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Trento

L’industria francese apre le porte alle donne, l’arte dell’errata corrige

Agir contre le sexisme, agire contro il sessismo, questo lo slogan del sito web Macholand.fr lanciato lo scorso ottobre qui in Francia per consentire agli internauti di denunciare le derive sessiste dei media, dei personaggi pubblici e delle aziende.

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Agir contre le sexisme, agire contro il sessismo, questo lo slogan del sito web Macholand.fr lanciato lo scorso ottobre qui in Francia per consentire agli internauti di denunciare le derive sessiste dei media, dei personaggi pubblici e delle aziende.

Perfetto. Quid delle università e più nello specifico delle Grandes Ecoles, grandi scuole, fabbriche da dove esce tutta la classe dirigente del paese che prenderà dunque i comandi di media, scena pubblica ed aziende? La comunicazione delle scuole di ingegneria ad esempio soffre ancora di stereotipi di genere e non si smentisce quando il carosello delle interviste ha inizio, a metà anno, quando presidi e direttori di istituto vantano ai microfoni di radio e televisioni i successi dei loro ragazzi.

Lapsus rivelatore, si trovano spesso nelle dichiarazioni descrizioni di "ragazzo tipo", di profilo di "allievo modello", di colui le cui attese verrano soddisfatte dall'ottimo livello del corpo docenti, salvo poi ricorrere ad un “ben inteso, le ragazze sono le benvenute!”.

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Il numero delle iscrizioni nelle scuole ad indirizzo scientifico parla chiaro: il Polytechnique, una delle scuole della Top Ten 2015 dei migliori istituti francesi di ingegneria, registra meno del 15% di presenze femminili. Una maggiore apertura delle facoltà ad indirizzo scientifico alle donne passa anche e soprattutto dalla comunicazione gestita dai loro responsabili e dalla promozione che ne fanno. Questa dovrebbe essere portata avanti sotto il segno delle pari opportunità e quindi promuovere un’equilibrata presenza di ambo i sessi.

Ma questo non accade quasi mai. I così detti promoter, dirigenti e non, veri PR di istituto durante le interviste parlano sempre e quasi esclusivamente di “ragazzi” o di “tipologia di ragazzo” mentre spiegano dettagliatamente il profilo del futuro iscritto.

Oggi les femmes ingénieurs rappresentano solo il 21% degli ingegneri francesi secondo gli studi dell’associazione Ingénieurs et Scientifiques de France. Nel 1973 erano appena 600, nel 2013 più di 10.000, sono stati fatti grandi passi in avanti è innegabile. Ciò che stupisce e resta incomprensibile è il gap salariale che permane: le donne ingegnere vengono pagate il 6% in meno nella fascia 25-30 anni ed il 20% in meno in quella dei 60-64 anni se comparate ai colleghi uomini.

Aline Aubertin presidente dell’associazione Femmes Ingénieurs rimpiange questo solco così evidente in termini di ricompensa: “Ci troviamo al centro di tutti gli stereotipi uomo-donna: dei pregiudizi duri a morire a scuola, in famiglia e in società. Nonostante non vi siano ragioni oggettive, la collettività considera ancora il lavoro di ingegnere come un lavoro riservato a uomini piuttosto che a donne”.

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Sarebbe opportuno allora chiedersi quale barriera di pensiero si interponga tra il lavoro dell’ingegnere e la donna ? L’immagine di un casco giallo, di un cantiere polveroso, di un computer di ultima generazione e la donna. É triste constatare come ancora laddove ci sia polvere e produttività, tecnica e calcolo il nostro cervello debba fare uno sforzo di fantasia per poter accedere all’immagine di una donna e non a quella di un uomo.

Per combattere questi cliché le ambasciatrici dell’associazione organizzano ripetuti incontri con le studentesse di licei e scuole medie, soprattutto nella capitale, incoraggiandole a diventare ingegnere. Ma sembrano remare contro corrente dato che gli stessi addetti all’orientamento scolastico, figure centrali del sistema educativo francese, hanno potuto consigliare già in parecchi casi registrati un diploma di segretaria alle ragazze che avevano espresso il desiderio di entrare nel mondo dell’informatica ad esempio come afferma il portavoce del sindacato delle professioni informatiche Syntec numérique.

Ed aggiunge: “le donne raggiungono il 27% degli effettivi nel campo dell’informatica ed appena una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10% per gli impieghi più tecnici. Non capiamo proprio il perché dato che il settore informatico offre profili molto diversi. Il problema è che le ragazze non accedendo ai corsi non conoscono nemmeno le nuove esigenze del settore”.

Questi sono i dati raccolti dal presidente del sindacato. Lui è sconsolato, noi pure, anche perché sono sempre di più le imprese – soprattutto start-up che oramai non si contano più in Francia – che prediligono equipe miste.

