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Italia ed estero

Vertice ONU sull’emergenza in Libia: l’Occidente dice no alla guerra

L’ISIS non è solo una minaccia indefinita, lontana e poco credibile. Per lo meno non lo è più. Lo Stato islamico dopo essere riuscito a colpire il cuore dell’Europa, ora è alle sue porte e sembra puntare dritto verso un obiettivo preciso: l’Italia.

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L’ISIS non è solo una minaccia indefinita, lontana e poco credibile. Per lo meno non lo è più. Lo Stato islamico dopo essere riuscito a colpire il cuore dell’Europa, ora è alle sue porte e sembra puntare dritto verso un obiettivo preciso: l’Italia.

Senza voler creare allarmismi o stati di panico generale, bisogna dire le cose come stanno o come sembrerebbero essere in questo momento. La strategia utilizzata dallo Stato islamico è tutt’altro che scontata. Forse prevedibile sì, ma non scontata.

Dopo essere entrato in possesso di gran parte del territorio iracheno e siriano, l’ISIS ha dato avvio ormai da giorni alla sistematica occupazione della Libia, uno Stato come i due già menzionati, sull’orlo del fallimento e sprofondato nel caos più totale della guerra civile.

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Prossimo obiettivo sembra essere la Tunisia e non si esclude l’ipotesi che gruppi armati affiliati a Boko Haram, il corrispettivo nigeriano dello Stato islamico nato in Iraq, possano unirsi, se non l'hanno già fatto, all’ISIS nella lotta contro le truppe egiziane e quelle occidentali, semmai dovessero un giorno decidere di fermare con la forza l’avanzata del terrore islamico.

Mercoledì si è riunito, per la prima volta,il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere se e come intervenire in Libia per fermare l’avanzata dello Stato islamico che agisce per mano dei Fratelli Musulmani attivi soprattutto nella zona di Tripoli ma che proprio nelle ultime ore sono stati allontanati da Sirte e che sono stati l’obiettivo dei raid egiziani sulla città di Derna.

La pressione dell’Egitto, esercitata sull’Occidente affinché intervenga a sostenere lo sforzo che l’esercito egiziano sta compiendo per arginare il dilagare della minaccia islamista, sembra essere stata vana e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non si è mostrato favorevole ad un intervento armato in Libia. Per il momento non verrà approvata nessuna risoluzione che autorizzi un intervento militare sotto l’egida delle Nazioni Unite in Libia contro l’ISIS.

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Molti Paesi europei, prime fra tutte Francia e Germania, e non ultima l'Italia, avevano già espresso la volontà di portare avanti un’azione diplomatica e politica piuttosto che un intervento militare vero e proprio. In una nota congiunta è stato infatti dichiarato che l’Europa avrebbe ribadito il proprio sostengo nei confronti di governo di unità nazionale libico per isolare e indebolire la fazione legata ai Fratelli Musulmani.

Ma la Libia, per bocca del premier legittimo Abdallah Al Thani, chiede di più. Chiede l’intervento di una coalizione internazionale per fermare l’avanzata dei ribelli; chiede la revoca dell’embargo sulle armi per potersi preparare a resistere; chiede al Consiglio di Sicurezza di fornire materiale bellico al suo Paese in nome della lotta al terrorismo.

Niente di tutto questo è per ora sul tavolo di discussione in seno all’Onu. L’Italia è pronta a fare il suo dovere, ad intervenire se necessario, a monitorare un eventuale cessate il fuoco, se questo ruolo le verrà concesso.

La Russia si è dimostrata piuttosto incline a collaborare con Stati Uniti ed Europaper un possibile futuro intervento e gli Usa dal canto loro sono pronti a fornire droni. Ma tutti i grandi della terra sono apparsi titubanti all’idea di dare avvio ad una vera e propria guerra in Libia e ad una guerra più generale contro l’ISIS e il terrorismo islamico. Una guerra richiede mezzi, sacrifici soprattutto in termini di perdite di vite umane e non da ultimo denaro in un momento in cui molti Paesi ancora arrancano per tentare di uscire dalla crisi economica.

Al di là delle considerazioni etiche di giusto e sbagliato, ci si sta muovendo su un terreno molto scivoloso che sembrerebbe consigliare la via della diplomazia e del negoziato per evitare di farsi risucchiare in una guerra contro il “male” dai risultati incerti.

Ma è inevitabile chiedersi se la strada della diplomazia e del negoziato sia abbastanza efficace per combattere l’ISIS quando il solo linguaggio che questi nuovi combattenti di Allah sembrano capire è quello del terrore.

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