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Trento

Non chiamerò mai una donna sindaca o ingegnera!

"… In un mio articolo (vero) non troverete mai le parole orrende sindachessa o ingegnera, al massimo assessora, solo per evitare l'ennesima telefonata di rimprovero del giorno dopo….".

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"… In un mio articolo (vero) non troverete mai le parole orrende sindachessa o ingegnera, al massimo assessora, solo per evitare l'ennesima telefonata di rimprovero del giorno dopo….".

E' più o meno questo il commento del giornalista, colpito dalla provocazione di una studentessa (con meno di 10 anni) seduta in prima fila, che lo ha "ripreso", durante un incontro nella sua redazione con piccole e piccoli allievi, per aver utilizzato il termine "ragazzini" e non "ragazzine e ragazzini".

Una bella lezione, che commuove tante donne che faticano ogni giorno ad affermare il proprio diritto di esistere in una terra, che sembra così accogliente, ma che non è ancora riuscita ad approvare la legge sulla doppia preferenza di genere, già in vigore dal 2012 nel resto d'Italia (nei comuni al di sopra dei 5 mila abitanti).

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In un interessante confronto tra i media della nostra provincia, promosso qualche mese fa dalla Commissione Provinciale per le Pari Opportunità, sul tema della "Comunicazione di genere", uno degli argomenti più dibattuti è stato proprio l'utilizzo del linguaggio di genere.

Quello che è emerso è che la lingua non è uno strumento neutro che risponde solo ad una esigenza comunicativa, bensì un sistema complesso che può incidere profondamente nella costruzione di una società che rispetti il ruolo della donna, a tutti i livelli.

Rivolgersi ad una donna, che in quel frangente ricopre un determinato ruolo o sta esercitando una certa professione, declinando al femminile il titolo, non solo è corretto in lingua italiana, ma è un riconoscimento della sua funzione.

Comportamenti contrari sono da ritenersi offensivi.

Un esempio? Alla Camera dei Deputati, mentre si commemorava l’alluvione che ha colpito Genova, l’onorevole Sandro Biasotti si è rivolto al «signor presidente Laura Boldrini». Lei ovviamente non ha gradito, e lo ha invitato a chiamarla Signora Presidente. Il commento del deputato è stato «sicuramente è una donna, forse non è una signora», tra l'altro quando lei era assente.

E’ nota la risposta di Angela Merkel a chi obiettò al suo uso di Kanzlerin dicendo che la parola non esisteva: "non è esistita finché in questo ruolo non sono arrivata io". Da allora nella lingua tedesca alla parola Kanzler si è affiancata la parola Kanzlerin.

Al pari, in lingua inglese, quando la scena pubblica era occupata esclusivamente da uomini si usava chiamare chairman chi aveva un ruolo dirigenziale, però quando le donne vi hanno cominciato a partecipare i parlanti hanno coniato chairwoman ed oggi si è diffuso il termine che include femminile e maschile chairperson a dimostrare la volontà dei parlanti di trasmettere il dovuto equilibrio di genere in ogni circostanza.

Anche l'Accademia della Crusca, ha dato indicazioni molto chiare al riguardo, che può essere utile ricordare.

I termini che finiscono -o, – aio/-ario mutano in -a, – aia/-aria. Ad esempio: architetta, avvocata, chirurga, commissaria, deputata, impiegata, ministra, prefetta, notaia, primaria, segretaria (generale), sindaca.

Quelli che finiscono in iere mutano in -iera. Alcuni esempi? Consigliera, infermiera, pioniera, portiera.

Poi ci sono i termini che finiscono in -sore e mutano in -sora, come assessora, difensora, evasora, revisora.

Mentre quelli che finiscono in -tore mutano in -trice: ambasciatrice, amministratrice, ispettrice, redattrice, senatrice.

Nei casi seguenti la forma del termine non cambia e si ha soltanto l’anteposizione dell’articolo femminile: termini in -e /-a: custode, giudice, interprete, parlamentare, preside, poeta, vigile.

Allo stesso modo funziona per forme italianizzate di participi presenti latini come agente, dirigente, inserviente, presidente, rappresentante.

Chissà perché si ritengono "orrende" parole come assessora, consigliera, ingegnera, sindaca, e via dicendo, eppure non ci facciamo alcun scrupolo a pronunciare parole impronunciabili come "scannerizzare" (orrendo in questo caso è un termine appropriato).

A quella "ragazzina" che merita tutta la nostra stima e ammirazione, che ha chiesto di essere considerata e rispettata anche con un linguaggio declinato nel suo genere, la invito a non farsi scoraggiare dalle "resistenze" che incontrerà lungo il suo cammino.

Ci saranno sempre quelli che le diranno che certi termini al femminile "suonano male, o sono cacofonici" o peggio ancora "che la lingua italiana non lo prevede".

Ebbene, ti assicuro, cara "ragazzina", che quelle ragioni non sono insormontabili, anzi… sono solo il frutto di un'abitudine e come tale, è possibile, anzi come tu ci hai insegnato, è importante cambiare!