Ci consoliamo con la registrazione di un altro trend importante nel campo scientifico che vede le ragazze avvicinarsi maggiormente alle facoltà di chimica e di scienze agroalimentari: Sciences Agro a Bordeaux presenta il 70% di presenze femminili, Chimie Paris Tech ne conta più del 50%. Nel complesso le scuole specializzate in biologia industriale segnalano il 79% di studentesse iscritte.

Purtroppo però queste filiali rubano per così dire potenziali matricole a facoltà scientifiche come meccanica, aereonautica ed informatica, molto più generose in termini di stipendio e sempre più bisognose di effettivi nella configurazione attuale del mondo del lavoro. In paesi come la Corea del Sud o l’India sono soprattutto le donne ad accedere alle facoltà di informatica ed ingegneria. E in Francia che si fa ? Per ora si escogitano timide operazioni di promozione e premi come quello istituito per la vocazione scientifica e tecnica delle ragazze vinto da Suichen Wang, che appassionata di aerei ne ha fatto il suo credo.

Lei finisce quest’anno la prestigiosa Scuola Nazionale dell’aviazione civile di Toulouse, scuola dove le donne rappresentano in tutto il 30% degli studenti diplomati.

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Trento

Proteste contro il vigile Mohammed El Barji: ecco come è finita

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Il caso era scoppiato l’indomani di un nostro articolo pubblicato nel settembre 2019 dove venivano riportare le numerose lamentele di cittadini sanzionati dal vigile Mohammed El Barji. 

A finire sotto la lente d’ingrandimento erano finite le bestemmie che il vigile usava mentre sanzionava gli automobilisti e un comportamento arrogante e presuntuoso tale in alcuni casi anche di spaventare madri con i figli piccoli al seguito.

Le segnalazioni dei cittadini con il tempo si erano trasformate in vere proteste con tanto di raccomandate pec inviate al comandante della polizia municipale Giacomoni e al Sindaco Andreatta.

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Il consigliere comunale di Civica Trentina Andrea Merler aveva depositato un’interrogazione per chiedere lumi al sindaco sul comportamento del vigile.

Dopo il nostro articolo le e-mail di protesta erano aumentate ed eravamo venuti a sapere che c’erano state anche delle denunce incrociate fra il vigile e alcuni automobilisti.

In un caso il vigile in questione aveva anche fatto rimuovere una macchina pensando che non fosse assicurata. Poi è stato appurato che invece era regolarmente assicurata. In quel caso il comune ha dovuto coprire le spese della rimozione e risarcire l’automobilista.

Inoltre, oltre alle bestemmie, il vigile era stato accusato di molti errori anche nel suo operato: come rimozioni di veicoli che non sarebbero dovuti essere rimossi, sanzioni a disabili e portatori di handicap che vengono poi gestiti dall’amministrazione con annullamenti in autotutela (stante la palese evidenza degli errori) oppure con veri e propri ricorsi al Giudice di pace o Prefetto.

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Dopo la pubblicazione dell’articolo, a sostegno del vigile era arrivata a tempo di record una lettera del Sindaco che gridava «al razzismo, al razzismo» (leggi qui).

Il Sindaco infatti attraverso non si bene quale sillogismo accusava i cittadini che avevano effettuato le segnalazioni di essere dei razzisti e di aver segnalato il comportamento del vigile non in quanto scorretto ma solo perché di origine marocchine. Attenzione però, perché le dichiarazioni del Sindaco nei prossimi paragrafi dell’articolo saranno clamorosamente smentite. 

La polizia municipale inizia così un’indagine e incontra tutti gli automobilisti «vessati» dal vigile che naturalmente confermano filo per segno quanto successo: Il vigile in concreto bestemmia mentre multa gli automobilisti comportandosi in modo prepotente, arrogante e maleducato.

Intanto arriva la risposta del Sindaco all’interrogazione di Merler che il consigliere ritiene gravemente insufficiente e lacunosa.

Merler non molla la presa e deposita un’istanza di accesso agli atti (dd. 7.11.2019) a seguito della quale il Sindaco allega (è obbligato a farlo per legge) le audizioni degli agenti ed una relazione di fine indagine.

Tali atti non sono ostensibili a terzi, ma sui suoi contenuti Andrea Merler rilascia alla nostra redazione dei commenti meritevoli della massima attenzione e una riflessione a 360° sulla situazione dentro la Polizia Municipale.

«Purtroppo dentro il comune di Trento ci sono 1400 dipendenti lasciati completamente allo sbando – esordisce Merler – senza nessuna visione logica d’insieme che questo sindaco non è stato in grado di garantire in una gestione dove gli assessori sono andati tutti per conto proprio. Dentro la polizia Locale, una delle costole più importanti del comune di Trento, si è creata una situazione di forte difficoltà e una spaccatura dimostrata anche da alcune uscite pubbliche, come mai era successo a Trento.»

