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Trento

La famiglia protagonista stamane al MUSE

Al convegno Fa(RE)miglia organizzato dalla sezione arte&cultura della nostra testata stamane si è parlato della famiglia.

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Al convegno Fa(RE)miglia organizzato dalla sezione arte&cultura della nostra testata stamane si è parlato della famiglia.
 
«Una famiglia che – ha ricordato nel suo intervento Roberto Conci, l'editore della voce del Trentino – sta cambiando velocemente e per questo in taluni momenti va aiutata grazie anche ad aggregazioni e sinergie continue».
 
Oggi le famiglie, ricomposte, monogenitoriali, omogenitoriali o nate dalla medicina procreativa, in quanto considerate «diverse», sono costrette a sfide continue che spesso devono affrontare da sole. 
 
«Ma è doveroso dare voce a tutte le tipologie di famiglie e a tutti i suoi aspetti per così poter diventare propositivi, ma questo deve solo essere il punto di partenza» – hanno esordito Garavelli e Macrì, i due organizzatori del convegno.
 
Maria Paola Cordella, che gestisce «Genitori e dintorni» il gruppo facebook in assoluto più frequentato dalle famiglie trentine (6.350 contatti) ha ricordato che 9 famiglie su 10 usano la rete per la ricerca di notizie che riguardano i nuclei famigliari e tutto l'indotto che ruota attorno a loro. Il target medio d'età di queste famiglie varia dai 30 a 40 anni e ha dei figli d'età compresa da 1 a 18 anni.
 
Perchè i genitori s'iscrivono a questi gruppi? «semplice – spiega Maria Paola Cordella – perché il gruppo ti tiene compagnia, perchè puoi confrontarti e aiutarti a vicenda». Singolare come molti frequentatori dei gruppi di famiglia virtuali amino solo leggere ciò che scrivono gli altri e non interagiscano quasi mai. 
 
«Purtroppo – aggiunge Cordella – il grande numero presente in questi gruppi di facebook poi si riduce velocemente quando si organizzano incontri a tema al di fuori del web».
 
Antonella Ebnicher, collaboratrice del CAPS, ha raccontato alcune storie drammatiche legate alle separazioni, dove spesso entrambi i genitori vengono lasciati soli dalle istituzioni finendo in una spirale tragica dovuta anche ad enormi difficoltà economiche che si ripercuote anche sui figli.
 
«La famiglia è un percorso che non bisogna mai fare da soli, ma l'amore e il perdono sono sempre più forti della violenza» – ha concluso l'esponente del Caps.
 
L'intervento di Gianpiero Robbi ha invece toccato l'argomento dei disabili dentro la famiglia, nel suo caso dalla parte del genitore, «nel 1996 mi diagnosticarono una neuropatia degenerativa agli arti inferiori, e allora fui consapevole di essere condannato da questa malattia ereditaria e che non avrei avuto scampo».
 

Ma Robbi ha anche raccontato la sua diversità nel rapporto con i suoi due figli, «sono un papà che non ha mai giocato a pallone in un parco con i propri figli – sottolinea Robbi – che ha imparato a guardare il mondo dal basso verso l'alto, prendendo atto che la mia vita sarà diversa». 
 
«Aprire gli occhi – Per una cultura diversa della disabilità», questo il titolo di un breve film proiettato da Robbi che contiene degli insegnamenti per vivere la disabilità nel modo giusto, dentro e fuori dalla famiglia.
 
«Sono felice – ha poi concluso Robbi – perchè ho una famiglia invidiabile, mi sento un privilegiato per questo».
 
Particolare attenzione ha invece destato l'intervento di Mauro Baldo, che ha portato il punto di vista di un figlio disabile. Baldo, che soffre di parapesi Spastica Familiare, ha denunciato gravi mancanze della provincia di Trento «l'ultima legge tutela le badanti e ci fa diventare vittime sacrificabili che spesso vengono minacciate senza possibilità di reagire».
 
