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Trento

Lucia Annibali a Rovereto con la sua storia di dolore e rinascita.

Puntualissima appare Lucia Annibali, ancora con il piumino addosso attraversa veloce il corridoio della sala conferenze del Mart e sale sul palco, sembra una ragazzina con i suoi capelli lunghi, dritti, occhiali, jeans e scarpe basse, ha lo sguardo curioso, divertito, sembra voler dire: "ma siete tutti qui per me?".

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Puntualissima appare Lucia Annibali, ancora con il piumino addosso attraversa veloce il corridoio della sala conferenze del Mart e sale sul palco, sembra una ragazzina con i suoi capelli lunghi, dritti, occhiali, jeans e scarpe basse, ha lo sguardo curioso, divertito, sembra voler dire: "ma siete tutti qui per me?".

Si siede tranquilla e parte spontaneo un lungo applauso liberatorio, un'ora prima tutti i posti a sedere erano già esauriti, accanto a lei Marilena Guerra direttrice di Trentino Tv che introduce, non senza commozione, l'ospite tanto attesa.

Nulla è scontato, anche i saluti istituzionali, che potrebbero avere il sapore di campagna elettorale, diventano invece profondi, sentiti, rispettosi, come l'intervento del Sindaco di Rovereto Miorandi che denuncia il percorso, a volte complicato, delle pari opportunità in Trentino, e cita il caso della mancata approvazione della legge sulla doppia preferenza di genere, venerdì scorso in Consiglio Regionale.

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Continua l'assessora alla Comunità della Vallagarina, che sottolinea con passione come questo evento rappresenti un'occasione importante che riempie di significato l'otto marzo, Giornata Internazionale della Donna e conclude Sara Ferrari assessora provinciale alle pari opportunità che ricorda tutte le iniziative promosse dalla Provincia in chiave non solo assistenziale, ma soprattuto preventiva del fenomeno della violenza sulle donne.

L'attimo dopo siamo di nuovo catapultate nella storia di Lucia e nel suo libro dal titolo "Io ci sono. La mia storia di non amore" che Marilena Guerra dichiara di aver letto con voracità, tanto da doverlo rileggere una seconda volta per poterlo giustamente assaporare.

"Le ultime pagine dedicate ai ringraziamenti mi hanno profondamente commosso", confessa Marilena che lascia subito la parola a Lucia.

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"È un libro scritto a 4 mani con Giusi Fasano, giornalista del Corriere della sera, che ha saputo con grande sensibilità interpretare la mia storia".

La vicenda è tristemente famosa, il 16 aprile 2013 Lucia subisce un'aggressione con acidificazione, è quasi un omicidio, il liquido le corrode il volto ed una mano ed il suo viso si scioglie in un attimo, cancellando la faccia e la sua identità.

Sin da subito lei reagisce con lucidità e subisce, con pazienza e tenacia, tutti gli interventi necessari per restituirle "un nuovo volto, funzionante e accettabile". Un percorso difficile, in alcuni tratti insopportabile, una vera tortura. "Ma io ci sono, esulta vittoriosa!".

Le parole non sono sufficienti per descrive il dolore di questa ustione, anzi non ce ne sono, Lucia racconta di non averle ancora trovate, "anche stasera, anche in questo momento non sono al top, ho fastidi, ma ogni giorno mi sento più forte, più sicura, più bella".

L'incontro entra nel vivo.

Lucia racconta se stessa prima dell'aggressione, descrivendo una Lucia infelice, insoddisfatta, "non avevo ancora la consapevolezza di chi fossi veramente, dovevo ancora scoprire la mia interiorità. Oggi sento di avere nuove opportunità per costruire una nuova vita più felice, ricca di tantissime persone che mi hanno dimostrato affetto e solidarietà. Ognuna di loro è citata nel libro, sono affetti consolidati, divenuti parte integrante della mia vita".

"Le prime settimane sono state tremende, quell'uomo che io avevo amato voleva annientarmi e c'era quasi riuscito. Oltre il dolore è subentrata la paura di aver perso la vista, ero immersa nel buio, non sapevo cosa mi sarebbe accaduto. In quel momento ho scelto di non arrendermi, a chi mi aveva fatto del male dovevo rispondere con la mia forza, la mia positività".

