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Arte e Cultura

“Aspiro a diventare una giocatrice completa”. La grinta di Ariana Pirv in Coppa Italia contro il Neruda

Ride tanto, Ariana. Ha le unghie con lo smalto blu, occhiali da prof che la rendono ancora più simpatica, le mollette nei capelli e voglia di raccontare.

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Ride tanto, Ariana. Ha le unghie con lo smalto blu, occhiali da prof che la rendono ancora più simpatica, le mollette nei capelli e voglia di raccontare.

Il tempo passa in fretta con Ariana Pirv, schiacciatrice classe ˈ96 della Delta Informatica Trentino Rosa che mercoledì 4 febbraio, nell'andata della semifinale di Coppa Italia di serie A2, ha mostrato di che pasta è fatta conquistandosi sempre più spazio in campo a partire dal terzo set e contribuendo alla vittoria della sua squadra.

Davanti ai 500 tifosi che hanno gremito Sanbàpolis, la Delta infatti ha battuto 3-2 (23-25, 25-19, 22-25, 25-21, 15-11) il Volksbank Südtirol Neruda di Fabio Bonafede, dando vita ad un match spettacolare ed emozionante al termine del quale Marchioron e compagne si sono prese la rivincita sulle avversarie, vittoriose in campionato poche settimane fa.

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Questa volta il derby ha sorriso alla squadra di Gazzotti e tra le fila della Delta oltre alla capitana, autrice di 32 punti, frutto di ventinove attacchi (41% di positività offensiva) e tre muri e ad una Fondriest strepitosa al centro della rete con diciannove punti (65% in attacco), di cui cinque a muro e un ace, ha brillato anche la numero 13 gialloblù.

Subentrando dalla panchina, Ariana ha messo a segno 12 punti (due a muro e uno al servizio), tenendo il campo con determinazione e personalità.

Ad un certo punto, nel quarto set, sul 17-15 per la Delta, ha stampato un muro che nemmeno lei forse immaginava di poter realizzare, e mentre sentiva sulle dita l'impatto del pallone respinto nel campo avversario, già stava esultando con un urlo liberatorio che la dice lunga sulla grinta della diciottenne arrivata tre anni fa a Trento.

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«Ah sì? Quando gioco sono così concentrata che non mi rendo quasi conto di quanto esulto dopo aver fatto un punto, ma è vero, dopo quel muro mi sono davvero gasata», spiega Ariana sorridendo.

Esultanza giustificata dato che il muro non è il suo fondamentale migliore, ma l'obiettivo di Pirv è quello giocare sempre meglio in ogni posizione del campo. «Quando muri devi stare molto attenta al gioco avversario, non ti puoi permettere di distrarti se vuoi mettere bene le mani ed essere precisa. Sto cercando di migliorare perché voglio diventare una giocatrice completa che sa gestire la partita in ogni posizione del campo».

Non a caso una delle pallavoliste a cui si ispira è l'azzurra Lucia Bosetti che, dopo essersi infortunata in agosto durante il Grand Prix disputato con la Nazionale è ritornata in campo con la sua squadra, il Fenerbhace Istanbul, a gennaio, sei mesi dopo l'operazione al ginocchio.

«Ammiro la facilità con cui fa tutto nonostante non sia molto alta, mi piace perché è forte in tutti i fondamentali, poi tra le straniere mi hanno sempre colpita l'olandese Manon Flier e la polacca Maggie Glinka».

Ariana si racconta con semplicità al termine dell'allenamento di sabato pomeriggio e, pur essendo stata una delle migliori in campo, tiene i piedi per terra. Dopo la prestigiosa vittoria di mercoledì sera si gira subito pagina.

«Siamo state molto contente di vincere e riuscirci davanti al nostro pubblico ci ha caricate ancora di più, ma non c'è stato molto tempo per festeggiare. Domenica a Sanbàpolis giochiamo contro l'Obiettivo Risarcimento Vicenza e sarà una partita diversa da quella dell'andata quando abbiamo vinto in modo netto (3-0, ndr).

Da allora hanno perso solo con Pavia e Bolzano al tie-break, non a caso sono seconde in classifica, ma anche noi siamo migliorate. Quest'anno le abbiamo sempre battute (nelle amichevoli pre-campionato, al Città di Trento e all'andata, ndr), e scenderemo in campo per vincere, poi si vedrà (la Delta è quarta in classifica ma con una partita in meno, ndr)».

Ma tornando alle emozioni della Coppa Italia, come ha vissuto la sfida la schiacciatrice gialloblù?.

