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Italia ed estero

Hillary 5.0: come trasformare Hillary Clinton in una Ferrari

 

Che differenza c'è tra Hillary Clinton e un hamburger di McDonald's? Nessuna, a detta di alcuni tra i più importanti strateghi americani del marketing. A loro avviso, il marchio Clinton ha bisogno di essere “svecchiato”. La donna che fu first lady, senatrice, aspirante candidata alla presidenza americana e segretario di Stato è pronta per l'ultima metamorfosi. Obiettivo: vincere la corsa per la Casa Bianca.

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Che differenza c’è tra Hillary Clinton e un hamburger di McDonald’s? Nessuna, a detta di alcuni tra i più importanti strateghi americani del marketing. A loro avviso, il marchio Clinton ha bisogno di essere “svecchiato”. La donna che fu first lady, senatrice, aspirante candidata alla presidenza americana e segretario di Stato è pronta per l’ultima metamorfosi. Obiettivo: vincere la corsa per la Casa Bianca.

In un recente articolo, il Washington Post ha battezzato il piano per (ri)consegnare alla Clinton le chiavi della Casa Bianca “Hillary 5.0”. Secondo il quotidiano statunitense, l’ex first lady avrebbe infatti compiuto l’ennesimo grande passo verso la candidatura ufficiale alle Primarie del 2016, arruolando nel suo team due massimi esperti della comunicazione commerciale.

Si tratterebbe di Wendy Clark, noto per aver promosso il marchio Coca-Cola tra i più giovani, e Roy Spence, consulente per la catena di negozi al dettaglio Walmart. Per i due, la missione quasi impossibile sarà “rinfrescare” il marchio Clinton per venderlo agli elettori americani.

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In fondo, portare Clinton alla Presidenza “è esattamente come vendere un iPhone, o una bevanda o dei cereali”, dichiara Peter Sealey, stratega di marketing aziendale. “Deve utilizzare tutte le caratteristiche che ha un marchio: un colore dominante, un logo, un simbolo”. Qual’è il simbolo di Hillary Clinton? Secondo alcune indiscrezioni, si sta già pensando a un logo con la lettera H nel mezzo.

Di fronte a quella che si preannuncia come un’offensiva mediatica senza precedenti, vien da chiedersi perché l’immagine di Hillary Clinton abbia così disperatamente bisogno dell’ennesimo lifting. La risposta è abbastanza intuitiva: sono più di vent’anni che la Clinton calca la scena politica nazionale, il popolo americano sa ormai tutto di lei.

Avvocato di grido, first lady prima antipatica e poi compatita, competente senatrice dello Stato di New York, avversaria di Barack Obama nella corsa alla nomination democratica nel 2008 e, infine, segretario di Stato americano dal 2009 al 2013: questi i volti di colei che mira a diventare la prima presidente donna degli Stati Uniti d’America.

Per vincere, la Clinton dovrà adattare la sua immagine alle nuove tendenze. La tattica vera e propria non è stata ancora elaborata. Tuttavia, le recenti mosse dell’ex first lady fanno ipotizzare che sia intenzionata a giocarsi la carta della “candidata della classe media”. Sicuramente, dovrà fare meglio che nel 2008, quando venne bollata come cinica, priva di autenticità e incapace di reggere il confronto con il carismatico Obama.

Eccola allora pronta a cambiare abito per l’ennesima volta, consapevole che le elezioni del 2016 saranno probabilmente l’ultima occasione per realizzare il sogno che insegue da una vita. Non tutti sono però d’accordo con la nuova strategia di comunicazione. C’è chi dice “lasciate semplicemente che Hillary sia Hillary”, insistendo sulla questione della spontaneità e chi, invece, fa notare che non sarà sufficiente “dare una rinfrescata” al marchio Clinton, per trasformare una donna dall’ambizione sconfinata nella prima Presidentessa degli Stati Uniti.

Per vincere la Clinton deve saper rispondere a due domande: perché è lei la persona giusta per occupare la massima carica del Paese e quali saranno le sue politiche una volta eletta. Questa la tesi di coloro che dicono che non è solo una questione di brand.

In realtà, gli stregoni del marketing sono già al lavoro anche per rispondere a questi quesiti. I paragoni si sprecano. Per Peter Sealey il punto è: “Qual’è la sua promessa? Con Mercedes, è la qualità. Con Volvo, la sicurezza… la chiave di volta è riuscire ad esprimere la sua promessa con una sola parola”. E sfrecciare come una Ferrari nella corsa per la Casa Bianca.

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