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Trento

Il Trentino Alto Adige al Trento Film Festival

Sono diciannove i film girati o prodotti in Trentino Alto Adige che quest’anno partecipano al 63° Trento Film Festival nelle sezioni “Concorso”, “Alp&Ism” e “Orizzonti vicini”. 

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Sono diciannove i film girati o prodotti in Trentino Alto Adige che quest’anno partecipano al 63° Trento Film Festival nelle sezioni “Concorso”, “Alp&Ism” e “Orizzonti vicini”. 

Cinque di questi film, sono sostenuti da Trentino Film Commission, di cui uno in concorso ("Alberi che camminano") e quattro nella sezione “Orizzonti vicini” ("Backstage La foresta di ghiaccio", "Gente dei bagni", "Nar per fer", "Quando il Garda era un mare").

La sezione “Orizzonti vicini” costituisce uno spazio interamente dedicato ai film prodotti o girati in Trentino Alto Adige, agli autori, case di produzione e scuole di cinema della regione, alle storie e al racconto del territorio.

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Questa sezione attribuisce al Trento Film Festival la responsabilità di maggiore evento cinematografico in regione e si pone come trampolino di lancio per progetti e talenti, offrendo spesso la prima attesa occasione di confronto con il pubblico, oltre che di scambio di esperienze creative e produttive.

 

I FILM A CONCORSO

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"Alberi che camminano", di Mattia Colombo (Italia, 2014, 58’) 

È il film a concorso sostenuto da Trentino Film Commission, in collaborazione con l’Apt Valle di Fiemme. 

Per raccontare il profondo legame che unisce alberi e persone, lo scrittore Erri De Luca – voce narrante e guida del film – parte dall’esclamazione del cieco di Betsaida a cui Cristo, dopo aver bagnato gli occhi con la saliva, ridona la vista: “vedo gli uomini come alberi che camminano”.

Dietro la similitudine si cela una domanda semplice quanto insidiosa: la specie umana può dirsi all’altezza della visione del cieco Betsaida? Erri De Luca racconta il legame che unisce gli alberi alla specie umana attraverso una sorprendente galleria di incontri tra il Trentino e la Puglia. 

"Eyelid", del roveretano Francesco Mattuzzi e Renato Rinaldi (Italia, 2015, 27') 

Quella che un tempo era una semplice e spartana capanna di legno e lamiera, nata per ospitare gli alpinisti di passaggio, oggi è diventata una struttura all'avanguardia. La nuova architettura d'alta quota ricerca un rapporto forte con il paesaggio diventando sfacciatamente antimimetica, tanto che i nuovi rifugi assomigliano a sommergibili, astronavi o fusoliere d’aereo. Il film segue il progetto di una stazione alpina che diventerà l’Eco-Hotel più alto del mondo, ma anche una macchina della visione in grado di informare lo sguardo dei suoi ospiti. 

SEZIONE ALP&ISM 

"Brenta base camp" di Marco Rauzi & Anna Sarcletti (Italia, 2015, 40') 

A 150 anni dalla scoperta alpinistica delle Dolomiti di Brenta, Alessandro Beber con Alessandro Baù dà vita al Brenta Base Camp con l'obiettivo di aprire nuove vie d'arrampicata sulle pareti simbolo del Gruppo. In parete con i due alpinisti si alternano gli amici Simone Banal, Matteo Faletti, Jiri Leskovjan, Fabrizio Dellai, Claudia Mario e Matteo Baù. La piccola spedizione testimonia un'esperienza alpinistica completa e diventa un'occasione di dialogo tra passato e presente che afferma quanto sia necessario prendersi la libertà di esprimersi. 

"Der Zinnenmann – Christoph Hainz", di Markus Frings (Italia, 2014, 40')

La prima scalata senza corde e senza assicurazioni della parete nord della Cima Grande ha collocato il nome di Christoph Heinz nella storia dell’arrampicata. 

"Zanzara e Labbradoro – Storie, mani e silenzi di Roberto Bassi", di Lia Giovanazzi Beltrami (Italia, 2014, 60') 

Dopo il suo viaggio a Yosemite nel '79 Roberto Bassi scopre una nuova dimensione dell'arrampicata: non più cime da conquistare, ma difficoltà estreme da superare con i movimenti del corpo, senza alcun aiuto esterno. Si sviluppa così il free climbing anche in Europa. Zanzara e Labbradoro raccoglie le testimonianze degli amici più vicini di Roberto Bassi, che ne tracciano la storia come persona, come arrampicatore, il suo ruolo determinante nello sviluppo del free climbing e i cambiamenti della cultura della montagna negli ultimi decenni. 