«Sono molto giovane e questa per me è la prima stagione in A2, quindi ogni partita, dal bell'esordio contro Soverato a oggi, rappresenta una tappa importante per la mia crescita, a maggior ragione la possibilità di giocare anche in Coppa è un'occasione ulteriore per fare esperienza.

Cerco di farmi trovare sempre pronta e di guadagnare la fiducia del mister: non avendo il posto sicuro, sono ancora più motivata durante gli allenamenti, poi con Alice, Milly e Teresa (Martini, Bezarevic e Paoloni, ndr) c'è una sana competizione.

Quando una di noi entra in partita e gioca bene, ne trae vantaggio tutta la squadra. Mercoledì le cose sono andate molto bene, ci tenevamo a vincere e abbiamo dato il meglio di noi». 

Mercoledì Pirv è partita dalla panchina, alternandosi con le compagne di reparto come era successo anche in altre gare, ma questa volta la posta in palio era più alta e la schiacciatrice non nasconde la sua soddisfazione per essere rimasta in campo più del solito.

Era la sua serata e lei si è fatta trovare pronta. A 18 anni sotto rete, con tutti i riflettori accesi sul derby storico che deciderà il passaggio alla finale di Coppa, è una prova di maturità superata a pieni voti.

«Sono contenta di aver giocato in una gara così importante, non ho sentito particolari pressioni, volevo solo aiutare le mie compagne. Dopo la sconfitta in campionato (il 18 gennaio al PalaResia Bolzano ha battuto Trento 3-0, ndr) questo è il primo derby vinto ed è stata una bella partita, divertente e al tempo stesso sofferta.

Il Neruda è una squadra molto forte e sappiamo che sbaglia poco, ma nella partita di campionato avevamo lottato alla pari per poi cedere nel terzo set. Durante la settimana ci siamo allenate sapendo che avremmo dovuto essere più determinate nei momenti in cui si decide il set, cercando di fare meno errori e approfittando di qualche loro disattenzione».

Ariana ha iniziato il terzo parziale in campo: «Un po' me lo aspettavo, ma non ci pensavo, pensavo solo a giocare, ognuna di noi quando entra dà il massimo anche se è solo per una battuta o per alzare il muro, io cerco di essere sempre pronta perché voglio far vedere che ho voglia di giocare».

E se una giocatrice ha voglia lo capisci subito, se un'attaccante entra e fa punto, o si butta per salvare un pallone e finisce contro i cartelloni come Pirv o Cardani, gli equilibri di squadra si consolidano e si traducono in azioni vincenti. Ma anche quando il punto va alle avversarie, l'importante è averci provato.

«Quando corri e ti butti per provare a salvare un pallone, pensi solo che devi tentare, serve anche a far vedere alle tue avversarie che non sei disposto a mollare facilmente, e poi quando difendiamo siamo una squadra che riesce a mettere sotto pressione chiunque».

La Delta lo ha dimostrato proprio mercoledì sera anche se, pur partendo sempre bene in avvio di set con parziali significativi (7-3 nel secondo, 7-1 nel terzo, ndr), ha poi sofferto il ritorno delle avversarie, brave a recuperare svantaggi importanti, approfittando di alcuni cali di concentrazione delle gialloblù. 

«Sì, non siamo riuscite ad amministrare bene i vantaggi, questo è stato il nostro punto debole, ma non abbiamo smesso di avere fiducia e pur essendo sotto 2-1, poi siamo state noi a metterle in difficoltà. 

Peccato per il primo set, abbiamo perso davvero per poco, ma siamo state brave a tenere duro e a ripartire come se fossimo ancora 0-0». 

Marchioron e compagne sono infatti riuscite a pareggiare sempre i conti, portando le bolzanine al quinto set.

Un tie-break entusiasmante durante il quale Pirv si è distinta con un bel pallonetto per poi chiudere il match con una parallela vincente che ha fatto esplodere Sanbàpolis, mettendo il sigillo su una partita che non ha deluso le aspettative.

«I nostri tifosi ci stanno dimostrando tutto il loro sostegno e affetto e questo ci motiva a fare ancora meglio, spero vengano ancora in tanti a seguirci. Fare punto con il pallonetto mi ha dato molta soddisfazione: ne avevo appena subito uno e vedere la palla che ti cade davanti senza riuscire a intercettarla è davvero irritante, spiega la schiacciatrice, ricordando che l'attitudine a questo colpo le deriva anche dal fatto di praticare il beach-volley.

