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Italia ed estero

Se Charlie Hebdo non riesce più ad essere irresponsabile

 

Charlie Hebdo, il “giornale irresponsabile”, ha scelto di trincerarsi in un responsabile silenzio. Nei giorni scorsi, i redattori del settimanale satirico francese hanno annunciato che il prossimo numero è stato rimandato a data da destinarsi. “È un problema di stress e stanchezza”, ha dichiarato Anne Hommel, addetta alla comunicazione. “Sarà difficile tornare ad essere irresponsabili”, ha ammesso Luz, il vignettista sopravvissuto.

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Charlie Hebdo, il “giornale irresponsabile”, ha scelto di trincerarsi in un responsabile silenzio. Nei giorni scorsi, i redattori del settimanale satirico francese hanno annunciato che il prossimo numero è stato rimandato a data da destinarsi. “È un problema di stress e stanchezza”, ha dichiarato Anne Hommel, addetta alla comunicazione. “Sarà difficile tornare ad essere irresponsabili”, ha ammesso Luz, il vignettista sopravvissuto.

Luz è l’uomo simbolo di quel che resta della redazione di Charlie Hebdo dopo la strage del 7 gennaio. Quel giorno, il vignettista scampò alla morte “per miracolo”. Arrivò al lavoro in ritardo, abbastanza tardi per essere avvisato dell’incursione di due uomini armati nell’edificio del settimanale satirico. Luz è anche l’autore della copertina del numero successivo alla strage, quello che ha venduto ben 7 milioni di copie.

Ora Luz vive trincerato in casa, protetto dal personale di sicurezza. Nei giorni scorsi, Milène Larsson di Vice è riuscita ad avere accesso alla sua dimora-bunker, per un’intervista di dodici minuti. Si tratta di un’intervista fiume, nella quale il vignettista, ripartendo da quel 7 gennaio maledetto, ridisegna la strage che ha inferto un colpo mortale non solo alla redazione di Charlie Hebdo, ma anche alla libertà di espressione, intesa come libertà assoluta e sconfinata.

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Dopo il 7 gennaio, infatti, niente è più come prima. Come osserva Luz, alcuni vignettisti in Francia lamentano: “Non possiamo più disegnare niente perché potrebbe offendere qualcun altro nel mondo”. Questa situazione è anche frutto delle reazioni che hanno seguito l’attentato a Charlie Hebdo. In tal senso, non si è creato un fronte compatto a difesa della libertà di espressione, come era lecito attendersi. La risposta è stata, piuttosto, velleitaria, confusa e piena di ipocrisie.

I fatti di Parigi hanno infatti innescato una sterile diatriba sui confini della libertà di espressione. Persino papa Francesco, solitamente pacifico e pacifista, si è lasciato andare a pericolose dichiarazioni (“Se uno mi offende la madre, gli do un pugno”, dove per madre si intende chiaramente la religione). Possibile che si faccia così fatica a distinguere tra la libertà di espressione che non fa male a nessuno e quella che invece incita alla morte?

L’umorismo non uccide nessuno, non possiamo essere prigionieri dell’umorismo degli altri”, sbotta Luz. E continua: “Non ho mai tentato di offendere la comunità musulmana. Credo che i musulmani se ne freghino di Charlie Hebdo. Quelli che dicono che i musulmani sono offesi considerano i musulmani degli imbecilli”. Luz ricorda così che lo scopo delle sue vignette non è mai stato scagliarsi contro la fede altrui, ma piuttosto colpire rabbini, vescovi, imam e tutti coloro che violentano la religione per perseguire oscuri scopi politici.

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Di fronte agli appelli bipartisan al rispetto delle religioni, Luz ha fatto stampare una proposta di “giornale responsabile”. Il risultato? Tante pagine bianche, con qualche titolo innocente qua e là. “I disegnatori hanno il diritto di essere irresponsabili”, ribadisce il vignettista sopravvissuto, con la voce rotta dalla commozione.

Luz conclude poi l’intervista con la giornalista di Vice spiegando perché ha scelto di disegnare Maometto sulla copertina del numero successivo alla strage. “È stata una forma di perdono reciproco. Io ho perdonato il mio personaggio per tutti i guai che ci ha fatto passare e lui mi ha risposto dicendomi: Non è grave, sei ancora vivo, potrai continuare a disegnarmi”.

Luz vuole disperatamente tornare a disegnare Maometto e ricominciare così a prendersi gioco di ogni forma di fanatismo. Vuole che le sue vignette tornino ad essere irresponsabili. Tuttavia, riconosce che “sarà molto difficile”.

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