SEZIONE "ORIZZONTI VICINI"

"Art Coefficient 07" di Mali Weil (Italia, 2015, 12').

Che legame si genera dall'incontro tra opera e osservatore? Girato interamente ad Arte Sella, il parco di eco art in Trentino, Art Coefficient 07 – parte di un più ampia ricerca sul rapporto tra opera e spettatore – documenta l'incontro tra l'opera Tana libera tutti di Patrick Dougherty e Graziano, un ex insegnante appassionato di montagna. A fare da cornice all'incontro c'è l'inverno e la natura della val di Sella. 

L'incontro tra l'opera Tana libera tutti di Patrick Dougherty realizzata ad Arte Sella e Graziano, un ex insegnante appassionato di montagna. 

"By the End of October" di Maximilian Schlehuber (Italia, 2014, 17') 

Un lungo viaggio attorno al mondo, 19 anni fa, porta Tracy dalle montagne del Colorado a quelle del Sud Tirolo. Da allora si dedica interamente alla pastorizia. I suoi lunghi viaggi le hanno lasciato il desiderio di raccontare quanto i periodi di solitudine la stiano cambiando e perchè ha deciso di abbandonare gli States per vivere una vita lontana dalla norma occidentale. 

"Backstage La foresta di ghiaccio", di Katia Bernardi (Italia, 2015, 25')

L’opera, sostenuta anche dal Consorzio Turistico della Valle del Chiese, girata interamente in Trentino, in Val di Daone, rappresenta il dietro le quinte ufficiale del film la Foresta di ghiaccio, di Claudio Noce che racconta la storia di Pietro, un giovane tecnico specializzato che arriva in un piccolo paese alpino per riparare un guasto alla centrale elettrica in alta quota quando si trova di fronte a un'improvvisa e strana sparizione. L'evento genera una serie di conseguenze imprevedibili che portano il giovane a scontrarsi con due fratelli della zona che sembrano nascondere qualcosa. 

"By the end of October" di Maximilian Schlehuber (Italia, 2014, 17') 

Un lungo viaggio attorno al mondo, 19 anni fa, porta Tracy dalle montagne del Colorado a quelle del Sud Tirolo. Da allora si dedica interamente alla pastorizia. I suoi lunghi viaggi le hanno lasciato il desiderio di raccontare quanto i periodi di solitudine la stiano cambiando e perchè ha deciso di abbandonare gli States per vivere una vita lontana dalla norma occidentale. 

"Contadini di montagna" di Michele Trentini (Italia, 2015, 74') 

Valle di Cembra, Trentino. Nel contesto di uno dei paesaggi terrazzati più suggestivi dell'arco alpino, coltivato quasi esclusivamente a vigneto, due generazioni di contadini si raccontano.

Se i gesti dell'uomo tra i filari appaiono quasi immutati, la nuova generazione sembra interrogarsi maggiormente sulle contraddizioni dell'agricoltura di montagna, attribuendo significato ai temi della sostenibilità ambientale, della diversificazione colturale e della tutela del paesaggio.

Rare immagini d'archivio affiancate a quelle di oggi, narrano il lavoro dell'uomo e il ritmo delle stagioni in un territorio impervio e complesso, dove malgrado le difficoltà, le comunità hanno saputo far fronte all'ombra dello spopolamento montano. 

"Gente dei bagni", di Stefania Bona e Francesca Scalisi (Italia, 2015, 59')

Un edificio di mattoni rossi, con una grande scritta al neon: BAGNI. Sono gli ultimi bagni municipali di Torino, un microcosmo di storie che s'incrociano in uno degli aspetti più intimi della vita di ognuno: la pulizia del proprio corpo.

Luogo di incontri tra categorie sociali un tempo molto distinte, luogo di scontri in cui la povertà può prendere la forma della rabbia. Luogo prezioso, perché accanto alla povertà si manifesta anche la condivisione e l'ascolto. 

"I want to see the manager", di Hannes Lang (Italia, Germania, 2014, 93') 

Attraverso sette episodi paradigmatici, I want to see the manager propone un'accurata indagine sulla condizione umana ed economica del nostro pianeta.

India, Bolivia, Cina, Stati Uniti d'America, Italia, Thailandia, Venezuela, ogni luogo contiene frammenti dell'altro, ogni immagine supporta l'altra nella composizione di un discorso lucido sulla trasformazione del sistema globale. 

