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Italia ed estero

L’istruzione, bersaglio e arma dell’estremismo islamico

 

Hanno risparmiato i musulmani e trucidato i cristiani. Questa la logica perversa con la quale i miliziani del movimento islamista al Shabaab hanno ammazzato giovedì circa 150 studenti nel campus universitario di Garissa, in Kenya.

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Hanno risparmiato i musulmani e trucidato i cristiani. Questa la logica perversa con la quale i miliziani del movimento islamista al Shabaab hanno ammazzato giovedì circa 150 studenti nel campus universitario di Garissa, in Kenya.

Quello di Garissa è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi che negli ultimi anni hanno preso di mira i luoghi di studio e di ricerca. “L’anno scorso a Gaza 148 scuole sono state distrutte o danneggiate dal conflitto, in Afghanistan ci sono stati 73 attacchi alle scuole e in Nigeria 300 studentesse di Chibok sono ancora nelle mani di chi le ha rapite”, denuncia l’organizzazione umanitaria Save the Children. E come dimenticare la strage alla scuola pubblica militare di Peshawar, in Pakistan, del 16 dicembre scorso, in cui hanno perso la vita 142 persone, di cui 132 erano bambini o adolescenti?

Il terrorismo, nella sua vigliaccheria, non cerca un confronto militare ma punta piuttosto a colpire una comunità laddove è più vulnerabile, spazzando via la convinzione di poter vivere insieme pacificamente. In questa tattica perversa, le scuole costituiscono un bersaglio privilegiato, in quanto sono vere e proprie sorgenti di speranza per il futuro. E qual è l’obiettivo ultimo dell’istruzione, se non quello di diffondere il sapere per creare un mondo migliore? Gli attentati terroristici alle scuole sono mirati proprio a distruggere questa speranza, la speranza in un mondo migliore.

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Il terrorismo è figlio dell’ignoranza, della sottomissione più completa a un ideale perfetto, luminoso e astratto. L’obiettivo dei vari Isis, Boko Haram o Al Shabaab non è tanto diverso da quello dei totalitarismi che hanno segnato la storia del Novecento: impadronirsi di cuori e menti per plasmare il modo di vivere e pensare delle nuove generazioni. L’uomo non deve accedere alla conoscenza, non deve imparare a distinguere tra bene e male, deve solamente obbedire.

L’unica verità degna di essere trasmessa è la loro e l’indottrinamento delle nuove generazioni è il mezzo principale per consentire alle loro folli idee di sopravvivere e riprodursi. La donna deve essere sottomessa all’uomo, l’uomo deve essere sottomesso a Dio.

L’istruzione occidentale è proibita”, è questo il significato letterale di Boko Haram, il gruppo di fanatici che sta provocando morte e terrore in Nigeria. Un po’ più a est, il sedicente stato islamico insegna ai suoi figli a uccidere nel nome di Allah, coinvolgendoli attivamente nell’esecuzione degli infedeli. Al confronto, i talebani, con la loro ossessione di privare le ragazze di un’istruzione, sembrano quasi degli “estremisti moderati”.

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Per questi fondamentalisti, l’istruzione è al tempo stesso arma e bersaglio. Ma c’è una differenza sostanziale tra l’educazione alla sottomissione che impartiscono ai loro figli e l’educazione “occidentale” che mirano a distruggere. Infatti, quella che sprezzantemente chiamano “educazione occidentale” altro non è che educazione alla libertà, sviluppo di uno spirito critico e rifiuto della componente di intolleranza che accompagna tutte le verità considerate assolute.

È solo attraverso questo tipo di educazione che l’uomo diventa adulto e impara a rispettare la diversità. È solo attraverso questo tipo di educazione che si può promuovere la convivenza pacifica tra le persone e i popoli. Questo tipo di educazione, con il suo accento sulla ricerca della verità e il rifiuto della sua mera contemplazione, è un elemento imprescindibile affinché l’umanità si butti alle spalle questa fase in cui la convivenza sembra essere particolarmente difficile e progredisca verso un mondo più libero e tollerante.

Gli studenti ammazzati a Garissa non sono morti solo perché erano cristiani. Sono morti perché studiavano matematica, economia o legge. I loro compagni musulmani potranno continuare a professare la loro religione, a patto che lo facciano nell’assoluta ignoranza. È per questo che quello di Garissa non è solo un attentato contro il Kenya. È un attentato contro il mondo libero.

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