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Italia ed estero

Non solo euro: Juncker vuole un esercito europeo

 

È giunto il momento di creare un esercito europeo”, ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in un'intervista pubblicata ieri dal domenicale tedesco Welt am Sonntag.

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È giunto il momento di creare un esercito europeo”, ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in un’intervista pubblicata ieri dal domenicale tedesco Welt am Sonntag.

Un esercito di questo tipo – ha fatto notare l’ex premier lussemburghese – ci aiuterebbe a definire una politica estera e di difesa comune e ad assumerci insieme le responsabilità dell’Europa nel mondo”. Inoltre, con un tale esercito, l’Europa potrebbe reagire in maniera credibile a una minaccia alla pace in uno Stato membro o in un paese confinante, nota il presidente della Commissione.

Con la guerra in Ucraina che non accenna a fermarsi, Juncker ha voluto mandare un messaggio chiaro al presidente russo Vladimir Putin, affermando che, con un esercito comune, l’Europa darebbe alla Russia l’impressione che “facciamo sul serio quando si tratta di difesa dei valori dell’Unione europea.

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La concorrenza con la Nato non centra nulla, “bisogna risollevare l’immagine dell’Unione europea nel mondo”, precisa Juncker. Il presidente della Commissione, da tempo acceso sostenitore della creazione di un esercito europeo, fa notare che unire le forze in campo militare permetterebbe anche di ridurre le spese e stimolerebbe l’integrazione europea.

Sono ormai passati settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’Europa ha un mercato unico, una moneta unica ma non un esercito comune. Sono decenni che in materia di politica di difesa Bruxelles accumula false partenze e bluff: l’Unione europea continua a essere “un gigante economico, un nano politico e un verme militare”.

La crescente perdita di influenza negli affari internazionali che caratterizza persino i paesi europei più importanti è sotto gli occhi di tutti. L’Ucraina brucia, I paesi baltici tremano di fronte al rinnovato espansionismo russo, la Libia e il Medio Oriente sono in preda alle scorribande dei tagliagole.

E gli stati membri non riescono a elaborare una risposta comune, intrappolati in battibecchi che rasentano il ridicolo. Per questo, oggi più che mai l’Unione europea ha bisogno di maggiore autorevolezza politica, di riuscire ad agire militarmente anche quando gli Stati Uniti non sono impegnati.

La proposta di Juncker è stata subito accolta con favore dalle autorità tedesche. Il ministro della difesa tedesco Ursula von der Layen ha dichiarato: “Nel nostro futuro di europei ci sarà un giorno l’esercito comune”, anche se ha aggiunto “non a breve termine”. Si è sbilanciato di più Norbert Röttgen, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento tedesco, affermando che è giunto il momento di avere un esercito europeo.

Non è dello stesso avviso la Gran Bretagna. Un portavoce del governo britannico ha subito dichiarato: “La nostra posizione a riguardo è cristallina: la difesa è una responsabilità nazionale, non europea, e non c’è nessuna prospettiva che questa posizione cambi o, tanto più, che venga creato un esercito europeo”.

Già in passato il primo ministro britannico, David Cameron, era intervenuto su questo punto bloccando gli sforzi per creare una forza militare controllata dalla Ue. A detta di Cameron, nonostante la cooperazione tra gli stati membri in materia di difesa sia desiderabile, “non è opportuno che l’Unione europea abbia armi, forze aeree e tutto il resto”.

I britannici hanno fatto i loro calcoli: tra l’unione diplomatica e militare e quella politica il passo è breve. Dare all’Europa un esercito significherebbe avvicinarsi a grandi passi al sogno (per i britannici “incubo”) degli Stati Uniti d’Europa. Tuttavia, una tale soluzione si rende sempre più necessaria perché permetterebbe all’Unione di conseguire l’autorità internazionale a cui giustamente aspira e che manca agli stati membri.

Quella di Juncker è una proposta di medio termine che non può essere lasciata cadere. Lo scenario internazionale richiede un ripensamento del ruolo dell’Europa nel mondo che non lascia spazio ai protagonismi degli Stati membri. È giunto il momento di trasformarsi in qualcosa di più di un “verme militare”.

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