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Arte e Cultura

New York: un cantante Trentino fa rivivere il mito di Elvis Presley

Domenico Calogero Marino, detto Elvis Calò, è stato riconosciuto da tutti come l’Elvis Presley Trentino.

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Domenico Calogero Marino, detto Elvis Calò, è stato riconosciuto da tutti come l’Elvis Presley Trentino.

Nonostante le numerose performance con gruppi e musicisti diversi, spaziando attraverso molti generi musicali anche molto diversi fra di loro, si è sempre riconosciuto in un solo genere musicale, il rock ’n roll

Le sue movenze sul palco, il suo grande carisma, la grande padronanza, la leggera somiglianza con Elvis Presley e la tonalità di voce molto simile al re del Rock ’n roll lo hanno consacrato negli anni 80 e 90 come uno dei protagonisti della musica trentina

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La sua grande capacità camaleontica di interpretare qualsiasi tipo di musica grazie a una incredibile potenza vocale e un talento naturale lo hanno portato ad essere protagonista in più di 600 concerti Live.

Al suo attivo anche 2 dischi, uno dei quali completamente Live e infinite apparizioni sui palchi degli Stati Uniti dove ormai vive da circa 15 anni con la sua famiglia.

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La sua è una storia singolare, che vale la pena di raccontare fino in fondo. La storia di un cantante innamorato della musica, di un viaggiatore sempre alla ricerca di se stesso.

Nasce 54 anni fa in un paesino della provincia di Messina. A soli 5 anni comincia un lungo viaggio verso gli Stati Uniti d’America.

Con la sua famiglia s’imbarca sulla Leonardo Da Vinci, allora la più grande (e più bella) nave al mondo, per un viaggio emozionante, come una grande avventura. «Quella traversata – ci racconta oggi Elvis Calò – è stata il viaggio più bello della mia vita. Sulla nave vedendo mio padre suonare la chitarra e mia madre cantare cominciai a innamorarmi della musica.» 

Ma il colpo di fulmine per il piccolo Elvis arriva una sera d’inverno quando, seduto davanti alla televisione, vede Elvis Presley cantare in un concerto.

Il suo vestito è appariscente e pieno di lustrini e la gente impazzisce per lui.

Dopo essere stato ipnotizzato dal genio del rock ’n roll per oltre 2 ore si rivolge alla sorella dicendo:«un giorno diventerò e mi vestirò come lui.

Facciamo ora un salto in avanti di 10 anni. Nel 1974 (a 14 anni) ritorna nel suo paesino in Sicilia. Il cambiamento da una New York brillante e piena di occasioni al suo paesino di montagna è traumatico. Non ci sono cinema, discoteche o piano bar, non c’è nulla

L’unico momento di aggregazione era la messa della Domenica, – ricorda Elvis Calò. – Ma per ironia della sorte è stato proprio grazie alla chiesa che ho cominciato a cantare.

Quando un suo amico si sposa prova a cantare l’ave Maria in chiesa. Il parroco rimane così impressionato dalla sua voce che gli propone di cantare per tutte le persone del paese.

Quando il parroco mi chiese di cercare dei musicisti – ricorda Elvis Calò, – per mettere in piedi una band dicendomi che per gli strumenti ci avrebbe pensato lui, non mi sembrava vero.»

Il parroco mantenne la parola, mise a disposizione una chiesa sconsacrata per fare le prove e comprò gli strumenti. La band comincia a suonare prima nel paesino e poi in tutta la Sicilia, la loro musica manco a dirlo è il rock ’n roll, il suo leader indiscusso è Calogero Marino, che più tardi diventerà Elvis Calò.

 

Dopo 5 anni di concerti live in giro per tutta la Sicilia si trasferisce all’Isola d’Elba, dove per quasi un anno canta tutte le sere con successo al piano Bar Il Rodeo.

Poi cambia nuovamente città, prendendo la residenza a Pieve Di Cadore dove comincia le prime esperienze musicali nelle discoteche del luogo dove canta e suona per circa un anno.

Nel 1981, complice un viaggio vacanza a Trento, conosce la sua futura moglie e quindi si trasferisce definitivamente in Trentino. Suona con il gruppo «Senso Unico» e poi con i Black Devils di Albiano.

Per molti anni contribuisce anche al successo dei Goonies cantando in giro per tutto il Trentino.

La vera consacrazione arriva quando viene chiamato a cantare con il vestito originale, alla mostra in onore di Elvis Presley presentata alla Cantinota di Trento. È il 1988 e insieme a Edo Bordignon e Mariano Cristellotti si esibisce in otto concerti indimenticabili dedicati al grande re del Rock ‘n roll.

«Cantare con uno dei vestiti originali del grande Elvis – ci confida Elvis Calò – mi mise i brividi. Grazie a quelle serate per me cambiarono molte cose e arrivarono molte opportunità.»