«Nelle ultime due estati ho partecipato ai Campionati nazionali Under 19 e Under 21 al Trofeo delle Regioni con Laura Bortoli, è faticoso giocare sulla sabbia ma mi piace, mi diverto, e poi posso migliorare il mio bagaglio tecnico, più colpi sai realizzare più diventi imprevedibile. Per quanto riguarda l'ultimo punto, le giocatrici del Neruda sono molto alte e con il muro schierato è difficile passare di potenza, ma avevo proprio voglia di mettere giù la palla, sentivo che Ilaria me l'avrebbe passata».

Il 15-11 firmato dalla giovane pallavolista ha messo davvero in evidenza il suo spirito battagliero rievocando l'ultimo punto messo a segno da Ariana nella semifinale di Coppa Italia disputata l'anno scorso in B1 contro Caserta. «Sì, anche in quell'occasione è andata bene, vincere la semifinale 3-0 e poi la finale contro il Fenera Chieri 3-2 è uno dei ricordi più belli della passata stagione».

Alla fine, dopo un primo anno abbastanza duro, Pirv si è inserita così bene a Trento da essere considerata la rivelazione dello scorso campionato realizzando 264 punti in 35 presenze e collezionando 45 ace che l'hanno resa la miglior battitrice della squadra.

«Io rivelazione?. No, diciamo che è arrivato tutto insieme ed è stato molto emozionante: non avevo mai vinto niente poi abbiamo conquistato la Coppa Italia e la promozione in A2 proprio nel giorno del mio compleanno (il 24 maggio, ndr) battendo al tie-break la Lilliput Torino di Moglio. Ero molto contenta ma me ne sono resa conto solo dopo qualche giorno.

Sì, quest'anno hanno detto che siamo la rivelazione dell'A2, ma per arrivare al livello delle squadre più forti dobbiamo lavorare sodo e giocare bene indipendentemente da chi c'è dall'altra parte della rete.

Il nostro organico non è certo da zone basse della classifica ma il tuo valore lo devi dimostrare in campo, partita dopo partita.

Siamo arrivate da una stagione bellissima con giocatrici che hanno fatto molto bene, e anche quest'anno abbiamo iniziato bene e questo ci ha dato molta fiducia, ma non dobbiamo accontentarci. Se continuiamo così, possiamo arrivare ancora più in alto, avendo il vantaggio di poterci allenare in un ambiente ideale dove non ci sono particolari pressioni».

Ariana ha iniziato a giocare a pallavolo da bambina, in Romania, dove è nata, poi a 9 anni, nel 2005, si è trasferita in Italia a Novara dove il padre lavorava come massaggiatore nella più importante realtà pallavolistica del Piemonte, quell'Asystel Novara dove militava la zia, Cristina Pirv.

La parentela con una giocatrice così forte, ex capitana della Romania, ora non le pesa più, ma per una ragazzina che voleva farsi strada nel mondo della pallavolo non è stato facile far capire che il nome sulla maglia era "Ariana" e non "Cristina".        

«L'ho vista poco, ero troppo piccola, ma ho cercato di prendere esempio da mia zia. Quando sbaglio mi arrabbio ma penso subito alla palla successiva e mio padre dice che in questo le assomiglio molto e gliela ricordo anche nell'espressione del viso, non solo per l'atteggiamento in campo.

Però ho sempre lavorato per conquistarmi le cose da sola e quando mi associavano a lei mi infastidiva essere presa in considerazione solo come "nipote di"».

La schiacciatrice aveva le idee chiare già a 15 anni e non stupisce considerando il suo percorso: «Ricordo un'intervista quando giocavo a Chieri nella quale dissi che volevo soltanto ciò che mi meritavo senza avere strade preferenziali, ora sono più serena, gioco la mia pallavolo e penso solo a divertirmi e migliorare».

Ariana il carattere lo ha dimostrato fin da bambina, quando seguiva il padre in palestra a Novara e giocava da sola palleggiando contro il muro. La pallavolo ce l'aveva nel sangue ed era così evidente che una grande allenatrice come Jenni Lang Ping, all'epoca alla guida dell'Asystel, aveva subito intuito in lei delle potenzialità, consigliando a papà Cristian e a mamma Felicia di avviarla alla pratica sportiva.

A 10 anni la gialloblù era in Under 14: «Non ho mai giocato a minivolley, ho bruciato le tappe, ma ero già molto alta per la mia età.

Essere cresciuta in una famiglia di sportivi mi ha aiutata, ma giocare a pallavolo è stata una mia scelta. Non mi è mai pesato andare agli allenamenti né giocare con compagne più grandi, anzi, questo mi ha fatto maturare prima dandomi al tempo stesso l'opportunità di imparare e fare esperienza.

