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Italia ed estero

In Yemen “massacro di civili” per mano saudita: i ribelli accettano il cessate il fuoco

Da mesi ormai si parla della situazione in Yemen come di una “guerra civile” che vede contrapporsi al governo legittimo del presidente Hadi, eletto nel 2012, il gruppo ribelle degli Houthi, una setta sciita che da anni combatte per aver maggior peso nella società e nella vita politica yemenita, da sempre in mano a governi retti da esponenti della porzione sunnita del Paese.

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Da mesi ormai si parla della situazione in Yemen come di una “guerra civile” che vede contrapporsi al governo legittimo del presidente Hadi, eletto nel 2012, il gruppo ribelle degli Houthi, una setta sciita che da anni combatte per aver maggior peso nella società e nella vita politica yemenita, da sempre in mano a governi retti da esponenti della porzione sunnita del Paese.

Negli ultimi mesi, i ribelli Houthi sono riusciti a conquistare e porre sotto il loro controllo, ampie zone nella regione occidentale del Paese e la capitale Sana’a. Questo anche grazie all’aiuto delle forze rimaste fedeli all’ex presidente Saleh che ha governato fino al 2012 e il cui governo è stato rovesciato durante i moti rivoluzionari della “Primavera araba”.

La situazione di instabilità che si trascina ormai da avanti è stata ulteriormente resa complessa dalla presenza di Al Qaeda prima, e dei militanti dell’ISIS in tempi più recenti.

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Al Qaeda controlla vaste zone nella parte meridionale del Paese, mentre una cellula dello Stato islamico dallo scorso marzo ha dato avvio ad una serie di attentati in alcune moschee e ponendosi in questo modo in netto contrasto con Al Qaeda che teme la pericolosa avanzata degli jihadisti dell’ISIS.

Il Paese, già prostrato dagli scontri interni e dalle rivalità tra fazioni, ha visto ulteriormente aggravarsi la situazione con la discesa in campo dell’Arabia Saudita.

Il governo di Riad infatti, a partire dalla fine del marzo scorso, si è posta alla guida di una coalizione esterna allo Yemen che ha l’obiettivo di fermare l’avanzata dei ribelli sciiti Houthi e di riportare stabilità nel Paese.

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L’intervento dell’Arabia Saudita nella guerra civile yemenita non ha portato i frutti sperati e anzi le Nazioni Unite hanno duramente criticato l’azione di Riad a causa del gran numero di civili morti in Yemen sotto le bombe sganciate proprio dalla coalizione a guida saudita.

La coalizione infatti sembra aver fatto riscorso troppo spesso al bombardamento indiscriminato di centri abitati che avrebbe causato da due mesi a questa parte la morte di quasi 1.500 persone di cui oltre la metà civili.

Durante il fine settimana appena passato l’ennesimo bombardamento si è abbattuto sui ribelli Houthi per giorni interi tanto che si parla di essere arrivati a 100 attacchi nel giro di 12 ore. Le bombe sarebbero state sganciate soprattutto sopra la regione di Saada, una delle principali roccheforti dei ribelli.

Tra i morti molti sono stati i civili, colpiti a causa del fatto che i ribelli, stando a quanto dichiarato dai militari sauditi, si nascondono tra la popolazione.

Ma la situazione è diventata così insostenibile dal punto di vista delle morti civili, che sono stati gli stessi ribelli a fare il primo passo e a manifestare la loro volontà ad accettare una tregua. Il portavoce degli Houthi, il colonnello Sharaf Luqman ha dichiarato: “Accettiamo la tregua ma siamo pronti a riprendere gli scontri in caso di violazioni”.

Hanno così accettato la proposta dell’Arabia Saudita di dichiarare e applicare un cessate il fuoco per cinque giorni a partire da domani. Secondo quanto dichiarato da alcune agenzie, oltre questa misura verrà permesso l’arrivo di navi commerciali nei porti yemeniti e soprattutto si lascerà spazio all’arrivo degli aiuti umanitari.

Si accende dunque una piccola speranza di parziale tregua soprattutto per la popolazione, stremata da mesi di conflitto. Ma di certo non è finita qui. Lo Yemen è un Paese strategico per molti e attira su di sé gli interessi, non solo del mondo arabo preoccupato di un possibile rafforzamento della minoranza sciita, ma anche e soprattutto di Paesi forti della regione quali l’Iran e ancora più in altro delle grandi potenze mondiali.

Basta soltanto sottolineare che lo Yemen controlla lo stretto che collega il golfo di Aden con il Mar Rosso, una delle rotte commerciali più importanti per il passaggio del petrolio.

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