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Arte e Cultura

“Abbiamo fame di vittorie”. Alice Martini, l’esperienza al servizio della squadra

Generosa. Pronta a mettersi sempre in discussione. Al servizio della squadra.

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Generosa. Pronta a mettersi sempre in discussione. Al servizio della squadra.

Alice è così, ne abbiamo avuto la conferma incontrandola all'indomani della serata che giovedì 12 febbraio ha visto protagonisti sul palco della Sala della Cooperazione Giada Marchioron, Emanuele Birarelli e Toto Forray.

I capitani di Trentino Rosa, Trentino Volley e Aquila Basket, hanno raccontato la propria esperienza durante un incontro dal titolo evocativo – "Capitano, mio capitano! – promosso dall'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (IUS), fondato da Chiara Lubich a Firenze, in occasione dell'International Winter School che si è svolta a Trento dal 10 al 15 febbraio.

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Alice Martini, schiacciatrice della Delta Informatica al secondo anno in maglia gialloblù, era presente insieme alle compagne di squadra, al presidente Roberto Postal e al direttore sportivo Franco Tonetto.

«È stata una serata interessante, penso che ascoltare Giada, Emanuele e Toto sia stato molto utile per capire cosa significa giocare a pallavolo e a basket ad alto livello.

Per noi è un lavoro e avere l'occasione di parlarne e di spiegare cosa vuol dire praticare uno sport a livello professionistico e far parte di una squadra che disputa il campionato di A1 e A2 permette ai non addetti ai lavori di capire gli aspetti che caratterizzano la vita di un atleta.

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Il pubblico vede la partita della domenica, ma quella è solo la punta dell'iceberg, la prestazione è frutto del lavoro svolto in palestra durante la settimana».     

La pallavolista parla volentieri di un incontro che tra citazioni autorevoli – Steve Jobs, Julio Velasco, "L'attimo fuggente" – e aneddoti raccontati dai tre capitani ha offerto numerosi spunti di riflessione.

Sollecitati dalle domande di Paolo Crepaz medico dello sport, giornalista e presidente della Fondazione per Sophia, che ha moderato l'incontro, Marchioron, Birarelli e Forray sono stati infatti invitati a confrontarsi su "creatività ed innovazione al servizio del team" dando vita ad un talk-show chenon ha tradito le attese.

Ad Alice non potevamo non chiedere che capitano è Giada Marchioron.

«Giada l'ho conosciuta durante un collegiale con la Nazionale Under 21 a Roma quando avevamo 18 anni e fin da allora si vedeva che aveva grinta personalità, è sempre stata una giocatrice tosta, caratterialmente molto forte. L'anno scorso sono arrivata a Trento e ci siamo ritrovate, la stimo molto, in campo è un vero punto di riferimento e la sua presenza ci dà sicurezza.

Siamo professioniste, la pallavolo è il nostro lavoro e ci alleniamo per raggiungere degli obiettivi, quindi ciò che conta è che ci sia il clima giusto per lavorare bene insieme indipendentemente dai rapporti personali che si possono creare. Con lei però posso dire di avere un bel rapporto anche fuori dal campo, abitiamo entrambe a Pergine e usciamo spesso insieme», racconta sorridendo Alice.     

«Ho giocato in molte squadre e ho avuto tanti capitani – prosegue la pallavolista -, di solito quello del capitano è un ruolo delicato perché deve fare da mediatore tra le atlete e l'allenatore e la Società ma qui tutte collaboriamo per far sì che le cose funzionino al meglio».

Lo spirito di gruppo e l'affiatamento sono la forza di una squadra che da neo-promossa in A2 sta disputando un campionato oltre ogni aspettativa, arrivando a sfiorare l'accesso alla finale di Coppa Italia, sfumato mercoledì al PalaResia di Bolzano. All'andata le gialloblù avevano battuto 3-2 il Neruda a Sanbàpolis, vincendo meritatamente il primo derby contro la squadra di Bonafede, poi non sono riuscite a ripetersi nella partita di ritorno. 

Le bolzanine infatti hanno battuto la Delta 3-1 (25-21, 21-25, 25-19, 25-17) e il 1 marzo saranno allo Stadium 105 di Rimini per sfidare la Beng Rovigo, vincente a sorpresa con un netto 3-0 (25-21, 25-22, 25-23) nell'altra semifinale contro Saugella Monza.

«Sì, è stato un peccato e siamo deluse ma ci siamo confrontate con una squadra che ha meritato di vincere. All'andata eravamo state brave ad approfittare dei loro errori, mantenendo la concentrazione fino alla fine e siamo andate a Bolzano con tanta voglia di lottare.

