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Telescopio Universitario

Solidarietà internazionale: Verso un sistema locale per lo sviluppo globale

Continuare a investire nella formazione, sviluppare la reciprocità delle relazioni, allargare il partenariato a soggetti del profit. 

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Continuare a investire nella formazione, sviluppare la reciprocità delle relazioni, allargare il partenariato a soggetti del profit. 

Sono le tre direzioni nelle quali intende muoversi l’Università di Trento per rilanciare il proprio impegno a favore dello sviluppo internazionale. Il punto si è fatto giovedì pomeriggio, al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, nel seminario “Università e territorio trentino nei nuovi scenari di sviluppo internazionale”, organizzato dall'Università di Trento e dal Centro per la formazione alla solidarietà internazionale.

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L’Ateneo è attivo da oltre dieci anni nella cooperazione allo sviluppo, nella riduzione della povertà, nella promozione della pace e diritti umani (con iniziative didattiche specifiche e con interventi sul campo che spaziano dalla tutela dell’ambiente all’accesso ai servizi idrici di base e a servizi igienico-sanitari allo sviluppo di piani urbanistici con le comunità locali).

Un impegno che gli è valso anche la Cattedra Unesco, riconoscimento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. Tutti concordi nel riconoscere che cooperazione allo sviluppo non vuol dire assistenzialismo, ma anche consapevoli che la collaborazione tra Università e territorio per lo sviluppo globale vada rafforzata e strutturata.

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«Questa prima giornata di confronto sullo stato dell’arte e sulle prospettive in materia di cooperazione allo sviluppo ci lega idealmente ai temi oggetto dell'ultima assemblea di Ateneo, vale a dire al rapporto tra università e territorio», ha sottolineato Marco Tubino, nella sua doppia veste di direttore del Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica dell’Università di Trento e presidente del Comitato scientifico del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale.

«Vuole anche essere uno spazio per nuove idee e forme di collaborazione tra università, associazioni, imprese, start-up e soggetti che a vario titolo sono attivi o si vogliono attivare nel campo dello sviluppo internazionale». «La cooperazione allo sviluppo – ha aggiunto Mauro Cereghini, presidente del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale – non è più solo aiuto ad altri territori. Il quadro nazionale e internazionale attuale evidenzia sempre di più l'uscita da tale approccio tradizionale a senso unico, nella logica del binomio donatore/beneficiario, a favore di una più completa integrazione fra la cooperazione allo sviluppo e i pilastri fondamentali della missione universitaria, la formazione e la ricerca, in ottica di reciprocità di scambi. La cooperazione allo sviluppo è infatti investimento per rafforzare le capacità internazionali del nostro stesso Trentino. Per questo è importante l'iniziativa di oggi, e il Centro per la formazione alla solidarietà internazionale, insieme all'Università che ne è socia fondatrice, si impegna a proseguirne lo sforzo».

Il 2015, come “Anno europeo per lo sviluppo” – si è ricordato oggi a margine del seminario – offrirà altri spunti per riflettere su questi temi, per portare il sistema della cooperazione internazionale trentina al di fuori dei confini provinciali e per portare il dibattito nazionale e internazionale dentro gli stessi confini. Tra le occasioni che si presenteranno a breve per approfondire il tema, la prossima definizione dell'agenda dello sviluppo globale 2015-2030, il quarto convegno del Coordinamento universitario per la cooperazione allo sviluppo (dal 10 al 12 settembre 2015 a Brescia) e l'Expo.

«Da sempre Sociologia a Trento ha investito in cooperazione allo sviluppo e di recente gli sforzi si sono intensificati verso l’ulteriore qualificazione in questo senso del corso di laurea in studi internazionali», ha ricordato Giuseppe Sciortino, direttore del Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale. «La conoscenza, di cui l’università e portatrice, è una delle chiavi per la cooperazione allo sviluppo. Occorre ore lavorare per rendere più integrate e sistematiche le aree di collaborazione, sia in relazione con le altre discipline, sia nel dialogo con il territorio». «La cooperazione allo sviluppo ė l’ambito di collaborazione interdisciplinare in cui come ateneo possiamo dirci attori attivi. Oltre alla ricerca e alla formazione, possiamo infatti mettere in campo azioni concrete, come ad esempio il sostegno per il diritto allo studio dei giovani meritevoli», gli ha fatto eco il rettore eletto Paolo Collini. «Sappiamo come esista una forte correlazione tra livello di formazione e tasso di sviluppo di un Paese. Ed è ormai evidente come su molti degli squilibri e delle situazioni drammatiche a cui oggi assistiamo a livello locale e globale, si sarebbe potuto intervenire con la leva della formazione mirata alla cooperazione allo sviluppo. Con questa consapevolezza e sensibilità occorre agire su una base di reciprocità, rafforzando l’efficacia degli interventi attraverso la rete di relazioni territoriali».

Una rete che – come è stato ricordato nel corso dei lavori – in un prossimo futuro potrà estendersi ben oltre gli enti locali e le associazioni di cooperazione allo sviluppo verso nuovi partenariati del mondo privato. Forte rimane comunque l’impegno della Provincia autonoma di Trento nella cooperazione allo sviluppo: «Da molti anni il Trentino è attivo con investimenti e progetti in questo settore», ha sottolineato l’assessora provinciale all’università e ricerca e alla cooperazione allo sviluppo, Sara Ferrari.

«L’obiettivo è ora quello di aggiornare il concetto di cooperazione allo sviluppo e di allinearlo alle più linee guida nazionali ed internazionali più avanzate». Per farlo potrà essere decisivo il ruolo ottenuto grazie alla nomina dell’assessora come rappresentante nel Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, organismo composto dai rappresentati ministeriali e dai rappresentanti delle regioni.

«Questo riconoscimento premia il lavoro svolto dal Trentino e dalle oltre 280 associazioni accreditate di volontariato oggi attive in provincia e spinge a proseguire nella direzione intrapresa. La cooperazione allo sviluppo è ciò che permette al Trentino di stare nel mondo, di far parte del mondo moderno» «Un’università internazionale pensa a un mondo globale e alle diverse possibilità di globalizzazione, a partire dal suo vissuto e da quello del suo territorio» ha affermato Carla Locatelli, prorettrice agli accordi internazionali dell’Università di Trento, nell’aprire la sessione dedicata agli approfondimenti e alla riflessione sui progetti avviati e sulle prospettive.

Al suo intervento dedicato a “Internazionalizzazione dell’università e cooperazione allo sviluppo”, è seguito quello di Guido Zolezzi (delegato per la cooperazione allo sviluppo di UniTrento) su “L’Università di Trento e la cooperazione allo sviluppo” e quello di Emanuele Fantini (Università di Torino) su “L’esperienza dell’Università di Torino e del progetto Uni.Coo”. Spazio poi alle “Esperienze di collaborazione fra Università e territorio trentino” con il confronto fra varie voci dell’Università di Trento (dipartimenti di Ingegneria civile, ambientale e meccanica, di Lettere e Filosofia, di Sociologia e Ricerca sociale), il Gruppo Trentino di Volontariato e la Fondazione Ivo de Carneri.

 

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