"Il fronte di fronte", di Lucia Zanettin (Italia, 2014, 49') 

A lungo l’immensa tragedia della Prima Guerra mondiale ha offuscato le vicende individuali di milioni di soldati che hanno perso la vita al fronte. Il Fronte di Fronte vuole ricordare tutti quelli che hanno vissuto quegli eventi, prendendo spunto dalle piccole storie di una valle trentina coinvolta nel conflitto, la valle del Vanoi, e dalle memorie condivise dai suoi abitanti che hanno collaborato direttamente alla sua realizzazione. 

"Il sogno breve di Campochiaro", di Renzo Maria Grosselli, Agrippino Russo (Italia, 2014, 53') 

Un pugno di boscaioli e segantini della Valle di Fiemme parte con le rispettive famiglie nel 1935 per raggiungere Rodi, possedimento italiano dal 1912, lasciandosi alle spalle una regione in preda ad una crisi profonda.

Nell’area dell’Egeo il governatore Mario Lago sta realizzando il suo progetto di creare una vetrina dell'impero italiano: per questo fa arrivare i trentini per conservare e sviluppare le foreste locali e realizza per loro uno splendido villaggio a Campochiaro.

Ora i boscaioli hanno un lavoro ben pagato, si confrontano con una terra bellissima e con un popolo dolce. Ma la guerra è alle porte. Le vicende di un gruppo di boscaioli trentini inviati dal regime fascista a Rodi per realizzare una vetrina dell’Impero italiano. 

"Nar per fer", di Matteo Ferrarini (Italia, 2015,63')

La Grande Guerra si era da poco conclusa e i recuperanti già battevano le zone di guerra alla ricerca di rottami da rivendere per sfamare la famiglia. Un secolo dopo quegli stessi rottami vengono chiamati reperti e i recuperanti continuano a cercare le tracce della storia.

Quando Franco si imbatte in una foto che mette in relazione un accampamento a un paesaggio, il desiderio di riportare a valle un pezzo di storia lo spinge a ripercorrere a ritroso quel cammino. I recuperanti ricercano i resti della Grande Guerra, con l’aiuto di fotografie d’epoca e metal detector. 

"Non Disturbo" di Michela Tomasi, Cecilia Bozza (Italia, 2014, 15')

Betty è una donna di 65 anni. Da quando ha lasciato la casa paterna ha sempre abitato in sola compagnia di un cane. Ha iniziato a esercitarsi allo sparo in giovane età, poi ha scoperto la caccia.

Ora è considerata una misteriosa leggenda dai cacciatori locali: la sua sensibilità nei confronti della natura e la sua esperienza l’hanno portata a sviluppare un rigoroso modo di comportarsi.

Vivere a contatto con gli animali che abitano i boschi per lei è una necessità. Betty ha 65 anni ed è una leggenda vivente tra i cacciatori locali, intimoriti dal suo rigore e dal suo fascino. 

"Quando il Garda era un mare", Franco Delli Guanti, Ludovico Maillet (Italia, 2015, 52') 

Il lago di Garda trasformato nel mare dei Caraibi: accadeva negli anni Sessanta quando a Peschiera del Garda erano attivi dei veri e propri studios galleggianti che per quasi un decennio ospitarono produzioni cinematografiche e televisive.

Protagonista di questa straordinaria avventura fu Walter Bertolazzi che a partire dal 1958 allestì una autentica flotta di navi d'epoca che servivano da set per film di pirati. 

"Saslonch suite", di Andreas Pichler (Italia, 2014, 28')

Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige ha invitato uno spericolato gruppo di musicisti, climber e funamboli a trovare un punto di contatto tra musica jazz e alpinismo estremo sulle pareti del Sassolungo in Val Gardena. Ne è nato un sorprendente happening d’alta quota. 

Musicisti e artisti sospesi sulle pareti del Sassolungo danno vita a una performance mozzafiato. 

"Yema e Neka", di Matteo Valsecchi (Italia, 2015, 25') 

 

Un paesino di montagna, in Trentino, ripopolato da nove ragazzi etiopi, tutti adottati dalla stessa coppia che ha adottato anche tre adulti problematici: un record italiano o forse mondiale.

Due dei ragazzi, Yema e Neka, corrono, vincono, battono altri record. Sono figli dell'altopiano africano: leggeri, veloci, resistenti. Due nuovi italiani che raccontano, in parallelo, la loro storia, e quella della loro straordinaria famiglia.

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