Per me sarebbe stato fantastico arrivare in finale, ci credevo, in fondo bastavano due set. L'altra sera, invece, loro hanno disputato un'ottima gara in difesa e a muro e noi non siamo riuscite a esprimerci agli stessi livelli dell'andata sbagliando appoggi semplici e non riuscendo a sfruttare al meglio alcune difese».   

Tra le giocatrici bolzanine, Martini fa i complimenti a Repice, autrice di 18 punti. «Mi piace per la grinta e la volontà di portare sempre a casa il risultato, poi è molto brava in difesa e vorrei arrivare al suo livello.

Ho sempre cercato di imparare qualcosa da tutte le compagne con cui ho giocato e alcune mi hanno davvero ispirato: da bambina avevo i poster di Keba Phipps in camera, a Piacenza ho giocato con Elena Koleva che adesso è a Forlì, in A1 (è l'opposto della Nazionale bulgara, ndr), a Montichiari con Natalia Serena, una giocatrice con una tecnica invidiabile».

Al di là del comprensibile rammarico, il cammino della Delta in Coppa Italia è stato più che positivo e il quarto posto in classifica dimostra che non è un caso se Marchioron e compagne sono state ad un passo da Rimini. 

«All'inizio della stagione il nostro obiettivo era la salvezza e se qualcuno ci avesse detto che a febbraio saremmo arrivate in zona playoff avrei risposto che era una meta auspicabile ma difficilmente raggiungibile. Adesso che li vediamo più vicini, vogliamo esserci. Sabato affrontiamo Piacenza in trasferta e cercheremo di riscattarci subito sapendo che non sarà una partita semplice perché loro stanno lottando per non retrocedere».  

La sconfitta subita al PalaResia ha messo in evidenza alcune lacune, ma al tempo stesso la sensazione è che i margini di miglioramento siano ampi e, se le ragazze di Gazzotti riusciranno ad avere maggior continuità in difesa, saranno tante le soddisfazioni che potranno togliersi da qui fino alla fine del campionato.

«Stiamo lavorando proprio per migliorare in copertura in modo che chi attacca possa magari rischiare qualcosa di più senza preoccuparsi del muro avversario e nelle ultime partite abbiamo difeso meglio, siamo state più attente – conferma Martini -.

Poi bisogna anche riconoscere che se non trasformiamo l'azione in punto non sempre è per demerito nostro: se subisco un ace, è stata brava la mia avversaria. Certo, in quel momento mi arrabbio, penso che potevo fare meglio, ma cerco subito di liberare la mente e concentrarmi sulla palla successiva senza soffermarmi troppo sull'errore commesso».

Tornano in mente le parole di Steve Jobs citate da Crepaz: "Stay hungry, stay foolish".

Come coniugare lucidità e "follia" quando tutto si decide in frazioni di secondo, mettendo in pratica al tempo stesso le indicazioni dell'allenatore?

«Gioco da tanti anni e ho acquisito un bagaglio tecnico che mi aiuta a scegliere il colpo più adatto in quel determinato momento. Quando la palla è in gioco non c'è mai molto tempo per pensare, ma l'esperienza serve proprio a capire se è meglio fare un pallonetto o tirare forte».

E come vive Martini il fatto di giocarsi la maglia da titolare ogni settimana?. «So quali sono i miei limiti e i miei punti di forza e sono io la prima a mettermi in discussione. Se vuoi migliorare devi essere pronta a lavorare senza lamentarti, essere determinata e dimostrare che vuoi giocare, e questo è un atteggiamento che vale in qualsiasi dimensione della vita, non solo nello sport.

Io, Ariana (Pirv, ndr) e Milica (Bezarevic, ndr) abbiamo caratteristiche diverse ed è un vantaggio perché oltre a essere interscambiabili ognuna può entrare in campo e aiutare la squadra a seconda delle esigenze.

Poi, sapendo che ci sono compagne altrettanto brave, sei ancora più motivata a dare il massimo e questo contribuisce a far crescere il gruppo».

La generosità di Alice emerge anche da queste parole: «Uno sport di squadra è tale proprio perché devi mettere da parte te stesso: sei al servizio di qualcosa di più grande e non ci può essere spazio per manie di protagonismo».

Allora, ricordando il video visto la sera precedente in cui Velasco spiegava che compito dello schiacciatore è quello di risolvere l'alzata senza cercare scuse o scaricare la responsabilità sull'alzatore, non si può che essere d'accordo.  

