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Italia ed estero

Una grande potenza morale: la Svezia di Margot Wallström

 

I veri leader sanno navigare controcorrente. Lo sa bene Margot Wallström, ministro degli esteri svedese dall'ottobre dello scorso anno. Dall'inizio del suo mandato, la politica svedese è riuscita infatti a scatenare i malumori di Israele e Arabia Saudita, confermandosi il capo della diplomazia meno diplomatico sulla scena internazionale.

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I veri leader sanno navigare controcorrente. Lo sa bene Margot Wallström, ministro degli esteri svedese dall’ottobre dello scorso anno. Dall’inizio del suo mandato, la politica svedese è riuscita infatti a scatenare i malumori di Israele e Arabia Saudita, confermandosi il capo della diplomazia meno diplomatico sulla scena internazionale.

Fin dal suo debutto come ministro degli esteri, Wallström, già Commissaria europea, aveva promesso una politica estera coi fuochi d’artificio. Intervistata dall’agenzia Reuters, aveva dichiarato di voler inaugurare “una politica estera femminista, ciò significa che in ogni cosa che facciamo sarà integrata la prospettiva delle donne, della pace e della sicurezza”.

Uno dei suoi primi atti da ministro degli esteri è stato assicurarsi che la Svezia diventasse il primo stato membro dell’Unione europea a riconoscere ufficialmente la Palestina. Una mossa che ha fatto infuriare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che nell’ultima campagna elettorale è arrivato ad accusare i “governi scandinavi” di avere tentato di farlo cadere.

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Con il riconoscimento della Palestina, la Svezia si era meritata gli applausi del mondo arabo e sembrava avviata verso una più intensa collaborazione politica e commerciale con i paesi dell’area mediorientale. Nell’ultimo mese, però, un terremoto si è abbattuto sulle relazioni tra Stoccolma e Riad.

Tutto è cominciato l’11 febbraio, quando Wallström ha criticato davanti al parlamento svedese la famiglia al Saud, dinastia regnante in Arabia Saudita, accusandola di avere “potere assoluto” all’interno di una “dittatura” che viola i diritti delle donne e fustiga i dissidenti. Non era la prima volta che il ministro degli esteri svedese denunciava la situazione in Arabia Saudita. Wallström si è infatti più volte espressa a sostegno di Raif Badawi, blogger saudita condannato a 1000 frustate, arrivando a definire la pena “medievale”.

Tra Svezia e mondo arabo è scoppiata una guerra diplomatica. La Lega Araba ha condannato le parole di Wallström e cancellato un intervento sui diritti umani e delle donne che la politica svedese avrebbe dovuto tenere davanti ai rappresentanti dell’organizzazione. Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno richiamato i rispettivi ambasciatori a Stoccolma, denunciando le interferenze del ministro degli esteri svedese nella politica interna saudita. Infine, il 19 marzo, l’Arabia Saudita ha dichiarato che non rilascerà più visti agli svedesi e non rinnoverà quelli dei cittadini svedesi che vivono attualmente nel paese arabo.

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Di tutta risposta, la Svezia ha fatto sapere che non rinnoverà un importante accordo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita. E poco conta se il primo ministro svedese, Stefan Lövfen, afferma che la decisione sull’accordo di cooperazione militare con i sauditi era già stata presa da tempo. Non si è tratto di una scelta indolore.

Il deterioramento delle relazioni con il mondo arabo rappresenta un serio problema per le imprese svedesi, che intrattengono numerosi scambi con i sauditi. Ikea, H&M, Ericsson, Volvo, Scania e Electrolux esportano prodotti a uso civile, mentre Saab si occupa delle forniture militari.

Gli imprenditori svedesi non condannano la scelta del loro ministro degli esteri di sostenere i diritti umani negli incontri internazionali. Tuttavia, fanno sapere che sarebbe meglio che questo non venisse fatto con tutto questo scalpore, in quanto ritengono che le parole del ministro avrebbero più peso se accompagnate da solidi rapporti commerciali.

Con le sue parole Wallström ha provocato una prima crepa nel muro di omertoso silenzio che protegge l’Arabia Saudita. Diversamente dai suoi colleghi europei, il ministro degli esteri svedese ha avuto il coraggio di denunciare una situazione in cui minoranze religiose, donne e omosessuali sono vittime di una dura repressione. Una situazione in cui decine di centinaia di persone marciscono in prigione per motivi politici e in cui la pena di morte e le punizioni corporali sono all’ordine del giorno.

L’Arabia Saudita non sarà così assurdamente oscena come lo stato islamico, ma, sotto molti aspetti, non è troppo diversa. Onore a Margot Wallström, che ha avuto il coraggio di denunciare un paese in cui i diritti umani vengono presi a frustate.

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