In sala è calato il silenzio quando lo stesso Baldo ha parlato di mercato della disabilità come terzo gradino del Pil italiano, e il ricordo è immediatamente corso verso lo scandalo di «Roma Capitale». «La disabilità costa 400 euro al giorno per ognuno di noi, e sono soldi che pagano i contribuenti, non sarà un po'troppo si è chiesto Baldo».
 
Durante la sua relazione si è commosso più volte ricordando la morte della madre, «vivo con mio padre che è molto anziano, quando morirà il mio destino sarà segnato, ma voglio vivere a casa mia ed evitare le strutture competenti».
 
Michela Ventin, ricercatrice universitaria, e fondatrice del think-tank DesignDecode ha spiegato come «i valori originali debbano rimanere tali, ma come sia doveroso organizzarli in modo diverso, questo perchè viviamo un grande cambiamento, spesso caotico che va gestito nel modo giusto».
 
È poi ritornata a parlare del web, ricordando che la quantità di informazioni non si traduce sempre in qualità.
 
«La difficoltà risiede nel fatto che la nostra mentalità non è abituata ad un “pensiero laterale”, – continua Michela Ventin – ma persegue concetti polverosi e conservativi che all’apparenza sono più rassicuranti ma in realtà impoveriscono il contesto sociale al punto di creare sempre più fratture in progresstra le diverse classi della popolazione. Per semplificare, una visione d’insieme sulla Sanità vista con l’ottica del Service Design guarderà di più alla salute, diversamente dal modello istituzionale odierno che guarda solo alla malattia. Il cittadino, in questo caso il paziente, in tutto questo è al centro dell’attenzione, parte attiva, è con lui che bisogna dialogare».
 
«Il cambiamento è la normalità in continua evoluzione» e la risoluzione delle criticità in qualsiasi settore passa sempre attraverso la flessibilità e la grande partecipazione. – questi alcuni principi del progetto. Lo scopo più importante invece, quello di migliorare la società attraverso la gestione di veloci cambiamenti.
 
L'ultimo intervento del convegno è toccato a Francesco Sbardellati, psicoterapeuta e psicolologo che ha parlato delle 6 tipologie di famiglie riconosciute.
 
Quella autoritaria, nata nell'imminente dopoguerra, maschilista e anche violenta che genera figli stressati. La famiglia sacrificante, che fa tutto per i figli creando agli stessi disagi e rimorsi che crea figli opportunisti. Quella apprensiva, che protegge e da la massima libertà ai figli con il risultato di generare figli smidollati.
 
La famiglia permissiva e iper democratica che alla fine mescola le gerarchie creando così confusione nella realizzazione di modelli di riferimento e figli polemici e spesso aggressivi. Interessante e attuale invece è la famiglia delegante, frutto di separazioni e problemi economici che obbligano i genitori a tornare a vivere dai «nonni» delegando agli stessi anche l'educazione dei propri figli che non capiscono più quale sia il vero punto di riferimento genitoriale.
 
Infine ecco la famiglia Intermittente, forse la più pericolosa, dentro la quale possiamo trovare gli altri 5 modelli citati. In questa famiglia esiste la grande insicurezza nei propri stili educativi che porta i genitori a provare per tentativi nuovi modelli di educazione che generano comunque sempre fallimenti.
 
Questo comportamento genera nei figli un comportamento profittevole e in alcuni casi schizzofrenico.
 
A precisa domanda Sbardellati ha poi risposto che la famiglia migliore è quella autoritaria ma benevola che riesce a far capire al figlio che questi comportamenti sono perpetrati solo per il suo bene.
 
Ma ha anche ricordato che i traumi nei nostri figli sono necessari per una crescita matura e consapevole. 
 
Il prossimo appuntamento sarà presso il Cinema Modena di viale S. Francesco d’Assisi n.6 a Trento martedì 10 aprile con la proiezione del film Hungry Hearts di Saverio Costanzo.
 
 

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