Dolore e rinascita. Dolore fisico tanto, tanto forte, ma anche un'opportunità di conoscere se stessi.

"Oggi mi sento una persona migliore e lo devo alle persone che mi hanno aiutato e che continuano a starmi vicino".

Perché hai scelto quell'uomo che ti faceva soffrire?

"È una domanda che mi sono posta tante volte, specie prima di decidere con tanta fatica di lasciarlo. Ho preso un abbaglio, ho visto amore dove non c'era, ho imparato a mie spese che l'amore è rispetto, in quel rapporto non c'era, non c'è mai stato".

Qual è il consiglio per cogliere i primi segnali di un amore malato?

"Verificare se la situazione sentimentale che stai vivendo ti rende serena, in pace con te stessa, quando si cominciano ad accettare continui compromessi, quando i tuoi sogni, le tue aspirazioni sono denigrate, boicottate e sacrificate in nome di quel rapporto, allora non è amore. Se il dolore è superiore non è amore".

Il tuo ex è un uomo malato o solo una persona malvagia?

"Chiunque riesce ad architettare un'aggressione di quel genere non può che essere una persona malvagia, non è un soggetto malato, non bisogna trovargli giustificazioni. Il suo piano era da persona consapevole e pienamente cosciente di provocare un grande danno.

Quell'uomo aveva uno stile di vita dissoluto, ed una visione distorta dei sentimenti e delle emozioni. Non ha saputo gestire il mio "no" se non con la vendetta. Ho scoperto dopo che faceva uso di sostanze stupefacenti".

Che ruolo ha avuto la fede in questa vicenda?

"È la fonte della mia energia vitale, questa forza però ho capito che non può essere solo mia, solo umana, c'è qualcuno che la sostiene con me e per me.

Prima dell'aggressione era una fede fatta più di richieste, adesso è gratitudine e amore nei confronti dell'umanità".

Come ti vedi oggi?

"Amo il mio viso più di prima, lo amo perché l'ho costruito con fatica ogni giorno. Mi sento più bella di prima, almeno ci provo. È una bellezza che parte da dentro e che si rispecchia anche fuori. È una bellezza che non sfiorisce, che è duratura. Mi sento bella dentro, ma anche tanto fuori (il pubblico ride e applaude)".

Hai voglia di innamorarti? Di avere un figlio?

"Ho voglia di avere un amore felice, di vivere con qualcuno che mi voglia davvero bene, non ho mai sentito un particolare istinto materno, chissà domani, intanto per un bambino c'è tempo.

Oggi vivo con i miei genitori, mi faccio viziare, approfitto della mia condizione, ma a breve andrò di nuovo a vivere da sola ci tengo alla mia autonomia e alla mia indipendenza".

Hai rivisto di recente quell'uomo al processo, che effetto ti ha fatto?

"Pochi mesi fa c'è stata la sentenza definitiva: 20 anni di reclusione. Ho voluto essere in aula, ho voluto guardarlo di nuovo in faccia, ma è stata dura.

Andare al processo è stato come rivivere quei tragici momenti, mi ha fatto male riascoltare quello che è successo, rievocare i ricordi, doverli nuovamente raccontare.

Attorno a questa persona c'è il male. Anche i suoi familiari si sono schierati con lui, non hanno riconosciuto la sua colpevolezza.

Nonostante l'evidenza, nonostante quella pena gli sia stata inflitta anche per aver tentato, qualche mese prima, di manomettere l'impianto a gas, si tratta di una tentata strage, visto che l'apparecchio è posto all'interno di un condominio. Per fortuna non è esploso, per fortuna"!

I sentimenti nei suoi confronti sono di odio?

"Odio no, riesco anche a provare un po' di pena per questa persona a cui ho voluto bene. Ho momenti in cui sento tanta rabbia per la mancanza di riconoscimento, per l'assenza di dispiacere nei suoi occhi, nelle sue parole".

Se ti chiedesse perdono, lo perdoneresti?

"Non ho bisogno del suo perdono è un passaggio che è già avvenuto dentro di me. Ho rimosso il rancore, quello che non mi faceva andare avanti. Il perdono serve più a lui, per un suo percorso".

