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Trento

I giovani nonesi: la realtà, le ambizioni, i sogni.

Gianni e Marco sono due giovani nonesi di Livo e Romeno, amici, ex compagni di squadra all'Unione Ciclistica Valle di Non , entrambi provenienti da famiglie contadine, che vogliono fare della loro passione, il loro lavoro.

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Gianni e Marco sono due giovani nonesi di Livo e Romeno, amici, ex compagni di squadra all'Unione Ciclistica Valle di Non , entrambi provenienti da famiglie contadine, che vogliono fare della loro passione, il loro lavoro.

Gianni Moscon, 20 anni, si è diplomato all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige ed ora sta frequentando il Corso di Ingegneria Gestionale all'Università di Vicenza, ma il suo obiettivo, almeno per il momento, non è la laurea. “Il sogno più prossimo sarebbe entrare nel mondo del ciclismo professionistico (che quest'anno ho solo sfiorato) e magari diventare competitivo nelle grandi corse a tappe, ma questo lo saprò solo una volta che avrò capito bene quali sono le mie caratteristiche e le mie potenzialità”.

Anche Marco Rosati, ventenne pure lui, con un diploma da geometra in mano, tante speranze e soprattutto tanta grinta, voleva fare del ciclismo la sua professione. Purtroppo il suo sogno è svanito durante una discesa in una gara alla sua prima stagione da under 23: a causa di un terribile incidente ha dovuto infatti abbandonare l'agonismo, anche se la passione per lo sport è rimasta ed è più viva che mai. “Vado in mountain bike, faccio corsa in montagna e mi piacerebbe fare qualche gara di alpinismo…la voglia non manca, il vero problema adesso è trovare il tempo di allenarsi!”

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Già perché ora Marco, dopo aver lavorato due mesi come geometra e aver capito che quella non era la sua strada, ha deciso di dedicarsi alla sua seconda passione dopo il ciclismo, ovvero l'agricoltura. Attività che richiede sforzo fisico e che non gli permette certo di prendersi troppe pause. “Mi sveglio alle 6.30 e vado in campagna fino a mezzogiorno. Dopo pranzo ci ritorno e ci resto fino alle 17 (adesso che è inverno, altrimenti anche oltre)”.

Anche Gianni appena può scende dalla sella per salire sul suo amato trattore, ma la situazione per lui è totalmente opposta a quella di Marco: il ciclismo non è più un hobby, ma un vero e proprio lavoro che lo tiene in bici in media 5 ore al giorno e spesso lo costringe a stare lontano da casa. Le gare si svolgono quasi esclusivamente fuori regione o addirittura all'estero e la sua squadra (Zalf Euromobil Désiréè Fior, in cui ha militato anche il noneso campione del mondo Maurizio Fondriest) ha sede vicino Treviso, quindi molte volte rimane lì in ritiro con i compagni.

Nonostante questo, è riuscito a dare con successo diversi esami universitari e dedica il suo tempo libero principalmente all'agricoltura: “È sempre stata la mia passione e certamente non la abbandonerò, anzi: mi piacerebbe ampliare l'azienda di famiglia, investendo non solo nelle mele ma anche nell'ambito vitivinicolo”. Chissà che in un futuro non possa anche lui personalizzare le etichette delle sue bottiglie con la sua immagine, come ha già fatto il campione trentino Francesco Moser.

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La voglia di cambiamento è presente anche nei progetti di Marco, visto che come molti sostengono e anche secondo lui, il mercato delle mele è ormai quasi saturo. “Dal 2015 ho deciso di dedicarmi alla coltivazione del mirtillo nero americano e delle ciliegie. Quello dei piccoli frutti è un mondo totalmente nuovo per me, quindi manterrò comunque la produzione delle mele almeno per il momento, poi si vedrà.”

Sembra quasi che per questi ragazzi il divertimento fine a sé stesso non esista. In realtà entrambi fanno nella vita ciò che veramente li appassiona e li interessa, quindi anche se a volte i sacrifici fatti non vengono ripagati come si deve , se la sveglia suona presto la mattina, se la sera non si esce perché si è troppo stanchi o perché bisogna riposarsi in vista della gara, tutto ciò è per loro un peso relativo.

Anche se a volte è molto difficile, entrambi cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno e lo sport li ha sicuramente aiutati in questo. Sarà pure un'affermazione banale, ma il detto “nella vita si cade, ma ci si rialza più forti di prima” ben si presta a descrivere le esperienze di questi due ragazzi.

L'incidente in cui Marco è stato coinvolto (causato non da una sua disattenzione, ma dall'incoscienza di chi guidava l'auto dell'organizzazione della gara) lo ha costretto a letto tre mesi e gli ha provocato diversi problemi fisici, a cui si è potuto rimediare solo con un intervento. L'intenzione era quella di ritornare in sella, ma dopo un anno di stop forzato, Marco ha dovuto prendere la decisione più sofferta per un atleta, ovvero abbandonare l'agonismo, senza aver potuto giocare fino in fondo tutte le sue carte.

A Gianni invece una caduta è costata l'opportunità di giocarsi il campionato del mondo su strada under 23, svoltosi lo scorso settembre a Ponferrada, in Spagna. “Tutte le volte che ci ripenso mi dico che avrei potuto stare più attento, ma nessuno sa come sarebbe andata a finire se non fossi caduto. Il rammarico c'è, ma ciò che conta è guardare avanti”. Ed è proprio ciò che lui ha fatto: pochi giorni dopo ha conquistato infatti il Piccolo Giro di Lombardia, una delle gare più prestigiose nel panorama del ciclismo dilettantistico internazionale.

La vera forza di questi due ragazzi è più o meno la stessa: Marco la chiama “testardaggine”, Gianni la chiama “determinazione”, parole diverse per indicare in fondo la stessa filosofia, ovvero non arrendersi e porsi sempre nuovi obiettivi da raggiungere. Gianni tiene a precisare: “Non so se sia stato lo sport a farmi diventare così o se magari il mio carattere fosse comunque questo. Sicuramente mi ha aiutato a maturare e mi ha obbligato a superare la mia timidezza, visto che sono sempre di più le occasioni in cui mi ritrovo a parlare in pubblico o a rilasciare interviste”.

Il fatto di “reinventarsi”, cioè di non accontentarsi, di cercare la loro strada personale, di essere disposti anche ad andare controcorrente, è un'altra arma vincente: alla faccia di chi dice che i giovani italiani sono tutti dei “bamboccioni”!

Infine, un'opinione personale sulla situazione in Val di Non: è veramente un'isola felice come tanti sostengono? Marco è deciso: “Felicissima, se la confrontiamo con altre realtà italiane, però rispetto a qualche anno fa la crisi si sente di più”. Gianni allarga il discorso: secondo lui il Trentino in generale è ancora in una buona condizione economica, ma quello che ci tiene a sottolineare è anche la maggiore qualità dei rapporti umani. “Sono più veri” afferma, “mentre in altre zone ho potuto constatare che c'è meno attaccamento alle persone, sono rapporti più frivoli, meno profondi.”.

Questi due ragazzi sono la testimonianza di come sia fondamentale crearsi delle alternative, essere pronti a fare dei sacrifici, non arrendersi dopo una caduta: perché è solo coltivando la propria passione giorno dopo giorno che si possono raggiungere traguardi importanti.

a cura di Serena Springhetti  

L'articolo ha vinto il 3° premio del contest «comunità fra le righe» organizzato dalla cassa rurale Tuenno – Val di Non in collaborazione con la Voce del Trentino 

 

 

 

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