«Io tendo a dire che se il colpo non è andato a buon fine dipende da un mio errore, ma è anche vero che la comunicazione con l'alzatrice è molto importante, soprattutto all'inizio quando devi costruire l'intesa. Poi naturalmente ognuno deve pensare al suo ruolo e a fare del suo meglio per correggersi o rimediare ad eventuali imprecisioni della compagna».

Martini è una delle giocatrici con più esperienza della Delta e te ne accorgi da come parla e dalla sua capacità di autocritica.

«Il gioco è sempre in evoluzione e anche se si basa su schemi che provi in allenamento poi devi essere pronto ad adattarti alle circostanze e limitare i danni sapendo che non esiste la palla perfetta quindi mi assumo le mie responsabilità, cercando però di valutare obiettivamente la situazione. Certo, sulla tecnica si può sempre lavorare e migliorare, mentre sul carattere è più difficile.

Tanti per esempio mi dicono che dopo aver fatto punto dovrei esultare di più, ma ciò che conta per me è che il mio sia un contributo positivo, mentre è naturale esprimere la mia gioia quando vedo andare a segno le mie compagne» racconta la numero 10 gialloblù.

Esprimere soddisfazione per il punto fatto aiuta tutti i membri della squadra ad autocaricarsi: per far funzionare la macchina, ogni ingranaggio deve ruotare in armonia con gli altri, e mostrare grinta e convinzione è come mettere benzina nel motore, ma guardare più agli altri che a se stessi è un talento che serve a consolidare la coesione del gruppo.     

Martini è proprio l'elemento che, pur magari esprimendosi con meno esuberanza, dà equilibrio sia in prima che in seconda linea.

E per garantirlo, occorre essere giocatrici solide, capaci di voltare subito pagina anche dopo aver subito un ace o un muro. 

«Mi piace difendere, non sempre ci riesco (ride, ndr), ma questo è il fondamentale che rispecchia la voglia di vincere e il carattere della squadra. È vero che sono gli attaccanti a mettere giù la palla, ma prima devi tirarla su e nella maggior parte dei casi devi essere tu a cercarla per poi mettere l'alzatrice nella condizione di non doversi spostare troppo per il campo».

La pallavolista si sente al tempo stesso un'attaccante e capiamo meglio la sua propensione quando racconta che prima di ricoprire il ruolo di banda, ho giocato come opposta per parecchi anni.

«All'opposto si chiede di mandare oltre la rete ogni pallone che gli arriva, anche quelli meno scontati o quelli alzati male e ricoprendo quella posizione in campo per alcune stagioni mi sono dedicata molto al fondamentale dell'attacco.

Proprio per questo so che devo migliorare in ricezione, mi manca la tecnica di base e quindi quest'anno mi sto impegnando per acquisire maggiore sicurezza anche in seconda linea. Più ti alleni, più assimili i movimenti e questo poi ti permette di scendere in campo più serena. Anche a muro vorrei dare qualcosa di più».

Contro l'Obiettivo Risarcimento Vicenza la Delta ha giocato probabilmente la sua miglior partita proprio in difesa e in ricezione e Alice è stata tra le protagoniste al punto di meritarsi i complimenti di Gazzotti.

«Sono contenta sia per il risultato che per la prestazione complessiva della squadra. Sì, penso sia una delle partite in cui ho giocato meglio finora, oltre al fatto che contro di loro abbiamo sempre vinto e anche questa volta è andata bene. Nel primo set siamo state brave a recuperare uno svantaggio significativo, poi in generale ci siamo comportate bene in tutti i fondamentali esprimendo un bel gioco».   

Steve Jobs diceva anche che per dare il meglio, devi amare quello che fai e questa è la consapevolezza che ha sempre guidato Alice nella sua carriera. 

«Ho iniziato a giocare da piccola, poi mi sono sempre più appassionata: la passione è indispensabile, ti fa andare avanti nonostante tutto, soprattutto all'inizio quando sono più le delusioni e i sacrifici che non le soddisfazioni».

Già da bambina la schiacciatrice gialloblù non poteva fare a meno della pallavolo: «La voglia di giocare non me l'ha mai tolta nessuno: a 11 anni mi ero rotta il braccio cadendo dalle scale e ho tenuto il gesso per sei mesi, però andavo comunque in palestra e avevo chiesto alla mia allenatrice di non dirlo a mia madre».       

Poi da gioco e puro divertimento la pallavolo è diventata qualcosa di sempre più importante nella vita di Alice, qualcosa in cui investire tutta se stessa, spinta dalla volontà di vivere fino in fondo la sua passione trasformandola in lavoro.        