«Si avverte una stanchezza rispetto ad una governance che rimane la stessa da troppo tempo e che ha portato a delle frizioni fra le giovani leve che vorrebbero fare di più e che invece si sentono le ali tarpate da una polizia burocratica, macchinosa che preferisce sanzionare i cittadini usando sistemi bagatellari. I giovani non vengono motivati e quindi lavorare in queste condizioni è difficile, certamente se a Maggio dovessimo vincere le elezioni saranno fatte scelte veloci, diverse ed immediate»

«L’indagine sul Vigile ha avuto un’accelerazione dopo la mia richiesta di accesso agli atti a fronte di un evidente tentativo da parte del sindaco di insabbiare tutto» – ricorda Merler

Negli atti Merler conferma che viene riportato che Mohammed El Barji ha una scarsa attitudine al lavoro di squadra e molta propensione all’autoritarismo.

C’è anche la conferma che i rapporti verbali con i colleghi e con gli automobilisti sono ruvidi ed autoritari.

Merler spiega che in alcuni passaggi del fine indagine il capo della Polizia Municipale conferma che il vigile «si raccorda con i colleghi con difficoltà, è poco collaborativo e spesso impone il suo modus operandi senza nessuna possibilità di confronto».

Nella testimonianza di un collega si legge: «Quando sono in servizio con lui io sto in silenzio per tutto il tempo, infatti è impossibile comunicare con lui».

Altri agenti, continua Merler leggendo il fine indagine – confermano che El Barji tiene un comportamento pessimo  e reiterato spesso denso di imprecazioni con un linguaggio scurrile e volgare e che lancia in continuazione apprezzamenti su signore e ragazze che incontra in servizio.

«Chi mette in imbarazzo l’istituzione pubblica con atteggiamenti aggressivi – conclude Merler – deve essere ripreso con severità e sanzionato, che porti un cognome italiano o straniero. La condotta di questo agente non andava coperta come ha fatto il sindaco, ma anche con la massima riservatezza dove essere richiamato e sanzionato. Alla fine  lo stesso commissario capo nella sua relazione finale ammette che l’approccio di questo agente con colleghi e cittadini è stato sbagliato sottolineando le criticità di El Barj».

Rimane il rammarico per il comportamento del Sindaco Andreatta che senza nessuna relazione o prova dopo solo poche ore dall’uscita delle testimonianze dei cittadini e degli agenti ha scelto di difendere El Barj. Non aveva fatto la stessa cosa quando un suo agente era stato massacrato da dei ragazzi dei centri sociali. In quell’occasione era calato il silenzio.

La difesa di un agente di Polizia locale che compie il suo dovere è assolutamente legittima ed onorevole da parte dell’Amministrazione, ed anche un errata difesa si può tollerare se fatta in buona fede, diversa è una difesa ad oltranza ed ingiustificata.

In questi mesi anche tra i colleghi ci sono stati molti malumori per il caso El Barji. L’accusa diretta all’amministrazione è stata che in questo caso siano stati fatti dei favoritismi e che il Sindaco non abbia tenuto un comportamento sempre cosi netto di difesa in caso di altri agenti che hanno commesso degli errori.

Per esempio ci sono stati segnalati casi di provvedimenti disciplinari per utilizzo errato del buono pasto, c’è chi è stato sanzionato disciplinarmente per il solo fatto di non aver indossato correttamente il cappello d’ordinanza o altre lievissime mancanze.

Forse nell’epoca del perbenismo il fatto di criticare qualcuno che solo da poco ha preso la cittadinanza italiana sia un problema? Non possono essere usati tuttavia due pesi e due misure tra gli stessi dipendenti dell’ amministrazione pubblica, ci si aspetta un intervento sindacale e presa di posizione chiara in favore di verità e giustizia.

 

 

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Trento

BrennerLEC: al via la terza fase del progetto con importanti novità per ottimizzare la gestione del traffico e migliorare la qualità dell’aria

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E’ iniziata la terza fase sperimentale del progetto LIFE BrennerLEC di cui l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente è partner. Due le principali novità: l’estensione dell’applicazione dei limiti dinamici in condizioni di traffico intenso a tutto il tratto di progetto che si estende da Bolzano Nord a Rovereto Sud e l’introduzione di un sistema semi-automatizzato che fornisce agli operatori dell’A22 le indicazioni sui limiti di velocità ottimali da applicare.

A partire dalla fine del 2019, la sperimentazione della gestione dinamica della velocità in caso di traffico intenso – prima limitata al tratto autostradale Trento centro-Rovereto sud – è stata estesa fino a Bolzano Nord (91 km), sempre in carreggiata sud. I primi test sono stati effettuati durante le giornate di esodo turistico a cavallo tra dicembre e l’inizio di gennaio.

