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Trento

Claudio Cia: «Trento zerbino, è ora di cambiare»

Gira in camper per arrivare a parlare con tutti, senza saltare nemmeno una seduta di consiglio provinciale, perché "gli impegni presi vanno rispettati". Claudio Cia prova a centrare l'impresa di battere il centrosinistra di Andreatta mettendo in campo il suo spirito indomito: "Non sarò mai uno zerbino della Provincia". Se dovesse ottenere un buon risultato, il centrodestra potrebbe consolidarsi anche a livello provinciale.

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Gira in camper per arrivare a parlare con tutti, senza saltare nemmeno una seduta di consiglio provinciale, perché "gli impegni presi vanno rispettati". Claudio Cia prova a centrare l'impresa di battere il centrosinistra di Andreatta mettendo in campo il suo spirito indomito: "Non sarò mai uno zerbino della Provincia". Se dovesse ottenere un buon risultato, il centrodestra potrebbe consolidarsi anche a livello provinciale.

Il centrodestra per la prima volta si presenta unito alle comunali. Come pensa di insidiare Andreatta, che parte coi favori del pronostico?

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«Non rincorro Andreatta. Credo che i cittadini si rendano conto che le promesse fatte dal centrosinistra siano sempre le stesse. Sono alla guida della città da 30 anni ma predicano innovazione come se finora fossero stati all'opposizione. Io ci metto la faccia con responsabilità ed impegno concreto, come tutti i candidati appartenenti alle nostre liste. Abbiamo visto troppi volti sparire a fine campagna elettorale. E mi riferisco in particolare modo a coloro che poi i voti li hanno presi».

Nei rapporti tra comune e provincia cosa propone di fare? Cambio di marcia?

«Mi hanno accusato di essere un "segnaposto". Sicuramente se dovessi essere eletto non sarò mai uno zerbino della Provincia. Credo che il Comune trarrebbe beneficio dall'avere un'amministrazione diversa da quella che risiede nella maggioranza provinciale. Il centrosinistra è troppo impegnato a mantenere il potere, succube delle decisioni di Piazza Dante, assecondandole. Tutto questo a discapito della Città. Ma Trento non è lo zerbino della provincia, come lo è stata in questioni chiave come l'edilizia e la viabilità».

Lei ha sempre vissuto dalla parte dei più deboli, ma è alleato con la Lega, che non vuole i profughi: ne sono arrivati 50 anche ieri. Come fa a conciliare lo spirito d'accoglienza dei trentini con la posizione intransigente della lega?

«L'accoglienza deve essere consapevole. Con una programmazione seria. Non si possono lasciare i profughi alla stato brado. Proprio l'altro giorno in consiglio ho chiesto all'assessore Borgonovo Re quale fosse il programma al riguardo da lì a qualche mese, senza ricevere risposta.

Le faccio un esempio: se avessi una casa con tre stanze, ospiterei tre persone e non quaranta. È una questione di dignità della persona prima di tutto. Chiaro, non tutti i profughi sono clandestini, ma in questa situazione molti si vedranno costretti a diventarlo. E ricordiamo che abbiamo dei nostri concittadini in pensione che non arrivano a fine mese, ci sono delle priorità da non sottovalutare».

Il tema del lavoro sta procurando sempre più frequenti divisioni. Cosa può fare, realisticamente, il prossimo sindaco di Trento per il lavoro?

«La politica non deve creare posti ma le condizioni, perché quando vengono meno le risorse non si riesce a garantire un impiego per tutti. Non si tratta di costruire ponti d'oro, ma proporre piani con agevolazioni concrete per aiutare giovani e meno giovani residenti ad aprire attività, laboratori per studenti che hanno terminato il proprio percorsi di studio, offrendo loro opportunità d'inserimento nel mercato del lavoro. Altro punto fondamentale per raggiungere questi obbiettivi è una semplificazione della burocrazia perché anche sul nostro territorio la tempistica per aprire un'attività arriva ad essere demotivante».

Cosa pensate della richiesta incessante da parte dei giovani universitari di Trento di maggiore vivibilità notturna della città? La politica di Andreatta finora è stata troppo restrittiva su orari, musica, apertura di negozi? È di questa settimana anche il caso del Cafè de la Paix.

«I 18 mila universitari, trentini e non, meritano oltre ad un'ottima offerta didattica valida, biblioteche aperte e fornite, anche luoghi in cui ritrovarsi e socializzare fuori dall'ambiente di studio. Stiamo elaborando un progetto innovativo, che prevede spazi vicino al centro in cui investire a loro favore. Nelle liste abbiamo molti ragazzi, tra cui Fabrizio Guastamacchia, con esperienza in pubbliche relazioni, che coordina questa proposta che presenteremo la prossima settimana.

