui è giusto che la sessualità venga fantasizzata, esplorata e conosciuta dai ragazzi, ed educata e supportata da noi genitori.

Pare, però, che oltre il 90% dei figli maschi non riceva dai papà un’educazione sessuale, con la naturale conseguenza che – come hanno fatto le generazioni precedenti – questi ragazzi cerchino risposte altrove.

I ragazzi usano la rete come noi, una volta, usavamo il vocabolario per comprendere parole che non conoscevamo – dice il prof. Alberto PellaiSolo che nella rete, Google risponde senza distinguere l’età di chi lo sta consultando”.

E le conseguenze non sono banali. L’esposizione di un ragazzino di 10 – 12 anni a siti pornografici per adulti è – per usare l’esempio dell’autore – come cercare di mettere un elefante in una 500.

“lo stimolo dovrebbe essere adeguato all’età e lasciare posto all’immaginazione” afferma.

“Ma la pornografia uncina i ragazzi, snaturando le loro fantasie con contenuti lontani anni luce dalla realtà; e se nessuno gli spiega che ciò che vedono non è la norma, il rischio è che ne restino turbati."

Turbati al pensiero della sessualità dei genitori (“Ma anche mamma e papà lo fanno così?”), da ansia da prestazione e timore della prima volta (“Ma quando sarà il momento, dovrò fare anch’io così?”), e da problemi di performance, che nei film è sempre al top ma, soprattutto nelle prime esperienze, la realtà dei fatti potrebbe essere ben diversa.

Se nessuno spiega ai ragazzi come stanno le cose, per loro la sessualità rischia di ridursi ad un mero strumento di possesso; uno stato poco evoluto della sessualità, ben lontana dall’idea di costruzione e crescita di un rapporto.

E le femmine?

Il 95% di esse è preparata al menarca dalla madre. Pare infatti sia più facile per le mamme entrare in empatia con le figlie e trovare il momento e il modo di parlare con loro.

Ma questo non le mette necessariamente al riparo da potenziali rischi.

Caratteristica delle giovani ragazze è una grande attività sulle immagini dei loro profili social, che cambiano con grande frequenza nel tentativo di essere notate e apprezzate.

Per questo, fin dai 13 anni, appaiono nelle loro fotografie con atteggiamenti ammiccanti, quando non addirittura sexy.

“Fra le ragazze si attiva un’implicita competizione e spesso, in camera, fanno cose che non farebbero mai altrove” precisa il dott. Pellai.

Manca in loro la consapevolezza della permanenza dell’immagine, e non sanno quindi cosa possa comportare un suo uso errato.

“In giovane età – prosegue Pellai – commettere errori è naturale. Ma è fondamentale che mamma e papà presidino le attività dei figli on line.”

Si, dunque, all’amicizia fra genitori e figli su Facebook: “Molti lo considerano uno spazio privato dei figli. Ma risulta difficile considerarlo “privato” quando hanno oltre 500 contatti. Il genitore ha il dovere di esserci, seppure negoziando le modalità.”

A fronte di quanto detto fino ad ora sul comportamento dei ragazzi, alcune cose vanno dette anche sull’atteggiamento dei genitori all'interno delle nuove tecnologie.

Fra i ragazzi che si rivolgono al prof. Alberto Pellai, non è raro che emerga disagio per aver scoperto materiale pornografico nel computer del papà, o per il profilo aggressivo o eccessivo della mamma sui social.

Quindi, anche noi genitori, prima di postare qualcosa, dovremme chiederci sempre: “Se mio figlio entrasse nel mio profilo, gli piacerebbe? Mi sento tranquillo per come sono sui social nel mio ruolo di genitore?”.

In un’epoca in cui è doveroso essere genitori off line, ma anche on line, non possiamo permetterci di non considerare i rischi del web per mancanza di competenze e conoscenze.

Prima di regalare ai nostri figli di dieci anni uno smartphone, dovremmo avvicinarci a loro e parlare, spiegare, educare.

Così saremo forse in grado di anticipare – quando possibile – potenziali esposizioni a materiale non adatto, o evitare loro di compiere leggerezze che potrebbero avere conseguenze pesanti sulla loro reputazione e sul loro futuro.

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