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Trento

Il Muse taglia il 30 % del personale precario. Al Mart lavoro prorogato solo fino a giugno

Il personale dei due più importanti musei provinciali, il Mart e il Muse, è composto per gran parte da lavoratori precari. 

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Il personale dei due più importanti musei provinciali, il Mart e il Muse, è composto per gran parte da lavoratori precari. 

Mentre per il Mart non è ancora dato di conoscere il destino di diversi di questi impiegati, per quanto riguarda il Muse giungono notizie di drastiche riduzioni del personale con contratto di collaborazione, quantificate nel 30% dei lavoratori.

Per il Mart, il segretario della Funzione pubblica Giampaolo Mastrogiuseppe e il segretario generale del Nidil (Nuove identità di lavoro) Gabriele Silvestrin si rivolgono all'assessore alla cultura Tiziano Mellarini e al dirigente generale del dipartimento cultura, turismo, promozione e sport Sergio Bettotti. «È ormai quasi un anno che si succedono incontri sul futuro del Mart e del suo personale. In particolare, negli ultimi mesi uno dei temi caldi è stato quello dei precari, i soggetti più deboli in questa fase di trasformazione istituzionale. Nell’impossibilità di procedere ad assunzioni stabili, il museo ha fatto ricorso a forme di collaborazione atipiche, impropriamente definite “a progetto”.

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A fronte di 14 posizioni vacanti in pianta organica, i precari del Mart occupano, di fatto, posti strutturali. La maggior parte di loro collabora continuativamente e a tempo pieno, si tratta quindi di una forza lavoro altamente qualificata per la cui formazione e aggiornamento molto si è, giustamente, investito e con fondamentali competenze strategiche acquisite. Nonostante la continuità, le collaborazioni sono state gestite in maniera disomogenea senza alcuna valutazione di merito o parametro: ci risulta che siano addirittura 8 le tipologie di trattamento salariale esistenti».

Quanto al prossimo futuro: «È positivo aver prorogato fino a giugno i contratti in essere, ma giugno è vicino. Per alcuni precari, poi, la scadenza va a pochi giorni e sembra essere definitiva: da marzo, infatti, alcuni lavoratori raggiungeranno i limiti temporali previsti per le collaborazioni a progetto. A tal proposito, non risulta finora recepito l’ordine del giorno presentato in dicembre dai consiglieri Bottamedi, Baratter, Maestri, Passamani e approvato dal consiglio che prevede anche la possibilità di proroga, in deroga, dei contratti del personale museale. In un momento di profondi cambiamenti istituzionali e processi di riorganizzazione che riguardano il Mart, l’intero comparto museale trentino e le amministrazioni dei due comuni coinvolti (Trento e Rovereto), la questione dei precari rischia di passare in secondo piano. C’è il timore che si finisca per restare in una lunga ed estenuante fase di stallo o che si proceda ad inique operazioni di “sostituzione” dei collaboratori».

Quanto al Muse si prevede, a breve, una riduzione del 30 % del personale impiegato con contratti cococo. «Paradossale chiudere la benzina a una Ferrari in accelerazione. In concomitanza con l’Expo, poi, sul quale giustamente il Muse dovrà acquisire nuove competenze o formare parte dei collaboratori attuali, ci sembra una strategia suicida. Così come non comprendiamo la logica che impone al Muse, da parte della Provincia, un balzello annuale di 750.000 euro per l’affitto della struttura. Ripensare questa partita di giro risolverebbe parecchi problemi al museo».

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Al momento ci sono circa 200 persone con contratto di un anno e una trentina sono le "spot", per un totale di 150 tempo pieno equivalente (le spot sono quelle che vengono chiamate in occasione di eventi o di giornate in cui si prevede un afflusso massiccio di visitatori).

Il piano di riorganizzazione del personale nelle sale prevede un drastico taglio dei "pilot" e dei "coach". La riduzione di fatto è già cominciata, visto che sono stati introdotti accorgimenti per non sforare il monte ore dei lavoratori. «La cosa peggiore in tutto questo – commenta amareggiato Silvestrin – è la scarsa trasparenza con cui si sta operando: né i lavoratori né tantomeno i sindacati sono coinvolti in queste scelte e in questi piani. Nulla si sa nemmeno a proposito del fantomatico Centro servizi condiviso, deux ex machina della ri-organizzazione del sistema museale. A lavoratori che già scontano la preoccupazione di un lavoro precario, si impone anche l'ulteriore aggravio di non poter conoscere con chiarezza il proprio destino».

Le organizzazioni sindacali chiedono dunque un confronto urgente con gli uffici provinciali preposti: «A maggior ragione nel momento in cui la giunta licenzia misure importanti per “offrire opportunità di lavoro” e per “superare il precariato”. Serve tutelare i precari e gli enti in cui lavorano, è doveroso stabilire, come già chiesto a più riprese, indicazioni vincolanti per i vertici museali al fine di garantire equità e dignità: questi lavoratori attendono da ormai troppo tempo l’applicazione delle normative provinciali esistenti e dei modelli di accordo sindacale recentemente entrati in vigore in altre strutture museali provinciali.

Urgono, adesso, decisioni meditate, condivise: la politica non può giocare con le vite di decine e decine di lavoratrici e lavoratori, compromettendo anche il futuro del Mart e del Muse, realtà culturali e produttive su cui tanto si è investito, fondamentali per lo sviluppo del nostro territorio».

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