Lascio spazio a loro, mi piace supportarli ma lasciare loro l'occasione di redigere una proposta fatta dai giovani per i giovani. I negozi del centro vanno valorizzati e supportati, sono fermamente convinto che non servano altri centri commerciali che penalizzano le piccole attività e botteghe.

Per questo motivo sono favorevole a stabilire orari e giorni d'apertura univoci per non avvantaggiare le grandi catene a discapito dei piccoli commercianti. La questione legata al Cafè dela Paix è stata incresciosa.

L'amministrazione comunale doveva chiarire certe "regole" con responsabilità prima di dare la licenza, non causando danni poi, restringendo gli orari in un secondo momento. Mi sono dimesso dalla carica di vicepresidente della commissione cultura anche per questo, il Comune sa poco di come funziona un'attività commerciale e come su molto altro dimostra pressappochismo, e di non avere a cuore la valorizzazione del centro storico».

Esistono alcune aree urbanistiche a Trento che giacciono da molto tempo inutilizzate. Cosa andrebbe fatto secondo voi?

«Basta colate di cemento! Recuperiamo e rivalorizziamo il nostro territorio. Da Sardagna a Trento Nord la nostra città appare irriconoscibile. Sentire Dellai che sostiene il polo Ict all'Italcementi è una pazzia!»

Del Quartiere Le Albere cosa mi dice?

«Siamo sempre stati contrari, credo che oggi i cittadini se ne rendano conto. La nostra proposta era quella di utilizzare quell'area per costruire un grande centro natatorio, prendendo come esempio l'impianto di Merano. Rivitalizzando così quell'area in modo tale che i cittadini potessero riappropriarsene. Più del 70% degli appartamenti risultano invenduti, gli spazi commerciali anche: appare un deserto a seguito dell'esplosione di una bomba atomica. In più il parco adiacente è stato dato in gestione al comune, il costruttore se ne è liberato in pratica, questo significa spendere risorse per la sua cura, quando fatichiamo ad investire in manutenzione sul parco Santa Chiara. Basta ricevere "regali" contro i nostri interessi».

Trento è sempre di più una città turistica e culturale. Cosa si può fare per sfruttare meglio l'afflusso di turisti?

«Vorremmo puntare in particolare a creare un camping perché secondo i dati del turismo sono sempre di più i vacanzieri che si spostano in camper nella nostra provincia.

L'area Italcementi potrebbe essere il luogo giusto, valorizzando i collegamenti con il centro, attraverso l'area ex Michelin è un ponte di collegamento a fianco alle Albere. In consiglio comunale avevo già fatto una proposta per l'area di Sardagna: ad ogni entrata ai musei un biglietto gratis per la funivia.

Al Muse sono giunti 1 milione di visitatori. Con questo omaggio, sicuramente almeno 50 mila turisti avrebbero raggiunto la funivia peraltro molto vicina».

Il suo cavallo di battaglia?

«Oltre alla sicurezza, il turismo, c'è la famiglia: questo punto mi sta a cuore. Io sono per la famiglia non tradizionale ma naturale. Quella formata da un uomo ed una donna. Perché siamo noi che costruiamo norme e regole, ma non possiamo modificare la natura. Dobbiamo dire che ormai il colore politico interessa marginalmente. I temi sociali e ambientali non sono più un'esclusiva della sinistra!»

Nasce quindi la nuova destra in trentino? Da replicare su altri livelli?

«Perché no. Io mi impegnerò per la mia comunità. E non solo io. Dopo le comunali potrebbe consolidarsi per concretizzare obbiettivi comuni».

L'idea del camper per la campagna elettorale ricorda tanto un noto politico di sinistra…

«È un dono di una famiglia di Trento. È piccolo, se valesse 100 mila euro non l'avrei mai accettato. Ormai è il mio ufficio mobile, è il mezzo che mi consente di arrivare in ogni zona della città e confrontarmi con ogni cittadino che ne abbia bisogno o che abbia proposte. Voglio farmi carico di tutte le istanze. Pensi che lavoro alle interrogazioni da qui e non ho mai saltato una seduta di consiglio provinciale durante questa campagna elettorale, come ho fatto durante quella per le provinciali: mai saltato un consiglio comunale. Prima vanno rispettati gli impegni già presi. La credibilità e la serietà in politica sono le basi. Ed è il senso del mio "fare politica"».

a cura di Eleonora Angelini

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