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Trento

Palazzo della regione: in cento per ricordare Giorgio Almirante

Erano circa un centinaio i presenti che hanno voluto, presso il palazzo della regione di Trento,  ricordare Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento sociale Italiano per quasi 20 anni e uno dei personaggi che hanno segnato la storia della politica nazionale nel dopoguerra.

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Erano circa un centinaio i presenti che hanno voluto, presso il palazzo della regione di Trento,  ricordare Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento sociale Italiano per quasi 20 anni e uno dei personaggi che hanno segnato la storia della politica nazionale nel dopoguerra.
 
L'incontro si è aperto con una telefonata in diretta di Donna Assunta Almirante che – chiamata in causa da Claudio Taverna – ha salutato e ringraziato i presenti. 
 
È stato Alessandro Urzì, consigliere provinciale del centro destra bolzanino ad aprile la serata, «in tutti noi è ancora vivo a quasi 20 anni di distanza dalla sua morte il sentimento e la passione politica di Giorgio Almirante, – ha esordito Urzì – ora è arrivato il momento di avere uno scatto d'orgoglio e lavorare per affermare la forza e il senso delle nostre idee».
 
L'esponente della destra Bolzanina ha ricordato il libro «Giorgio Almirante e il Trentino Alto Adige», scritto per il decennale della sua scomparsa e da poco ristampato, dove viene riportato integralmente il discorso che Giorgio Almirante tenne in parlamento il 16 gennaio 1971 davanti ad un'aula deserta per oltre 9 ore. È forse questo il discorso più famoso di Almirante, sia dal punto di vista della durata record che nei contenuti che a distanza di oltre 40 anni dimostrano la capacità politica e la grande lungimiranza di Giorgio Almirante. 
 
Era il tempo del passaggio dal primo al secondo statuto dell'autonomia della regione, che di fatto come previsto da Almirante in tempi non sospetti pose le basi per un completo ribaltamento dei rapporti fra i cittadini di lingua italiana che finirono in minoranza rispetto a quelli di lingua tedesca.
 
«In questo libro – ha concluso Urzì – è riportata la memoria di Almirante, facciamo di tutto per non disperderla».
 
Cristano De Eccher – secondo relatore della serata – ha ricordato i suoi primi passi da ragazzino sedicenne vicino a Giorgio Almirante, le lotte nella piazze piene di gente, gli scontri con i sindacati e la sinistra extraparlamentare di allora.
 
Ma De Eccher quasi subito ha posto l'attenzione sulla trasformazione di AN nel Popolo della Libertà, che ha segnato la fine della destra italiana. «Ricordo a tutti che AN portò in dote al PDL un patrimonio di oltre 70milioni di Euro, e questo grazie anche all'amministrazione di Almirante, mentre Forza Italia sopravviveva solo grazie ai prestiti bancari firmati da Silvio Berlusconi».
 
Nel suo percorso dei ricordi De Eccher ha parlato anche delle paure di invasione da parte dell'ex unione sovietiva, di come Giorgio Almirante sapeva coinvolgere la comunità, e dei veri valori dell'amicizia, «per ironia della sorte una volta c'era più tolleranza di adesso, e per fortuna che le forze dell'ordine sono sempre state dalla nostra parte».
 
De Eccher poi ha voluto sottolineare con forza che il fascismo non è tutto da buttare, «la nostra storia dobbiamo tenercela per intero – ha tuonato – ma poi dobbiamo andare avanti, l'ostilità non è la nostra ma quella dei centri sociali, degli ambienti anarchici che parlano di democrazia ma non la sanno applicare in modo sano, noi invece difendiamo sempre la libertà di parola».
 
Per ultimo Cristano De Eccher ha ricordato la sua esperienza parlamentare «esperienza brutta – ha affermato – tutti si sono adeguati al pensiero Berlusconiano nella speranza di risolvere per sempre la loro vita». 
 
Nell'ultimo intervento Claudio Taverna, segretario MSI prima e di AN poi in Trentino, ha ripercorso la storia di Almirante, «voleva bene alla nostra amata Italia, e questo era un messaggio che rivendicava che siamo un popolo di grande civiltà, allora – ha ricordato Taverna – non esistevano Porta a porta e Matrix, la politica lui la faceva nelle città, nella case, per strada, Giorgio ammirava molto il Trentino Alto Adige, a tal punto da prendere casa a Levico Terme».
 
Ma poi l'ex Leader di AN ha fortemente criticato la destra di governo berlusconiana, «non ha dato una bella immagine di se», e al bisbigliare del nome di Gianfranco Fini in sala, ha aggiunto, «Fini ha le stesse responsabilità di tutti i dirigenti di allora che hanno contribuito al suicidio della destra».
 
Taverna ha ricordato i momenti di gioia, come i ritrovi nella sede storica di via Belenzani e la schiacciante vittoria MSI in Alto Adige nel 1987, e quelli drammatici facendo riferimento ad Andrea Mitolo e Gastone Del Piccolo, costretti a sfilare prigionieri e con le mani alzate da Spini di Gardolo a Trento e per le vie della città, per oltre 7 ore nell'indifferenza generale il 30 luglio 1970.
 
Taverna – interrotto dagli applausi più di una volta – verso la fine del suo intervento ha parlato del futuro della destra Trentina, «Noi vecchi dobbiamo consegnare il testimone della storia della destra, ma a chi»? – si è chiesto Taverna.
 
E poi ha continuato, «abbiamo costruito un patrimonio sociale e politico che non può essere disperso, abbiamo bisogno di sognare che la nostra comunità trentina abbia un futuro e sempre unita»
 
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