A cura di Minella Chilà 

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Trento

Morte Sofia Zago per malaria: ci sono 3 nuovi indagati

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Una tragica vicenda che sembra non avere mai fine.

Stiamo parlando della morte della Piccola Sofia Zago, avvenuta il 4 settembre 2017 presso l‘ospedale di Brescia a causa della malaria contratta all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Un’infermiera del reparto risulta già indagata ed ora ci sono altre tre persone indagate per omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario.

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Il gip Marco La Ganga infatti aveva respinto la richiesta di archiviazione

I due nuovi indagati sono due infermiere ed un medico pediatrico non più in servizio.

La procura nell’ottobre del 2018 aveva chiesto l’archiviazione del procedimento ma il gip ora  ha ordinato di verificare i protocolli seguiti e per quanto tempo il sangue di un paziente con la malaria conservi la propria capacità di contagio batterico.

Il pm ha chiesto quindi un incidente probatorio, al quale potranno partecipare anche gli indagati con i rispettivi consulenti.

Tutti e quattro gli indagati erano in servizio nel reparto nei giorni in cui la piccola contrasse la malattia nell’ospedale.

È questa ad ora l’unica certezza in una vicenda con ancora troppi misteri ancora lontana dalla sua conclusione.

 

 

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Trento

Orti comunali Spini di Gardolo: il 5 settembre la serata di assegnazione

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Entro il 31 agosto i pensionati residenti a Spini potranno presentare la domanda per l’assegnazione di un orto comunale.

In totale le aree coltivabili sono 12 delle quali una sarà destinata a progetti comunitari, tutte di 30 metri quadrati e di proprietà comunale.

I moduli di richiesta assegnazione, si potranno avere contattando Bruna Pasolli ( 347-2543653) in orario pomeridiano.

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Il 5 settembre avrà luogo la serata di assegnazione che si svolgerà presso la sede dell’associazione Comitato Amizi del Pont dei Vodi, in Via del Loghet 63.

Esaurite le assegnazioni agli eventi diritto, gli eventuali orti liberi, saranno assegnati tramite sorteggio agli altri richiedenti.

Se a Spini gli orti comunali sono ormai in fase di decollo, tutto è ancora fermo e purtroppo lo sarà ancora per lungo tempo, alla Vela.

Qui l’attesa sarà almeno di un anno a causa di due problemi di non facile soluzione.

Il primo è dovuto dalla necessità di ultimare la nuova struttura del canile; solo allora si potrà quantificare lo spazio che resterà a disposizione degli orti comunali e a quel punto si inizieranno le pratiche per il passaggio di proprietà.

Passaggio di proprietà che non si preannuncia per nulla semplice, perché dovrà avvenire tra Trentino Trasporti, Provincia e Comune e si dovrà stabilire anche la formula: “permuta o acquisto”.

A questo punto per quelli che sarebbero dovuti essere gli orti della città, i tempi si allungano in maniera preoccupante: Per accorciarli si deve chiudere il prima possibile il cantiere del canile.

A questo punto è altrettanto necessario individuare e quantificare il valore economico, dei lavori che mancano al completamento del canile comunale.

Successivamente realizzarli nel più breve tempo possibile per poter dare il via alla complessa operazione del passaggio di proprietà.

L’amministrazione comunale di centro sinistra aveva pomposamente presentati quelli della Vela, come gli orti della città.

Ma a quanto pare anche questo, sarà uno dei tanti problemi irrisolti da parte di questa amministrazione comunale.

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Trento

Campo Coni di Via Maccani: arrivano 2,2 milioni per la pista indoor

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La Provincia ha dato il via libera al finanziamento per l’ex campo Coni di via Maccani.

Con una delibera l’amministrazione provinciale ha deciso di quantificare la spesa ammessa per l’investimento in 2.200.000 euro.

Il finanziamento riguarda la realizzazione della nuova pista da 60 metri e delle aree per l’allenamento, oltre ai relativi spogliatoi presso il campo di atletica leggera “C. Covi e E. Postal” di Trento.

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L’impianto indoor di via Maccani sarà inaugurato alla fine di settembre. (qui puoi vedere a che punto sono i lavori)

Sulla base del documento preliminare di progettazione esposto al Comune, la Provincia ha deciso che il finanziamento avverrà con rate decennali da 273.975,35 euro.

Per finanziarle si è provveduto all’utilizzo parziale delle risorse di 1.500.000 euro annui già impegnati per 10 anni con determinazione  del Dipartimento Istruzione sul bilancio provinciale 2007 e già assegnate a Cassa del Trentino con delibera del Servizio Sistema Finanziario Pubblico Provinciale.

Inoltre la Provincia dichiara che i finanziamenti concessi saranno erogati in conto capitale sulla base del valore attuale del contributo in annualità tramite Cassa del Trentino che finanzia i Comuni trentini per conto della Provincia.

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