Durante una di queste serate, fra il pubblico c’è anche il suo vecchio amico ed ex batterista Roberto Conci che vedendolo concepisce l’idea di costruire una piccola orchestra intorno al grande cantante.  Nasce Elvis Calò Band che propone un repertorio costruito su di lui dove, oltre alla band base, è affiancato anche da una sezione fiati con tromba, trombone e saxofono. Con questa band il cantante sarà protagonista fino al 1992 suonando in oltre 100 concerti.

Dopo la fine della Elvis Calò Band il cantante collabora in alcuni progetti con Paolo e Giorgio Anesi, con Sergio Decarli e Charley Deanesi, con Silvano Catoni e per oltre un anno con il famoso gruppo di Bolzano Papillon.

Nel 1997 diventa nuovamente protagonista con la band Millennium, insieme all’amico Roberto Conci, a Robert Beso, Luciano Corradini, Mariano Antoniutti ed Elisabetta Benvenuto. 

Con questa Band incide due dischi che vendono molto e gira un video sulla traccia «Sound of Tears» distribuito in Colombia dove è invitato in tutte le radio del paese per la promozione. Tuttora nel paese Sud Americano è uno dei video più visti e apprezzati di sempre. Nel 2004 decide di tornare a New York e lascia per sempre Trento e L’Italia.

Ma la sua storia continua, si esibisce ancora con il vestito e con le movenze sensuali del grande Elvis girando molte città della grande mela.

Ma dopo otto anni, nel 2012, Roberto Conci, l’amico di sempre lo vuole nuovamente a Trento per la magica Notte delle feste vigiliane, dove si esibisce con il vecchio gruppo dei Millennium sul prestigioso palco di Piazza Cesare Battisti in «Trentino Rock Live».(foto titolo)

Alla fine della sua esibizione viene premiato come miglior cantante della serata e dopo essere sceso dal palco per due ore di fila firma autografi e foto ricordo. Un successo senza precedenti. 

Quando Roberto Conci mi chiamò pensai che stesse scherzando – ricorda Elvis – ma realizzato che diceva il vero cominciai a pensare di partecipare a questo concerto e organizzai la mia partenza da New York alla volta di Trento».

Dopo numerose peripezie legate alla tecnologia riusciamo a intervistare Elvis Calò direttamente dalla sua casa nel Bronx via video conferenza.

Hai nostalgia dell’Italia?

Sì, un pezzo del mio cuore è sempre nel paese dove sono nato. Purtroppo solo quando sei lontano dal tuo paese ne apprezzi la bellezza e le mille sfaccettature.»

Cosa ti ha insegnato la musica in tutti questi anni?

«Mi ha insegnato a comunicare con la gente, a condividere le loro e le mie emozioni. Ma soprattutto mi ha fatto capire come una sola canzone possa far sorridere tutti e forse far dimenticare i brutti momenti, i dolori, la tristezza.»

E sei orgoglioso di questo?

«Si molto. Vedere ai miei concerti le persone che si divertono e che partecipano al mio spettacolo è meraviglioso. Sapere che quando finisci c’è sempre qualcuno fra il pubblico che ti aspetta sotto il palco per parlare con te è una sensazione fantastica.»

Qualche rimpianto?

«I rimpianti sono molti. Prima di tutto non essere stato in grado di gestirmi quando forse la fortuna mi aveva bussato alla porta. Purtroppo il mio carattere piuttosto sanguigno e istintivo mi ha impedito di sfruttare le molte opportunità che la vita musicale mi ha messo a disposizione.»

Ricordi qualche aneddoto a riguardo di questa tua vita musicale?

«Ce ne sono molti. Ma mi piace ricordare quando durante un concerto con la band “Papillon” a Bolzano alla fine di una canzone 2 ragazze salirono sul palco e mi buttarono a terra cominciando a baciarmi dappertutto.»

Sei stato uno dei pochi cantanti trentini in grado di coinvolgere sempre il pubblico durante i tuoi concerti, cosa deve avere un cantante per riuscire in questo?

«Non avere nessuna paura del pubblico e pensare sempre con umiltà di essere uno di loro. Ma credo soprattutto che serva una dote naturale, cioè il carisma di chi sa attirare l’attenzione qualsiasi cosa canti o dica.»

Quali sono stati i tuoi riferimenti musicali durante tutti questi anni?

«Ho vissuto nel grande mito del grande Elvis Presley, anche se ho ascoltato qualsiasi tipologia di musica. Ultimamente ho riscoperto l’opera lirica, che non finisce mai di stupirmi.»

I tuoi figli cosa dicono del grande Elvis Presley?

«Tutti ne sono innamorati, quindi sono sicuro che il mito continuerà visto l’interesse ancora molto vivo anche nelle giovani generazioni.»

Ti riconosci un difetto?

Sono troppo impulsivo e in taluni casi il mio temperamento diventa anche esplosivo. Ma sono anche piuttosto menefreghista ed a volte fin troppo superficiale.»

Un pregio?