Da questa fase, l’attivazione dei limiti da parte degli operatori del Centro Assistenza Utenti (CAU) di A22 avverrà in base alle indicazioni fornite dal programma di calcolo, sviluppato nell’ambito del progetto e testato nella fase precedente, che indica quando e di quanto limitare la velocità per fluidificare il traffico ed evitare i fastidiosi e pericolosi stop and go.

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L’applicazione dei limiti dinamici ha dimostrato che è possibile ridurre i tempi medi di percorrenza anche del 34% permettendo ai veicoli di viaggiare ad una velocità di circa 80 km/h, a fronte dei 55 km/h prospettati in condizioni di traffico particolarmente critiche.

In maniera analoga, di qui alla fine del progetto prevista per l’aprile 2021, funzionerà anche la seconda sperimentazione, quella limitata alla tratta tra Egna Ora e San Michele (in entrambi i sensi di marcia) e volta a ridurre l’inquinamento atmosferico. Nelle prime due fasi, l’obiettivo principale è stato quello di misurare il rapporto tra limiti dinamici di velocità e riduzione delle emissioni.

I test hanno dimostrato che ridurre la velocità media dei veicoli leggeri di 14 km/h produce un calo delle concentrazioni di biossido di azoto del 10% a bordo autostrada.

I dati così raccolti hanno permesso l’introduzione di un sistema semiautomatico: grazie al complesso sistema diagnostico e previsionale realizzato dai partner tecno-scientifici del progetto, intrecciando in tempo reale i dati meteo, quelli sulla qualità dell’aria e sui volumi di traffico, il sistema informatico dedicato è in grado di proporre la scelta per il limite di velocità ottimale che, anche in questo caso, resterà agli operatori attuare.

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L’aiuto allo sviluppo di un progetto pilota sostenuto dalla Commissione Europea come modello di riferimento per l’intera Unione passa dalla collaborazione degli utenti. Per incentivarla, l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente e i partner di progetto hanno ideato un concorso a premi basato sull’utilizzo dell’App Shelly: più si rispettano le indicazioni sulla velocità e più premi si vincono. Per maggiori informazioni si rimanda al sito https://brennerlec.life/.

 

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Trento

Fino al 31 marzo le candidature per il Premio Arge Alp 2020

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AAA cercasi fanfara per Arge Alp, la Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine. E’ indetto un concorso musicale con un primo premio del valore di 5.000,00 Euro e altri due premi di 1.000 Euro ciascuno.

Tema del concorso è una composizione per fanfara. Quella che risulterà vincitrice “sarà usata come fanfara ufficiale per Arge Alp inoccasione di eventi, disponibile sulla homepage del sito dedicato, usata come sigla per video e come elemento integrante e caratteristico dell’unione delle dieci regioni, land e cantoni che fanno parte di diverse nazioni”, sottolinea il presidente del Land Salisburgo, attuale presidente di Arge Alp. La scadenza è il 31 marzo 2020 (ore 16).

La composizione per fanfara – massimo dieci musicisti – ammessa al concorso dovrà avere una lunghezza compresa tra i 3 e i 5 minuti e una versione breve (sigla di 7-9 secondi) estrapolata dalla prima.

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L’opera deve saper rappresentare in musica le Alpi come spazio di vita nonché i principi di Arge Alp che si possono sintetizzare in tradizione e innovazione, comprensione reciproca e responsabilità condivisa, in sostanza l’idea ispiratrice dell’istituzione transfrontaliera: Arge Alp in musica.

La compositrice o il compositore nonché i musicisti che eseguono il pezzo devono provenire da una regione Arge Alp oppure avere lì il proprio domicilio.

Spartiti e registrazione originale

Il termine per la consegna delle composizioni è fissato per il 31 marzo 2020 alle ore 16. Per partecipare occorre consegnare, indicando come oggetto “Concorso di composizione musicale per Arge Alp”, lo spartito della fanfara nonché la versione breve e una registrazione originale delle opere in formato MP3.

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Le candidature vanno indirizzate qui

Per tutti i dettagli consultare invece consultare la pagina: https://www.argealp.org/it/

ARGE ALP: Dieci regioni in quattro stati. Dalla sua fondazione nel 1972 l’Arge Alp è un’importante rete di cooperazione transfrontaliera quando si tratta delle priorità dell’arco alpino, in particolare a livello ecologico, culturale, sociale ed economico. Negli stati Italia, Austria, Germania e Svizzera i seguenti land, regioni e cantoni, con una popolazione pari a 26milioni di persone, collaborano insieme: Baviera, Grigioni, Lombardia, Salisburgo, S. Gallo, Alto Adige, Ticino, Tirolo, Trentino e Vorarlberg.

 

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