All'inizio non capivo l'italiano poi, andando a scuola, l'ho imparato in fretta. A Chieri frequentavo una scuola privata che mi ha permesso di conciliare lo studio con la pallavolo, qui frequento il liceo linguistico, le lingue mi sono sempre piaciute.

Mia mamma fa la fisioterapista e finite le superiori mi piacerebbe seguire le sue orme, ma è una facoltà molto impegnativa. Vedremo, intanto questa estate tornerò a casa, a Chieri, e farò la patente».

Dopo Novara, Pirv gioca un anno con lo Sporting Acqui Terme nell'Under 14, 16, 18 e in serie C, un passo ulteriore per la sua crescita pallavolistica, poi nel 2011 approda al Chieri 76 con il quale vince il campionato di B2 approdando in B1.

Lì incontra Massimo Moglio, allenatore del Lilliput Torino: «Per me è stato un allenatore significativo, un vero maestro. Con lui alla guida della rappresentativa del Piemonte ho vinto il Trofeo delle Regioni nel 2011 arrivando in finale e battendo il Veneto 3-1».

Una bella soddisfazione per Ariana, che da capitano della squadra, si guadagnò il titolo di miglior giocatrice della manifestazione.   

Nel novembre del 2012 l'approdo alla Trentino Rosa, in B1, a campionato già iniziato dopo aver vissuto un periodo difficile con la sua vecchia società. «Questa è già la terza stagione con la maglia gialloblù: sono arrivata che avevo 15 anni, era la prima volta che uscivo di casa, ma questo mi ha aiutata a diventare autonoma  e indipendente.

Mi sono integrata bene, siamo una squadra affiatata e giovane che può crescere tanto, con un capitano che ha polso e si fa sentire ma ti aiuta ed è un vero punto di riferimento. Gazzotti ci fa lavorare parecchio, ma per restare a questo livello è indispensabile, poi è molto bravo a studiare le nostre avversarie».

La pallavolo per Ariana è passione e sacrificio: «Da piccola non me ne rendevo conto ma, abituata a giocare con ragazze più grandi, ho sempre vissuto la pallavolo come qualcosa di serio, al tempo stesso mi divertivo, mi piaceva l'ambiente e fare nuove amicizie.

Certo il tempo libero è poco, ma il sogno di ogni atleta è quello di arrivare in Nazionale. La strada è lunga e non ho ancora dimostrato niente e per ora cerco di fare bene con la Delta, lavorando ogni giorno con determinazione e umiltà.

Se ti scoraggi subito non arrivi da nessuna parte, invece bisogna avere fiducia in se stessi e credere nelle proprie capacità».

Una mentalità che la accomuna a Simone Giannelli, il vice-alzatore di Zygadlo nella Energy T.I. Diatec Trentino con il quale condivide la passione per la pallavolo e fa coppia ormai da qualche anno. A inizio stagione i due giovani talenti hanno vinto un premio, "Pallavolo… nel cuore" che ha ulteriormente acceso i riflettori su di loro essendo nella rosa delle due realtà più importanti della pallavolo trentina.

«Fa piacere e capisco che ci sia attenzione nei nostri confronti, ma noi giochiamo a pallavolo, ci interessa essere presi in considerazione per questo anche perché la vita privata è giusto che rimanga tale.

A volte gli chiedo qualche consiglio, ma in realtà quando ci incontriamo non parliamo mai di pallavolo. Sono contenta per lui e lo ammiro per l'umiltà con cui sta vivendo la sua prima stagione in serie A1 e ogni tappa della sua carriera».

Anche per Ariana le cose stanno andando bene, a suon di attacchi ed ace: «L'anno scorso mi sono tolta tante soddisfazioni, anche dopo un time-out entravo tranquilla per il mio turno in battuta.

Fare una bella ricezione o un attacco vincente mi carica parecchio, soprattutto davanti al nostro pubblico.

Questa per me è una stagione particolare e mi impegnerò a fondo per crescere in ogni fondamentale», afferma sorridendo mentre ci saluta.

Ariana Pirv non è "nipote" né "fidanzata di". È solo Ariana e basta. Una ragazza che ama giocare a pallavolo, sempre pronta a entrare in campo per dare il meglio. A partire dalla linea dei nove metri, lì dove la partita ha inizio.

p.niccolini@lavocedeltrentino.it

Foto di Riccardo Giuliani e Marco Trabalza

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