«Non ho mai abbandonato un amico in vita mia».

Qual è stato il concerto che ricordi con più emozione?

«15 Agosto 1978, Sicilia. 8.000 persone impazzite per Mal dei Primitives e per il sottoscritto. Roba da pelle d’oca, impossibile da dimenticare».<

Dovessi fare il tuo ultimo concerto quali musicisti trentini inviteresti nella tua New York?

«Ho pochi dubbi in proposito, vorrei con me Roberto Conci alla batteria, Walter Gottardi al basso, Robert Beso alla chitarra e Luciano Corradini alle tastiere

Tre di questi musicisti hanno fatto parte della Band Millennium, è stata quindi una bella esperienza?

La migliore di sempre per quanto mi riguarda. Ed è stato bello che sia stata l’ultima in Italia. Con questa band ho conosciuto i grandi palchi ed ho vissuto concerti spettacolari da punto di vista scenico. Oltre a questo abbiamo anche inciso due dischi.

Qual è a parer tuo il segreto per tenere unita una band e portarla al successo?

«Al suo interno ci devono essere dei punti fermi. Devono essere presenti 3 figure; Un leader organizzativo, un leader tecnico e un cantante che trascina e su cui la band si appoggia. Nel Gruppo Millennium queste 3 figure erano presenti.»

Quali sono stati i grandi cambiamenti della musica negli ultimi decenni?

«All’inizio degli anni ’80 la tecnologia ha cambiato tutto, negli anni ’90 abbiamo assistito ad appiattimento incredibile privo di qualsiasi novità, nell’ultimo decennio internet ha contribuito alla crisi discografica, oggi non si vende più un disco nemmeno se lo regali.»

Com’è nato questo tuo nome d’arte, Elvis Calò? 

«Quando sono stato chiamato a cantare alla mostra di Elvis Presley in Cantinota fra il pubblico c’era anche Roberto Conci. Alla fine mi venne incontro e mi disse che da quel momento Calogero non sarebbe più stato il mio nome ma il mio cognome e che il mio nuovo nome sarebbe stato Elvis; a lui è sempre stato difficile dire di no!»

E fu durante quella serata che nacque Elvis calò Band?

«Esatto. Costruimmo una band classica con una sezione fiati di 3 elementi, per l’epoca era una cosa molto anomala. Attraverso alcuni cambi di formazione ricordo comunque che questo gruppo durò quasi 4 anni con circa 80 concerti all’attivo.»

Com’è stata la tua ultima esperienza qui a Trento, dove hai cantato in Trentino Live Rock nel 2012?

Rivedere tanti amici mi ha davvero emozionato, e sul palco mi sono divertito molto, per un attimo mi è sembrato di tornare indietro di 20 anni. Certamente non pensavo di essere accolto alla fine del concerto con tanto affetto».

Certo che venire a Trento da New York per un concerto….

«Quando canti ti senti vivo, l’adrenalina sale e senti cose incredibili, se poi canti insieme ai tuoi amici e musicisti con i quali hai condiviso momenti magici allora capisci che ne vale davvero la pena. E poi comunque è difficile dire di no all’amico Roberto…»

Hai ancora qualche sogno nel tuo cassetto?

«Vorrei fare un grande concerto a Las Vegas, anche se ovviamente non sarà facile.»

Elvis Calò forse non ha mantenuto fino in fondo la promessa fatta tanti anni prima alla sorella.

Non è diventato il re del Rock ’n roll, anche se ha comunque lasciato il segno nel suo nome. Ha però raggiunto il suo sogno, quello di andare in giro per gli stati Uniti vestendosi e cantando come il grande Elvis

«Non sono mai diventato famoso – ammette – Ma qui dove vivo tutti mi riconoscono e mi fermano per strada.»

Forse il suo talento è stato sostenuto da troppa sregolatezza che alla fine gli ha presentato il conto. Ambedue queste doti gli sono state assegnate dalla vita; con il genio ci ha combattuto, con la sregolatezza invece ha dovuto conviverci.

Anche lui, come il grande Elvis Presley, ha in taluni momenti della sua vita abusato negli eccessi e nelle stravaganze, ma anche in tanta generosità verso gli altri. E come il grande Elvis la filosofia è sempre stata la stessa; essere protagonista e voler intrattenere la gente fino all’ultimo respiro.

Ma con la nostra città lo lega un amore particolare, tanti amici e soprattutto molti ricordi legati alla musica.

La nostra speranza è un giorno di vederlo apparire ancora una volta, come per magia o per uno scherzo del destino, dietro l’angolo, con il suo sorriso, e magari sentirlo ancora una volta dire «Dai ragazzi che mettiamo in piedi un gruppo da far paura…»

Arrivederci a presto grande Elvis Calò, un grande saluto e un abbraccio dalla tua Trento!

Nella foto la torta regalata a Elvis nella festa dell’addio prima di tornare a New York il 15 giugno 2012

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