«A 16 anni mi sono trasferita a Casale Monferrato e lì sono rimasta per quattro anni giocando in Under 18, 19, serie C e poi B1. Era un impegno a tempo pieno ma i miei genitori mi hanno sempre sostenuta nella mia scelta e intanto frequentavo il liceo scientifico tecnologico. Quelli sono stati anni fondamentali perché ho capito che volevo diventare una professionista e che potevo farcela».

Dopo il diploma, Martini ha puntato sulla pallavolo cambiando spesso squadra e città, poi però si è iscritta all'Università a Genova. «Ho scelto Scienze umane dell'ambiente perché natura e animali sono passioni che coltivo da sempre e durante l'estate mi dedico allo studio per preparare gli esami. 

Sì, ho girato parecchio, gli anni trascorsi a Casale in B1 nel ruolo di opposta (2003-2007, ndr) mi hanno permesso di essere convocata nella Nazionale B di Mencarelli per preparare i Giochi del Mediterraneo del 2005.

Purtroppo sono stata costretta ad abbandonare il collegiale per un'infiammazione alla spalla, poi l'anno successivo ho fatto parte della Nazionale Under 21 di Giancarlo Mazzola ed è lì che ho conosciuto Giada», ricorda sorridendo la pallavolista.

Nel 2007 Alice è in Emilia e indossa la maglia del Codelbosco, squadra con la quale gioca in banda e arriva ad un punto dai playoff, mentre nel 2008 vive il primo campionato in A2 con Rebecchi Lupa Piacenza al quale segue quello con Ancona nel 2009. Nel 2010 torna a Genova in B1, poi prende il volo.

«Tre anni fa con il Promoball Flero (Brescia) ho vinto il campionato giocando come opposta, tornando in A2 e disputando la stagione successiva con la stessa società che aveva solo cambiato nome, la Metalleghe Mazzano. Poi sono arrivata a Trento, dove ho trovato un ambiente tranquillo, ideale per viverci, abito a Pergine e mi trovo davvero bene».      

Tra gli allenatori che hanno intuito in lei delle potenzialità, ne ricorda due, i primi che l'hanno allenata al Volley Casale.  

«Roberto Ceriotti, mi aveva voluta fortemente in squadra e gli devo molto, aveva capito che potevo fare bene e mi ha forgiata dal punto di vista tecnico. Dragan Nesic invece mi ha aiutato a maturare dal punto di vista caratteriale (il tecnico serbo ha poi allenato Jesi e Conegliano in A1 e la Nazionale femminile bulgara, ndr)».

A guidare la Trentino Rosa c'è da quest'anno Marco Gazzotti, tecnico modenese che Martini aveva già incontrato da avversaria. «Sì, l'ultimo anno che ho giocato a Casale eravamo approdate alla Final Six di Coppa Italia e abbiamo vinto 3-2 proprio contro la sua squadra, Ostiano ricorda con piacere la pallavolista -.

Quando ci siamo ritrovati questa estate, durante la preparazione, gli ho subito detto che avrei voluto lavorare sulla ricezione, poi lui predilige il gioco veloce e quindi stiamo cercando di inserire nel mio bagaglio tecnico una palla più spinta».

In tema di creatività, la "fantasia" del giocatore emerge e diventa più evidente quando, invece di tirare di potenza, si opta per il "mani e fuori", un colpo che Alice sa usare con intelligenza.

«Non è facile, devi avere una visione d'insieme del gioco e del muro avversario. Non sempre riesce, ma è proprio in situazioni come quelle, quando hai di fronte un muro compatto o la palla che ti arriva non è perfetta, che devi inventare qualcosa di diverso che spiazza gli avversari».

La partita più emozionante per la schiacciatrice è stata quella con Aversa vinta 3-0 in casa, ma anche l'esordio in novembre contro Soverato. «Iniziare in quel modo è stata una grande gioia, abbiamo giocato tutte molto bene, poi visto quello che siamo riuscite a fare finora il bilancio è molto positivo ma non ci accontentiamo, anzi, man mano che andiamo avanti abbiamo sempre più fame».

Dopo un anno ricco di soddisfazioni come il 2014, Alice non si è fermata, anzi, pensa solo a rendere il suo apporto in seconda linea sempre più efficace. "Testa bassa e lavorare" è il suo motto,  generosa come sempre.

p.niccolini@lavocedeltrentino

Foto di Riccardo Giuliani e Marco Trabalza

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