Quali sono i tuoi obiettivi, i tuoi nuovi progetti?

"Ho tanti desideri che mi piacerebbe realizzare, ho sempre voglia di misurarmi con nuove esperienze, ma non ho ancora un progetto. Sarà il destino a decidere, attendo di capire cosa mi riserva il futuro".

La tua professione di avvocata è accantonata?

"Si, la vedo relegata al passato, molti mi chiedono perché non riprendo il mio lavoro, ma non lo ritengo un valore aggiunto.

La mia vita non è un caso, vorrei darmi altre possibilità di esprimere i miei talenti. Non è quello che è successo che mi determina come persona, ma il mio carattere, la mia forza, non vorrei essere legata per sempre solo a questo episodio".

Prima dell'aggressione avevi comprato una casa al mare, ti manca non poterci andare?

"Purtroppo essere ustionata non mi consente di espormi al sole, di poter godere appieno di un cielo azzurro, perché devo proteggermi dai raggi. Però chissà forse un domani… Mi manca il mare, ma lo accetto serenamente, c'è tanto altro nella mia vita".

Ti senti un simbolo?

"Vado a ruba (sorride!). Contribuire a migliorare la vita degli altri lo considero un privilegio. Una vita dedicata solo a se stessi, non é appagante.

Spesso ritorno nel reparto ustionati, per condividere il dolore con gli altri pazienti. Io mi ritengo fortunata. Molte donne mi scrivono, preferisco le mail alle lettere perché sono pigra, ma cerco di rispondere a tutte.

Questo coraggio contagioso, ha fatto sì che molte donne abbiamo lasciato mariti e compagni violenti ed abbiano deciso, dopo aver sentito la mia esperienza, di riprendere in mano la propria vita. Ne sono felice e per quello che potrò, continuerò a sostenerle moralmente".

Marilena Guerra continua l'appassionante chiacchierata leggendo alcuni brani del libro, uno di questi colpisce per la sua profonda leggerezza.

"Quando ho tolto le bende, davanti al medico e a mia madre molto preoccupati per la mia reazione, il mio primo commento è stato: secondo me con la frangia starei meglio. Poi mi sono osservata attentamente, ho notato il naso, ne mancava un pezzo, certo non è stato facile, ma oggi sono qui, non sono stata cancellata da quell'acido. Sono viva e mi sento piena di gratitudine".

Ci spieghi l'importanza dei capelli a cui dedichi tanto spazio nel tuo libro?

"Ho una sana fissazione per i miei capelli, anche in ospedale sono riuscita a farli lavare. All'inizio, mi hanno chiesto di tagliarli perché c'era il pericolo di infezioni, sono riuscita ad evitarlo, ma è stato un grande sacrificio.

I primi tempi ho dovuto tenerli legarli stretti stretti, per cercare di non compromettere le cure e i trattamenti, adesso sono felice di averli potuti conservare. I medici e tutto il reparto sono stati davvero meravigliosi con me, questo affetto è stato importante, un valore aggiunto".

Com'è arrivata l'onorificenza?

"Il 25 novembre arriva una telefonata, ero con mia madre a casa, una voce dall'altra parte del filo: avvocatessa le volevo annunciare che il Presidente della Repubblica le ha conferito l'onorificenza di cavaliere della Repubblica Italiana. Ho incontrato il Presidente Napolitano, il premier Renzi e la Presidente Boldrini, una grande soddisfazione".

Un consiglio a tutte le donne?

"Non accettate compromessi. Tutti i comportamenti del partner che comprimono la libertà, che non ci rendono felici, sono segnali importanti per capire il tipo di rapporto che si sta vivendo.

Dopo aver preso il secondo schiaffo da quell'uomo ho deciso di allontanarmi, ma non è bastato, occorre lavorare su se stesse ed abbandonare l'idea di poter salvare un uomo, di poterlo cambiare".

E si chiude, così come iniziato, con un lungo applauso l'incontro con Lucia Annibali e con la sensazione di aver conosciuto una persona speciale, una donna tutt'altro che vittima, una persona che ha saputo trasformare un dolore immenso che avrebbe potuto schiacciarla per sempre, in un grande e coraggioso inno alla vita.

A cura di Minella Chilà

 

 

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