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Italia ed estero

Elezioni in Andalusia: la rivoluzione dei movimenti anti-austerità

Domenica scorsa in Andalusia, la più popolosa comunità autonoma della Spagna che ne ospita la capitale, si sono tenute le elezioni amministrative per il rinnovo del Parlamento regionale.

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Domenica scorsa in Andalusia, la più popolosa comunità autonoma della Spagna che ne ospita la capitale, si sono tenute le elezioni amministrative per il rinnovo del Parlamento regionale.

La vittoria del Partido Socialista Obrero Espanol (Psoe) era stata ampiamente pronosticata data la tradizionale egemonia più che trentennale in terra andalusa del Partito socialista guidato da Pedro Sanchez e ormai radicato un po’ in tutto il Paese.

Il Partito socialista ha comunque raggiunto soltanto il 35,7% dei voti pur conservando i 47 seggi che già aveva ottenuto nella precedente votazione ma necessiterà ancora una volta dell’appoggio di una forza esterna per avere la maggioranza e garantire stabilità al Parlamento.

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La leader dei socialisti andalusi, Susana Diaz, dovrà per forza di cose rivolgersi al Partito popolare, al quale appartiene il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, in netto calo rispetto al passato con la perdita di oltre 17 seggi ma che è comunque risultato il secondo partito della regione.

L’arretramento e il calo di consensi che erano stati già annunciati prima delle elezioni delle maggiori forze politiche in campo sono stati dunque confermati dai risultati delle elezioni, ma non hanno avuto quella ampia portata che forse si temeva.

L’importanza del risultato delle elezioni in Andalusia è tuttavia legato ad un altro dato che non fa che confermare il trend francese e quello europeo più in generale. Si tratta dell’irruzione nella scena politica spagnola di due forze ai margini: i movimenti Podemos e Ciudadanos.

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Il movimento di Podemos, guidato da Pablo Iglesias, è nato soltanto un anno fa da un gruppo di attivisti di sinistra legati al cosiddetto Movimento degli Indignados. La sua prima apparizione nella vita politica spagnola ci fu in occasione delle elezioni europee dello scorso maggio per le quali registrarono l’8% dei consensi eleggendo 8 eurodeputati.

Nella tornata elettorale di domenica scorsa, Podemos ha ottenuto il 14,9% dei voti conquistando ben 15 seggi, riconfermando la sua forza e ampliando il proprio bacino elettorale. Ponendosi contro i privilegi della “casta” e a favore dell’introduzione del controllo pubblico delle banche, il consenso nei confronti di Podemos viene spesso letto come un voto di protesta contro l’austerity e la linea rigida dei governi e dell’Europa nei confronti della popolazione affamata dalla crisi economica.

L’altro movimento che si è fatto largo tra le vecchie forze politiche spagnole è stato quello di Ciudadanos, che in castigliano vuol dire “cittadini”, nato ormai dieci anni fa e che rappresenta la versione liberale di quello che invece è il movimento di Podemos.

Nato in Catalogna in opposizione ai movimenti nazionalisti che rivendicano l’indipendenza della regione, il movimento dei Ciudadanos ha l’obiettivo di raccogliere consensi in quel bacino di elettori che ha perso la fiducia nelle istituzioni e nel tradizionale bipartitismo spagnolo che vede contrapposti popolari e socialisti.

Il grande successo dei due movimenti si è basato infatti sul voto degli indecisi che di fronte ai grandi problemi connessi alla crisi economica degli ultimi anni, hanno scelto di non appoggiare più i partiti legati all’establishment governativo e di affidare le loro speranze a chi fa, della critica alla condotta delle istituzioni, il proprio punto di forza.

Nella regione dell’Andalusia la disoccupazione sfiora il 34% e arriva anche al 60% tra i giovani. Il malcontento della popolazione si fa sentire sempre di più dopo una serie infinita di scandali e di casi di corruzione che hanno interessato la regione come il Paese intero.

I “vecchi” partiti dovranno abbandonare i soliti slogan e i tradizionali programmi basati sulla contrapposizione tra le classiche formazioni di destra e di sinistra. Il punto cruciale di tutta la vita politica spagnola, così come in altri Paesi europei, è la lotta all’austerità che è l’unica vera cosa che preme ai cittadini stremati dai sacrifici.

Se i tradizionali gruppi politici non si incanaleranno lungo questa strada, o non potranno farlo per cause di forza maggiore provenienti dall’Europa, allora per loro i tempi duri sono appena cominciati.

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